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MESSAGGIO DI BENEDETTO
XVI AI VESCOVI ITALIANI RIUNITI AD ASSISI PER LA 55ª ASSEMBLEA GENERALE
Venerati e cari Fratelli,
desidero farvi giungere con questo messaggio la testimonianza dei miei
sentimenti di profonda comunione e di spirituale partecipazione ai lavori della
vostra Assemblea Generale. Saluto il vostro Presidente, Cardinale Camillo Ruini,
i tre Vicepresidenti, il Segretario Generale e ciascuno di voi con grande
affetto, ben sapendo con quanta dedizione seguiate le comunità a voi affidate,
per guidarle e sostenerle nel cammino verso la santità. È ancora vivo in me il
ricordo dell'incontro che ho avuto con tutti voi lo scorso 30 maggio, in
occasione della precedente Assemblea Generale. Vi dicevo allora, a poche
settimane dalla mia elezione a Successore di Pietro, quanto mi sentissi "intimamente
confortato dalla vostra vicinanza e solidarietà". Oggi, a distanza di qualche
mese, anche grazie agli incontri che ho avuto con molti di voi in occasione del
Congresso Eucaristico Nazionale di Bari, della XX Giornata Mondiale della
Gioventù a Colonia e di varie udienze, sono sempre più sostenuto dalla certezza
che "insieme potremo adempiere la missione che Gesù Cristo ci ha affidato,
insieme potremo testimoniare Cristo e renderlo presente oggi, non meno di ieri,
nelle case e negli animi degli italiani". Nel corso dei lavori della vostra
Assemblea affronterete diversi argomenti tra cui, principalmente, la formazione
dei futuri presbiteri e la presenza della Chiesa nel mondo della salute. Sono
entrambi temi di grande rilevanza, a cui giustamente dedicate attenzione in
vista di orientamenti e scelte che potranno essere di vero aiuto per il popolo
di Dio e per l'intera Nazione italiana.
La Chiesa oggi ha bisogno di sacerdoti che siano pienamente consapevoli del dono
di grazia che ricevono con l'Ordinazione presbiterale e con la missione loro
affidata in un tempo di rapidi e profondi cambiamenti. Affinché le nostre
comunità crescano armoniosamente nella verità e nella carità attorno
all'Eucaristia e alla Parola di Dio, è indispensabile la presenza di sacerdoti
che agiscano in nome di Cristo e vivano in intima unione con Lui che li ha
chiamati e inviati. La Chiesa ha bisogno di presbiteri che sappiano sempre
conformare il loro agire al modello del buon Pastore, lasciandosi guidare con
docilità dallo Spirito Santo in piena comunione con i loro Vescovi. Mentre sento
con voi il dovere di ringraziare tutti i sacerdoti che in Italia con grande
abnegazione, spesso nel nascondimento e lavorando senza sosta, contribuiscono a
rendere vive e ricche di grazie le nostre parrocchie e comunità, condivido con
voi la preoccupazione per la diminuzione del clero e per il progressivo
innalzamento dell'età media dei sacerdoti. È quindi necessario e urgente
incrementare la pastorale vocazionale e definire sempre meglio la proposta
formativa, in modo da garantire una preparazione umana, intellettuale e
spirituale che sia all'altezza delle nuove sfide che il ministero sacerdotale è
chiamato ad affrontare. Come ho detto ai seminaristi nell'incontro del 19 agosto
a Colonia, il seminario deve essere il contesto in cui matura "la ricerca di un
rapporto personale con Cristo" e quindi "un significativo tempo della vita di un
discepolo di Gesù", per una formazione che "ha diverse dimensioni, che
convergono nell'unità della persona". Altrettanto importante è che questa azione
formativa avvenga in un contesto comunitario, per essere un riflesso di quella
comunione di vita che Gesù aveva con i suoi discepoli, e per far sì che i
diversi elementi del progetto educativo si unifichino attorno alle esigenze
della carità pastorale. Essendo quello dei sacerdoti un compito centrale e
insostituibile, ogni cura deve essere posta per la loro formazione, a partire
dalla qualità dei formatori. Tutti i fedeli, pregando il Padrone della messe,
possono contribuire al fiorire delle vocazioni e alla formazione dei presbiteri,
perché ciò che forgia un sacerdote è in primo luogo la sua preghiera e la
preghiera che tutta la comunità innalza al Signore per lui e per il suo
ministero.
L'altro tema a cui dedicherete parte dei lavori della vostra Assemblea è la
pastorale della salute. La malattia pone certamente gravi e complessi problemi
all'organizzazione sociale e rappresenta uno dei principali capitoli del
servizio che va garantito ai cittadini, ma costituisce anzitutto una dimensione
fondamentale dell'esperienza umana, che interpella la missione della Chiesa e la
coscienza dei credenti. Non per caso infatti il Signore ha voluto accompagnare
l'annuncio della salvezza con molte guarigioni di persone sofferenti, mentre la
comunità cristiana, in tutte le epoche, ha fatto della cura dei malati un
contrassegno della carità di Cristo. Rimane scolpita nel nostro cuore la
testimonianza che ci ha dato il mio amato Predecessore Giovanni Paolo II: della
cattedra della sofferenza egli ha fatto un vertice del suo Magistero. Illuminata
e incoraggiata da una così grande testimonianza, la Chiesa è chiamata ad
esprimere solidarietà e premura verso chi affronta la prova della malattia, in
primo luogo aiutando a vedere la malattia e la morte stessa non come una
negazione dell'umano, ma come il percorso che, sulla scia della sofferenza,
della morte e risurrezione di Gesù, ci conduce alla vita vera ed eterna.
Meritano pertanto di essere sostenute e promosse le istituzioni cattoliche che
tanto fanno nell'ambito sanitario e dell'assistenza, affinché siano sempre più
esemplari nel coniugare l'innovazione e la competenza scientifica con
l'attenzione primaria alla persona e alla sua dignità. Di particolare rilevanza
è la missione dei cappellani, che nelle corsie degli ospedali incontrano e
sostengono spiritualmente le persone malate, facendo sentire loro la presenza
affettuosa e confortatrice del nostro unico Salvatore, Gesù Cristo. Di fronte
poi alla pretesa, che spesso riaffiora, di eliminare la sofferenza ricorrendo
perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana,
dal concepimento al suo termine naturale.
Cari Fratelli Vescovi italiani, nel corso dei lavori della vostra Assemblea
farete speciale memoria del quarantesimo anniversario della conclusione del
Concilio Vaticano II. Mi unisco di tutto cuore a voi in questa commemorazione,
in attesa della celebrazione, che farò io stesso il prossimo 8 dicembre, del
dono straordinario che la Chiesa e l'umanità hanno ricevuto attraverso il
Concilio. Desidero dirvi inoltre che apprezzo grandemente il puntuale
discernimento e l'impegno unitario con cui aiutate le vostre comunità e l'intera
Nazione italiana ad agire per il vero bene delle persone e della società. Vi
incoraggio a proseguire su questa strada con serenità e coraggio, per offrire a
tutti la luce del Vangelo e la parola di Colui che è via, verità e vita (cfr
Gv 14, 6) per noi e per il mondo.
Affido tutti voi all'amorevole protezione di Santa Maria degli Angeli e invoco i
santi Francesco e Chiara d'Assisi, tanto cari agli italiani, perché vi guidino
nella riflessione e vi aiutino a promuovere la fede e la santità di vita nel
popolo cristiano. Giunga a ciascuno di voi, alle vostre Chiese e all'intera
Nazione, con l'espressione del mio profondo affetto, la mia Benedizione
Apostolica.
Dal Vaticano, 10 Novembre 2005
BENEDETTO PP. XVI
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Editrice Vaticana
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