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LETTERA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALLA SESSIONE PLENARIA
DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

 

Al Venerato Fratello
il Signor Cardinale JOSÉ SARAIVA MARTINS
Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi

In occasione della Sessione Plenaria di codesta Congregazione delle Cause dei Santi, desidero rivolgere a Lei, Signor Cardinale, il mio cordiale saluto, che volentieri estendo ai Signori Cardinali, agli Arcivescovi ed ai Vescovi che prendono parte ai lavori. Saluto, altresì, il Segretario, il Sottosegretario, i Consultori, i Periti-Medici, i Postulatori e quanti fanno parte di codesto Dicastero. Al saluto unisco l’espressione dei miei sentimenti di apprezzamento e di gratitudine per il servizio che codesta Congregazione rende alla Chiesa, promuovendo le Cause dei Santi, che “sono i veri portatori di luce all’interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore”, come ho scritto nell’Enciclica “Deus caritas est” (n. 40). Per questo la Chiesa, fin dall’inizio, ha tenuto in grande onore la loro memoria e il loro culto, dedicando, nel corso dei secoli, un’attenzione sempre più vigile alle procedure che conducono i Servi di Dio agli onori degli altari. Le Cause dei Santi, infatti, sono considerate “cause maggiori” sia per la nobiltà della materia trattata sia per la loro incidenza nella vita del popolo di Dio.  Alla luce di questa realtà, i miei Predecessori sono intervenuti spesso, con speciali provvedimenti normativi, a migliorarne la celebrazione e lo studio. A questo fine tendeva la stessa istituzione della Sacra Congregazione dei Riti, voluta da Sisto V nel 1588. Come non ricordare, poi, la provvida legislazione di Urbano VIII, il Codice di Diritto Canonico del 1917, le norme di Pio XI per le Cause antiche, il Motu Proprio “Sanctitas clarior” e la Costituzione apostolica “Sacra Rituum Congregatio” di Paolo VI? Un particolare cenno di gratitudine va rivolto al mio Predecessore Benedetto XIV, giustamente considerato “il maestro” delle Cause dei Santi. Più recentemente, nel 1983, l’amato Giovanni Paolo II promulgò la Costituzione apostolica “Divinus perfectionis Magister”, a cui fece seguito, nello stesso anno, la pubblicazione delle “Normae servandae in inquisitionibus ab Episcopis faciendis in Causis Sanctorum”.

L’esperienza di oltre vent’anni da quel testo ha suggerito a codesta Congregazione di predisporre un’opportuna “Istruzione per lo svolgimento dell’inchiesta diocesana nelle Cause dei Santi”. Questo documento si rivolge prevalentemente ai Vescovi diocesani e costituisce il primo tema all’ordine del giorno della vostra Plenaria. Tale documento intende agevolare la fedele applicazione delle citate “Normae servandae” al fine di salvaguardare la serietà delle investigazioni che si svolgono nelle inchieste diocesane sulle virtù dei Servi di Dio oppure sui casi di asserito martirio o sugli eventuali miracoli. Le Cause vanno istruite e studiate con somma cura, cercando diligentemente la verità storica, attraverso prove testimoniali e documentali “omnino plenae”, poiché esse non hanno altra finalità che la gloria di Dio e il bene spirituale della Chiesa e di quanti sono alla ricerca della verità e della perfezione evangelica. I Pastori diocesani, decidendo “coram Deo” quali siano le Cause meritevoli di essere iniziate, valuteranno anzitutto se i candidati agli onori degli altari godano realmente di una solida e diffusa fama di santità e di miracoli oppure di martirio. Tale fama, che il Codice di Diritto Canonico del 1917 voleva che fosse “spontanea, non arte aut diligentia procurata, orta ab honestis et gravibus personis, continua, in dies aucta et vigens in praesenti apud maiorem partem populi” (can. 2050, § 2), è un segno di Dio che indica alla Chiesa coloro che meritano di essere collocati sul candelabro per fare “luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5,15). E’ chiaro che non si potrà iniziare una Causa di beatificazione e canonizzazione se manca una comprovata fama di santità, anche se ci si trova in presenza di persone che si sono distinte per coerenza evangelica e per particolari benemerenze ecclesiali e sociali.

Il secondo tema che affronta la vostra Plenaria è  “il miracolo nelle Cause dei Santi”. E’ noto che fin dall’antichità, l’iter per arrivare alla canonizzazione passa attraverso la prova delle virtù e dei miracoli, attribuiti alla intercessione del candidato agli onori degli altari. Oltre a rassicurarci che il Servo di Dio vive in cielo in comunione con Dio, i miracoli costituiscono la divina conferma del giudizio espresso dall’autorità ecclesiastica sulla sua vita virtuosa. Auspico che la Plenaria possa approfondire questo argomento alla luce della tradizione della Chiesa, dell’odierna teologia e delle più accreditate acquisizioni della scienza. Non va dimenticato che nell’esame degli asseriti eventi miracolosi confluisce la competenza degli scienziati e dei teologi, sebbene la parola decisiva spetti alla teologia, la sola in grado di dare del miracolo un’interpretazione di fede. Per questo nella procedura delle Cause dei Santi si passa dalla valutazione scientifica della Consulta Medica o dei periti tecnici all’esame teologico da parte dei Consultori e successivamente dei Cardinali e Vescovi. E’ poi da tenere presente chiaramente che la prassi ininterrotta della Chiesa stabilisce la necessità di un miracolo fisico, non bastando un miracolo morale.

Il terzo tema sottoposto alla riflessione della Plenaria concerne il  martirio, dono dello Spirito e patrimonio della Chiesa di ogni epoca (cfr Lumen gentium, 42). Il venerato Pontefice Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica “Tertio millennio adveniente”, ha osservato che, essendo la Chiesa diventata nuovamente Chiesa dei Martiri, “per quanto è possibile non devono andare perdute … le loro testimonianze” (n. 37). I martiri di ieri e quelli del nostro tempo danno la vita (effusio sanguinis) liberamente e consapevolmente, in un supremo atto di carità, per testimoniare la loro fedeltà a Cristo, al Vangelo, alla Chiesa. Se il motivo che spinge al martirio resta invariato, avendo in Cristo la fonte e il modello, sono invece mutati i contesti culturali del martirio e le strategie “ex parte persecutoris”, che sempre meno cerca di evidenziare in modo esplicito la sua avversione alla fede cristiana o ad un comportamento connesso con le virtù cristiane, ma simula differenti ragioni, per esempio di natura politica o sociale. E’ certo necessario reperire prove inconfutabili sulla disponibilità al martirio, come effusione del sangue, e sulla sua accettazione da parte della vittima, ma è altrettanto necessario che affiori direttamente o indirettamente, pur sempre in modo moralmente certo, l’“odium Fidei” del persecutore. Se difetta questo elemento, non si avrà un vero martirio secondo la perenne dottrina teologica e giuridica della Chiesa. Il concetto di ‘martirio’, riferito ai Santi e ai Beati martiri, va inteso, conformemente all’insegnamento di Benedetto XIV, come: “voluntaria mortis perpessio sive tolerantia propter Fidem Christi, vel alium virtutis actum in Deum relatum” (De Servorum Dei beatificatione et Beatorum canonizatione, Prato 1839-1841, Lib III, cap. 11,1). E’ questo il costante insegnamento della Chiesa.

Gli argomenti allo studio della vostra Plenaria sono di indubbio interesse e le riflessioni, con le eventuali proposte che da essa emergeranno, offriranno un prezioso apporto al conseguimento degli obiettivi indicati da Giovanni Paolo II nella Costituzione apostolica “Divinus perfectionis Magister”, dove afferma: “Ci è sembrato molto opportuno rivedere ancora la procedura nell’istruzione delle Cause [dei Santi], e riordinare la stessa Congregazione per le Cause dei Santi in modo da andare incontro alle esigenze degli studiosi e ai desideri dei nostri Fratelli nell’episcopato, i quali più volte hanno sollecitato una maggiore agilità di procedura, conservata però la solidità delle ricerche in un affare di tanta importanza. Pensiamo inoltre che, alla luce della dottrina sulla collegialità proposta dal Concilio Vaticano II, sia assai conveniente che i Vescovi stessi vengano maggiormente associati alla Sede Apostolica nel trattare le Cause dei Santi”. Coerentemente con tali indicazioni, eletto alla Cattedra di Pietro, volentieri ho dato esecuzione al diffuso auspicio che venisse maggiormente sottolineata, nelle modalità celebrative, la differenza sostanziale tra la beatificazione e la canonizzazione e che nei riti di beatificazione venissero coinvolte più visibilmente le Chiese particolari, fermo restando che solo al Romano Pontefice compete concedere il culto ad un Servo di Dio.       

Signor Cardinale, ringrazio per il servizio che codesta Congregazione rende alla Chiesa e, augurando un proficuo lavoro a coloro che prendono parte alla Plenaria, per intercessione di tutti i Santi e della Regina dei Santi, invoco su ciascuno la luce dello Spirito Santo. Da parte mia, assicuro un ricordo nella preghiera, mentre di cuore tutti benedico.

Dal Vaticano, 24 Aprile 2006 

BENEDICTUS PP. XVI

 

© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana  

    

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