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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
IN OCCASIONE DELLA XVII SEDUTA PUBBLICA
DELLE PONTIFICIE ACCADEMIE

 

Al Venerato Fratello
il Cardinale GIANFRANCO RAVASI

Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura

In occasione dell’annuale Seduta Pubblica delle Accademie Pontificie, sono lieto di farLe pervenire il mio cordiale saluto, che volentieri estendo al Consiglio di Coordinamento, ai Signori Cardinali, ai Vescovi, ai Sacerdoti, ai Religiosi e alle Religiose, ai Signori Ambasciatori e a tutti i partecipanti. 

Un pensiero particolare rivolgo alle Autorità e agli Accademici della Pontificia Academia Latinitatis, da me appena istituita con il Motu Proprio Latina Lingua per dare rinnovato vigore alla conoscenza, allo studio e all’uso della lingua latina, sia nella Chiesa sia nelle Istituzioni universitarie e scolastiche. A questa nuova Accademia auguro vivamente di intraprendere, sotto la guida del neo-Presidente, il Prof. Ivano Dionigi, una proficua e feconda attività di promozione della lingua latina, lascito prezioso della tradizione e testimone privilegiato di un patrimonio culturale che chiede di essere trasmesso alle nuove generazioni.

La Seduta Pubblica delle Pontificie Accademie, organizzata quest’anno dalla Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, ha come tema “Pulchritudinis fidei testis. L’artista, come la Chiesa, testimone della bellezza della fede”, che richiama l’incipit del Motu Proprio col quale ho voluto recentemente unire la Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa al Pontificio Consiglio della Cultura, per far sì che, in una visione ampia e articolata del mondo della cultura, potesse trovare la giusta attenzione e collocazione l’importante ambito dei beni culturali della Chiesa. Una più organica integrazione di tale ambito nella missione del Dicastero produrrà sicuramente risultati fecondi, in vista anche di una sempre più adeguata tutela e consapevole valorizzazione dello straordinario patrimonio-storico artistico della Chiesa, testimonianza eloquente della fecondità dell’incontro tra la fede cristiana e il genio umano.

Con tale tematica, questa XVII Seduta Pubblica si inserisce in modo profondo nell’Anno della fede, che ha come scopo riproporre a tutti i fedeli la forza e la bellezza della fede. Questa, come io stesso ho potuto sperimentare, è stata la grande aspirazione del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Nella Celebrazione Eucaristica di apertura dell’Anno della fede, ho nuovamente consegnato i Messaggi del Concilio ai rappresentanti delle varie categorie, tra cui gli artisti. Nel denso e profondo Messaggio del Concilio agli artisti è mirabilmente sintetizzato il percorso che la Chiesa del XX secolo, soprattutto attraverso l’azione mirata e costante del Servo di Dio Paolo VI, aveva intrapreso per ravvivare il dialogo col mondo delle arti, sempre più lontano dall’orizzonte di senso e dall’esperienza di fede proposti dalla Chiesa. L’impulso al dialogo impresso dal Concilio Vaticano II si è poi tradotto in altri momenti e gesti tanto significativi quanto decisivi. Il Beato Giovanni Paolo II volle scrivere una Lettera agli artisti alla vigilia del Grande Giubileo del 2000, affidando alla Chiesa e agli artisti una pietra miliare nel cammino di dialogo e collaborazione. Da quel famoso testo vorrei cogliere solo uno spunto: «Ogni forma autentica d’arte è, a suo modo, una via d’accesso alla realtà più profonda dell’uomo e del mondo. Come tale, essa costituisce un approccio molto valido all’orizzonte della fede, in cui la vicenda umana trova la sua interpretazione compiuta. Ecco perché la pienezza evangelica della verità non poteva non suscitare fin dall’inizio l’interesse degli artisti, sensibili per loro natura a tutte le manifestazioni dell’intima bellezza della realtà» (n. 6).

Io stesso, volendo sollecitare ancora una volta questo dialogo necessario e vitale, ho incontrato una numerosa rappresentanza di artisti nella Cappella Sistina il 21 novembre 2009, per rivolgermi a loro con un intenso appello, in cui riaffermavo la volontà della Chiesa di ritrovare la gioia della riflessione comune e di un’azione concorde, al fine di rimettere nuovamente al centro dell’attenzione, sia della Comunità ecclesiale, sia della società civile e del mondo della cultura, il tema della bellezza. Questa, dicevo in quell’occasione così suggestiva, dovrebbe tornare a riaffermarsi e a manifestarsi in tutte le espressioni artistiche, senza però prescindere dall’esperienza di fede, anzi, confrontandosi liberamente e apertamente con essa, per trarne ispirazione e contenuto. La bellezza della fede, infatti, non può mai essere ostacolo alla creazione della bellezza artistica, perché ne costituisce in qualche modo la linfa vitale e l’orizzonte ultimo. Il vero artista, infatti, definito dal Messaggio conciliare “custode della bellezza del mondo”, grazie alla sua particolare sensibilità estetica e al suo intuito può cogliere e accogliere più in profondità di altri la bellezza propria della fede, e quindi riesprimerla e comunicarla con il suo stesso linguaggio.

In questo senso possiamo allora parlare dell’artista anche come testimone, in qualche modo privilegiato, della bellezza della fede. Egli così può partecipare, con il proprio specifico e originale contributo, alla stessa vocazione e missione della Chiesa, in particolare quando, nelle diverse espressioni dell’arte, voglia o sia chiamato a realizzare opere d’arte direttamente collegate all’esperienza di fede e al culto, all’azione liturgica della Chiesa, la cui centralità venne definita dal Concilio Vaticano II con la nota espressione “fons et culmen” (Cost. Sacrosanctum Concilium, 10).

A tale proposito, il giovane sacerdote Giovanni Battista Montini, per il primo numero della nascente rivista Arte Sacra, datato luglio-settembre 1931, scrisse un saggio dal titolo emblematico, “Su l’arte sacra futura”, in cui analizzava, con grande lucidità e chiarezza, il panorama dell’arte sacra del primo ‘900, con le sue tendenze, i suoi pregi e i suoi limiti. Tale analisi risulta di straordinaria attualità e profondità anche per noi, a decenni di distanza. Si afferma, innanzitutto, che «l’arte sacra si trova davanti il sommo problema di esprimere l’ineffabile», per cui «occorre iniziarsi alla mistica, e raggiungere con l’esperienza dei sensi qualche riverbero, qualche palpito della Luce invisibile». Trattando, poi, della figura dell’artista cristiano, che si cimenta particolarmente con l’arte sacra, egli scrive: «Si vede anche come e dove nasca la vera arte sacra: dall’artista pio e credente, orante, desiderante, che veglia nel silenzio e nella bontà, in attesa della sua Pentecoste… Penso che tocchi ai nostri artisti cristiani preparare con le opere loro uno stato di spirito dove si ricomponga in Cristo la nostra spirituale unità, ora lacerata; l’unità, dico, che riconcili in debita armonia l’impressione e l’espressione; il mondo interno e l’esterno; lo spirito e la materia; l’anima e la carne; Dio e l’uomo» (Arte sacra, a. I, n. I, luglio-settembre 1931, p. 16).

All’inizio dell’Anno della fede, rivolgo, pertanto, un caloroso invito a tutti gli artisti cristiani, come anche a coloro che si aprono al dialogo con la fede, a percorrere il cammino così acutamente tracciato dal futuro Paolo VI, e a far sì che il loro percorso artistico possa diventare, e mostrarsi sempre più luminosamente, come un itinerario integrale, in cui tutte le dimensioni dell’esistenza umana siano coinvolte, così da testimoniare efficacemente la bellezza della fede in Cristo Gesù, immagine della gloria di Dio che illumina la storia dell’umanità (cfr 2 Cor 4, 4.6; Col 1,15).

Per incoraggiare quanti, tra gli artisti più giovani, vogliono offrire il proprio contributo alla promozione e alla realizzazione di un nuovo umanesimo cristiano attraverso la loro ricerca artistica, accogliendo la proposta formulata dal Consiglio di Coordinamento fra Accademie, sono lieto di assegnare ex aequo il Premio delle Pontificie Accademie, quest’anno dedicato alle arti e particolarmente agli ambiti della pittura e della scultura, a una scultrice polacca, Anna Gulak, e a un pittore spagnolo, David Ribes Lopez.

Desidero, inoltre che, come segno di apprezzamento e di incoraggiamento, si offra la Medaglia del Pontificato al giovane scultore italiano Jacopo Cardillo.

Auguro, infine, a tutti gli Accademici un impegno sempre più appassionato nei rispettivi campi di attività, cogliendo anche la preziosa opportunità dell’Anno della fede, e, mentre affido ciascuno alla materna protezione della Vergine Maria, la Tota Pulchra, modello della fede dei credenti, di cuore imparto a Lei, Signor Cardinale, e a tutti i presenti una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 21 novembre 2012, Memoria della Presentazione della Beata Vergine Maria

 

BENEDICTUS PP XVI

 

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

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