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MESSAGGIO URBI ET ORBI DEL
SANTO PADRE BENEDETTO XVI
NATALE 2011
(Video)
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Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero!
Cristo è nato per noi! Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli
uomini che Egli ama. A tutti giunga l’eco dell’annuncio di Betlemme,
che la Chiesa Cattolica fa risuonare in tutti i continenti, al di là di ogni confine di
nazionalità, di lingua e di cultura. Il Figlio di Maria Vergine è nato per
tutti, è il Salvatore di tutti.
Così lo invoca un’antica antifona liturgica: “O Emmanuele, nostro re e
legislatore, speranza e salvezza dei popoli: vieni a salvarci, o Signore nostro
Dio”. Veni ad salvandum nos! Vieni a salvarci! Questo è il grido
dell’uomo di ogni tempo, che sente di non farcela da solo a superare difficoltà
e pericoli. Ha bisogno di mettere la sua mano in una mano più grande e più
forte, una mano che dall’alto si tenda verso di lui. Cari fratelli e sorelle,
questa mano è Cristo, nato a Betlemme dalla Vergine Maria. Lui è la mano che Dio
ha teso all’umanità, per farla uscire dalle sabbie mobili del peccato e metterla
in piedi sulla roccia, la salda roccia della sua Verità e del suo Amore (cfr
Sal 40,3).
Sì, questo significa il nome di quel Bambino, il nome che, per volere di Dio,
gli hanno dato Maria e Giuseppe: si chiama Gesù, che significa “Salvatore” (cfr
Mt 1,21; Lc 1,31). Egli è stato inviato da Dio Padre per salvarci
soprattutto dal male profondo, radicato nell’uomo e nella storia: quel male che
è la separazione da Dio, l’orgoglio presuntuoso di fare da sé, di mettersi in
concorrenza con Dio e sostituirsi a Lui, di decidere che cosa è bene e che cosa
è male, di essere il padrone della vita e della morte (cfr Gen 3,1-7).
Questo è il grande male, il grande peccato, da cui noi uomini non possiamo
salvarci se non affidandoci all’aiuto di Dio, se non gridando a Lui: “Veni ad
salvandum nos! - Vieni a salvarci!”.
Il fatto stesso di elevare al Cielo questa invocazione, ci pone già nella giusta
condizione, ci mette nella verità di noi stessi: noi infatti siamo coloro che
hanno gridato a Dio e sono stati salvati (cfr Est [greco] 10,3f).
Dio è il Salvatore, noi quelli che si trovano nel pericolo. Lui è il medico,
noi i malati. Riconoscerlo, è il primo passo verso la salvezza, verso l’uscita
dal labirinto in cui noi stessi ci chiudiamo con il nostro orgoglio. Alzare gli
occhi al Cielo, protendere le mani e invocare aiuto è la via di uscita, a patto
che ci sia Qualcuno che ascolta, e che può venire in nostro soccorso.
Gesù Cristo è la prova che Dio ha ascoltato il nostro grido. Non solo! Dio nutre
per noi un amore così forte, da non poter rimanere in Se stesso, da uscire da Se
stesso e venire in noi, condividendo fino in fondo la nostra condizione (cfr
Es 3,7-12). La risposta che Dio ha dato in Gesù al grido dell’uomo supera
infinitamente la nostra attesa, giungendo ad una solidarietà tale che non può
essere soltanto umana, ma divina. Solo il Dio che è amore e l’amore che è Dio
poteva scegliere di salvarci attraverso questa via, che è certamente la più
lunga, ma è quella che rispetta la verità sua e nostra: la via della
riconciliazione, del dialogo, della collaborazione.
Perciò, cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero, in questo Natale
2011, rivolgiamoci al Bambino di Betlemme, al Figlio della Vergine Maria, e
diciamo: “Vieni a salvarci!”. Lo ripetiamo in unione spirituale con tante
persone che vivono situazioni particolarmente difficili, e facendoci voce di chi
non ha voce.
Insieme invochiamo il divino soccorso per le popolazioni del Corno d’Africa, che
soffrono a causa della fame e delle carestie, talvolta aggravate da un
persistente stato di insicurezza. La Comunità internazionale non faccia mancare
il suo aiuto ai numerosi profughi provenienti da tale Regione, duramente provati
nella loro dignità.
Il Signore doni conforto alle popolazioni del Sud-Est asiatico, particolarmente
della Thailandia e delle Filippine, che sono ancora in gravi situazioni di
disagio a causa delle recenti inondazioni.
Il Signore soccorra l’umanità ferita dai tanti conflitti, che ancora oggi
insanguinano il Pianeta. Egli, che è il Principe della Pace, doni pace e
stabilità alla Terra che ha scelto per venire nel mondo, incoraggiando la
ripresa del dialogo tra Israeliani e Palestinesi. Faccia cessare le violenze in
Siria, dove tanto sangue è già stato versato. Favorisca la piena riconciliazione
e la stabilità in Iraq ed in Afghanistan. Doni un rinnovato vigore
nell’edificazione del bene comune a tutte le componenti della società nei Paesi
nord africani e mediorientali.
La nascita del Salvatore sostenga le prospettive di dialogo e di collaborazione
in Myanmar, nella ricerca di soluzioni condivise. Il Natale del Redentore
garantisca stabilità politica ai Paesi della Regione africana dei Grandi Laghi
ed assista l’impegno degli abitanti del Sud Sudan per la tutela dei diritti di
tutti i cittadini.
Cari fratelli e sorelle, rivolgiamo lo sguardo alla Grotta di Betlemme: il
Bambino che contempliamo è la nostra salvezza! Lui ha portato al mondo un
messaggio universale di riconciliazione e di pace. Apriamogli il nostro cuore,
accogliamolo nella nostra vita. Ripetiamogli con fiducia e speranza: “Veni ad
salvandum nos!”.
© Copyright 2011 - Libreria
Editrice Vaticana
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