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DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Signor Cardinale, 1. È per me motivo di profonda gioia darvi il benvenuto in questo incontro
con il Successore di Pietro e Capo del Collegio Episcopale. 2. Siete venuti fino a qui per venerare le tombe dei Santi Apostoli Pietro e
Paolo e condividere con il Vescovo di Roma le gioie e le speranze, le esperienze
e le difficoltà del vostro ministero episcopale. La visita ad limina è un
momento significativo nella vita di tutti coloro ai quali è stata affidata la
cura pastorale di una porzione del Popolo di Dio, poiché in essa mostrano e
rafforzano la loro comunione con il Romano Pontefice. Il Signore ha fondato la Chiesa perché sia "in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano" (Lumen gentium, n. 1). La Chiesa è in sé un mistero di comunione, un "popolo che deriva la sua unità dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (Ibidem, n. 4). In effetti, Dio ha voluto portare a tutte le genti la pienezza della salvezza rendendole partecipi dei doni della redenzione di Cristo e permettendo loro di entrare così in comunione di vita con la Trinità. 3. Il ministero episcopale è al servizio dell'unità e della comunione di tutto
il Corpo mistico di Cristo. Il Vescovo, che è il principio e il fondamento
visibile di unità nella sua Chiesa particolare, è chiamato a promuovere e a
difendere l'integrità della fede e la disciplina comune di tutta la Chiesa,
insegnando inoltre ai fedeli ad amare tutti i loro fratelli (cfr.
Ibidem,
n. 23). Desidero esprimervi la mia riconoscenza per la vostra decisa volontà di mantenere e di rafforzare l'unità in seno alla vostra Conferenza episcopale e alle vostre comunità diocesane. Le parole di Nostro Signore - "che tutti siano una cosa sola" (Gv, 17, 21) - devono essere una fonte costante d'ispirazione nella vostra attività pastorale, il che si tradurrà senza dubbio in una maggiore efficacia apostolica. Questa unità, che dovete promuovere intensamente e in modo visibile, sarà inoltre fonte di consolazione nel serio incarico che vi è stato affidato. Grazie a questa collegialità affettiva ed effettiva, nessun Vescovo è solo, poiché è sempre e strettamente unito a Cristo, Buon Pastore, e anche, in virtù della sua ordinazione episcopale e della comunione gerarchica, ai suoi fratelli nell'Episcopato e a colui che il Signore ha scelto come Successore di Pietro (cfr. Giovanni Paolo II, Pastores gregis, n. 8). Desidero dirvi ora, in modo particolare, che potete contare su tutto il mio sostegno, la mia preghiera quotidiana e la mia vicinanza spirituale nel vostro sforzo e impegno per fare della Chiesa "la casa e la scuola di comunione" (Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, n. 43). 4. Questo spirito di comunione ha un ambito privilegiato di applicazione nelle
relazioni del vescovo con i suoi sacerdoti. Conosco bene la vostra volontà di
prestare maggiore attenzione ai presbiteri e, con il
Concilio Vaticano II, vi
incoraggio a preoccuparvi con amore di padri e di fratelli "per le loro
condizioni spirituali, intellettuali e materiali, affinché essi, con una vita
santa e pia, possano esercitare il loro ministero fedelmente e fruttuosamente" (Christus
Dominus, n. 16). Allo stesso modo, vi esorto a dimostrare carità e prudenza
quando dovete correggere insegnamenti, atteggiamenti o comportamenti che non si
confanno alla condizione sacerdotale dei vostri più stretti collaboratori e che,
inoltre, possono danneggiare e confondere la fede e la vita cristiana dei
fedeli. Il ruolo fondamentale che i presbiteri svolgono vi deve portare a compiere un
grande sforzo per promuovere le vocazioni sacerdotali. A tale riguardo, sarebbe
opportuno programmare una pastorale matrimoniale e familiare più incisiva, che
tenga conto della dimensione vocazionale del cristiano, e anche una pastorale
giovanile più audace, che aiuti i giovani a rispondere con generosità alla
chiamata che Dio fa loro. È altresì necessario intensificare la formazione dei
seminaristi in tutte le sue dimensioni, umana, spirituale, intellettuale,
affettiva e pastorale, portando avanti, inoltre, un efficace ed esigente lavoro
di discernimento dei candidati ai sacri ordini. 5. In questa ottica di approfondimento della comunione in seno alla Chiesa, è di
somma importanza riconoscere, valorizzare e stimolare la partecipazione dei
religiosi all'attività evangelizzatrice diocesana, che arricchiscono con il
contributo dei loro rispettivi carismi. Anche i fedeli, in virtù del loro battesimo, sono chiamati a cooperare
all'edificazione del Corpo di Cristo. A tal fine occorre portarli ad avere
un'esperienza più viva di Gesù Cristo e del mistero del suo amore. Il contatto
costante con il Signore mediante un'intensa vita di preghiera e un'adeguata
formazione spirituale e dottrinale accrescerà in tutti i cristiani il piacere di
credere e di celebrare la propria fede e la gioia di appartenere alla Chiesa,
spingendoli così a partecipare attivamente alla missione di proclamare la Buona
Novella a tutti gli uomini. 6. Cari fratelli, vi assicuro ancora una volta della mia vicinanza nella preghiera quotidiana e della mia ferma speranza nel progresso e nel rinnovamento spirituale delle vostre comunità. Che il Signore vi conceda la gioia di servirlo, guidando a suo nome il gregge che vi è stato affidato! Che la Vergine Maria, nel suo titolo di Nuestra Señora de Luján, accompagni e protegga sempre tutti voi e i vostri fedeli diocesani! Con grande affetto vi imparto una speciale Benedizione Apostolica.
© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana
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