1. “Inclinate capita vestra Deo!”.
Questa esortazione ci giungeva, come sapete, nel periodo di Quaresima:
“Inchinate il vostro capo davanti a Dio!”. E così facciamo. Il primo gesto
liturgico con cui l’abbiamo iniziato è stato proprio l’atto di inchinare il
capo lo scorso mercoledì delle ceneri. Abbiamo inchinato il capo per ricevere
le ceneri: “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai” (Gen 3,19), espressione questa della nostra mortalità; e nello stesso tempo segno della
nostra disposizione alla penitenza e alla conversione: “Convertitevi e credete
al Vangelo” (Mc 1,15).
L’inchino del capo può essere interpretato come un gesto di umiliazione o di
rassegnazione. L’inchino del capo dinanzi a Dio è segno di umiltà. L’umiltà
però non si identifica con l’umiliazione o con la rassegnazione. Non va di
pari passo con la pusillanimità. Tutt’al contrario. L’umiltà è
sottomissione creativa alla forza della verità e dell’amore. L’umiltà è
rigetto dell’apparenza e della superficialità; è l’espressione della
profondità dello spirito umano; è condizione della sua grandezza.
Ce lo ricorda anche Sant’Agostino, il quale in un sermone così dice:
“Magnus esse vis? A minimo incipe. Cogitas magnam fabricam construere
celsitudinis? De fundamento prius cogita humilitatis”. “Vuoi essere grande?
Incomincia dal minimo. Hai in animo di costruire un grande edificio, che si
elevi molto in alto? Tieni conto anzitutto del fondamento dell’umiltà” (S.
Agostino, Serm. 69, 2: PL 38,441).
Forse questo modo di pensare è lontano da molte manifestazioni della mentalità
contemporanea. Spesso siamo affascinati da valori apparenti, dalle grandezze
esteriori, da ciò che è sensazionale, che agita la superficie della nostra
psiche. L’uomo diventa, in un certo senso, unidimensionale, staccato dalla
propria profondità. Costruisce su fondamenti poco profondi. E spesso soffre per
la distruzione di ciò che ha costruito in se stesso così superficialmente. La
Quaresima richiede un approfondimento della nostra costruzione interna. E
proprio da questo proviene l’invito all’umiltà, virtù così significativa
in tutto il messaggio evangelico. La virtù così propria di Cristo.
“Inclinate capita vestra Deo!”.
Inchiniamo il capo: affinché possa abbracciarci la forza creativa della verità
e dell’amore. E la forza della liberazione. La forza, mediante la quale
l’uomo si rialza, grazie alla quale cresce.
2. Oggi, 4 marzo, il mio pensiero si rivolge anche al Santo comunemente venerato
dai Polacchi e dai Lituani: San Casimiro, figlio della reale famiglia degli
Jagelloni. Nel raccomandare a lui ambedue le sue Patrie terrestri, sento di
soddisfare anche a un bisogno del cuore.
3. Desidero inoltre esprimere la mia viva partecipazione e paterna solidarietà al
dramma delle popolazioni napoletane colpite dalla malattia e dalla morte di
tanti bambini: prego di cuore il Signore affinché faccia presto cessare tale
dolorosa prova e ridoni loro serenità e gioia di vivere.
4. E insieme a voi desidero rinnovare all’Onnipotente la supplica vivissima perché
ispiri e aiuti l’impegno di tutti i responsabili a spegnere ogni focolaio di
guerra e ad assicurare a tutti i popoli il dono inestimabile della pace.
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Vaticana