1. “Laetare, Ierusalem”:
“Rallegrati, Gerusalemme”.
Con
queste parole inizia la liturgia della Santa Messa dell’odierna quarta
Domenica di Quaresima. Questo invito alla gioia coincide con la data
dell’Annunciazione del Signore che di per sé è già sorgente di gioia e di
speranza per tutti coloro che insieme con Maria accettano questo annunzio. Benché
a causa di tale coincidenza con la domenica di Quaresima la solennità
dell’Annunciazione sia stata anticipata alla giornata di ieri, sabato, sarebbe
difficile non ricordare questa data odierna: il 25 marzo. Tanto più che la
preghiera che reciteremo fra poco, l’Angelus, ci ricorda costantemente proprio
l’Annunciazione. “L’Angelo del Signore recò l’annuncio a Maria, ed ella
concepì per opera dello Spirito Santo”.
È
dunque questa la solennità del Concepimento verginale di Cristo nel seno di
Maria per opera dello Spirito Santo. Meditando questa verità centrale della
nostra fede, ricordiamo contemporaneamente con quale spirito Maria abbia accolto
l’annuncio: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai
detto” (Lc 1,38). Vediamo chiaramente da queste parole che lo Spirito
Santo ha riempito il suo cuore della fede, speranza e carità, che erano
necessarie in quel momento decisivo per la storia della salvezza
dell’uomo.
2. Ed ecco che noi tutti qui
adunati e coloro che si uniscono a noi per il tramite della radio o della
televisione per recitare oggi, come tutte le domeniche, la preghiera
dell’Angelus, ripetiamo le parole di Maria e insieme meditiamo tutto
l’evento salvifico. E mediante questo evento accettiamo tanto più volentieri
l’odierno invito quaresimale della Chiesa: “Laetare, Ierusalem”!
Rallegrati, Gerusalemme!
La
Chiesa esprime così la sua gioia e, in pari tempo, invita ad essa come frutto
di quel lavoro spirituale che si compie durante la Quaresima.
La
Quaresima deve essere il tempo dell’impegno e dello sforzo spirituale più di
qualsiasi altro periodo nell’anno liturgico. Ma proprio questo sforzo, questa
fatica dà occasione alla gioia. La Chiesa durante la Quaresima vive nella
prospettiva della gioia della Risurrezione. L’odierno invito domenicale alla
gioia ci ricorda anche questa prospettiva; ma ancor più è la gioia che
proviene dalla fatica.
Tale
gioia proviamo ogni volta che dominiamo la nostra pigrizia spirituale, la
pusillanimità, l’indifferenza; sempre risentiamo la gioia quando ci risulta
che siamo capaci di esigere qualcosa da noi stessi; che siamo capaci di dare
qualcosa di noi stessi a Dio e al prossimo. Una vera gioia spirituale è quella
che nasce dalla fatica, dallo sforzo.
3. Il periodo di Quaresima ci stimoli perciò a compiere i nostri doveri cristiani.
Ritroviamo la gioia che ci dà la partecipazione all’Eucaristia. La Messa
domenicale diventi per noi il punto culminante di ogni settimana. Ritroviamo la
gioia che proviene dalla penitenza, dalla conversione: da questo splendido
Sacramento di riconciliazione con Dio, che Cristo ha istituito per ristabilire
la pace nella coscienza dell’uomo. Intraprendiamo la fatica spirituale che
esige da noi la Quaresima per essere capaci di accettare con tutta la profondità
dello spirito questo odierno invito della Chiesa: “Laetare,
Ierusalem”.
4. Desidero infine collegare
con questa data dell’Annunciazione l’annuncio del mio viaggio in Polonia.
Ringrazio, per l’invito, la Conferenza Episcopale come anche le Autorità
civili della Polonia.
Davvero
imperscrutabili sono i decreti della Provvidenza che così permette di celebrare
il novecentesimo anniversario del martirio di San Stanislao al Papa che fino a
poco fa ne era il successore nella sede vescovile di Cracovia. Affido questo
servizio papale nella mia patria a Colei che nel giorno dell’Annunciazione ha
detto: “Eccomi, sono la serva del Signore”.
Affido
questo servizio, al quale mi preparo con l’anima e col cuore, anche alle
vostre preghiere.
5. Come sapete, domani dovrà
essere firmato l’accordo di pace tra l’Egitto e Israele. Preghiamo
intensamente perché questo avvenimento, che sancisce la pace tra due Paesi dopo
tanti anni di guerre e di tensioni, segni un impulso decisivo dato al processo
dinamico della pace, che tutti auspichiamo per l’intera regione del Medio
Oriente, nel rispetto dei diritti e per il bene di tutte quelle popolazioni, e
perché la fraternità e la concordia tornino a regnare nella Terra benedetta
dove Gesù è nato e ha vissuto.
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Vaticana