1. Tutto l’Avvento è un periodo di attesa e di preparazione alla
venuta del Salvatore. L’ultima settimana dell’Avvento si potrebbe chiamare il
tempo dell’invito. Nel corso di questi giorni, che precedono immediatamente il
Natale, la Chiesa invita. Invita mediante tutta la sua liturgia, nella quale
occupano un posto particolare, nel corso di questi giorni, le cosiddette
“Antifone Maggiori”, unite al canto del “Magnificat” durante i Vespri.
Sono bellissime e, nello stesso tempo, semplici e profonde nel
loro contenuto. L’Antifona odierna, l’ultima di questo ciclo (domani infatti è
la vigilia), si rivolge con queste parole a Colui che deve venire: “O Emmanuel,
rex et legifer noster, exspectatio gentium et salvator earum: veni ad salvandum
nos, Domine Deus noster”. “O Emmanuele, Dio-con-noi, nostro re e legislatore,
attesa dei popoli e loro liberatore: vieni a salvarci con la tua presenza,
Signore Dio nostro”.
Emmanuel! È l’ultima invocazione; l’ultima parola di quelle
antifone invitanti. Sembra testimoniare che l’invito è stato accettato perché
“Emmanuel” parla di Dio che è con noi. Così dunque l’ultima di queste grandi
antifone d’Avvento esprime la certezza della venuta del Signore. Parla già della
sua presenza in mezzo a noi.
Quando ci rendiamo conto delle circostanze della nascita di Dio,
quando ci ricordiamo che “non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc
2,7), capiremo ancor meglio quell’invito della liturgia dell’Avvento e lo
esprimeremo con la pace interiore più profonda. Con l’amore più grande per Colui
che sta per venire.
Nello spirito di queste parole dell’antifona di Avvento mi
rivolgo già oggi a tutti i presenti, a tutti gli abitanti di Roma: Emmanuele!
Che cosa possiamo augurarci di più, se non che Dio sia con noi? Allora, questo
vi auguro con tutto il cuore. E chiedo a tutti di accettare questi auguri. Essi
ci dispongano a ricevere meglio il Cristo. Aiutino tutti ad aprirsi
reciprocamente gli uni agli altri.
2. Vorrei poi ricordare il fraterno incontro che, nei giorni
scorsi, ho avuto con i Vescovi dell’Ecuador, venuti a Roma per la loro visita
“ad limina Apostolorum”. Questo diretto contatto – sia privato, sia collegiale –
con quei Presuli, si iscrive nel quadro della comunione profonda che lega
l’Episcopato del mondo intero col Successore di Pietro e con la Sede Apostolica,
e mi ha permesso di conoscere più da vicino la vita della Chiesa in quel Paese.
Con gli zelanti Pastori delle ventidue circoscrizioni
ecclesiastiche equatoriane ho avuto modo, in particolare, di soffermarmi su
alcune questioni alle quali essi dedicano tanta cura: la comunione del Vescovo
con i propri sacerdoti e con quanti collaborano all’opera di evangelizzazione,
centrata nel Cristo, Figlio di Dio, Redentore e speranza dell’uomo; la
dimensione sociale della Buona Novella, che è annunziata per la dignità
effettiva di ogni essere umano, considerato alla luce del piano di Dio; le ansie
e le speranze dei giovani, che attendono dalla Chiesa una risposta ai loro
inquietanti interrogativi e un annunzio sempre più autentico del Vangelo.
Chiediamo l’intercessione della “Virgen de las Mercedes”,
Patrona dell’Ecuador, mentre imploriamo i più abbondanti doni del Signore su
quella diletta Nazione.
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Vaticana