GIOVANNI PAOLO II
ANGELUS
5 aprile 1981
1. “Nolo mortem impii sed ut convertatur impius a via sua, et vivat” (Ez
33,11): “Io non godo della morte dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua
condotta e viva”.
Nolo mortem!
Nella liturgia quaresimale ritornano molte volte queste parole, con le quali
a esprimersi è Dio stesso, il Signore della vita, l’unico Signore della vita, il
Dio che ama la vita! (cf. Sap 11,26).
Da quest’amore prende inizio il mistero pasquale, in cui la morte viene
superata dalla Morte e Dio si rivela fino in fondo quale Datore della vita
indistruttibile.
Quando ripetiamo nella preghiera: “E il Verbo si fece carne e venne ad
abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14), pensiamo quale immenso valore ha avuto
quell’unica vita umana concepita per opera dello Spirito Santo nel seno della
Vergine di Nazaret. Facendo di questa vita un dono assoluto e definitivo al
Padre, nella morte di croce, Cristo, con questo dono assicura alla vita la
vittoria, e insieme riconferma la dignità unica e irrepetibile di ogni vita
umana. Riconferma la legge fondamentale della vita.
Ogni uomo ha il diritto al dono della vita.
2. Il tempo di Quaresima esige da noi una profonda riflessione sui problemi
della vita e della morte. Quanto più profondamente entriamo in questo periodo,
quanto più ci avviciniamo al “Triduum sacrum”, tanto più intensamente dobbiamo
concentrarci su questo problema: sul problema della vita e della morte, in tutti
i suoi aspetti e in tutte le sue conseguenze.
Esiste, infatti, nella nostra epoca una crescente minaccia al valore della
vita. Questa minaccia, che particolarmente si fa notare nelle società del
progresso tecnico, della civiltà materiale e del benessere, mette un punto
interrogativo alla stessa autenticità umana di quel progresso.
Se, infatti, sostituissimo il diritto alla vita, il dono della vita con il
diritto di togliere la vita all’uomo innocente, allora non potremmo dubitare che
in mezzo a tutti i valori tecnici e materiali, con cui computiamo la dimensione
del progresso e della civiltà, verrebbe infranto il valore essenziale e
fondamentale che è la giusta ragione e il metro del vero progresso: il valore
della vita umana, ossia il valore dell’esistenza dell’uomo, dato che “vivere est
viventibus esse”.
Togliere la vita umana significa sempre che l’uomo ha perso la fiducia nel
valore della sua esistenza; che ha distrutto in sé, nella sua conoscenza, nella
sua coscienza e volontà, quel primo e fondamentale valore.
Dio dice: “Non uccidere!” (Es 20,13). E questo comandamento è al tempo stesso
il principio fondamentale e la norma del codice della moralità, iscritto nella
coscienza di ogni uomo.
Se si concede diritto di cittadinanza all’uccisione dell’uomo, quando è
ancora nel seno della madre, allora ci si immette per ciò stesso sulla china di
incalcolabili conseguenze di natura morale. Se è lecito togliere la vita ad un
essere umano, quando esso è più debole, totalmente dipendente dalla madre, dai
genitori, dall’ambito delle coscienze umane, allora si ammazza non soltanto un
uomo innocente, ma anche le stesse coscienze. E non si sa quanto largamente e
quanto velocemente si propaghi il raggio di quella distruzione delle coscienze,
sulle quali si basa, prima di tutto, il senso più umano della cultura e del
progresso dell’uomo.
Coloro che pensano e affermano che questo è un problema privato e che bisogna
difendere, in tal caso, il diritto strettamente personale alla decisione, non
pensano e non dicono tutta la verità. Il problema della responsabilità per la
vita concepita nel seno di ogni madre è problema eminentemente sociale. E
contemporaneamente è problema di ciascuno e di tutti. Esso si trova alla base
della cultura morale di ogni società. E da esso dipende l’avvenire degli uomini
e delle società. Se accettassimo il diritto di togliere il dono della vita
all’uomo non ancora nato, riusciremmo poi a difendere il diritto dell’uomo alla
vita in ogni altra situazione? Riusciremmo a fermare il processo di distruzione
delle coscienze umane?
3. Il periodo di Quaresima costituisce una sfida. Alla luce del mistero
pasquale, al quale ci avviciniamo, entrando sempre più profondamente nella
meditazione della passione e della morte di Cristo, bisogna che si risveglino le
coscienze e assumano la grande causa del valore della vita e della
responsabilità per la vita, che è, al tempo stesso, la responsabilità per l’uomo
fino alle radici stesse della sua esistenza e della sua vocazione. E bisogna che
aumenti anche la preghiera, perché si tratta di un problema di massima
importanza dal punto di vista sia della dignità dell’uomo sia dell’avvenire
degno di lui.
Ricordiamo che Dio dice: “Nolo mortem!”.
4. Ho un’intenzione particolare da raccomandare vivamente, oggi, alla vostra
preghiera a Maria.
Avrete saputo che durante la settimana scorsa si sono avuti (e tuttora
continuano) nel Libano duri scontri con pesanti bombardamenti sulla capitale
Beirut e specialmente sulla città di Zahle, un centro quasi interamente popolato
da cristiani. Vi sono stati già moltissimi morti e feriti; hanno perso la vita
una religiosa cattolica e due infermieri musulmani che, in un’autoambulanza,
portavano soccorso alla popolazione. L’artiglieria ha colpito numerose scuole,
ospedali e anche chiese, estrema è la difficoltà di fare evacuare i feriti e gli
alunni degli istituti.
Il Libano, in cui si trovano fiorenti comunità cristiane, sta soffrendo da
quasi sei anni una dolorosissima passione; dilaniato da conflitti, con regioni
insicure o abbandonate, porta un duro carico che è effetto delle crisi del Medio
Oriente. La Santa Sede è intervenuta secondo le sue possibilità e con fattivo
impegno, per far arrestare la lotta e i bombardamenti; i Vescovi libanesi hanno
invocato la solidarietà dei fratelli nell’Episcopato di tutto il mondo.
Chi più è esposto e più soffre è il popolo inerme, i cittadini che hanno
dovuto lasciare le proprie case o si trovano nelle zone più battute dai
bombardamenti.
È una situazione angosciosa, l’agonia di tutto un Paese che non deve più
prolungarsi e di fronte alla quale la coscienza e l’opinione pubblica
internazionale non possono rimanere insensibili.
Pregheremo oggi la Vergine di voler ottenere al Libano il dono della
pacificazione e della serenità; chiederemo l’aiuto affinché tutti i responsabili
abbiano la saggezza e il coraggio di prendere le decisioni dovute per far
cessare gli scontri e le violenze e si adoperino perché si risolvano le tensioni
che li stanno causando, cosicché le popolazioni libanesi possano ritrovare la
strada dell’armonia e della pace.
5. Continuo a raccomandare anche i problemi della mia Patria.
Gli avvenimenti dell’ultima settimana hanno dimostrato ancora una volta che i
polacchi cercano di risolvere, in modo pacifico, i loro difficili problemi
interni, lasciandosi guidare dal senso di responsabilità per il bene comune.
Giustamente quindi l’opinione di tutto il mondo, di tutti i Paesi che veramente
amano la pace, sottolinea – in conformità con i principi della convivenza
internazionale – che il diritto della Nazione polacca alla soluzione ulteriore
dei suoi importanti problemi interni deve essere pienamente rispettato.
Sono problemi importanti che corrispondono alla dignità stessa del lavoro
umano e che possono essere risolti umanamente e soltanto con mezzi pacifici.
Raccomando ancora una volta i problemi della mia Patria alle preghiere della
Chiesa e di tutti gli uomini di buona volontà.
Dopo la recita dell'Angelus
Agli alunni della scuola elementare “ Santa Capitanio”
di Venezia
Desidero rivolgermi al gruppo di bambini e bambine della Classe V elementare
dell’Istituto “ Santa Capitanio ” e ai loro genitori, provenienti da Venezia,
per rendere visita alla classe gemella della scuola “ Umberto I ” di Roma. Vi
saluto con cordiale affetto, carissimi, con l’augurio che il viaggio da voi oggi
compiuto a Roma, in corrispondenza a quello dei vostri condiscepoli romani che
sono venuti a trovarvi lo scorso anno a Venezia, resti tra i ricordi cari della
vostra vita. Siate buoni e studiosi, coltivate il senso dell’amicizia e del
vicendevole aiuto ora e in futuro. Per questo benedico di cuore voi, le vostre
famiglie, le vostre insegnanti.
Alle numerose scolaresche presenti in piazza San Pietro
Saluto di cuore le Allieve dell’Istituto Magistrale parificato “ Matilde di
Canossa ” di Como, con le loro Insegnanti;
– gli Alunni e Professori dell’Istituto Tecnico Commerciale di San Vito di
Cadore;
– e gli Studenti e Professori del Liceo di Desenzano del Garda.
A tutti loro porgo i migliori auguri per un pieno successo negli studi e per un
adeguato approfondimento della loro fede, in preparazione alle loro future
responsabilità nella società e nella Chiesa.
© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana
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