1. Oggi è l’ultima domenica di agosto.
S’avvicina pertanto il giorno del 1° settembre, con cui è
collegato il doloroso, tragico ricordo dello scoppio della terribile seconda
guerra mondiale. Non possiamo dimenticare questo anniversario.
Il 25 febbraio di quest’anno mi è stato dato di recarmi, nel
quadro della mia visita in Giappone, in pellegrinaggio a Hiroshima e a Nagasaki.
Proprio là – con l’esplosione della prima bomba atomica – la guerra che
allora si avvicinava alla fine, lasciò all’umanità il grave avvertimento di
ciò che potrebbe diventare una nuova guerra con l’uso dell’energia
nucleare.
E perciò riferiamo il ricordo della data del 1° settembre di
quarantadue anni fa non soltanto al passato, che si sta allontanando anno per
anno, ma lo intraprendiamo anche con il pensiero sempre rivolto al futuro di
tutte le nazioni e di tutta la famiglia umana.
2. Ripeto oggi, con la stessa accorata preoccupazione, le parole
che ho detto a Hiroshima: “La guerra è distruzione della vita umana. La
guerra è morte... Hiroshima e Nagasaki si distinguono da tutti gli altri luoghi
e monumenti come le prime vittime della guerra nucleare. Chino il capo al
ricordo di migliaia di uomini, donne e bambini che persero la vita in un momento
terribile e di chi per lunghi anni ha riportato nel corpo e nella mente quei
germi di morte... Ricordare il passato è impegnarci per il futuro... Da questa
Città e dall’evento che il suo nome ricorda, si è andata originando una
nuova consapevolezza mondiale contro la guerra ed una rinnovata determinazione
ad operare in favore della pace... Ricordare Hiroshima è aborrire la guerra
nucleare. Ricordare Hiroshima è impegnarsi per la pace”.
3. Da quel giorno fatale, purtroppo, le armi nucleari sono
aumentate nella quantità e nel potere distruttivo.
In questo momento occorre ancora una volta sottolineare
vigorosamente la necessità di compiere ogni sforzo che miri ad assicurare la
pace. Sempre ad Hiroshima ho invitato tutti i responsabili ad un’azione leale
e concorde: “Impegniamoci – dicevo – per la pace nella giustizia;
prendiamo una solenne decisione, ora, che la guerra non venga più tollerata e
vista come mezzo per risolvere le differenze; promettiamo ai nostri simili che
ci adopereremo infaticabilmente per il disarmo e l’abolizione di tutte le armi
nucleari; sostituiamo alla violenza e all’odio la fiducia e l’interessamento”.
Questo invito ripeto oggi con tutta la mia forza, nella
persuasione che esso verrà ascoltato. È il mondo intero che attende. È Cristo
stesso che ci chiama, tutti, ad essere “operatori di pace” (Mt 5,9), perché
lo spirito di questa beatitudine permei sempre più la vita di popoli e la
convivenza internazionale.
4. La preghiera per la pace non viene mai meno dalle labbra
della Chiesa.
La ripetiamo in ogni santa Messa, prima di tutto nel rito di
Comunione, riferendoci alle parole del “Padre nostro”, che ci ha insegnato
Gesù Cristo: “Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri
giorni...”.
Preghiamo ancora per la pace, che è dono di Dio e nello stesso
tempo frutto della buona volontà degli uomini dicendo: “Signore Gesù Cristo,
che hai detto ai tuoi Apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, non
guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e donale unità e
pace...”.
Noi preghiamo affinché la Chiesa sia anche il rifugio della
pace per il mondo, per tutti gli uomini, per ogni uomo e per ogni società.
E, infine, poco prima della Comunione eucaristica, il sacerdote
dice: “La pace del Signore sia sempre con voi”.
5. Oggi desideriamo includere quest’invocazione con
particolare fervore nel nostro Angelus, rivolgendola a tutto il mondo, a tutte
le nazioni e a tutti i sistemi e le ideologie, agli uomini di stato e ai capi
delle forze militari:
“La pace sia con voi”.
Dopo la recita dell'Angelus
Ai pellegrini polacchi
Carissimi, come avete senz’altro capito, giacché adesso tutti
ormai capite l’italiano, nella considerazione prima dell’Angelus ho parlato
della pace, ricollegandomi al giorno del 1° settembre del 1939, una data che io
stesso ricordo bene, come tutte le persone di una certa età.
Ci è difficile restare indifferenti di fronte a questa data. È
difficile non ricordare soprattutto quei nostri connazionali che durante l’ultima
guerra mondiale persero la vita sui fronti, nei campi di concentramento, nelle
prigioni. Quindi a loro soprattutto ci rivolgiamo, a tutti coloro che hanno dato
la propria vita per la Patria, ponendo con il loro sacrificio un grande
fondamento per l’indipendenza della Patria, questa indipendenza che è stata
faticosamente perseguita da tante generazioni, e soprattutto dalla generazione
che ha vissuto e che è passata attraverso l’ultima guerra mondiale.
Desidero pure rivolgermi con il pensiero a quelli che sono vivi,
siano essi in Patria, in Polonia, o siano emigrati. Penso a coloro che alla fine
dell’ultima guerra non sono potuti tornare in Patria, per la quale hanno
versato il sangue sui tanti fronti del mondo. Questo è quanto volevo dirvi nel
contesto della preghiera odierna, che è una preghiera per la pace. Questa
preghiera per la pace si innalza dalle labbra polacche e dai cuori polacchi con
fervore particolare, perché siamo una nazione che è stata toccata in modo
particolare dalle atrocità della guerra.
A gruppi italiani
Desidero ora rivolgere il mio cordiale e beneaugurante saluto ad
alcuni gruppi di pellegrini italiani qui presenti. Essi sono: i fedeli della
Parrocchia di San Zeno al Lambro, in Diocesi di Lodi, e quelli della Parrocchia
di Borgo San Giacomo in Diocesi di brescia; i componenti del complesso
Bandistico di Montecompatri; e i ragazzi del Campeggio Vocazionale dei
Missionari del preziosissimo Sangue, di Albano Laziale e, infine, i chierichetti
e cantori della Parrocchia di Miane, in Diocesi di Vittorio Veneto, con i loro
familiari.
A tutti esprimo ogni più bell’augurio e tutti benedico nel
nome del Signore.
© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana