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GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS

10 gennaio 1982

 

1. “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Mc 1,11).

Con tali parole la Liturgia chiude oggi il tempo di Natale e dell’Epifania del Signore. Le hanno ascoltate i pellegrini, riuniti presso la riva del Giordano al momento del Battesimo di Cristo.

Da diverse parti la gente accorreva a Giovanni, che predicava il battesimo di penitenza. Venne anche Gesù di Nazaret, quando la sua missione messianica doveva già rivelarsi pubblicamente in mezzo ad Israele. Giovanni il Battista era stato il primo, che ne aveva dato testimonianza presso il Giordano, e la sua testimonianza umana fu confermata dalla divina testimonianza del Padre, data presso il Giordano nella potenza dello Spirito Santo: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

2. Chiudiamo il ciclo liturgico, nel quale la Chiesa medita, con profonda gratitudine e commozione, sulla rivelazione del Dio-Figlio nella natura umana: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14), e noi vedemmo la gloria, con la quale l’ha circondato il Padre, in mezzo alla totale povertà della notte di Betlemme sotto gli occhi dei Pastori e poi dei Magi venuti dall’Oriente.

Oggi la Chiesa, insieme con questa epifania del Verbo Incarnato a Betlemme, unisce l’epifania, che ha avuto luogo nei pressi del Giordano: la gloria con la quale il Padre ha circondato Gesù di Nazaret, quando egli è venuto come uno dei pellegrini a chiedere a Giovanni il battesimo di penitenza. Sempre la stessa povertà: l’umiltà e la spogliazione del Figlio dell’uomo inserita nella gloria del Verbo Eterno, in lui nascosta.

3. “A quanti... l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome” (Gv 1,12).

La Chiesa del Verbo Incarnato cammina attraverso il mondo con tale fede. Nella nascita del Dio-Figlio dalla Vergine per opera dello Spirito Santo, ammira mediante la fede il mistero della nascita spirituale dell’uomo, adottato dal Padre come figlio nel Figlio Eterno. Questa fede distingue i confessori di Cristo in tutto il mondo. Essa unifica la Chiesa fin dalle stesse fondamenta più profonde della sua costruzione spirituale.

In questa unione di fede desidero salutare, sulla soglia del nuovo Anno del Signore, tutte le Chiese che sono nell’intero orbe terrestre.

In particolare saluto quelle Chiese, i cui pastori ho avuto, e continuo ad avere il piacere di incontrare quando vengono a Roma “ad limina Apostolorum”. Nel 1981 ho avuto la gioia di incontrare i Vescovi di Gambia, di Liberia e Sierra Leone, di Tanzania, di Angola e Sao Tomè, del Sudan, del Ghana, della Costa d’Avorio, del Mali, e un gruppo di Vescovi spagnoli.

Ho avuto la fortuna di ricevere soprattutto l’Episcopato Italiano secondo le singole regioni. A causa del ritardo, dovuto alle conseguenze dell’avvenimento del 13 maggio, le visite “ad limina” si protraggono in queste prime settimane dell’anno nuovo. Gli incontri individuali con i Pastori delle singole diocesi vengono completati dall’incontro collegiale con le Conferenze Regionali. Ringrazio il Buon Pastore per questa particolare occasione di potermi avvicinare a ciascuna delle Chiese in terra italiana, come degli altri paesi, tutti a me cari.

4. Le società di tutto il mondo, e particolarmente le nazioni dell’Europa e dell’America, continuano a mostrare preoccupazione, a motivo della situazione creatasi in Polonia in relazione alla proclamazione dello stato d’assedio.

Un tale stato ha portato e porta in sé la violazione di fondamentali diritti dell’uomo e della nazione.
Nel suo discorso per l’Epifania del Signore il Primate di Polonia ha affermato – così come anche il Cardinale di Cracovia – che viene violato uno dei più fondamentali diritti dell’uomo: il diritto alla libertà di coscienza e di convinzioni.

Sotto la minaccia di perdere il lavoro, cittadini vengono costretti a firmare dichiarazioni che non concordano con la loro coscienza e con la loro convinzione.

Violentare le coscienze è un grave danno fatto all’uomo. È il più doloroso colpo inferto alla dignità umana. È, in un certo senso, peggiore dell’infliggere la morte fisica, dell’uccidere: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo...” (Mt 10,28), ha detto Cristo, dimostrando quanto più grande male sia il fare violenza allo spirito umano, all’umana coscienza.

Il principio del rispetto delle coscienze è un diritto fondamentale dell’uomo, garantito dalle costituzioni e dagli accordi internazionali.

Elevo la voce a Dio, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, perché non siano soffocate le coscienze dei miei connazionali.

Voglio anche ricordare che in questa domenica si celebra la“Giornata del Seminario di Roma”.

Il problema delle vocazioni diocesane è uno di quelli che più impegnano la sollecitudine di un Pastore, perché le nuove leve sacerdotali assicurano l’efficienza e l’avvenire della vita diocesana.

Perciò, come Vescovo di Roma, a cui l’odierna ricorrenza dell’annuale “Giornata del Seminario” sta sommamente a cuore, io mi rivolgo a voi, qui presenti, a tutta la comunità diocesana, a quanti in questo momento sono in ascolto, per rendervi partecipi della sollecitudine e delle preoccupazioni ecclesiali.

Se, infatti, da una parte abbiamo motivo di speranza e di fiducia con la constatazione dell’aumento, registrato negli ultimi due anni, del numero di aspiranti al sacerdozio, dall’altra parte in una città come Roma, che non rallenta il ritmo di espansione demografica, dobbiamo anche rilevare la sproporzione tra i bisogni spirituali e la scarsezza delle braccia e dei servizi.

Quello delle vocazioni sacerdotali è soprattutto un problema d’impegno nella preghiera, che tocca tutta la comunità cristiana, secondo l’invito di Gesù a rivolgerci al Signore della messe per l’invio di altri operai. Una preghiera che si accompagna all’esigenza della catechesi, all’offerta in favore del Seminario, ma che si lega soprattutto alla necessità del sacrificio per ottenere dal Signore nuove vocazioni.

Voglio sperare che tutti accolgano questo mio invito perché la diocesi del Papa faccia fronte alle crescenti sue necessità.


Dopo la recita dell'Angelus


Saluto ai fedeli presenti in Piazza San Pietro.

Auguro a tutti una buona domenica, una domenica spiritualmente buona. Ringrazio per la vostra presenza, per la vostra preghiera, per la vostra solidarietà. Abbraccio le vostre famiglie, i bambini, gli anziani. E a tutti dico: sia lodato Gesù Cristo!

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana


  

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