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GIOVANNI PAOLO II
ANGELUS
Domenica, 4 marzo 1984
1. In questo incontro domenicale desidero proseguire la riflessione sulla
presenza della Vergine nella celebrazione liturgica, azione di Cristo e della
Chiesa, a cui Maria è indissolubilmente congiunta. La Chiesa ne ha l’intima
persuasione, che le deriva dalla fede e, per così dire, dall’esperienza.
La Chiesa infatti crede che la beata Vergine, assunta in cielo, è accanto a
Cristo, sempre vivo per intercedere a nostro favore (cf. Eb 7, 25), e che
alla divina implorazione del Figlio si unisce l’incessante preghiera della
Madre: in cielo la voce della Vergine è divenuta liturgia supplice in favore
degli uomini suoi figli, che ella contempla nella luce di Dio e di cui conosce
le necessità e il travaglio.
La Chiesa poi possiede l’esperienza intima, vitale, maturata in lunghi secoli di
consuetudine orante, della presenza attiva della Vergine, degli angeli e dei
santi nella liturgia. E traduce tale esperienza, depositata soprattutto nella
preghiera liturgica, in molteplici atteggiamenti culturali, fra i quali desidero
ricordare la richiesta dell’intercessione materna della Vergine e la comunione
con lei.
Nell’ambito dell’unica mediazione di Cristo, Dio padre ha voluto che il materno
amore della Vergine accompagnasse la Chiesa nel cammino verso la patria. Essa
quindi vuole percorrere quel cammino con la Madre del Signore, la cui voce
primeggia nella lode di Dio, il cui cuore trepida nella pura oblazione di sé ed
esulta nel canto di riconoscenza all’Altissimo.
2. In questo giorno, in cui ricorre il quinto centenario della morte di san
Casimiro, ho voluto spiritualmente unirmi ai vescovi della Lituania, i quali
ieri, presso la tomba del santo di Vilnius, hanno dato inizio alle solenni
celebrazioni giubilari in onore del loro celeste patrono.
Figlio di Casimiro IV Jagellone, re di Polonia e granduca di Lituania, san
Casimiro, nella sua breve vita di soli 26 anni, si distinse per la fede
adamantina, per la costante preghiera, per la limpida purezza, per il fattivo
amore verso i poveri e i bisognosi, per la fervida devozione alla Vergine
santissima. Per tale esemplare testimonianza cristiana e per i vari vincoli di
parentela, la vita del santo è legata alla storia civile e religiosa dell’Europa
e del suo tempo.
La presenza di rappresentanti delle Conferenze episcopali europee alla odierna
celebrazione in san Pietro ha voluto pertanto sottolineare questo patrimonio
comune, culturale e spirituale, che unisce le varie nazioni dell’Europa e
ricordare altresì le “radici cristiane”, che hanno fecondato e alimentato per
secoli tutte le manifestazioni della storia di questo continente; ha voluto
inoltre esprimere l’affetto, la sollecitudine e la solidarietà della Chiesa di
Roma e delle altre Chiese particolari d’Europa nei confronti di tutto il popolo
di Dio, che è in Lituania.
A tutti i lituani, che vivono in patria o che sono sparsi nel mondo, rivolgo il
sincero auspicio – accompagnato dall’invocazione al Signore – che siano sempre
fedeli alla preziosa eredità spirituale del loro santo patrono, saldi nella fede
degli avi, lieti nella speranza, radicati nell’amore e nella comunione con Dio,
con la Chiesa, con i fratelli.
Mercoledì prossimo, primo giorno di Quaresima, mi recherò alle catacombe di san
Callisto, per celebrarvi la santa messa con i giovani di Roma. Esprimo l’augurio
che l’inizio del periodo quaresimale segni per tutti l’avvio di un cammino di
purificazione interiore, in sintonia con i grandi temi di riflessione e di
preghiera che la liturgia quotidiana e domenicale propone. La Pasqua sarà tanto
bella e gioiosa quanto maggiore sarà stato l’impegno posto da ciascuno durante i
giorni “forti” della preparazione.
Com’è noto, giovedì prossimo, 8 marzo, ricorre la Giornata internazionale della
donna. Le donne cristiane vogliono portare l’originale contributo di un
messaggio di speranza in una società che spesso sembra aver smarrito la
fiducia, di un messaggio di solidarietà umana, anzi di comunione
in un mondo nel quale agiscono i veleni della violenza e dell’egoismo. Benedico
il loro impegno, auspicando che nella fede in Cristo, Redentore degli uomini,
“nostra pace e nostra riconciliazione”, esse sappiano trovare l’incentivo per
quella testimonianza di idealismo, di comprensione, di operosa concordia di cui
il nostro mondo abbisogna. Il mio pensiero si estende a tutte le donne con
l’augurio che nella mentalità e nel costume si affermi sempre più il rispetto
della loro dignità e della loro missione.
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1984 - Libreria
Editrice Vaticana
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