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VISITA PASTORALE A PERUGIA ED ASSISI

GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS
PER I GIOVANI UNIVERSITARI ITALIANI E STRANIERI

Piazza IV Novembre, Cattedrale di San Lorenzo
Perugia, 26 ottobre 1986

 

Carissimi giovani.

1. Visitando questa vostra città, ho avvertito più che la convenienza, la necessità di vedervi e di rivolgervi la mia parola di esortazione e di incoraggiamento, a conforto della vostra speranza cristiana e della vostra fiducia nell’avvenire.

Siamo radunati in questa “piazza grande”, piazza del “Comune”, che è il cuore religioso, civile e artistico della città. Vi si affacciano il Palazzo Comunale e la Cattedrale. Al centro, la famosa fontana maggiore. In essa sbocca il Corso Vannucci che, di sera, si gremisce soprattutto di giovani, i quali invadono anche la gradinata della Cattedrale: è il momento di ritrovo tra amici, tra le mura amiche della vostra storica città. Questa piazza è un simbolo perché esprime l’esigenza di superare la solitudine, di “convenire”, di stare e di parlare insieme. Non a caso, a delimitarla è la Chiesa grande, madre della diocesi: Chiesa che vuol dire appunto “convocazione”, e il palazzo del Comune: il Comune è il “noi” d’una città. È - ancora - il ritrovarsi con gli altri alla ricerca del bene di tutti.

Incontrarsi con gli altri significa sperimentare la verità dell’uomo, che non è fatto per la solitudine (“non è bene che l’uomo sia solo”) e al quale Dio fa il dono dell’altro.

Saluto con affetto tutti voi giovani di Perugia e Città della Pieve: saluto i tanti giovani che da ogni paese del mondo qui confluiscono, portando il ricco patrimonio delle loro culture native e attingendo ricchezza dalla cultura di questa antica città di studi, d’arte, di religione. Desidero leggere insieme con voi l’esperienza del ritrovarsi insieme, alla luce della parola di Dio.

2. Ricordate il capitolo due della Genesi. Quella pagina biblica è lo specchio di un mondo giovane, in cui tutto è ancora da scoprire sotto la spinta irresistibile a uscire da sé. Sia che questa spinta si chiami amicizia, sia che maturi come amore coniugale o si dilati in donazione totale di sé al prossimo, essa rivela che la struttura portante dell’uomo è il superarsi, nell’amore, cioè l’estasi, direbbe sant’Agostino.

Nessuna meraviglia per il credente: l’uomo è stato fatto a immagine di Dio; e Dio è l’Amore che, a cominciare dalla creazione fino all’effusione dello Spirito Santo sull’umanità di ogni paese, esce, in qualche modo, da se stesso e viene a noi. “Il Signore Dio passeggiava nel giardino alla brezza del giorno”, afferma la Bibbia. È il “giardino” dove Dio aveva collocato l’uomo da lui plasmato, affinché vivesse in familiarità con lui e, in lui, entrasse in comunione con i propri simili. È il “giardino” affidato da Dio all’uomo perché lo “coltivi” e lo “custodisca”.

In questo disegno divino c’è la risposta all’altra esigenza, da voi fortemente avvertita - di lavorare - un’esigenza alla quale s’accompagna, sempre più grave e vasta, la paura di non riuscire a trovare lavoro. Un domani senza lavoro; “una vera calamità”, ho già scritto, cinque anni fa, nella mia lettera Laborem Exercens. Aggiungevo: “Essa diventa particolarmente dolorosa, quando vengono colpiti soprattutto i giovani, i quali, dopo essersi preparati mediante un’appropriata formazione culturale, tecnica e professionale, non riescono a trovare un posto di lavoro e vedono frustrata la loro sincera volontà di lavorare e la loro disponibilità ad assumere la propria responsabilità per lo sviluppo economico e sociale della comunità”.

Il problema è indubbiamente difficile, complesso. Esige non solo buona volontà, ma anche competenza e aderenza alla realtà. Ma, prima di ogni tentativo di soluzione con gli indispensabili strumenti della scienza, dell’esperienza, dell’economia e della politica, c’è da stabilire un orizzonte in cui collocare il problema. C’è da trovare un’immagine del mondo e dell’uomo, in particolare, che ispiri e regoli quei tentativi.

A questo proposito, le alternative possono essere molto distanti: da una parte un mondo senza senso, casuale, piatto, nel quale l’uomo è considerato come un oggetto, è questa l’interpretazione d’un multiforme immanentismo che si respira largamente attorno a noi; dall’altra un mondo in cui si manifestano la sapienza, la potenza e l’amore di Dio, un universo profondo, buono, bello, in mano all’uomo - immagine di Dio - ricco, anch’esso, di ricchezze insondabili e mai sufficientemente esplorate: di intelligenza, di cuore, di ardimento, di pazienza. È la visione biblica del creato: un giardino da “coltivare” e da “custodire” e l’uomo “signore” - non despota - nel giardino.

Siete voi, giovani, che dovete rivendicare questa dimensione profonda, sapienziale del mondo e dell’uomo, indurre a rispettarla e a trarne le conseguenze sul piano operativo: culturale, sociale, economico. Anzitutto sperimentandola e rivelandola in voi stessi, mediante l’impiego intelligente e responsabile dei vostri talenti, nella serietà e creatività delle occupazioni che avete per mano.

Ci si accorgerà che c’è tanto lavoro da fare. C’è tanto di buono e di bello nel mondo da conservare, preservare, difendere. Ci sono, nel creato, tante potenzialità da scoprire, da sviluppare: la scienza e la tecnica sono grandi compiti, assegnati all’uomo per perfezionare la creazione. In concreto, e per semplificare, campi come quello dell’istruzione, dell’assistenza e della salute reclamano interessamento e solidarietà. E qui, nella vostra stupenda Umbria, la natura, l’arte, l’ambiente non sono soltanto un dono gioioso di Dio, ma anche una ricchezza da far fruttare.

3. Se queste considerazioni riceveranno quell’attenzione che meritano il futuro sarà meno buio, più degno dell’uomo che Dio ama e vuole vivo, e tante istanze troveranno la desiderata soluzione, tra cui la disoccupazione - soprattutto quella giovanile - che è mortificazione, forzato seppellimento di talenti preziosi, e impoverimento della società.

Continuate, dunque, a guardare al futuro, fiduciosi che esso può diventare migliore; anzi preparatevi fin d’ora, coscienziosamente, a migliorarlo. Di fronte a questo impegno si ha il diritto di aspettarsi che la generazione degli adulti - non sempre generosa con i giovani - nonché le autorità civili e le forze economiche e sociali - ognuno per la sua parte - non vi lasceranno soli nella legittima ricerca di uno spazio per le vostre capacità lavorative. Lo esigono la giustizia e la pace sociale.

Ma io sento ancora il bisogno di mettervi in guardia da un’insidia, che si può nascondere in voi giovani. Essa sta nella dimenticanza di quell’albero che Dio ha piantato nel “giardino” e che pone limiti al volere dell’uomo, alla volontà di stabilire, lui, ciò che è bene e ciò che è male. Questa limitazione non significa - come potrebbe suggerire anche oggi il demone sempre attivo di una male intesa autonomia - che Dio voglia sminuire la sua creatura più alta. È piuttosto il richiamo al suo nativo limite creaturale, alla sua fragilità, per aiutarlo a superare il suo tendenziale egocentrismo.

L’orientamento di fondo della vita viene da Dio e consiste in quella spinta ad andare oltre se stessi - verso Dio e verso il prossimo - di cui ho già parlato. Anche quando si tratta di impegnarsi per un futuro di occupazione la più ampia possibile, sarà la limitazione delle proprie ambizioni, l’attenzione all’altro, alla sua dignità e al suo diritto: sarà, in una parola, l’amore a fondare quella possibilità.

È la solidarietà che salverà il futuro dei giovani, il salire in cordata. Vi salverà la lotta coraggiosa e tenace contro l’individualismo e la logica dell’accaparramento. È la solidarietà che salverà il futuro del mondo e dell’umanità. Questo è il significato dell’albero vietato da Dio agli uomini: non la repressione di alcunché di umanamente valido, ma l’avvio di un corso più umano del convivere.

4. In una città come Perugia - con una presenza così larga e varia di giovani d’ogni dove, specialmente dei Paesi in via di sviluppo - si tocca con mano che i problemi di un futuro di lavoro, di promozione della dignità umana e di pace travalicano i confini delle stesse nazioni e dei continenti. Si toccano con mano - se non ci si chiude in se stessi - anche le difficoltà di accoglienza, di ambientazione, i disagi anche economici che incontrano i giovani stranieri in una città pur così ospitale. La soluzione di questi problemi e il rimedio a questi disagi non potranno venire - ancora una volta - che da una dilatazione dello sguardo e del cuore, dall’evangelico “farsi prossimo” anche ai più lontani. Il discorso investe anche i pubblici poteri e le istituzioni civiche.

Per quanto riguarda voi, giovani, ricordate la consegna a voi lasciata dal Concilio Vaticano II, alla sua chiusura: “Allargate il cuore alle dimensioni del mondo”. Perugia, città cosmopolita e dalle radicate tradizioni di umanesimo cristiano, Perugia esuberante di gioventù, ha la particolare vocazione di avvicinarsi ai lontani e di avvicinarli tra di loro.

Alle porte di Assisi e in questa vigilia dell’incontro ecumenico di preghiera per la pace, io saluto Perugia come città di dialogo, di pace e di speranza, e la saluto in voi giovani. Ciò che ad altri può apparire utopistico in questi progetti, non lo è per coloro che credono: per chi prende sul serio Dio e la sua Parola. È questo il messaggio che ci viene insistente e rassicurante dalla Cattedrale, dove la parola di Dio ha la sede più autorevole ed efficace della sua proclamazione, e sul cui altare ogni giorno è celebrata la vittoria dell’Amore sull’egoismo, della Vita sulla morte, della Comunione sulla solitudine.

Ma è il messaggio che viene anche dal palazzo del Comune: esso è il simbolo della volontà di cercare insieme e di costruire insieme il bene, la prosperità, la pace sociale e la libertà che non voglia essere un nome vuoto, pericoloso.

“Verità - amore - libertà”: è il trinomio che ho ricordato rivolgendomi ai giovani nella recente lettera per il XVI centenario agostiniano. Seguendo ancora il grande convertito, ho ricordato un quarto valore, che vi sta a cuore, che vi affascina: la bellezza. Chi viene in questa piazza difficilmente si sottrae al fascino della sua bellezza. La fontana maggiore ne è un’incarnazione splendida.

Amate la bellezza. Non solo - continuo con sant’Agostino - la bellezza dei corpi, che potrebbe far dimenticare quella dello spirito, né solo quella dell’arte, ma la bellezza interiore di atteggiamenti nobilmente umani e, soprattutto, la bellezza eterna di Dio, da cui discende ogni bellezza creata: di Dio che è “bellezza di ogni bellezza”.

Che la vostra attrattiva per la bellezza vi faccia superare l’avidità del possesso, fino a giungere alla contemplazione pura di Dio, che è bellezza suprema senza ombra di imperfezione; fino all’incontro beatificante con lui nella preghiera! Amate la preghiera! Che la preghiera diventi esperienza di comunione con Dio e con ogni volto umano riscoperto in lui!

5. Sul punto di congedarmi da voi, ho desiderato sollevarvi a questa visione di trascendenza e di bellezza, affinché la vostra vita cristiana si consolidi sempre più e cresca e fiorisca di opere concrete anche a vantaggio della società civile e sociale, e sia premessa e promessa di un avvenire più giusto, più umano e quindi più sereno. Fate sentire la vostra fattiva presenza in questa società odierna, che attende da voi un contributo essenziale per la soluzione dei suoi gravi problemi.

Sull’esempio di san Francesco, che tante volte visitò questa città e che domani avrò di nuovo la consolazione di venerare presso il suo sepolcro, non cessate di fare ogni sforzo per la conquista della gioia, della libertà e dell’amore. Ben sapendo però che egli giunse alla gioia attraverso la sofferenza, alla libertà attraverso l’obbedienza, e all’amore per tutte le creature mediante la vittoria sul proprio egoismo.

Vi assicuro il mio costante ricordo al Signore, perché vi rafforzi in ogni opera buona e conduca a buon termine il vostro impegno spirituale e sociale.

Allora facciamo un riassunto di questa nostra meditazione che precede l’Angelus Domini che tra pochi minuti dobbiamo recitare tutti. Facciamo un riassunto di questa meditazione in cui ho cercato di partire dalla Genesi, dove i problemi fondamentali dell’uomo sono presentati, sembrerebbe, in una maniera semplice, ma stupendamente profonda. E poi, in questa meditazione, abbiamo richiamato per noi tutti, e specialmente per voi, alcuni valori di grandissima importanza. Questi sono: la verità, l’amore, la libertà, la bellezza.

E io vi dico e vi auguro: amate, amate la verità; e vi dico: amate la libertà; e vi dico amate l’amore; e vi dico ancora: amate la bellezza; e vi ripeto: amate l’amore; e vi ripeto amate la preghiera.

Vi ottenga l’adempimento di tale voto la Vergine santissima, che ora invochiamo nella preghiera dell’Angelus. Ella, che è Regina della pace, interceda presso il suo Figlio, perché il mondo raggiunga quella sospirata pace, per la quale domani ci raduneremo ad Assisi.


Dopo l’Angelus:

Mi piace stare qui, mi piace molto. Ecco, mi piace stare in questo ambiente, è un ambiente stupendo a motivo dell’arte. Parla il genio umano, parla il genio italiano, parla il genio cristiano, parlano i secoli: ma tutto questo non sarebbe quello che è senza di voi. Ecco, quest’ambiente perugino, stupendo ambiente, dove parlano i secoli, dove parla il genio umano, vi attrae e voi venite qui volentieri. Si può dire: sono monumenti antichi. Ma voi riempite questi monumenti antichi, quest’ambiente antico, con la vostra giovinezza e possiamo dire che quest’ambiente dove parlano i secoli si sente giovane quando voi siete qui.

L’ultimissima parola: anche Giovanni Paolo si sente meno vecchio e più giovane quando sta con i giovani, Arrivederci.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

     

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