1. Oggi la Chiesa celebra la festa della Dedicazione della basilica
Lateranense, “omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput” (“madre e
capo di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe”), la cattedrale di Roma,
fatta costruire dall’imperatore Costantino e inizialmente dedicata al
santissimo Salvatore, e poi, sotto il pontificato di san Gregorio Magno,
intitolata anche ai santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, a ciascuno
dei quali era consacrato un oratorio annesso al battistero.
La Basilica del Laterano, coi palazzi adiacenti, fu per molti secoli sede
abituale del Vescovo di Roma. In essa si tennero cinque Concili ecumenici, tra i
quali nel 1215, sotto il papa Innocenzo III, il Lateranense IV, considerato
dagli storici il Concilio più importante del medioevo. Per mille anni la storia
di Roma cristiana gravitò intorno a tale basilica, che papi, imperatori, re e
fedeli adornarono via via di preziosi donativi e di splendide opere d’arte,
segno della loro intensa fede in Cristo.
2. Nel ricordo della iniziale dedicazione della cattedrale di Roma a Gesù
Salvatore del mondo, la festività liturgica odierna ci invita a meditare su uno
dei misteri fondamentali della rivelazione cristiana: Gesù di Nazaret, Messia,
Signore, Figlio di Dio, è colui che ha portato la salvezza totale e definitiva
agli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi! Nella sua vita pubblica Gesù
si rivela come salvatore anzitutto mediante i miracoli operati a favore degli
infermi, lebbrosi, ciechi, muti, storpi e perfino di morti, che egli richiama
alla vita. Gesù tuttavia fa comprendere che questi suoi prodigi, questi gesti
di misericordia verso i malati devono essere intesi come atti che rimandano al
di là della semplice salvezza corporale. Gesù porta agli uomini una salvezza
ben più profonda e radicale: egli afferma di essere venuto per “salvare ciò
che era perduto” a causa del peccato; per “salvare il mondo e non per
condannarlo” (cf. Lc 9, 56; 19, 10; Gv 3, 17; 12, 47).
3. Dinanzi a Cristo Salvatore, l’uomo è chiamato a una scelta decisiva, da
cui dipende la sua sorte eterna. Alla scelta di fede da parte dell’uomo
corrisponde, da parte di Dio, il dono della redenzione e della vita
eterna.
A Cristo, Uomo–Dio, Redentore dell’uomo e della storia, va oggi la nostra
umile adorazione e la nostra ardente preghiera perché l’umanità intera
accolga la salvezza, che egli offre, la liberazione, che egli promette. E
chiediamo anche, per noi e per tutti, l’intercessione della sua santissima
Madre, mentre recitiamo la preghiera che ci ricorda l’Incarnazione del
Verbo.
Agli agricoltori
Desidero ora rivolgere un cordiale saluto ai coltivatori della terra, i quali
celebrano in questa domenica la Giornata del ringraziamento al Signore per
l’efficace aiuto, con cui ha reso fecondo il loro lavoro. Nell’esistenza
cristiana il sentimento della gratitudine è fondamentale. In esso il credente
riconosce Dio come creatore e datore di ogni bene, offrendogli i frutti delle
sue fatiche e la propria persona, e contribuendo così a elevare il mondo verso
di lui. Mi è caro condividere con i lavoratori dei campi la gioia e la
soddisfazione, che provengono dal vedere i buoni risultati del loro lavoro nella
consapevolezza di aver portato a termine un’opera utile alla società. Mentre
mi unisco al loro rendimento di grazie, auspico che ciascuno sappia rendere
grazie per quel che è e per quel che ha al Signore e alla sua Provvidenza. La
benedizione apostolica sostenga tutti, così che ai benefici divini
corrispondano sempre generosi propositi di vita cristiana.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana