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GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS

Festa della Cattedra di San Pietro
Domenica, 22 febbraio 1987

 

Carissimi fratelli e sorelle,

Oggi, la giornata del 22 febbraio, festa della Cattedra di san Pietro, continuiamo le nostre riflessioni nella prospettiva del Sinodo dei vescovi dedicato alla missione dei laici nella Chiesa e nel mondo.

1. Nell’itinerario che stiamo compiendo in questa preparazione, è naturale, oltre che necessario, ritornare alle pagine del Concilio. In quei preziosi documenti sono disseminati molti elementi che, accostati l’uno all’altro, compongono una realtà pluriforme, dalla quale l’immagine tipica del laicato cattolico appare nella ricchezza dei suoi contorni.

Ma non si tratta, per così dire, di un’esposizione statica. È qualcosa di vivo; ha in sé la limpida vitalità delle fonti d’acqua zampillante. Fonti singolari, che rimandano a Cristo, il divino artefice della Chiesa, e, attraverso Cristo, alla sorgente primordiale, che è Dio.

2. Chi sono i laici?

Nel rispondere il Concilio non intende alludere semplicemente a chi non è sacerdote o religioso e religiosa, quasi per ribadire, in forma negativa, che i laici sono coloro che non appartengono a queste categorie. No. Il Concilio apre una visione nettamente positiva. Si colloca dal punto di vista del “disegno” di Dio contenuto nella rivelazione. E risponde che i laici, insieme con la gerarchia, il clero e i religiosi sono il “popolo di Dio”.

La costituzione dogmatica Lumen Gentium, testo fondamentale, dopo aver scandagliato il “mistero della Chiesa” dalla sua origine trinitaria alla sua realtà di “corpo di Cristo” nelle sue dimensioni spirituale e visibile, tratta ampiamente del “popolo di Dio”. È la Chiesa, questo popolo. Un popolo unito e ordinato. Non una massa informe, un agglomerato di individui incamminati verso diversi destini. Un vero popolo. Cioè una accolta di cristiani e di cristiane, che riconoscono una comune origine della medesima paternità divina, un comune cammino sull’unica strada che è Cristo redentore, una comune meta nell’incontro definitivo e beatificante con Dio.

3. I laici sono a tutti gli effetti membri di questo popolo privilegiato, che “costituisce per tutta l’umanità un germe validissimo di unità . . . è da Cristo assunto per essere strumento della redenzione di tutti e, quale luce del mondo e sale della terra, è inviato a tutto il mondo” (Lumen Gentium, 9). In esso “nessuna ineguaglianza . . . per riguardo alla stirpe o nazione, alla condizione sociale o al sesso . . .; comune è la dignità dei membri, comune la grazia dei figli, comune la vocazione alla perfezione”.

Come in ogni organismo vivo, nel “popolo di Dio” c’è - non potrebbe non esservi - diversità di compiti. Tuttavia “vige una vera uguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti” (Lumen Gentium, 32).

4. “Egli è il nostro Dio / e noi il popolo del suo pascolo” (Sal 95, 7).

La Vergine Maria, aiuto dei cristiani, faccia sì che tutti, e, in questo periodo di preparazione al Sinodo dei vescovi, specialmente i laici, approfondiscano la consapevolezza della loro vocazione, per essere partecipi a pieno titolo della missione del popolo di Dio.

Ai professori e agli alunni
del Liceo Classico Turriziani di Frosinone

Porgo il mio cordiale saluto a tutti i gruppi presenti in Piazza San Pietro e in particolar modo ai professori e agli alunni del laici di Frosinone, auspicando un costante impegno di fede e di vita autenticamente cristiana.

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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