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GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS

Domenica, 11 febbraio 1990

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. L'anniversario delle apparizioni della Vergine santissima a Massabielle, presso Lourdes, c'invita a volgere i nostri sguardi alla Madre celeste. Nella prospettiva del prossimo Sinodo dei vescovi, che affronterà il problema della formazione sacerdotale, vogliamo, oggi, riflettere sul senso della presenza di Maria nella vita del sacerdote.

Questa presenza è stata voluta da Cristo quando, al Calvario, disse alla Madre: "Donna, ecco il tuo Figlio!". Donando a Maria, come figlio, il discepolo prediletto, Gesù stabiliva una maternità universale, in forza della quale Maria avrebbe avuto per figli tutti i cristiani, anzi quanti, in Cristo, erano chiamati a ricevere la salvezza, ossia tutti gli uomini. Era, questo, il dono supremo, che il Salvatore faceva all'umanità prima della morte: egli donava la propria madre a tutti. Ciascuno di noi ricevette allora questo primo frutto del sacrificio redentore: una madre per condurlo lungo il cammino della grazia e questa era la Madre di Dio!

2. La nostra attenzione, però, è attirata dalla scelta di colui che allora fu chiamato a diventare il figlio di Maria. Giovanni era un sacerdote! Poco prima del dramma del Calvario, egli aveva ricevuto il potere di celebrare l'Eucaristia in nome di Cristo: a lui, come agli altri apostoli, era stato rivolto il mandato: "Fate questo in memoria di me" (Lc 22, 19).

Essendo stata proclamata da Gesù madre di un sacerdote, ed essendo, soprattutto, la madre di Gesù, sommo sacerdote, Maria è diventata in modo specialissimo la madre dei sacerdoti. Ella è incaricata di vigilare sullo sviluppo della vita sacerdotale nella Chiesa, sviluppo intimamente legato a quello della vita cristiana.

Gesù non si limitò ad affidare a Maria questa missione nei riguardi dei sacerdoti. Egli si rivolse anche a Giovanni per introdurlo in un rapporto filiale con Maria: "Ecco la tua madre!". Egli desiderava che il discepolo riconoscesse in Maria la propria madre e che le riservasse un profondo affetto.

A questo desiderio del maestro crocifisso il discepolo prediletto rispose subito prendendo Maria con sé. Stando alla tradizione, egli visse i primi anni del suo ministero apostolico in compagnia di colei che gli era stata data per madre, trovando in lei un aiuto incomparabile.

3. "Prendere Maria con sé": ecco il dovere e il privilegio di ogni sacerdote. Per il fatto che egli riceve il potere di parlare e di agire in nome di Cristo, deve amare Maria come l'ha amata Gesù. In nome di questo vincolo di amore filiale, egli può affidarle tutto il suo ministero sacerdotale, i suoi progetti e le difficoltà che incontra sulla sua strada.

Pregheremo oggi la Vergine affinché la formazione sacerdotale conduca i giovani a "prendere Maria con sé". E pregheremo perché la Chiesa sia ricca di sacerdoti sempre più ardenti nel testimoniare il loro affetto a colei che è stata data loro per Madre!

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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