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GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS

Domenica, 10 febbraio 1991

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Ricorre oggi di frequente l'espressione "civiltà del lavoro", la quale, esclusa ogni enfasi retorica e senza alcun riferimento demagogico, ha un preciso, e certamente positivo, significato. Essa dice infatti che il lavoro, inteso e attuato secondo la sua autentica natura, costituisce uno dei fattori fondamentali della civiltà umana. All'origine del processo, che nei tempi moderni ha portato al riscatto e all'elevazione del lavoro, c'è non solo lo sforzo dell'uomo, ma anche, e decisivo, l'influsso della Rivelazione contenuta nell'Antico e nel Nuovo Testamento. Da essa si ricava tutta una serie di linee programmatiche, che ben possono qualificarsi come "il vangelo del lavoro" (Ioannis Pauli PP. II, Laborem Exercens, 25ss.).

Qualunque sia il tipo di attività a cui l'uomo attende, essa ha sempre un'intrinseca dignità che va molto al di là del quadro economico e produttivo, per i valori umani e morali che esprime ed incarna. E' perciò necessario che l'uomo del lavoro abbia una concezione chiara ed illuminata dell'opera che svolge, ed è anche necessario che le condizioni in cui la svolge corrispondano alle sue esigenze di persona.

A questo intendeva riferirsi Papa Leone XIII quando, nell'Enciclica "Rerum Novarum", affermava e sosteneva la dignità del lavoro e, quindi, inculcava il rispetto dei diritti di ciascun lavoratore.

2. Non c'è dubbio che, nel quadro storico della fine del secolo XIX, la "questione operaia" abbia avuto grande rilievo nella vita sociale, esasperando gli animi e portando talora ad atteggiamenti di rivolta contro forme e strutture del ciclo lavorativo che mortificavano precisi diritti.

Era un quadro molto diverso da quello odierno. Ma ciò che conta è che il Pontefice già allora riconosceva le sacrosante ragioni dei lavoratori, e ai datori di lavoro ricordava il grave dovere di osservare la giustizia. Al tempo stesso, non mancava di richiamare a tutti la dignità del lavoro e il senso dell'austerità e del risparmio. "Dinanzi a Dio - egli scriveva - non è cosa che faccia vergogna né la povertà né vivere del proprio lavoro"; e portava l'esempio di Gesù, che "essendo Dio, volle apparire come figlio di un carpentiere (Mc 6, 3) e non ricusò di trascorrere lavorando la maggior parte della vita".

3. Oggi, in generale, le condizioni economiche e sociali del mondo operaio sono molto cambiate rispetto ai tempi di Leone XIII. Ma - come sapete - c'è, purtroppo, un Terzo e un Quarto Mondo, in cui permangono vastissime fasce di povertà e di miseria, con condizioni talvolta più disagiate di quelle dei ceti operai dell'altro secolo. Per questi Paesi il discorso del grande Papa conserva tutta la sua attualità ed applicabilità. Per i Paesi sviluppati, poi, rimane sempre valido il suo insegnamento circa la nobiltà del lavoro e la necessità di farlo corrispondere alla verità dell'uomo, che, secondo il volere di Dio creatore, col suo lavoro soggioga la terra ed insieme perfeziona se stesso. A questi pensieri ci abitui e ci formi Maria Santissima, dedita nell'intimità della famiglia ad un lavoro assiduo e discreto, accanto al suo sposo Giuseppe ed al divin Figlio Gesù.

Ai fedeli della parrocchia di Santa Maria in Traspontina

Rivolgo un saluto particolare ai numerosi fedeli della Parrocchia romana di Santa Maria in Traspontina, dove questa mattina ho compiuto la visita pastorale.

Carissimi, mi compiaccio con voi e col vostro Parroco per il fervore spirituale che ho potuto riscontrare nella vostra Comunità e vi esprimo il mio ringraziamento per questa ulteriore manifestazione della vostra partecipazione alla vita della Chiesa e per la devozione alla Madonna SS. ma, celeste Patrona della vostra Parrocchia.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

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