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GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS

Festa della Sacra Famiglia
Domenica, 29 dicembre 1991

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Celebriamo oggi la festa della Sacra Famiglia e, con nell'animo ancora la serena e gioiosa atmosfera del Natale, vogliamo entrare spiritualmente nella Casa di Nazareth per meditare sugli insegnamenti che da essa ci provengono.

Il Figlio di Dio, incarnandosi per la nostra salvezza, si è scelto una famiglia, mostrandoci così che matrimonio e famiglia fanno parte del disegno di salvezza e rivestono un ruolo singolare per il bene della persona e della società umana. Questa è la ragione profonda per la quale, di fronte alle odierne contestazioni, la Chiesa "sente in modo più vivo e stringente la sua missione di proclamare a tutti il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia, assicurandone la piena vitalità e promozione umana e cristiana, e contribuendo così al rinnovamento della società e dello stesso Popolo di Dio" (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n. 3).

In questa prospettiva, essa non si stanca di ripetere a quanti avanzano proposte differenti che "da principio non fu così" (Mt 19, 8). Dio, che è amore e vive in se stesso un mistero di comunione interpersonale, ha inscritto "nell'umanità dell'uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell'amore e della comunione" (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n. 11).

L'autentico amore coniugale e così assunto nell'amore divino, derivandone l'impegno di una donazione indissolubilmente fedele e generosamente feconda. Impegno non facile davvero, al cui adempimento tuttavia contribuiscono la redenzione operata da Cristo e l'azione salvifica della Chiesa. Proprio per questo, nella misura in cui restano fedeli al loro compito, i membri della famiglia progrediscono sulla via della santità, diventano testimoni della misericordia del Padre celeste e contribuiscono a costruire un mondo dove regna lo spirito di servizio, di accoglienza e di solidarietà.

2. Contemplando quest'oggi la Santa Famiglia nella semplicità della vita di Nazareth, vorrei esortare le famiglie cristiane ad imitarne l'esempio, ad essere sempre più "comunità di amore" nella quale vige in ogni momento "il rispetto della vita" (Gaudium et Spes, n. 47). Vorrei invitarle a prendere coscienza dell'importanza che esse rivestono nella Chiesa e nella società in ordine alla nuova evangelizzazione. Perchè il Vangelo penetri profondamente in ogni ambito sociale è infatti importante evangelizzare innanzitutto il nucleo familiare, cellula di base della comunità degli uomini, resistendo ad ogni spinta disgregatrice e alle molteplici insidie che minacciano la saldezza dei valori morali e spirituali. Sarà molto utile, da questo punto di vista, fare costante riferimento a quella "Carta dei diritti della famiglia" che la Santa Sede ha indirizzato nel novembre del 1983 a "tutte le persone, istituzioni ed autorità interessate alla missione della famiglia nel mondo di oggi".

3. Auguro di cuore a voi qui presenti, carissimi Fratelli e Sorelle, e a tutte le famiglie cristiane di essere comunità vive di fede e di orazione, di docile obbedienza alla volontà divina e di pronta disponibilità verso i fratelli.

Per questo invochiamo con fervore Maria Santissima, la Madre di Gesù e Madre nostra, e San Giuseppe, suo sposo, a cui il Vangelo attribuisce esplicitamente l'appellativo di "giusto" (cfr. Mt 1, 19), chiedendo loro di illuminare, confortare e guidare tutte le famiglie del mondo ed i giovani che si preparano al matrimonio.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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