The Holy See
back up
Search
riga

GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS

Domenica, 18 ottobre 1992

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Ho ancora vivo nel cuore il ricordo del recente incontro con la Chiesa latino-americana a Santo Domingo dov'è in corso la IV Conferenza Generale dell'Episcopato per commemorare il V Centenario dell'evangelizzazione di quel Continente. Grati al Signore per il dono della fede ricevuta, i credenti di quelle terre intendono impegnarsi a testimoniare e a comunicare il messaggio evangelico con rinnovato slancio missionario in questo nostro singolare momento storico. La straordinaria esperienza ecclesiale che ho potuto vivere nei giorni scorsi, a diretto contatto con una Chiesa che s'interroga sulle presenti urgenze dell'evangelizzazione, mi sollecita - in questa domenica in cui celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale - a rinnovare il caldo invito che espressi nell'Enciclica "Redemptoris missio": "Nessun credente in Cristo, nessuna istituzione della Chiesa può sottrarsi a questo dovere supremo: annunciare Cristo a tutti i popoli" (n. 3). La Giornata Missionaria, animata dalla Pontificia Opera della Propagazione della Fede, costituisce certamente la più importante occasione per stimolare una intensa cooperazione da parte di tutti all'annuncio di Cristo. Ogni battezzato è chiamato a partecipare efficacemente all'attività missionaria con l'offerta preziosa dell'orazione e della sofferenza, e con quegli aiuti materiali che si rivelano necessari per l'organizzazione delle nuove comunità ecclesiali, nate dal primo incontro col Vangelo. L'odierna ricorrenza, pertanto, unisce ed impegna i pastori e i fedeli nella riflessione, nella preghiera e nella solidarietà della carità, a favore della missione universale che Cristo ha affidato alla sua Chiesa.

2. La Giornata Missionaria, però non può ridursi soltanto ad un affettuoso e quasi corale incontro delle comunità cristiane con i Missionari, uomini e donne, impegnati in prima linea nell'opera evangelizzatrice. Essa deve servire piuttosto a sviluppare in ciascun battezzato una sempre più amorosa e operosa partecipazione all'evangelizzazione del nostro mondo, giunto ormai alla soglia del terzo Millennio dalla venuta di Cristo. "Se non tutti sono chiamati con una vocazione specifica alla missione "ad gentes" - ho scritto nel Messaggio per l'odierna circostanza - tutti, però, devono accrescere lo spirito e l'impegno missionario in se stessi e nelle loro comunità ecclesiali".

3. Penso in questo momento con grande affetto ai Missionari sparsi nei vari Continenti, e li incoraggio a perseverare fiduciosamente nel loro servizio all'annuncio del Vangelo alle Genti. Esorto, poi, l'intero popolo cristiano a rispondere con generosità, ciascuno secondo la propria specifica vocazione, all'universale chiamata alla santità e alla missione, vivendo con gioia la propria fede e testimoniandola con coerenza nelle molteplici situazioni della vita. Sarà loro premura, inoltre, contribuire anche materialmente all'opera delle missioni e, in particolare, si sentiranno personalmente impegnati a promuovere e sostenere le vocazioni missionarie.

Maria, Regina delle Missioni e Stella dell'Evangelizzazione, alla quale adesso ci rivolgiamo con la preghiera dell'Angelus, accompagni e conforti i Missionari come pure quanti generosamente cooperano all'attuazione dell'universale mandato missionario della Chiesa nel mondo di oggi.


Giovanni Paolo II ha concluso l'incontro domenicale con i fedeli raccolti in Piazza San Pietro ricordando così il quindicesimo anniversario dell'inizio del suo Pontificato:

Ancora ringrazio tutti per le preghiere con cui mi hanno aiutato e sostenuto durante questi passati quattordici anni del mio Ministero Petrino a Roma.

E all'inizio di questo quindicesimo anno dello stesso Ministero mi raccomando alla vostra preghiera.

Il dialogo e il negoziato prevalgano sull’odio per restituire alla Georgia la serenità e la concordia:

Vorrei aggiungere ora l'invito a pregare particolarmente per la Georgia, da dove mi è giunto il pressante appello di Sua Santità il Catholicos-Patriarca Ilia II, dopo i gravi incidenti avvenuti nell'Abkhazia.

Gli scontri dei giorni scorsi e le ripetute violazioni dei più elementari diritti della persona, di cui si è pure avuta notizia, sono una grave minaccia per la convivenza ed il progresso civile dei popoli. A quelle popolazioni desidero esprimere la mia solidarietà in questo momento di sofferenza e di prova.

Auspico che il dialogo ed il negoziato prevalgano sull'odio e la violenza di modo che siano superate le divergenze, secondo i principi stabiliti dal diritto internazionale.

Possa la Georgia, Paese di antica e sempre viva tradizione cristiana, ritrovare la serenità e la concordia per contribuire al benessere ed allo sviluppo culturale, sociale e spirituale dell'intera regione del Caucaso.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

top