1. Regina coeli laetare!
Regina del cielo, rallegrati!
La Chiesa nell'invitare la Madre di Cristo alla gioia ha in
mente le parole pronunciate dal Signore nel cenacolo, alla vigilia della sua
passione. Disse Gesù: "La donna, quando partorisce, è afflitta, perché
è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più
dell'afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi,
ora - diceva Gesù agli Apostoli - siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo
e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra
gioia" (Gv 16, 21-23). La Chiesa che, dopo gli Apostoli, ha fatto sue queste
parole di Cristo, le rivolge durante il tempo di Pasqua prima di tutto a Colei
che ha messo al mondo il Salvatore: "Regina del cielo, rallegrati!".
Parole che esprimono la gioia materna della Chiesa, la quale esulta insieme alla
Madre del suo Signore, con la stessa gioia, la gioia della vita, che si è
rivelata nella risurrezione e che perdura in eterno in Dio.
2. Tra l'immagine della madre che dà alla luce il figlio e
quella del buon Pastore che offre la vita per le sue pecore (cfr. Gv 10, 11)
esiste un profondo legame. Chi dà la vita nell'amore, la riceve di nuovo.
L'amore infatti è forte come la morte (cfr. Ct 8, 6). Ecco perché la verità
sulla risurrezione si esprime anche attraverso il mistero del grano che cade in
terra e muore per produrre il frutto (cfr. Gv 12, 24). Oggi esultiamo insieme
alla Chiesa del continente africano, particolarmente dello Zaire, per Isidoro
Bakanja giovane martire, il quale, come il chicco di grano, è morto per
produrre frutto abbondante nella comunità ecclesiale e nel suo popolo.
Ci rallegriamo inoltre per il meraviglioso rinnovarsi del
mistero del buon Pastore che offre la sua vita, nella straordinaria esistenza di
Gianna Beretta Molla e Elisabetta Canori Mora, due madri italiane oggi elevate
alla gloria degli altari. L'una è vissuta tra la fine del Settecento e l'inizio
dell'Ottocento, l'altra è nostra contemporanea; ambedue, a loro modo, hanno
dato la vita per le loro famiglie. Elisabetta si è immolata per la fedeltà e
l'unità della famiglia, Gianna si è sacrificata perché potesse vivere il
figlio che portava in grembo. Tutte e due si inseriscono così nella grande
preghiera che la Chiesa in Italia innalza a Dio nel corso di quest'anno. La loro
è stata la preghiera del sacrificio materno, la preghiera dell'amore più
grande. Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per l'altro (cfr.
Gv 15, 13). Questo avviene in modo singolare quando una madre offre la vita per
il suo bambino; quando, al prezzo della propria esistenza, dona la vita
all'essere che da lei deve nascere.
Rallegrati, Regina del cielo, con la maternità di tutte le
madri pronte, come Te, a sacrificare la vita per donarla agli altri.
3. Durante il tempo di Pasqua, la Chiesa legge il Libro
dell'Apocalisse, in cui si trovano le parole relative al segno grandioso apparso
in cielo: una Donna vestita di sole; questa è la Donna in procinto di
partorire. L'apostolo Giovanni vede apparire, davanti ad essa, un drago rosso
deciso a divorare il bambino appena nato (cfr. Ap 12, 1-4).
Questa immagine apocalittica appartiene anche al mistero della
risurrezione. La Chiesa la ripropone nel giorno dell'Assunzione della Madre di
Dio. E’ un'immagine, che ha la sua espressione pure nei nostri tempi,
particolarmente nell'Anno della Famiglia. Quando infatti davanti alla donna si
accumulano tutte le minacce contro la vita che essa sta per mettere al mondo,
noi dobbiamo rivolgerci alla Donna vestita di sole, affinché circondi con la
sua materna cura ogni essere umano insidiato nel seno materno. Durante il mese
di maggio, che in molte comunità cristiane è particolarmente dedicato alla
Madre Santissima, la comunità cristiana si rivolgerà soprattutto alla Madre
della Vita, alla Madre del bell'Amore. Questo è, in modo speciale, il suo mese.
Desideriamo che mediante la nostra preghiera esso serva alla causa più grande
delle famiglie umane: la causa dell'amore e della vita.
4. Possa la preghiera fortificarci per quella battaglia
spirituale di cui parla la Lettera agli Efesini: "Attingete forza nel
Signore e nel vigore della sua potenza" (Ef 6, 10). E’ a questa stessa
battaglia che si riferisce il Libro dell'Apocalisse, richiamando davanti ai
nostri occhi l'immagine di san Michele Arcangelo (cfr. Ap 12, 7). Aveva di sicuro
ben presente questa scena il Papa Leone XIII, quando, alla fine del secolo
scorso, introdusse in tutta la Chiesa una speciale preghiera a San Michele:
"San Michele Arcangelo difendici nella battaglia contro i mali e le insidie
del maligno; sii nostro riparo . . .".
Anche se oggi questa preghiera non viene più recitata al
termine della celebrazione eucaristica, invito tutti a non dimenticarla, ma a
recitarla per ottenere di essere aiutati nella battaglia contro le forze delle
tenebre e contro lo spirito di questo mondo.
Ai numerosi pellegrini giunti dallo Zaire
Chers amis du Zaïre, je tiens à vous saluer cordialement et, en particulier
le groupe important de mères de familles de votre pays venues participer à cette
magnifique béatification. Nous invoquons Isidore Bakanja, et aussi Elisabetta et
Gianna, pour qu’ils intercèdent en faveur de vos familles et de votre nation.
Que Dieu garde vos familles dans la joie et l’espérance! Que Dieu donne à tous
les Africains de connaître la paix et le développement humain intégral qu’ils
sont en droit d’attendre! Que Dieu bénisse l’Eglise qui grandit sur la terre d’Afrique!
Ai pellegrini di lingua italiana
Un saluto cordiale rivolgo anche ai numerosi pellegrini venuti
da diverse parti d'Italia e in particolare dalle diocesi di Milano e di Bergamo.
Mentre invito ciascuno a vivere con fedeltà la propria vocazione ispirandosi
all'esempio dei nuovi Beati, esorto tutti, in questa Giornata del Buon Pastore,
ad una speciale preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose.
© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana