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GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 22 maggio 1985

 

Riprendiamo i consueti incontri settimanali del mercoledì, interrotti, la scorsa settimana, a motivo del viaggio pastorale nel Benelux; durante quella visita ho potuto mettermi in diretto contatto con le molteplici componenti ecclesiali dei Paesi Bassi, del Lussemburgo e del Belgio, dei quali ho costatato e ammirato la profonda vitalità. Mentre mi riprometto di manifestare alcune mie impressioni sul viaggio alla prossima occasione, sento ora il dovere di indirizzare pubblicamente il mio cordiale saluto e sincero ringraziamento alle autorità di quelle nobili nazioni, ai confratelli nell’episcopato, ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle religiose, ai seminaristi, ai laici impegnati nelle varie associazioni, movimenti, iniziative, rinnovando i miei voti augurali e invocando su di essi l’assistenza divina. Dopo questa premessa, diamo inizio alla catechesi di questo mercoledì.

1. Il Nuovo Testamento è di dimensioni minori dell’Antico. Sotto l’aspetto della redazione storica, i libri che lo formano sono stati scritti in un arco di tempo molto più breve che non quelli dell’antica alleanza. Si compone di ventisette libri, alcuni molto brevi.

In primo luogo elenchiamo i quattro Vangeli: secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Segue il libro degli Atti degli apostoli, l’autore del quale è ancora Luca. Il gruppo più numeroso è costituito dalle lettere apostoliche, le più numerose delle quali sono le lettere di San Paolo: una ai Romani, due ai Corinzi, una ai Galati, una agli Efesini, una ai Filippesi, una ai Colossesi, due ai Tessalonicesi, due a Timoteo, una a Tito e una a Filemone. Il cosiddetto “corpus Paulinum” termina con la lettera agli Ebrei, scritta nell’ambito di influenza di Paolo. Seguono: la lettera di San Giacomo, due lettere di San Pietro, tre lettere di San Giovanni e la lettera di San Giuda. L’ultimo libro del Nuovo Testamento è l’Apocalisse di San Giovanni.

2. Così si esprime a riguardo di questi libri la costituzione Dei Verbum: “A nessuno sfugge che tra tutte le Scritture, anche del Nuovo Testamento, i Vangeli meritatamente eccellono, in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore. La Chiesa sempre e in ogni luogo ha ritenuto e ritiene che i quattro Vangeli sono di origine apostolica. Infatti ciò che gli apostoli per mandato di Cristo predicarono, dopo, per ispirazione dello Spirito divino, essi stessi e gli uomini della loro cerchia tramandarono a noi in scritti, come fondamento della fede, cioè il Vangelo quadriforme, secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni” (Dei Verbum, 18).

3. La costituzione conciliare sottolinea in modo particolare la storicità dei quattro Vangeli. Essa scrive che la Chiesa ne “afferma senza esitazione la storicità” ritenendo con costanza, che “i quattro Vangeli . . . trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò, per la loro salvezza eterna, fino al giorno in cui fu assunto in cielo (cf. At 1, 1-2)” (Dei Verbum, 19).

Se si tratta del modo in cui sono nati i quattro Vangeli, la costituzione conciliare li collega innanzitutto con l’insegnamento apostolico, che ebbe inizio dopo la discesa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste. Ecco quanto leggiamo: “Gli apostoli poi, dopo l’ascensione del Signore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che egli aveva loro detto e fatto, con quella più completa intelligenza di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo e illuminati dallo Spirito di verità, godevano” (Dei Verbum, 19). Questi “eventi gloriosi” sono costituiti principalmente dalla risurrezione del Signore e dalla discesa dello Spirito Santo. Si comprende che, alla luce della risurrezione, gli apostoli credettero definitivamente in Cristo. La risurrezione gettò una luce fondamentale sulla sua morte in croce, e anche su tutto ciò che aveva fatto e proclamato prima della sua passione. Nel giorno della Pentecoste, poi, avvenne che gli apostoli furono “illuminati dallo Spirito di verità”.

4. Dall’insegnamento apostolico orale si passò alla stesura dei Vangeli, riguardo alla quale la costituzione conciliare così si esprime: “. . . gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte tramandate a voce o già per iscritto, redigendo una sintesi delle altre o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere. Essi, infatti, attingendo sia dalla propria memoria e dai propri ricordi, sia dalla testimonianza di coloro che “fin dal principio furono testimoni oculari e ministri della parola”, scrissero con l’intenzione di farci conoscere la “verità” (cf. Lc 1, 2-4) degli insegnamenti sui quali siamo stati istruiti” (Dei Verbum, 19). Questo conciso enunziato del Concilio riflette e sintetizza brevemente tutta la ricchezza delle indagini e degli studi, che i biblisti non hanno cessato di dedicare alla questione dell’origine dei quattro Vangeli. Per la nostra catechesi è sufficiente questo riassunto.

5. Quanto ai rimanenti libri del Nuovo Testamento, la costituzione conciliare Dei Verbum si pronuncia nel modo seguente: “. . . Per sapiente disposizione di Dio, è confermato tutto ciò che riguarda Cristo Signore, è ulteriormente spiegata la sua autentica dottrina, è predicata la potenza salvifica dell’opera divina di Cristo, sono narrati gli inizi e la mirabile diffusione della Chiesa ed è annunziata la sua gloriosa consumazione” (Dei Verbum, 20). È una presentazione breve e sintetica del contenuto di quei libri, indipendentemente da questioni cronologiche, che qui meno interessano. Solo ricorderemo che gli studiosi fissano per la loro composizione la seconda metà del primo secolo.

Ciò che per noi più conta è la presenza del Signore Gesù e del suo Spirito negli autori del Nuovo Testamento, che sono dunque i tramiti attraverso i quali Dio ci introduce nella novità rivelata. “Il Signore Gesù, infatti, assisté i suoi apostoli come aveva promesso e inviò loro lo Spirito Paraclito, il quale doveva introdurli alla pienezza della verità. I libri del Nuovo Testamento ci introducono proprio sulla via che porta alla pienezza della verità della divina rivelazione.

6. Ed ecco un’altra conclusione per una più completa concezione della fede. Credere in modo cristiano significa accettare l’autorivelazione di Dio in Gesù Cristo, che costituisce il contenuto essenziale del Nuovo Testamento.

Ce lo dice il Concilio: “Quando infatti venne la pienezza del tempo (cf. Gal 4, 4), il Verbo si fece carne e abitò tra noi pieno di grazia e di verità (cf. Gv 1, 14). Cristo stabilì il regno di Dio sulla terra, manifestò con opere e parole il Padre suo e se stesso e portò a compimento l’opera sua con la morte, la risurrezione e la gloriosa ascensione, e l’invio dello Spirito Santo. Innalzato da terra attira tutti a sé (cf. Gv 12, 32), lui, che solo ha parole di vita eterna (cf. Gv 6, 69)” (Dei Verbum, 17). “Di tutto ciò gli scritti del Nuovo Testamento sono testimonianza perenne e divina” (Dei Verbum, 17). E perciò essi costituiscono un particolare sostegno alla nostra fede.

Uccisione di un sacerdote nelle Filippine

Un sacerdote, il reverendo Alberto Romero, della diocesi di Dipolog nell’isola di Mindanao, è stato assassinato all’altare durante la celebrazione del sacrificio eucaristico. Desidero parteciparvi il mio dolore per questo tragico fatto, ancor più grave perché l’uccisione è avvenuta in un momento sacro di così grande valore per la fede, e invitarvi a rivolgere una fervida preghiera al Signore risorto e alla sua Madre santissima per l’anima di questo sacerdote. Associamo nel ricordo orante anche i suoi familiari, il vescovo, il clero e il popolo fedele della diocesi di Dipolog e in particolare coloro che appartengono alla parrocchia affidata alle cure pastorali del sacerdote ucciso.

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

 

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