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 VIAGGIO APOSTOLICO
NELLA REPUBBLICA DOMINICANA,
MESSICO E BAHAMAS

SANTA MESSA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II 

Messico, Basilica di Guadalupe
Sabato 27 gennaio 1979

   

1. Ave Maria! 

È motivo, per me, di grande gioia, cari Fratelli nell’Episcopato e amatissimi figli, il fatto che i primi passi del mio pellegrinaggio, quale Successore di Paolo VI e di Giovanni Paolo I, m’abbiano condotto proprio qui. Mi conducono a te, Maria, in questo Santuario del popolo messicano e di tutta l’America Latina, ove da tanti secoli si manifesta la tua maternità. 

Ave, Maria! 

Pronuncio con grande amore e rispetto queste parole, così semplici e pur tanto meravigliose. Nessuno, mai, potrà porgerti un saluto più stupendo di quello che già ti rivolse un giorno l’Arcangelo Gabriele, nel momento dell’Annunciazione. 

“Ave, Maria, gratia plena, Dominus tecum”. Ripeto queste parole che, nel mondo intero, tanti cuori custodiscono e tante labbra pronunciano. Noi, qui presenti, le ripetiamo insieme, consapevoli che si tratta delle parole, precisamente, con le quali Dio stesso, per il tramite del suo messaggero, ha salutato te, la Donna promessa nell’Eden, scelta fin dall’eternità per essere la Madre del Verbo, Madre della divina Sapienza, Madre del Figlio di Dio. 

Salve, Madre di Dio! 

2. Tuo Figlio, Gesù Cristo, è nostro Redentore e Signore. È nostro Maestro. Tutti noi, qui riuniti, siamo suoi discepoli. Siamo i successori degli Apostoli, di coloro ai quali il Signore ha ingiunto: “Andate, dunque, e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20). 

Noi, oggi qui riuniti, il successore di Pietro e i successori degli Apostoli, possiamo attestare che tali parole hanno avuto, su questa terra, meraviglioso compimento. 

In effetti, l’opera evangelizzatrice del Nuovo Mondo, iniziatasi nel 1492, recò la fede al Messico appena una ventina d’anni più tardi. Di poco posteriore è la creazione della prima sede arcivescovile, retta da Giovanni da Zumárraga, cui fan seguito altre figure di evangelizzatori i quali dilateranno il cristianesimo verso più ampi orizzonti. 

Altre epopee religiose, non meno ricche di gloria, hanno scritto nell’emisfero meridionale uomini della levatura di un San Toribio da Mogrovejo, e molti altri ancora, che pure meriterebbero di essere qui ricordati. 

La fede andò propagandosi sempre più, tanto che, alla fine del primo secolo di evangelizzazione, si potevano contare oltre 70 sedi vescovili, con quattro milioni di cristiani. Impresa singolare, che si protrarrà a lungo, tanto che oggi, dopo cinque secoli di evangelizzazione, giunge ad abbracciare quasi la metà dell’intera Chiesa Cattolica, la quale, radicata nella cultura del popolo latinoamericano, è entrata a far parte della sua stessa identità. 

Mentre su queste terre si andava attuando il mandato di Cristo, e con la grazia del Battesimo si moltiplicavano i figli dell’adozione divina, ecco apparire la Madre. 

In effetti, a te, Maria, il Figlio di Dio e Figlio tuo, dall’alto della croce, ha indicato un uomo, esclamando: “Ecco il tuo figlio” (Gv 19,26). In quell’uomo, egli affidava a te ogni altro uomo, affidava a te ciascuno di noi. E tu, che nel momento dell’Annunciazione hai riassunto nelle semplici parole: “Eccomi, sono l’ancella del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38) l’intero programma della tua vita, tu abbracci tutti, a tutti ti accosti, cerchi tutti maternamente. Trova, così, compimento quanto è stato dichiarato nell’ultimo Concilio, riguardo alla tua presenza nel mistero di Cristo e della Chiesa. 

Perseveri in modo meraviglioso nel mistero di Cristo, tuo Figlio unigenito, perché tu sei sempre e ovunque vi siano uomini suoi fratelli, ovunque sia la Chiesa. 

2a. I primi missionari, infatti, giunti in America, provenienti da regioni di antica tradizione mariana, insieme ai rudimenti della fede cristiana vanno insegnando l’amore a te, Madre di Gesù e di tutti gli uomini. E, da quando l’indio Giovanni Diego parlò della dolce Signora del Tepeyac, tu, Madre di Guadalupe, sei entrata in maniera decisiva nella vita cristiana del popolo messicano. 

Né meno presente sei stata in altri luoghi, dove i tuoi figli ti invocano con teneri nomi, quali nostra Signora dell’Altagracia, dell’Aparecida, di Luján e altri ancora, altrettanto affettuosi, con cui in ogni nazione, perfino in ogni lembo di terra, i popoli latino-americani ti esprimono la loro devozione più profonda, mentre tu li proteggi nel loro pellegrinaggio di fede. 

Salve, Madre di Dio 

Il Papa, che proviene da un Paese nel quale le tue immagini – una specialmente, quella di Jasna Gora – sono pure segno della tua presenza nella vita della nazione, lungo la sua difficile storia, è particolarmente sensibile a questo segno della tua presenza qui, nella vita del Popolo di Dio nel Messico, nella sua storia, anch’essa non facile, e a volte perfino drammatica. 

Ma tu sei presente altresì nella vita di tanti altri popoli e nazioni dell’America Latina, presidio e guida non solo nel loro passato remoto e recente, ma anche nel momento attuale, con le sue incertezze e le sue ombre. 

Il Papa sente, nell’intimo del suo cuore, quali vincoli speciali leghino te a questo popolo, e questo popolo a te; questo popolo, che affettuosamente ti chiama “la Morenita”. Questo popolo e di riflesso tutto questo immenso Continente vive la sua unità spirituale in virtù della tua maternità: tu sei una Madre che, col suo amore, crea, conserva e rinforza l’unione tra i suoi figli. 

Salve, Madre del Messico! 
Madre dell’America Latina! 

3. Noi ci troviamo qui, in quest’ora insolita e stupenda della storia del mondo. Siamo giunti qui, consapevoli di trovarci in un momento cruciale. 

Con questa riunione di Vescovi, desideriamo ricollegarci alla precedente Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano, tenutasi, or sono dieci anni, a Medellín, in concomitanza col Congresso Eucaristico di Bogotá, e alla quale ha partecipato Papa Paolo VI, di imperitura memoria. Siamo qui venuti, non tanto per riprendere in esame, dopo dieci anni, lo stesso problema, quanto per studiarlo in una nuova prospettiva, in un luogo e in un momento storico nuovi. 

Come punto di partenza, intendiamo prendere quanto è contenuto nei documenti e nelle risoluzioni di quella Conferenza. Ma vogliamo anche, in base alle esperienze di questi dieci anni, allo sviluppo del pensiero e alla luce delle esperienze di tutta la Chiesa, compiere un giusto e necessario passo in avanti. 

La Conferenza di Medellín si è tenuta poco dopo la chiusura del Vaticano II, il Concilio del nostro secolo, allo scopo di riprenderne le impostazioni e i contenuti essenziali, per poi applicarli e farne forza orientatrice nella situazione concreta della Chiesa Latino-americana. 

Senza il Concilio, non sarebbe stata possibile la riunione di Medellín, la quale ha voluto essere un impulso di rinnovamento pastorale, un nuovo “spirito” di fronte al futuro, in piena fedeltà ecclesiale nell’interpretazione dei segni dei tempi in America Latina. 

L’intento evangelizzatore era ben chiaro e si manifesta nei sedici temi affrontati riuniti poi in tre grandi capitoli fra loro complementari: promozione umana, evangelizzazione e crescita nella fede, Chiesa visibile e sue strutture. 

Con la sua opzione per l’uomo latinoamericano visto nella sua integrità, col suo amore preferenziale ma non esclusivo per i poveri, col suo incoraggiamento ad una liberazione integrale degli uomini e dei popoli, Medellín, la Chiesa colà presente, fu un appello di speranza verso mete più cristiane e più umane. 

Aiutaci ad insegnare la verità 

Ma dieci anni sono trascorsi e in questo tempo si sono sentite interpretazioni, a volte contraddittorie, non sempre corrette, non sempre benevole nei riguardi della Chiesa. La Chiesa, perciò, cerca le vie che le consentano di comprendere più profondamente e di compiere con maggiore impegno la missione affidatale da Cristo Gesù. 

Grande importanza hanno avuto, in proposito, le sessioni del Sinodo dei Vescovi svoltesi nel corso di questi anni, soprattutto quella del 1974, centrata appunto sull’Evangelizzazione, e le cui conclusioni ha poi fatte proprie, in forma viva e stimolante, l’Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi di Paolo VI. 

Questo è il tema che poniamo oggi sul nostro tavolo di lavoro, proponendoci di studiare “L’evangelizzazione oggi e nel futuro dell’America Latina”. 

Trovandoci in questo santo luogo per dare inizio ai nostri lavori, si presenta ai nostri occhi il Cenacolo di Gerusalemme, luogo dell’istituzione dell’Eucaristia. Allo stesso Cenacolo fecero ritorno gli Apostoli dopo l’Ascensione del Signore, per potere, uniti in preghiera con Maria, la Madre di Cristo, preparare i loro cuori a ricevere lo Spirito Santo, nel momento in cui nasceva la Chiesa. 

Noi pure veniamo qui a tale scopo, noi pure attendiamo la discesa dello Spirito Santo, che ci indichi le vie dell’evangelizzazione, per le quali la Chiesa deve continuare e rinascere nel nostro grande Continente. 

Noi pure, oggi, e nei prossimi giorni, desideriamo perseverare nella preghiera con Maria, Madre del nostro Signore e Maestro: con te, Madre della speranza, Madre di Guadalupe. 

4. Permetti dunque che, in questo momento solenne, io, Giovanni Paolo II, Vescovo di Roma e Papa, e i miei Fratelli nell’episcopato, che rappresentano la Chiesa del Messico e di tutta l’America Latina, affidiamo e offriamo a te, ancella del Signore, tutto il patrimonio del Vangelo, della croce, della risurrezione, di cui noi tutti siamo testimoni, apostoli, maestri e Vescovi. 

Oh Madre!
Aiutaci ad essere fedeli dispensatori
dei grandi misteri di Dio.
Aiutaci ad insegnare la verità
che tuo Figlio ha annunciato,
e ad estendere l’amore,
che è il principale comandamento
e il primo frutto dello Spirito Santo.
Aiutaci a confermare nella fede i nostri fratelli,
aiutaci a diffondere la speranza nella vita eterna.
Aiutaci a custodire i grandi tesori racchiusi
nelle anime del popolo di Dio,
che ci è stato affidato. 

Regina della pace 

Ti offriamo tutto questo popolo di Dio.
Ti offriamo la Chiesa del Messico
e di tutto il Continente.
Te l’offriamo come cosa tua.
Tu,
che hai toccato nell’intimo i cuori dei tuoi fedeli
attraverso il segno della tua presenza,
la tua immagine nel Santuario di Guadalupe,
fa’ di questi cuori la tua dimora,
anche in futuro.
Che tu sia come uno di essa nelle nostre famiglie,
nelle parrocchie, nelle missioni, nelle diocesi,
in mezzo a tutti i popoli. 

E fa’ questo per mezzo della Santa Chiesa,
la quale, imitando te,
Madre,
desidera essere a sua volta una buona Madre,
assistere le anime in tutte le loro necessità,
annunciando il Vangelo,
amministrando i Sacramenti,
salvaguardando la vita delle famiglie
mediante il Sacramento del matrimonio,
riunendo tutti nella comunità eucaristica
per mezzo del santo Sacramento dell’Altare,
accompagnando tutti amorosamente
dalla culla al passo verso l’eternità. 

O Madre!
Suscita nelle giovani generazioni
la disponibilità al servizio esclusivo di Dio.
Implora per noi numerose vocazioni locali
al sacerdozio e alla vita religiosa. 

O Madre!
Corrobora la fede di tutti i nostri fratelli
e sorelle del laicato,
affinché, in ogni campo della vita sociale,
professionale, culturale e politica,
operino secondo la verità
e la legge che tuo Figlio ha proclamato all’umanità,
per condurre tutti alla salvezza eterna
e per rendere, in pari tempo,
la vita sulla terra più umana,
più degna dell’uomo. 

La Chiesa,
che opera nelle nazioni americane,
la Chiesa in Messico, vuole, con tutte le sue forze,
servire questa causa sublime
con rinnovato spirito missionario. 

O Madre!
Fa’ che sappiamo servirla secondo verità e giustizia.
Fa’ che noi stessi abbiamo a seguire questa via
e a condurre anche gli altri,
senza mai deviare, né far deviare,
per sentieri tortuosi. 

Ti offriamo
e ti affidiamo tutti costoro,
e quanto è oggetto della nostra responsabilità pastorale,
confidando che tu sia sempre con noi
e ci aiuti a realizzare
quello che tuo Figlio ci ha comandato (cf.Gv 2,5). 

Con illimitata fiducia in te,
io, Giovanni Paolo II
e tutti i miei Fratelli nell’Episcopato del Messico
e dell’America Latina,
 vogliamo associarti con vincoli ancora più stretti al nostro ministero,
alla Chiesa e alla vita delle nostre Nazioni. 

 Desideriamo mettere nelle tue mani
tutto il nostro avvenire,
e quello dell’evangelizzazione
nell’America Latina. 

Regina degli Apostoli!
Accetta la nostra sollecitudine
a servire senza riserve la causa del tuo Figlio,
la causa del Vangelo e quella della pace,
fondata sulla giustizia
e sull’amore tra gli uomini e tra i popoli. 

Regina della Pace!
Salva le nazioni
e i popoli di tutto il Continente,
che in te tanto confidano;
salvali dalle guerre,
dall’odio e dalla sovversione. 

Fa’ che tutti,
governanti e sudditi,
imparino a vivere in pace,
si educhino alla pace,
facciano quanto esige la giustizia
e il rispetto dei diritti di ogni uomo,
affinché si consolidi la pace. 

Accetta questo nostro slancio fiducioso,
o Serva del Signore.
La tua materna presenza nel mistero di Cristo
e della Chiesa si converta in fonte di gioia
e di libertà per ciascuno e per tutti;
fonte di quella libertà per cui “Cristo ci ha liberati” (Gal 5,1);
fonte, infine, di quella pace che il mondo non può dare,
ma che solo da Cristo procede (cf. Gv 14,27). 

Finalmente, o Madre,
ricordando e confermando
il gesto già compiuto dai miei predecessori Benedetto XIV e Pio X,
i quali ti hanno proclamata Patrona del Messico
e di tutta l’America Latina, ti presento,
 a nome di tutti i tuoi figli messicani e latino-americani,
un diadema, affinché tu li tenga sotto la tua protezione,
li custodisca nella concordia
e nella fedeltà a Cristo tuo Figlio.
Amen.

                        

© Copyright 1979 - Libreria Editrice Vaticana

 

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