 |
VIAGGIO
APOSTOLICO IN IRLANDA
SANTA MESSA A DROGHEDA OMELIA DI
SUA SANTITÀ GIOVANNI
PAOLO II
Dublino, 29 settembre 1979
Carissimi Fratelli e Sorelle in Gesù Cristo.
1. Dopo il saluto al suolo d’Irlanda quest’oggi al mio arrivo a Dublino, compio
il mio primo viaggio, in terra irlandese, a questo luogo, a Drogheda. Mi conduce
qui il grido di tanti secoli.
Giungo come pellegrino della fede. Giungo anche come Successore di Pietro, a cui
Cristo ha affidato una cura particolare della Chiesa universale. Desidero
visitare soprattutto quei luoghi in Irlanda, nei quali la potenza di Dio e
l’azione dello Spirito Santo si sono manifestate in modo speciale. Cerco
anzitutto quei posti che portano in sé il segno dell’“inizio”; e un
“inizio” è collegato con “l’essere primo”, col primato. Tale luogo in
terra irlandese è Armagh, per secoli la Sede Episcopale del Primate
d’Irlanda.
Il Primate è colui che ha il primo posto tra i Vescovi, Pastori del Popolo di
Dio in questa terra. Questo primato è connesso con l’“inizio” della fede
e della Chiesa in questo paese. Vale a dire, è collegato con l’eredità di
San Patrizio, patrono d’Irlanda.
Di qui il desiderio di fare del mio primo viaggio irlandese un viaggio verso
l’“inizio”, verso il luogo del primato. La Chiesa è edificata nella sua
interezza sul fondamento degli Apostoli e dei Profeti, essendo Gesù Cristo
stesso la pietra angolare (cf.Ef 2,20). Ma in ogni terra e nazione la Chiesa ha la propria particolare pietra di
fondazione. Così è per questa fondazione qui nella Sede Primaziale di Armagh,
verso cui per la prima volta dirigo i miei passi di pellegrino. La Sede di
Armagh è Sede Primaziale perché è la Sede di San Patrizio. L’Arcivescovo di
Armagh è Primate di tutta l’Irlanda oggi perché è il Comharba Pádraig, il
successore di San Patrizio, il primo Vescovo di Armagh.
2. Stando per la prima volta in suolo irlandese, sul suolo di Armagh, il Successore
di Pietro non può fare a meno di ricordare la prima venuta qui, più di mille e
cinquecento anni fa, di San Patrizio. Fin dai giorni che trascorse come
pastorello a Slemish, fino alla morte a Saul, Patrizio fu un testimone di Gesù
Cristo. Si dice che, non lontano da questo luogo, sulla collina di Slane, egli
accese per la prima volta in Irlanda il fuoco di Pasqua, perché la luce di
Cristo risplendesse su tutta l’Irlanda ed unisse tutto il suo popolo
nell’amore dell’unico Gesù Cristo. È per me motivo di grande gioia
trovarmi oggi qui con voi, in vista della collina di Slane, e proclamare questo
stesso Gesù, il Verbo Incarnato di Dio, il Salvatore del mondo. Egli è il
Signore della storia, la luce del mondo, la speranza del futuro di tutto il
genere umano. Con le parole della Liturgia pasquale, celebrata per la prima
volta in Irlanda da San Patrizio sulla collina di Slane, salutiamo oggi Cristo:
egli è l’Alfa e l’Omega, l’inizio e la fine di ogni cosa. Tutti i tempi e
i secoli gli appartengono. A lui sia gloria per sempre. “Lumen Christi: Deo
gratias”! La luce di Cristo: rendiamo grazie a Dio! Possa la luce di Cristo,
la luce della fede continuare a brillare dall’Irlanda. Che nessuna tenebra la
estingua mai.
Perché fosse fedele, fino alla morte, alla luce di Cristo, pregò San Patrizio
per se stesso. Perché il popolo d’Irlanda rimanesse sempre fedele alla luce
di Cristo, pregò costantemente per gli Irlandesi. Scrisse nella sua
Confessione: “Dio non permetta mai che mi accada di perdere il popolo che egli
ha riacquistato nelle estreme parti del mondo. Prego Dio che mi dia perseveranza
e che si degni di farmi essere un fedele testimone di lui fino alla fine della
mia vita per Dio... Fin dal tempo in cui lo conobbi nella mia giovinezza,
l’amore di Dio e il timore di lui sono cresciuti in me e fino ad ora, in virtù
della grazia di Dio, ho conservato la fede” (S. Patrizio, Confessione,
44,58).
3. “Ho conservato la fede”. Questa è stata l’ambizione degli Irlandesi nel
corso dei secoli. Nella persecuzione e nella povertà, nella carestia e
nell’esilio, voi avete conservato la fede. Per molti essa ha significato
martirio. Qui a Drogheda, dove sono venerate le sue reliquie, desidero far
menzione di un martire irlandese, Sant’Oliviero Plunkett, alla cui
Canonizzazione nell’Anno Santo 1975, ho avuto la gioia di assistere, come
Cardinale di Cracovia, su invito di un mio amico, il defunto Cardinale Conway.
Sant’Oliviero Plunkett, Primate d’Irlanda per dodici anni, resta un eminente
esempio dell’amore di Cristo per tutti gli uomini. Come Vescovo, ha predicato
un messaggio di perdono e di pace. Egli è stato difatti il difensore degli
oppressi e il promotore di giustizia, il quale non passava mai sopra alla
violenza. Verso gli uomini violenti, la sua parola è stata la parola
dell’Apostolo Pietro: “Non rendete male per male, né ingiuria per
ingiuria” (1Pt 3,9). Martire per la fede, egli ha sigillato con la morte lo stesso messaggio di
riconciliazione, che aveva predicato durante la sua vita. Nel suo cuore non
c’era rancore perché la sua fortezza era l’amore di Gesù, l’amore del
Buon Pastore, che dà la vita per il suo gregge. Le sue parole sul punto di
morte furono parole di perdono per tutti i suoi nemici.
4. Fede e fedeltà sono i segni distintivi della Chiesa in Irlanda, una Chiesa di
martiri, una Chiesa di testimoni; una Chiesa di fede eroica, di eroica fedeltà.
Questi sono i segni storici che indicano le tracce della fede nel suolo
irlandese. Il Vangelo e la Chiesa hanno posto profonde radici nell’anima del
popolo irlandese. La Sede di Armagh, la Sede di Patrizio, è il luogo che
permette di vedere tali tracce e di percepire tali radici. È il luogo nel quale
è possibile venire incontro e dal quale rivolgere un indirizzo a quelle altre e
fedeli diocesi, i cui popoli hanno tanto sofferto dagli eventi dell’ultima
decade: Down e Connor, Rerry, Dromore, Clogher, Kilmore.
Durante il periodo preparatorio alla mia visita in Irlanda, ho particolarmente
apprezzato l’invito del Primate di tutta l’Irlanda a visitare la sua
Cattedrale in Armagh. Particolarmente significativo è stato anche il fatto che
l’invito del Primate è stato raccolto e ripetuto dai rappresentanti della
Chiesa d’Irlanda e da leaders e membri di altre Chiese, comprese molte altre
dell’Irlanda del Nord. Sono particolarmente grato per tutti questi
inviti.
Questi inviti manifestano il fatto che il Concilio Vaticano II sta portando i
suoi frutti e che noi ci incontriamo con i nostri colleghi cristiani di altre
Chiese, come con persone che confessano insieme Gesù Cristo, quale Signore, e
che ci si accosta gli uni con gli altri nella ricerca dell’unità e della
comune testimonianza.
Questo atto veramente fraterno ed ecumenico da parte dei rappresentanti delle
Chiese è anche una testimonianza che i tragici eventi, che hanno luogo
nell’Irlanda del Nord, non hanno la loro sorgente nel fatto di appartenere
essi a differenti Chiese e Confessioni. Nonostante ciò che si ripete così
spesso di fronte all’opinione mondiale, non si tratta di una guerra di
religione, di una lotta tra Cattolici e Protestanti. Al contrario, Cattolici e
Protestanti, come persone che confessano Cristo, traendo ispirazione dalla fede
e dal Vangelo, cercano di avvicinarsi gli uni agli altri nell’unità e nella
pace. Quand’essi ricordano il più grande comandamento di Cristo, il
comandamento dell’amore, non possono comportarsi diversamente.
5. Ma il Cristianesimo non ci comanda di chiudere gli occhi ai difficili problemi
degli uomini. Esso non ci permette di trascurare e di rifiutare di vedere
ingiuste situazioni sociali o internazionali. Quello che il Cristianesimo
proibisce è il ricorso in tali situazioni alle vie dell’odio,
all’assassinio di persone indifese, ai metodi del terrorismo. Permettetemi di
dire altresì: il Cristianesimo comprende e riconosce la nobile e giusta lotta
per la giustizia, ma il Cristianesimo è decisamente contrario ad ogni atto
destinato a fomentare l’odio e a promuovere o provocare la violenza, e la
lotta per la causa della “lotta”. Il comandamento “non uccidere” deve
obbligare la coscienza dell’umanità, se non si vuole ripetere la terribile
tragedia e il destino di Caino.
6. Per questa ragione ho ritenuto conveniente venire qui prima di andare in
America, dove spero di rivolgere un indirizzo presso l’Organizzazione delle
Nazioni Unite su questi stessi problemi della pace e della guerra, della
giustizia e dei diritti umani. Abbiamo deciso insieme, il Cardinale Primate ed
io, che sarebbe stato meglio per me venire qui, a Drogheda, e che da qui avrei
reso omaggio all’“inizio” della fede e al primato nella vostra patria; e
che da qui avrei riflettuto insieme con tutti voi, davanti a Dio, davanti alla
vostra splendida storia cristiana, su questo problema assai urgente, sul
problema della pace e della riconciliazione.
Dobbiamo cercare, soprattutto, dove si trovano le cause di questa drammatica
lotta. Dobbiamo chiamare per nome quei sistemi e ideologie che sono responsabili
di questa lotta. Dobbiamo anche riflettere se l’ideologia della rivoluzione fa
il vero bene del vostro popolo, il vero bene dell’uomo. È possibile costruire
il benessere di individui e di popoli sull’odio, sulla guerra? È giusto
spingere le giovani generazioni nella fossa del fratricidio? Non è forse
necessario cercare soluzioni differenti ai nostri problemi? La lotta fratricida
non ci rende ancor più impellente la ricerca con tutte le nostre forze di
soluzioni pacifiche? Tali sono le questioni che io discuterò tra pochi giorni
davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite. Qui oggi, in questa diletta terra
d’Irlanda, dalla quale tanti prima di me sono partiti per l’America,
desidero discuterli con voi.
7. Il mio messaggio a voi oggi non può essere differente da quello che San
Patrizio e Sant’Oliviero Plunkett hanno annunciato a voi. Io predico quello
che essi hanno predicato: Cristo, che è il “Principe della Pace” (Is 9,5); che ci ha riconciliati con Dio e al tempo stesso gli uni con gli altri (cf.2Cor 5,18); che è la sorgente di ogni unità.
Le letture ci parlano di Gesù, quale “Buon Pastore”, il cui unico desiderio
è di raccogliere tutti in un unico gregge. Son venuto a voi nel suo nome, nel
nome di Gesù Cristo, il quale morì per “riunire insieme i figli che erano
dispersi” (Gv 11,52). Questa è la mia missione, questo il mio messaggio a voi: Gesù Cristo che è
la nostra pace. Cristo “è la nostra pace” (Ef 2,11). Oggi e sempre egli ripete a noi: “Vi do la mia pace, vi lascio la mia
pace” (Gv 14,27). Mai, precedentemente, nella storia del genere umano si è tanto parlato di
pace e tanto ardentemente invocata la pace, come nei nostri giorni.
La crescente
indipendenza dei popoli e delle Nazioni fa sottoscrivere quasi a tutti almeno in
linea di principio l’ideale di universale umana fraternità. Le grandi
istituzioni internazionali dibattono la coesistenza pacifica dell’umanità. La
pubblica opinione sta prendendo sempre più coscienza dell’assurdità della
guerra come mezzo per risolvere le discriminazioni. La pace è vista sempre più
come condizione necessaria per le fraterne relazioni tra le Nazioni e tra i
popoli. La pace è sempre più chiaramente vista come l’unica via alla
giustizia; la pace è di per sé opera della giustizia. Ma ancora,
ripetutamente, è dato constatare come la pace è minata e distrutta. Perché
allora le nostre convinzioni non sempre sono in armonia col nostro comportamento
e con i nostri atteggiamenti?
E com’è che non sempre siamo in grado di bandire tutti i conflitti dalla
nostra vita?
8. La pace è il risultato di molti atteggiamenti e realtà convergenti; è il
prodotto di fatti morali, di principi etici basati sul messaggio del Vangelo e
da esso rafforzato.
Al primo posto voglio qui menzionare la giustizia. Nel suo messaggio per la
Giornata Mondiale della Pace del 1971, il mio venerato Predecessore, quel
Pellegrino della Pace che fu Paolo VI, disse: “La pace vera deve essere
fondata sulla giustizia, sul senso dell’intangibile dignità umana, sul
riconoscimento d’una incancellabile e felice eguaglianza fra gli uomini, sul
dogma basilare della fraternità umana. Cioè del rispetto, dell’amore dovuto
ad ogni uomo, perché uomo”. Da parte mia ho affermato questo messaggio in
Messico e in Polonia. Lo riaffermo qui in Irlanda. Ogni essere umano ha dei
diritti inalienabili che devono essere rispettati. Ogni comunità umana etnica,
storica, culturale o religiosa ha dei diritti che devono essere rispettati.
La
pace è minacciata ogni qualvolta uno di questi diritti viene violato. La legge
morale, guardiana dei diritti umani, protettrice della dignità umana, non può
essere accantonata da alcuna persona o gruppo, né dallo stesso Stato, per
nessun motivo, neppure per la sicurezza o negli interessi della legge o
dell’ordine. La legge di Dio è giudice al di sopra di ogni ragion di Stato.
Fintantoché esistono ingiustizie in qualsivoglia dei settori che toccano la
dignità della persona umana, sia nel campo politico, sociale o economico, sia
nella sfera culturale o religiosa, non esisterà vera pace. Devono essere
individuate le cause delle diseguaglianze mediante una valutazione coraggiosa e
obiettiva, e devono essere eliminate, così che ogni persona possa svilupparsi e
crescere secondo la piena misura della propria umanità.
9. In secondo luogo, la pace non può essere stabilita mediante la violenza, la
pace non potrà mai fiorire in un clima di terrore, di intimidazione e di morte.
È Gesù stesso che dice: “Tutti quelli che mettono mano alla spada periranno
di spada” (Mt 26,52). Questa è la parola di Dio, ed ingiunge a questa generazione di uomini
violenti di desistere dall’odio e dalla violenza e di convertirsi.
Aggiungo oggi la mia voce a quella di Paolo VI e degli altri miei Predecessori,
alle voci dei vostri capi religiosi, alle voci di tutti gli uomini e le donne
ragionevoli, e proclamo, con la convinzione della mia fede in Cristo e con la
coscienza della mia missione, che la violenza è un male, che la violenza è
inaccettabile come soluzione dei problemi, che la violenza è indegna
dell’uomo. La violenza è una menzogna, poiché va contro la verità della
nostra fede, la verità della nostra umanità. La violenza distrugge ciò che
essa vorrebbe difendere: la dignità, la vita, la libertà degli esseri umani.
La violenza è un crimine contro l’umanità, poiché distrugge il reale
tessuto della società. Io prego con voi affinché il senso morale e il
convincimento cristiano degli uomini e delle donne irlandesi possano non venire
mai oscurati e recisi dalla menzogna della violenza, affinché nessuno possa mai
chiamare l’assassinio con altro nome che non sia assassinio, affinché alla
spirale della violenza non si possa mai dare la qualifica di logica inevitabile
o di necessaria rappresaglia. Ricordiamo che la parola rimane per sempre:
“Tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada”.
10. C’è un’altra parola che deve far parte del vocabolario di ogni cristiano,
specialmente quando sono state erette barriere di odio e sospetto. Questa parola
suona riconciliazione. “Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì
ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono
davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi
torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5,23-24). Questo comandamento di Gesù è più forte di ogni barriera che
l’inettitudine o la malizia umana possa costruire. Anche quando la nostra fede
nella fondamentale bontà di ogni essere umano è stata scossa o minata, anche
se convinzioni e atteggiamenti a lungo mantenuti hanno indurito i nostri cuori,
c’è una fonte potente che è più forte di ogni delusione, amarezza o
diffidenza inveterata, e quella potenza è Gesù Cristo, che portò al mondo
perdono e riconciliazione.
Faccio appello a tutti coloro che mi ascoltano, a tutti coloro che sono
scoraggiati dopo i molti anni di conflitto, violenza e alienazione, perché essi
tentino ciò che sembra impossibile: mettere una fine a ciò che è
intollerabile. Io rendo omaggio ai molti sforzi che sono stati fatti da
innumerevoli uomini e donne nell’Irlanda del Nord per percorrere il sentiero
della riconciliazione e della pace. Il coraggio, la pazienza, l’indomita
speranza in uomini e donne di pace hanno rischiarato l’oscurità di questi
anni di prova. Lo spirito del perdono cristiano dimostrato dai molti, che hanno
sofferto nelle loro persone o nei loro cari, ha dato ispirazione a moltitudini.
Negli anni a venire, quando le parole dell’odio e i fatti della violenza sono
dimenticati, sono le parole di amore e gli atti di pace e di perdono che saranno
ricordati. Sono questi che ispireranno le generazioni a venire.
A tutti voi che mi ascoltate dico: non credete nella violenza; non appoggiate la
violenza. Non è questa la via cristiana. Non è la via della Chiesa cattolica.
Credete nella pace, nel perdono e nell’amore; essi infatti sono di
Cristo.
Le comunità che sono unite insieme per la loro accettazione del supremo
messaggio di amore di Gesù, espresso nella pace e nella riconciliazione e nel
loro rifiuto di ogni violenza, costituiscono una forza irresistibile per
compiere ciò che molti sono giunti ad accettare come impossibile e destinato a
rimanere tale.
11. Desidero ora rivolgermi a tutti gli uomini e le donne impegnati nella violenza.
Faccio appello a voi, nel linguaggio di una perorazione appassionata. In
ginocchio vi imploro di allontanarvi dai sentieri della violenza e di tornare
alle vie della pace. Voi potete anche proclamare che cercate la giustizia. Io
pure credo nella giustizia e cerco giustizia. Ma la violenza dilaziona soltanto
il giorno della giustizia. La violenza distrugge l’opera della giustizia.
Ulteriore violenza in Irlanda trascinerà soltanto in rovina la terra che voi
affermate di amare e i valori che voi sostenete di nutrire. In nome di Dio io vi
imploro: ritornate a Cristo, il quale morì perché gli uomini potessero vivere
nel perdono e nella pace. Egli vi aspetta, desiderando che ciascuno di voi venga
a lui, così che egli possa dire a ciascuno di voi: i tuoi peccati sono
perdonati; va’ in pace.
12. Faccio appello ai giovani che possano essere stati irretiti in organizzazioni
impegnate nella violenza. Io vi dico, con tutto l’amore che ho per voi, con
tutta la fiducia che ho nei giovani: non ascoltate le voci che parlano il
linguaggio dell’odio, della vendetta, della rappresaglia. Non seguite alcuna
guida che vi conduca per le vie che infliggono la morte. Amate la vita,
rispettate la vita, in voi stessi e negli altri. Mettete voi stessi al servizio
della vita, non della morte. Non crediate che il coraggio e la forza siano
provati dalle uccisioni e dalla distruzione. Il vero coraggio consiste nel
lavorare per la pace. La vera forza consiste nell’unirvi ai giovani e alle
giovani della vostra generazione in ogni dove per costruire una società giusta,
umana e cristiana, mediante le vie della pace. La violenza è la nemica della
giustizia. Solo la pace può condurre alla vera giustizia.
Miei cari giovani: se siete stati irretiti nelle vie della violenza, anche se
avete compiuto atti di violenza, ritornate a Cristo, il cui dono di addio al
mondo fu la pace. Solo se tornate a Cristo, troverete pace per le vostre
coscienze turbate, e serenità per le vostre anime inquiete.
E a voi Padri e Madri dico: insegnate ai vostri bambini come si fa a perdonare,
rendete le vostre case luoghi di amore e di perdono; trasformate le vostre
strade e i vostri vicinati in centri di pace e di riconciliazione. Sarebbe un
crimine contro la gioventù e il loro futuro permettere che anche un solo
bambino cresca soltanto con l’esperienza della violenza e dell’odio.
13. Desidero ora rivolgermi a tutti coloro che sono in posizione di guida, a tutti
coloro che possono influire sulla pubblica opinione, a tutti i membri delle
parti politiche e a tutti coloro che li appoggiano. Io vi dico: Non pensate di
tradire la vostra Comunità quando cercate di comprendere e di rispettare e di
accettare quelli di una diversa tradizione. Voi servirete al meglio la vostra
tradizione propria, lavorando con gli altri per la riconciliazione. Ciascuna
delle Comunità storiche in Irlanda può soltanto nuocere a se stessa col
cercare di nuocere all’altra. La violenza continua può soltanto compromettere
tutto ciò che è più prezioso nelle tradizioni e nelle aspirazioni di entrambe
le comunità”.
Che nessuno che s’interessa dell’Irlanda abbia alcuna illusione circa la
natura e la minaccia della violenza politica. L’ideologia e i metodi della
violenza sono diventati un problema internazionale della maggior gravità.
Quanto più a lungo la violenza continua in Irlanda, tanto più crescerà il
pericolo che questa terra diletta possa diventare ancora un altro teatro per il
terrorismo internazionale.
14. A tutti coloro che portano responsabilità politiche negli affari d’Irlanda,
voglio parlare con la stessa urgenza e intensità, con cui ho parlato agli
uomini della violenza. Non causate né condonate né tollerate condizioni che
offrano scusa o pretesto agli uomini della violenza. Coloro che ricorrono alla
violenza sostengono sempre che solo la violenza porta ad un cambiamento. Essi
affermano che l’azione politica non può realizzare la giustizia. Voi Politici
dovete provare loro che sono in errore. Voi dovete mostrare che esiste una via
pacifica, politica verso la giustizia. Dovete mostrare che la pace compie le
opere della giustizia, mentre la violenza non lo fa.
Esorto voi che siete chiamati al nobile compito della politica ad avere il
coraggio di affrontare le vostre responsabilità, ad essere guide nella causa
della pace, della riconciliazione e della giustizia. Se i politici non si
decidono e non agiscono per un giusto cambiamento, allora il campo è aperto
agli uomini della violenza. La violenza prospera quando c’è un vuoto politico
ed un rifiuto di una mossa politica. Paolo VI, scrivendo al Cardinale Conway nel
marzo 1972, disse: “Ciascuno deve fare la sua parte. Gli ostacoli che esistono
sulla strada della giustizia vanno rimossi: ostacoli quali la mancanza di equità
civile, la discriminazione sociale e politica, e i malintesi tra individui e tra
gruppi. Dev’esserci un mutuo e costante rispetto per gli altri: per le loro
persone, i loro diritti e le loro legittime aspirazioni”. Oggi faccio mie
queste parole del mio venerato Predecessore.
15. Sono venuto oggi a Drogheda per una grande missione di pace e di
riconciliazione. Vengo come pellegrino di pace, della pace di Cristo. Ai
Cattolici, ai Protestanti, il messaggio è di pace e di amore. Che nessun
Protestante Irlandese voglia pensare che il Papa è un nemico, un pericolo o una
minaccia. Il mio desiderio è che invece i Protestanti vedano in me un amico ed
un fratello in Cristo. Non perdete la fiducia che questa mia visita possa essere
feconda e che questa mia voce possa essere ascoltata. E anche se essa non fosse
ascoltata, testimoni la storia che in un momento difficile nell’esperienza del
popolo d’Irlanda il Vescovo di Roma ha posto piede sulla vostra terra, che
egli è stato con voi e ha pregato con voi per la pace e la riconciliazione, per
la vittoria della giustizia e dell’amore sull’odio e sulla violenza. Sì,
questa nostra testimonianza si trasforma finalmente in preghiera, una preghiera
che viene dal cuore per la pace dei popoli che vivono su questa terra, pace per
tutto il popolo d’Irlanda.
Che questa fervida preghiera per la pace penetri luminosamente in tutte le
coscienze, le purifichi e le afferri.
Cristo, Principe della Pace; Maria, Madre della Pace, Regina d’Irlanda; San
Patrizio, Sant’Oliver, e tutti voi, Santi d’Irlanda; io, insieme a tutti
coloro che sono qui riuniti e a tutti quelli che si uniscono a me, vi invoco!
Custodite l’Irlanda. Proteggete l’umanità. Amen.
|