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VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI D'AMERICA

SANTA MESSA
NELLO YANKEE STADIUM
DI NEW YORK

OMELIA DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
 

2 ottobre 1979

 

1. “La pace sia con voi!”.

Queste furono le prime parole che Gesù disse agli apostoli dopo la sua Risurrezione. Con queste parole il Cristo Risorto riportò la pace nei loro cuori, quando essi erano ancora in uno stato di forte emozione dopo la prima terribile esperienza del Venerdì Santo. Questa sera, nel nome di Nostro Signore Gesù Cristo, per la forza del suo Spirito, nel cuore di un mondo che è preoccupato per la sua stessa esistenza, io ripeto queste parole a voi, perché sono parole di vita: “La pace sia con voi”!

Gesù non ci ha dato semplicemente la pace. Ci ha dato la sua pace accompagnata dalla sua giustizia. Egli diviene la nostra pace e la nostra giustizia.

Che significa questo? Significa che Gesù Cristo – il Figlio di Dio fatto uomo, l’uomo perfetto – completa, ristabilisce e manifesta in se stesso l’insuperabile dignità che Dio desidera dare all’uomo fin dall’inizio. Egli realizza in se stesso ciò che l’uomo è chiamato ad essere: colui che è pienamente riconciliato con il Padre, completamente uno in se stesso, completamente donato agli altri. Gesù Cristo è la pace vivente e la giustizia vivente.

Gesù Cristo ci mette in grado di condividere ciò che egli è. Attraverso la sua Incarnazione, il Figlio di Dio si unisce in un certo modo con ogni essere umano. Nel nostro essere interiore egli ci ha riconciliato con Dio, ci ha riconciliato con gli altri, ci ha riconciliato con i nostri fratelli e con le nostre sorelle: egli è la nostra pace.

2. Quali insondabili ricchezze portiamo in noi, e nelle nostre comunità cristiane! Noi siamo portatori della giustizia e della pace di Dio! Noi non siamo principalmente gli operosi costruttori della giustizia e della pace che sono semplicemente umane, sempre deperibili e sempre fragili. Noi siamo in primo luogo gli umili beneficiari della vera vita di Dio, che è giustizia e pace nel vincolo della carità.

Durante la Santa Messa, quando il sacerdote ci saluta con le parole “la pace del Signore sia sempre con voi”, dobbiamo pensare principalmente a questa pace che è dono di Dio. Gesù Cristo nostra pace. E quando, prima della comunione, il sacerdote ci invita a scambiarci un segno di pace, dobbiamo pensare principalmente al fatto che siamo invitati a scambiarci la pace di Cristo, che dimora in noi, che ci invita a partecipare al suo Corpo e al suo Sangue, per la nostra gioia e per il servizio a tutta l’umanità.

Poiché la giustizia e la pace di Dio esigono di portare il frutto nell’opera umana della giustizia e della pace, in tutte le sfere della vita di oggi. Quando noi cristiani mettiamo Gesù Cristo al centro dei nostri sentimenti e dei nostri pensieri, non ci estraniamo dalla gente e dalle necessità della gente. Al contrario, noi siamo coinvolti nel movimento eterno dell’amore di Dio che viene incontro a noi; siamo coinvolti nel movimento del Figlio, che è venuto tra noi, che è diventato uno di noi; siamo coinvolti nel movimento dello Spirito Santo, che visita i poveri, placa i cuori turbati, lenisce i cuori feriti, riscalda i cuori freddi e ci dà la pienezza dei suoi doni. La ragione per cui l’uomo è la primaria e fondamentale via della Chiesa è nel fatto che la Chiesa cammina sui passi di Cristo: è Gesù che ha mostrato il cammino. Questo cammino passa in modo inequivocabile attraverso il mistero dell’Incarnazione e della Redenzione; conduce da Cristo all’uomo. La Chiesa guarda verso il mondo proprio attraverso gli occhi di Cristo: Gesù è il principio della sua sollecitudine per l’uomo (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 13-18).

3. È un compito immenso. È affascinante. Ne ho appena messo in evidenza diversi aspetti davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e ne toccherò altri nel corso del mio viaggio apostolico nel vostro Paese.

Oggi, consentitemi di insistere sullo spirito e sulla natura del contributo della Chiesa alla causa della giustizia e della pace, e ricordare alcune priorità urgenti sulle quali il vostro servizio all’umanità attualmente si deve concentrare.

Il pensiero sociale e la pratica sociale ispirati dal Vangelo debbono essere sempre caratterizzati da una particolare sensibilità nei confronti di coloro che si trovano nelle situazioni più penose, verso i più poveri, i sofferenti a causa di tutti i mali fisici, psichici e morali che affliggono l’umanità, compresi gli affamati, gli emarginati, i disoccupati e i disperati. C’è tanta povera gente di questo tipo nel mondo. Ce n’è tanta in mezzo a voi. In molte occasioni, la vostra nazione si è meritata una ben giustificata reputazione per la generosità, sia pubblica che privata. Siate fedeli a questa tradizione, stando all’altezza delle vostre grandi possibilità e delle presenti responsabilità. La rete di opere caritative di ogni genere che la Chiesa è riuscita a creare qui è un prezioso strumento per mobilitare efficacemente generose imprese destinate a dare sollievo alle situazioni di disagio che si moltiplicano sia qui, sia ovunque nel mondo. Fate uno sforzo per assicurarvi che questa forma di aiuto mantenga il suo insostituibile carattere di incontro fraterno e personale con coloro che si trovano in stato di necessità; se necessario, ristabilite questo carattere a dispetto di tutti i fattori che operano in senso contrario. Sia questa forma di aiuto rispettosa della libertà e della dignità di coloro che vengono aiutati; sia un mezzo per formare le coscienze dei donatori.

4. Ma questo non basta. Nell’intelaiatura delle vostre istituzioni nazionali e in collaborazione con tutti i vostri compatrioti, dovete cercare le ragioni strutturali che alimentano o causano le varie forme di povertà nel mondo e nel vostro Paese, così da poter apportare gli opportuni rimedi. Non permetterete di essere intimiditi o scoraggiati da spiegazioni semplicistiche, che sono più ideologiche che scientifiche, spiegazioni che cercano di chiarire un male complesso con una sola causa. Ma non arretrerete di fronte alle riforme specialmente quelle profonde di atteggiamenti e strutture che potranno rivelarsi necessarie per ricreare di nuovo le condizioni di cui hanno bisogno gli svantaggiati per una effettiva chance nella dura lotta della vita. I poveri degli Stati Uniti e di tutto il mondo sono vostri fratelli e vostre sorelle in Cristo. Non dovete mai accontentarvi di lasciare loro le briciole della festa. Dovete attingere alla vostra sostanza, e non alla vostra abbondanza, per aiutarli. E dovete trattarli come ospiti alla vostra tavola.

5. Cattolici degli Stati Uniti, mentre fate progredire le vostre legittime istituzioni, voi partecipate nello stesso tempo allo sviluppo della nazione nell’ambito delle istituzioni e delle organizzazioni che scaturiscono dalla comune storia nazionale e dalle vostre comuni attività. Questo siete soliti fare, mano nella mano, con i vostri concittadini di ogni fede e confessione religiosa. L’unione tra voi in tutto ciò è essenziale, sotto la guida dei vostri Vescovi, per approfondire, proclamare e promuovere realmente la verità sull’uomo, sulla sua dignità e sui suoi inalienabili diritti, la verità così come la Chiesa la riceve nella Rivelazione e incessantemente la sviluppa nella sua dottrina sociale alla luce del Vangelo. Queste convinzioni tuttavia non sono un modello prefabbricato per la società (cf. Paolo VI, Octogesima Adveniens, 42). È compito principalmente dei laici metterle in pratica in progetti concreti, definire le priorità e sviluppare i modelli che sono convenienti per promuovere il vero bene dell’uomo. La Costituzione Pastorale del Concilio Vaticano II Gaudium et Spes ci dice che “dai sacerdoti, i laici si aspettino luce e forza spirituale. Non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto, che ad ogni nuovo problema, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta o che proprio a questo li chiami la loro missione: assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e prestando fedele attenzione alla dottrina del Magistero” (Gaudium et Spes, 43).

6. Per portare questa impresa a una felice conclusione, è necessaria una fresca energia spirituale e morale tratta dall’inesauribile sorgente divina. Questa energia non si sviluppa facilmente. Lo stile di vita di molti membri della nostra società ricca e permissiva è comodo, ed è tale anche lo stile di vita di un sempre maggior numero di persone nei Paesi più poveri. Come dissi l’anno scorso all’Assemblea Plenaria della Pontificia Commissione “Iustitia et Pax”: “I cristiani vorranno essere all’avanguardia nel favorire modi di vita che interrompano finalmente la frenesia del consumismo, triste e spossante” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad eos, qui Plenario Coetui interfuerunt Pontificiae Commissionis “Iustitia et Pax”, coram admissos, 11 novembre 1978: AAS 71 [1979] 28). Non si tratta di rallentare il progresso, poiché non vi è vero progresso umano quando ogni cosa concorre a favorire l’istinto dell’interesse egoistico, quello del sesso e quello del potere. Dobbiamo trovare un modo di vita semplice. Poiché non è giusto che il livello di vita dei Paesi ricchi cerchi di mantenersi inalterato rastrellando la maggior parte delle riserve di energia e di materie prime che sono destinate a servire per tutta l’umanità. Poiché la rapidità nel creare una più grande e più giusta solidarietà tra i popoli è la prima condizione della pace. I cattolici degli Stati Uniti, e tutti voi cittadini degli Stati Uniti, avete una tale tradizione di generosità spirituale, di operosità, di semplicità e di sacrificio che non potete evitare di prestare attenzione a questo odierno appello per un rinnovato entusiasmo e per una nuova determinazione. È nella lieta semplicità di vita ispirata dal Vangelo e dallo spirito evangelico di fraterna condivisione che voi troverete il rimedio migliore contro l’aspro criticismo, il dubbio paralizzante e la tentazione di vedere nel denaro lo strumento principale e la vera misura del progresso umano.

7. In diverse occasioni, ho ricordato la parabola evangelica del ricco e di Lazzaro. “C’era un uomo ricco che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco” (Lc 16,19ss.). Sia il ricco, sia il mendicante morirono e furono portati davanti ad Abramo, e fu dato il giudizio in base alla loro condotta. Le Scritture ci dicono che Lazzaro trovò consolazione, mentre il ricco trovò tormento. Fu condannato il ricco perché fu ricco, perché ebbe in terra abbondanti proprietà, perché “vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente”? No, direi che non lo fu per questa ragione. Il ricco fu condannato perché non prestò attenzione all’altro uomo. Perché trascurò di informarsi di Lazzaro, la persona che giaceva alla sua porta bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla sua mensa. Cristo non condanna mai il semplice possesso di beni materiali. Egli pronuncia invece parole molto severe contro coloro che usano dei loro beni materiali in modo egoista, senza fare attenzione alle necessità degli altri. Il Discorso della Montagna comincia con le parole: “Beati i poveri di spirito... E al termine del bilancio dell’ultimo giudizio, come si legge nel Vangelo di San Matteo, Gesù dice le parole che ben conosciamo: “Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, ammalato e in carcere e non mi avete visitato” (Mt 25,42-43).

La parabola dell’uomo ricco e di Lazzaro deve essere sempre presente nella nostra memoria; essa deve formare la nostra coscienza. Cristo ci chiede di essere aperti ai nostri fratelli e alle nostre sorelle che hanno bisogno: ai ricchi, ai benestanti, a coloro che sono economicamente avvantaggiati domanda di essere aperti ai poveri, ai sottosviluppati e agli svantaggiati. Cristo reclama un’apertura che è più di una benevola attenzione, più di atti simbolici o di attivismo distaccato che lasciano il povero indigente come prima, se non ancora di più.

Tutta l’umanità deve pensare alla parabola dell’uomo ricco e del mendicante. L’umanità deve tradurla in termini contemporanei, in termini di economia e di politica, in termini di tutti i diritti umani, in termini di relazioni tra il “Primo”, il “Secondo” e il “Terzo Mondo”. Non possiamo stare in ozio mentre migliaia di esseri umani stanno morendo di fame. Né possiamo rimanere indifferenti mentre i diritti dello spirito umano vengono calpestati, mentre si fa violenza alla coscienza umana in materia di verità, di religione, di creatività culturale.

Non possiamo stare in ozio, rallegrandoci delle nostre ricchezze e della nostra libertà, se, da qualche parte, il Lazzaro del XX secolo giace alla nostra porta. Alla luce della parabola di Cristo, la ricchezza e la libertà conferiscono una responsabilità speciale. La ricchezza e la libertà creano una speciale obbligazione. E così nel nome della solidarietà che ci unisce tutti insieme in una comune umanità, proclamo di nuovo la dignità di ogni persona umana: l’uomo ricco e Lazzaro sono entrambi esseri umani, entrambi creati a immagine e somiglianza di Dio, entrambi egualmente redenti da Cristo, ad alto prezzo, il prezzo del “sangue prezioso di Cristo” (1Pt 1,19).

8. Fratelli e sorelle in Cristo, con profonda convinzione e affezione vi ripeto le parole che rivolsi al mondo quando accettai il mio ministero apostolico al servizio di tutti gli uomini e di tutte le donne: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa c’è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!” (Giovanni Paolo II, Homilia habita ob initium ministerii Summi Catholicae Ecclesiae Pastoris, 22 ottobre 1978: AAS 70 [1978] 947).

Come vi ho detto all’inizio, Cristo è la nostra giustizia e la nostra pace, e tutte le nostre opere di giustizia e di pace traggono da questa sorgente l’insostituibile energia e la luce per il grande compito che ci attende. Dedicandoci risolutamente al servizio di tutti i bisogni degli individui e dei popoli – poiché è Cristo che ci spinge a farlo – nondimeno ci ricorderemo che la missione della Chiesa non è limitata a questa testimonianza della fecondità sociale del Vangelo. Lungo questa strada che conduce la Chiesa all’uomo, la Chiesa non offre, nel campo della giustizia e della pace, soltanto i frutti terreni del Vangelo; essa porta all’uomo – a ogni persona umana – la sua vera sorgente: Gesù Cristo stesso, nostra giustizia e nostra pace.

 

© Copyright 1979 - Libreria Editrice Vaticana

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