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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN AFRICA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Nairobi (Kenya), 7 maggio 1980

   

Venerabili fratelli nell’episcopato, 
cari fratelli e sorelle in Cristo.

1. Ci riuniamo qui oggi per dar lode e gloria al nostro Padre celeste. Siamo convenuti insieme in questa piazza, uomini e donne di differenti estrazioni, eppure tutti uniti in lui, “in cui tutte le cose hanno consistenza” (Col 1,17), tutti uniti intorno alla mensa della parola di Dio e intorno all’altare del sacrificio.

Il mio cuore pieno di gratitudine a Dio per questa giornata e per l’occasione che ho di celebrare l’eucaristia insieme con voi, di cantare le lodi al Signore per aver riconciliato a sé tutte le cose, “rappacificando con il sangue della sua croce” (Col 1,20). Nel giorno in cui Gesù venne crocifisso egli disse a Pilato: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37). Gesù non venne per fare la sua volontà, ma quella del Padre celeste. Con le sue parole, con le sue azioni, con la sua stessa esistenza egli rese testimonianza alla verità. In Gesù venne sconfitta la tirannia dell’inganno e della falsità, la tirannia della menzogna e dell’errore, la tirannia del peccato. Perché Cristo è la parola vivente della verità divina che ha promesso: “Se rimanete fedeli alla mia parola sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31-32).

2. La Chiesa ha ricevuto da Cristo la stessa missione: coltivare profondo amore e venerazione per la verità e amalgamare con la fede le intuizioni del sapere e della saggezza umana; in ogni cosa rendere testimonianza alla verità. In tutti i tempi e in tutti i paesi la Chiesa procede in questa missione, fiduciosa nel fatto che se Dio è la sorgente suprema di ogni verità, non ci può essere opposizione tra la saggezza naturale e le verità della fede.

Tutti i fedeli, cari fratelli e sorelle, hanno un compito da esplicare nella missione della Chiesa nei confronti della verità. Perciò nella mia enciclica ho dichiarato che “la responsabilità della Chiesa per la verità divina dev’essere sempre più, ed in vari modi, condivisa da tutti, compresi gli specialisti nelle diverse discipline, i rappresentanti delle scienze naturali e delle lettere, i medici, i giuristi, gli artisti e i tecnici, gli insegnanti di diversi gradi e nelle diverse specializzazioni. Come membri del Popolo di Dio, tutti costoro hanno la propria parte nella missione profetica di Cristo e al servizio della verità divina (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 19). Nella comunione dei fedeli e specialmente in seno alla comunità cristiana locale, speciale attenzione dev’essere data a questa responsabilità di recare testimonianza alla verità. Nel suo messaggio all’Africa, il mio predecessore Paolo VI rivolse una speciale parola agli intellettuali di questo continente, proprio perché era persuaso dell’importanza della loro missione a servizio della verità. E questa parola echeggia ancor oggi: “L’Africa ha bisogno di voi, del vostro studio, della vostra ricerca, della vostra arte e del vostro insegnamento... Voi siete il prisma attraverso il quale le nuove idee e i mutamenti culturali possono essere interpretati e spiegati a tutti. Siate sinceri, fedeli alla verità e leali” (Paolo VI, Africae Terrarum, 32, die 29 oct. 1967: Insegnamenti di Paolo VI, V [1967] 595).

3. Dobbiamo iniziare la nostra testimonianza alla verità coltivando la fame per la parola di Dio, un desiderio di ricevere e di avere a cuore il vivificante messaggio del Vangelo in tutta la sua pienezza. Quando ascoltate attentamente la voce del Salvatore e poi la mettete in pratica, voi partecipate davvero alla missione della Chiesa a servizio della verità. Voi testimoniate al mondo la vostra ferma fede nella promessa fatta da Dio per mezzo di Isaia: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigata la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza avere operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55,10-11). Voi potrete essere messaggeri della verità solo se sarete anzitutto ascoltatori della Parola di Dio.

4. Quando Pilato domandò a Gesù se fosse re, la sua risposta fu chiara e senza ambiguità: “Il mio regno non è di questo mondo” (Gv 18,35). Cristo è venuto a portare la vita e la salvezza ad ogni essere umano: la sua missione non era di ordine sociale, economico o politico. Similmente Cristo non conferì alla Chiesa una missione sociale, economica o politica, ma religiosa (cf. Gaudium et Spes, 42). Sarebbe tuttavia errato pensare che individualmente il cristiano non deve essere coinvolto in questi settori della vita sociale. A questo riguardo, i padri del Concilio Vaticano II sono stati molto espliciti: “Il distacco che si constata in molti tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo... Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna” (Ivi, 43).

I cristiani, perciò, e specialmente voi membri del laicato, sono chiamati da Dio a interessarsi del mondo per trasformarlo secondo il Vangelo. Nell’adempiere tale compito, il vostro personale impegno verso la verità e l’onestà occupa un posto importante, perché il senso di responsabilità verso la verità costituisce uno dei punti fondamentali d’incontro tra la Chiesa e la società, tra la Chiesa e ciascun uomo o donna (cf. Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 19). La fede cristiana non vi fornisce soluzioni già fatte ai complessi problemi della società contemporanea, ma vi fornisce una profonda penetrazione della natura umana e delle sue esigenze, chiamandovi a dire la verità nella carità, ad assumervi le vostre responsabilità come buoni cittadini e a lavorare, insieme col vostro prossimo, a costruire una società in cui i genuini valori umani sono nutriti e approfonditi mediante una condivisa visione cristiana della vita.

5. Uno dei settori che detiene una vera importanza nella società e nella vocazione globale di ogni persona umana è quello della cultura: “È proprio della persona umana il non poter raggiungere un livello di vita veramente e pienamente umano se non mediante la cultura, coltivando cioè i beni e i valori della natura. Perciò, ogni qualvolta si tratta della vita umana, natura e cultura sono quanto mai strettamente connesse” (Gaudium et Spes, 53). Un cristiano vorrà gioiosamente collaborare a promuovere la vera cultura, perché sa che la buona novella di Cristo rafforza nell’uomo i valori spirituali che sono nel cuore della cultura di ogni popolo e di ogni periodo storico. La Chiesa, che si sente a casa in ogni cultura, senza appropriarsi esclusivamente di nessuna di esse, incoraggia i suoi figli e figlie, che operano nelle scuole, nelle università e in altre istituzioni di apprendimento, a dare ad esse il meglio della propria attività. Armonizzando quei valori che costituiscono l’eredità unica di ogni popolo o gruppo col contenuto del Vangelo, il cristiano aiuterà la propria gente a raggiungere la vera libertà e la capacità di far fronte alle sfide del proprio tempo. Ogni cristiano, unito con Cristo nel mistero del battesimo, si sforzerà di conformarsi al disegno del Padre per il Figlio suo: “Ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef 1,10).

6. Un’altra sfida importante per il cristiano è quella della vita politica. In seno allo Stato i cittadini hanno il diritto e il dovere di parteciparvi, poiché una nazione è in grado di assicurare il bene comune di tutti, i sogni e le aspirazioni dei suoi diversi membri, soltanto se tutti i cittadini, in piena libertà e con responsabilità completa, danno il proprio contributo volonteroso e disinteressato al bene di tutti.

I doveri dei buoni cittadini cristiani comportano ben più che fuggire la corruzione, ben più che non sfruttare gli altri; i loro doveri includono positivamente il contribuire allo stabilimento di leggi giuste e di strutture che tengano conto dei valori umani. Se i cristiani si imbattono nell’ingiustizia o in qualsiasi cosa che va contro l’amore, la pace e l’unità nella società, deve domandarsi: “Dove ho fallito il bersaglio? Cosa ho fatto male? Cosa ho trascurato di fare di ciò che la verità della mia vocazione mi chiamava a fare? Ho peccato di omissione?”.

7. Oggi qui nel Kenya, come ho fatto molte volte per l’innanzi, desidero rivolgere un particolare messaggio alle coppie sposate e alle famiglie. La famiglia è la comunità umana fondamentale; la prima e vitale cellula di ogni società. Perciò la forza e la vitalità di ogni paese corrisponderà soltanto alla forza e alla vitalità della famiglia in seno ad esso. Nessun gruppo ha tanto impatto sul paese come la famiglia. Nessun gruppo ha un compito così influente sul futuro del mondo.

Perciò le coppie cristiane hanno una missione insostituibile nel mondo d’oggi. L’amore generoso e la fedeltà del marito e della moglie offrono stabilità e speranza a un mondo dilaniato dall’odio e dalla divisione. Con la loro perseveranza che dura per tutta la vita in un amore vivificante essi mostrano il carattere sacro ed infrangibile del vincolo sacramentale del matrimonio. Al tempo stesso la famiglia cristiana è quella che promuove semplicemente e profondamente la dignità ed il valore della vita umana fin dal momento del concepimento.

La famiglia cristiana è anche il santuario domestico della Chiesa. In una famiglia cristiana si ritrovano diversi aspetti della Chiesa nel suo insieme, quali l’amore scambievole, l’attenzione alla parola di Dio, la preghiera comune. La casa è il luogo in cui il Vangelo viene ricevuto e vissuto, e dal quale viene irradiato. Inoltre la famiglia offre una testimonianza quotidiana, anche tacita, alla verità e alla grazia della parola di Dio. Per tal motivo ho dichiarato nella mia enciclica: “Gli sposi... debbono con tutte le loro forze tendere a perseverare nell’unione matrimoniale, costruendo con questa testimonianza d’amore la comunità familiare ed educando le nuove generazioni di uomini, capaci di consacrare anch’essi tutta la loro vita alla propria vocazione, cioè a quel “servizio regale” di cui l’esempio e il modello più bello ci sono offerti da Gesù Cristo” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 21).

8. Diletti figli e figlie, tutte le famiglie che costituiscono la Chiesa e tutti gli individui che costituiscono le famiglie, tutti noi insieme siamo chiamati a camminare con Cristo, rendendo testimonianza alla verità nelle circostanze della nostra vita quotidiana. Così facendo, noi possiamo permeare la società col lievito del Vangelo, che solo può trasformarla nel regno di Cristo, regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace.

Amen!

 

© Copyright 1980 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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