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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN
PAKISTAN, FILIPPINE, GUAM (USA), GIAPPONE E ANCHORAGE (USA)
SANTA MESSA NELLO STADIO DI KARACHI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Karachi (Pakistan), 16 febbraio
1981
Eminenza e confratelli Vescovi,
Diletti fratelli e sorelle in Cristo,
Diletto popolo del Pakistan,
1. Sono lieto di trovarmi con voi oggi, lieto di trascorrere alcune ore qui nel
Pakistan, questa terra di così antica cultura e così nobili tradizioni. Sono
particolarmente grato per la possibilità che ho di celebrare l’Eucaristia con
la comunità cattolica qui riunita, con il clero, i religiosi e i laici.
Attraverso voi desidero estendere il mio saluto e assicurare le mie preghiere a
tutti i cristiani del vostro amato Paese. Vengo a voi come servitore di Cristo
Gesù come pellegrino della fede, come uno chiamato a proclamare il Vangelo e a
confermare i miei fratelli e sorelle nella fede.
2. Mentre mi trovo qui con voi oggi, mi vengono in mente le parole di Gesù
narrate da San Matteo Evangelista: “Per questo ogni scriba divenuto discepolo
del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro
cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52). Come lo scriba del Vangelo, la Chiesa
nel Pakistan è in grado di estrarre dal tesoro del suo retaggio sia il nuovo
che l’antico. Dal passato avete la tradizione che vi collega all’apostolo
Tommaso e quindi alla Chiesa Apostolica del primo secolo. Da tempi più recenti
avete il vigore di una Chiesa missionaria giovane che ora ha messo solide radici
nel cuore del popolo di questo Paese. Possiate apprezzare sempre e custodire i
tesori del vostro patrimonio spirituale, sia quello nuovo che quello antico e
come lo scriba nel Vangelo possiate estrarli al momento giusto per l’avvento
del Regno di Dio.
3. Le letture odierne della liturgia della Parola c’invitano a riflettere sul
profondo mistero dell’Eucaristia. Nella prima lettura, ci viene ricordato “che
l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla
bocca del Signore” (Dt 18,3). È la nostra personale convinzione della verità
di queste parole che ci sollecita a riunirci regolarmente per il Sacrificio
Eucaristico.
Come seguaci di Cristo, non disprezziamo le buone cose della terra, perché
sappiamo che sono state create da Dio che è fonte di ogni bene. Ne cerchiamo di
ignorare la necessità del pane, il grande bisogno di cibo di tante persone in
tutto il mondo, anche nelle vostre terre. Se infatti cercassimo di ignorare
queste esigenze fondamentali dei nostri fratelli e sorelle che vediamo, come
potremmo sostenere di amare Dio che non vediamo? (cf. 1Gv 4,20). Eppure rimane
vera la parola che “l’uomo non vive soltanto di pane”. La persona umana ha
una necessità che è ancora più profonda, una fame che è ancora maggiore di
quella che il pane può soddisfare; è la fame del cuore umano per l’immensità
di Dio. È una fame che può essere soddisfatta soltanto da Colui che disse: “Se
non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non
avrete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io lo
risusciterò nell’ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda” (Gv
6,53-55).
4. Cristo è il solo che può soddisfare la più profonda fame del cuore umano.
Perché Egli solo è sorgente di vita. Come ha scritto san Paolo: “tutto fu
creato per mezzo di Lui e per Lui. Egli è prima di tutte le cose e tiene
insieme tutto l’universo” (Col 1,16-17). In Cristo la morte ha perso il suo
potere, alla morte è stato tolto il suo pungolo, la morte è stata sconfitta.
Questa verità della nostra fede può apparire paradossale, perché vediamo
attorno a noi ancora tante persone spaventate dalla certezza della morte e
sconcertate dal tormento del dolore. Il dolore e la morte pesano infatti sullo
spirito umano e restano un enigma per coloro che non credono in Dio. Ma nella
fede noi sappiamo che saranno superati, che sono stati vinti nella morte e
resurrezione di Gesù Cristo nostro Redentore. È proprio questo che noi
commemoriamo quando ci riuniamo nel nome della Santissima Trinità; è questo
che celebriamo ogni qualvolta ci riuniamo per il Sacrificio Eucaristico: noi
proclamiamo la morte del Signore finché Egli venga nella gloria (cf. 1Cor
11,26); noi dichiariamo con una sola voce che Gesù Cristo è il Signore dei
vivi e dei morti, che è la via e la verità e la vita (cf. Gv 14,6), che Gesù
Cristo è il pane vivo che è stato dato per la vita del mondo (cf. Gv 6,51).
Ed è l’Eucaristia che esprime il desiderio del nostro Salvatore di essere
sempre presente nel cuore di ogni uomo, offrendo continuamente ad ogni persona
una partecipazione alla sua vita.
Quale dono meraviglioso ci viene dato nell’Eucaristia! O Sacramento
ineffabile! Attraverso la nostra partecipazione a questo massimo atto di vita e
di culto della Chiesa noi siamo uniti a Lui che è Redentore del mondo, “l’immagine
del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura” (Col 1,15).
La seconda lettura della liturgia odierna parla di questo grande mistero come
segue: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse
comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse
comunione con il corpo di Cristo?” (1Cor 10,16).
Questo grande Sacramento che ci permette di partecipare alla vita di Cristo ci
unisce anche l’uno all’altro, ci unisce a tutti gli altri membri della
Chiesa, a tutti i battezzati di ogni tempo e di ogni Paese. Anche se noi che
apparteniamo alla Chiesa siamo dispersi in tutto il mondo, anche se parliamo
lingue differenti, anche se abbiamo un diverso patrimonio culturale e siamo
cittadini di nazioni differenti “poiché c’è un solo pane noi, pur essendo
molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane”)
(1Cor 10,17).
6. Poiché il mistero dell’Eucaristia è legato così strettamente al mistero
della Chiesa, non possiamo non sentirci tristi dinanzi alle divisioni che
feriscono ancora il Corpo unico di Cristo, divisioni tra fratelli cristiani.
Siamo rattristati perché non possiamo ancora partecipare insieme all’unico
pane e all’unico calice. Possa questa tristezza sollecitarci ad agire. Possa
esistere in noi, che come cattolici partecipiamo a questo Sacramento di unità,
un profondo desiderio di riunione di tutte le Chiese, possiamo sentire l’urgenza
della preghiera di Gesù. “Ut unum sint: perché tutti siano una sola cosa”)
(Gv 17,21); e possiamo essere più profondamente convinti della necessità di
pregare e lavorare per l’unità di tutti coloro che sono stati battezzati in
Cristo.
7. La nostra partecipazione al Sacrificio Eucaristico dovrà anche approfondire
il nostro desiderio che tutta la famiglia umana entri nella luce della fede.
Deve ispirarci a portare il Vangelo di Gesù Cristo a tutti coloro che non lo
conoscono ancora. L’Eucaristia infatti è “pane per la vita del mondo”,
pane per ogni uomo e ogni donna sulla terra. Sotto questo aspetto, è motivo di
grande soddisfazione vedere come lo spirito missionario sia un aspetto vibrante
della Chiesa nel Pakistan, e vi lodo per i vostri sforzi nel portare il
messaggio di salvezza, in uno spirito di dialogo e rispetto ai vostri
connazionali che non conoscono Cristo. Non vi è modo migliore per mostrare il
vostro amore per il Signore dell’Eucaristia se non attraverso questo lavoro di
evangelizzazione, particolarmente tra quelli che sono poveri e più bisognosi.
8. “Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso”
(Sal 118,24). Miei fratelli e mie sorelle in Cristo: ogni volta che ci riuniamo
per l’Eucaristia, siamo rafforzati nella santità e rinnovati nella gioia. La
gioia e la santità infatti sono la conseguenza inevitabile dell’avvicinarci a
Dio. Quando siamo nutriti con il pane della vita disceso dal cielo, cresciamo in
somiglianza con il nostro Salvatore risorto, che è la fonte della nostra gioia,
“una gioia che dev’essere condivisa da tutti” (Lc 2,10). Possano la gioia
e la santità abbondare sempre nella vostra vita e prosperare nelle vostre case.
E possa l’Eucaristia essere per voi e per tutta la Chiesa del Pakistan il
centro della vostra vita, la fonte della vostra gioia e santità, e la via alla
vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore. Così sia.
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