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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN PAKISTAN, FILIPPINE,
GUAM (USA), GIAPPONE E ANCHORAGE (USA)

SANTA MESSA PER GLI AGRICOLTORI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Legazpi City (Filippine), 21 febbraio 1981

 

Diletti fratelli e sorelle,

1. Le letture della liturgia odierna, ascoltate sullo sfondo del vostro splendido Mayon, assumono uno speciale significato e una vivida chiarezza. Il cono quasi perfetto del Mayon accentua il verdetto di perfezione pronunciato da Dio riguardo alla sua creazione.

Ma non è soltanto la bellezza della creazione che viene ricordata dal Mayon. La sua forma ci fa pensare a mani in atteggiamento di ringraziamento e di accettazione: ringraziamento per il dono della terra a tutto il popolo, e accettazione di mettere in essa lo sforzo umano del lavoro.

Ho atteso con impazienza d’incontrarvi, per darvi questo duplice messaggio: la terra come dono di Dio per tutti gli uomini, e il mistero meraviglioso del lavoro.

2. Perché proprio a voi, cari agricoltori? Perché voi siete importanti e avete un posto speciale nel piano di Dio per il mondo: voi fornite cibo per tutti i vostri simili. È un compito che merita l’apprezzamento e la gratitudine di tutti; è un compito che merita il riconoscimento della dignità di coloro che vi sono impegnati. Avete tutto il diritto di aspettare quindi dal Papa, che è vostro padre, fratello e servo in Cristo, una parola d’incoraggiamento e di speranza, di guida e di sostegno.

Ma desideravo così ardentemente d’incontrarvi non solo per questo motivo, ma anche per proclamare i valori importanti ai quali la vostra vita rende testimonianza. Il lavoro rurale possiede realmente delle ricchezze umane e religiose invidiabili: un amore profondamente radicato della famiglia e della pace, un senso religioso, un apprezzamento dell’amicizia, fiducia e apertura verso Dio, e devozione alla Beata Vergine Maria, particolarmente nel vostro caso sotto il titolo di Nostra Signora di Penafrancia.

Non esaltate voi forse questi valori quando cantate:
“Kung ang hanap mo ay ligaya sa buhay” (Se cerchi la felicità nella vita)
“Sa libis ng nayon doon manirahan” (vai a vivere in campagna).

“Taga-bukid man ay may gintong kalooban” (sono contadini, ma hanno un cuore d’oro),
Kayamanan at dangal ng kabukiran (tesoro e orgoglio della fattoria)?

È un ben meritato tributo di riconoscimento che il Papa desidera esprimervi, perché la società vi è veramente debitrice. Grazie, cari agricoltori, per il vostro prezioso contributo al benessere sociale degli uomini; la società vi deve molto.

3. Il vostro specifico contributo alla società si basa sulla vostra profonda e viva consapevolezza che la terra è dono di Dio, un dono che Egli fa a tutti gli uomini, che Egli desidera vedere riuniti per formare una sola famiglia e trattarsi l’un l’altro come fratelli e sorelle (cf. Gaudium et Spes, 24).

Non viene forse sottolineato questo dono nel primo capitolo del Genesi? “E Dio disse: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e ogni albero in cui è il frutto che produce seme: saranno il vostro cibo”” (Gen 1,29). La terra appartiene all’uomo perché Dio l’ha affidata all’uomo, e con il suo lavoro l’uomo la sottomette e le fa dare frutti (cf. Gen 1,28).

Cosa ne consegue? Che non è volontà di Dio – non è secondo il suo piano – che questo dono sia usato in modo tale che i suoi benefici vadano a vantaggio solo di pochi, mentre altri, la grande maggioranza ne sono esclusi. E quando questa grande maggioranza è effettivamente esclusa dal condividere i benefici della terra, e quindi condannata ad uno stato di inedia, di povertà e di vita al limite della sufficienza, la cosa è estremamente grave.

In questo caso infatti la terra non serve alla dignità della persona umana, la persona umana chiamata alla pienezza di vita in Cristo Gesù! Ma è proprio questo che voi siete e dovete sempre continuare ad essere, ai vostri occhi e agli occhi degli altri, in teoria e in pratica. Di conseguenza dovete essere in grado di realizzare le vostre capacità umane, capacità di “essere di più”.

Avete il diritto di vivere ed essere trattati conformemente alla vostra dignità umana, nello stesso tempo avete lo stesso dovere di trattare gli altri nella stessa maniera. Dovrete essere allora in grado di ricavare dal vostro lavoro nelle fattorie i mezzi necessari e sufficienti per fare fronte alle vostre responsabilità familiari e sociali in un valido modo umano e cristiano.

4. Nel “libro del Genesi” vediamo che “il Signore Dio prese I uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15). E nella nostra lettura odierna abbiamo udito il comando di Dio: Riempite la terra e soggiogatela; e dominate sul creato (cf. Gen 1,28). Cosa ci dicono questi testi? Il linguaggio chiaro della Bibbia ci dice che è volontà del nostro Creatore che l’uomo comunichi con la natura come un padrone e custode intelligente e nobile, e non come uno sfruttatore avventato. È questo che s’intende quando ci viene detto di “soggiogare”, “coltivare” la terra: il principio che detta la linea di azione obbligatoria per tutti coloro che sono responsabili del problema della terra e interessati ad esso: persone investite di pubblica autorità, tecnici, imprenditori e lavoratori.

Richiamando qui ciò che dissi in un’altra occasione, ma adattandolo a voi e al vostro Paese, vorrei sollecitarvi a coltivare la terra dei vostri amati filippini e a conservarla. Fate tesoro dei beni della natura; assicuratevi che diano di più a favore dell’uomo, dell’uomo di oggi e di quello di domani.

Riguardo all’uso della terra come dono di Dio, è necessario preoccuparsi molto delle future generazioni, pagare il prezzo dell’austerità per non indebolire o ridurre, e peggio ancora rendere insostenibili le condizioni di vita delle future generazioni. La giustizia e l’umanità esigono anche questo (cf. Giovanni Paolo II, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II, III, 2 [1980] 184).

5. La nostra risposta al dono di Dio viene fatta attraverso lo sforzo e il lavoro dell’uomo. Questi caratterizzano la lotta dell’uomo nel tempo e nello spazio per soggiogare la natura; sono l’argomento del mio speciale messaggio a voi, miei cari lavoratori, conducenti di tricicli e jeepponi.
Sento una gioia profonda quando incontro lavoratori come voi, perché mi ricordate quegli anni della mia gioventù quando anch’io sperimentavo la grandiosità e la severità, le ore felici e i momenti di ansietà, i successi e le frustrazioni che sono inerenti alla condizione del lavoratore. Vi ringrazio dunque specialmente per avermi offerto l’occasione d’incontrarvi.

Riflettiamo insieme sulla dignità del lavoro, la nobiltà del lavoro. Devo veramente parlarvene? Voi conoscete la dignità e la nobiltà del vostro lavoro voi che lavorate per vivere, per migliorare la vostra vita, per provvedere al sostentamento, all’educazione e al benessere dei vostri figli. Il vostro lavoro è nobile perché è un servizio alle vostre famiglie e alla comunità allargata, che è la società. Il lavoro è un servizio in cui l’uomo stesso cresce nella misura in cui dona se stesso per gli altri.

6. Per questo motivo una preoccupazione fondamentale di tutti indistintamente – dirigenti sindacalisti e uomini di affari – deve essere questa: dare lavoro a ognuno. Ma vi è un motivo più profondo per cui ogni uomo ha diritto al lavoro; è per essere in grado di adempiere interamente alla sua vocazione umana, ossia diventare in Cristo un cocreatore con Dio. L’uomo diventa più pienamente uomo attraverso il lavoro liberamente intrapreso ed eseguito. Il lavoro non è una punizione, ma un onore. È diventato difficile e faticoso soltanto in conseguenza del peccato: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane” (Gen 3,19), ma conserva sempre la sua esaltante dignità.

Non illudiamoci. Fornire lavoro o impiego non è cosa da prendersi alla leggera, o da considerare come un aspetto secondario dell’ordine economico e dello sviluppo. Dev’essere un elemento centrale negli obiettivi della teoria e della prassi economica.

7. Ma la giustizia non richiede soltanto un impiego. La giustizia esige anche che ai lavoratori sia pagato un salario sufficiente e mantenere le proprie famiglie in modo consono alla dignità umana.

Richiede inoltre che le condizioni di lavoro siano le più degne possibili, e che la sicurezza sociale sia perfezionata, in modo da permettere a tutti sulla base di una maggiore solidarietà, di affrontare rischi, situazioni difficili ed oneri sociali; che i salari vengano regolati nelle loro diverse forme complementari; che i lavoratori abbiano una reale e giusta partecipazione nella ricchezza che essi contribuiscono a produrre nelle aziende, nelle professioni e nell’economia nazionale.

Potete star certi che il vostro Papa è con voi per quanto riguarda questa e simili istanze, perché qui è in gioco l’uomo e la sua dignità.

Vi sono ancora molte altre riflessioni che vorrei fare insieme a voi, cari fratelli e sorelle. Ma dobbiamo proseguire con il santo Sacrificio della Messa. Ma prima, comunque, permettetemi ancora una volta di fare un appello: non dimenticate mai la grande dignità che voi, come esseri umani e come cristiani, dovete imprimere al vostro lavoro, anche se è il più umile, anche se è il più insignificante. Non lasciate che il lavoro vi degradi, ma cercate piuttosto di vivere interamente la vostra vera dignità, secondo la parola di Dio e l’insegnamento della Chiesa. Sì, dal punto di vista della fede, il lavoro corrisponde alla volontà di Dio Creatore. Fa parte del piano di Dio per l’uomo e per la realizzazione della persona umana; con il lavoro viene data all’uomo una partecipazione al lavoro di Dio, che è la creazione. E dal punto di vista della fede, il lavoro è immensamente nobilitato da Gesù Cristo, il Redentore dell’uomo.

Con il suo lavoro di falegname a Nazaret e con i suoi molti altri lavori Egli ha santificato tutto il lavoro umano, conferendo in questo modo ai lavoratori una speciale solidarietà con Lui stesso e dando loro una partecipazione al suo lavoro redentivo teso a elevare l’umanità, trasformare la società e guidare il mondo alla lode del Padre suo che sta nei cieli. Tutto ciò sottolinea anche la necessità che il lavoro sia fatto bene, e l’obbligo dei lavoratori di svolgere i loro compiti con coscienza e secondo le esigenze della giustizia e dell’amore.

Amati fratelli e amate sorelle in Cristo: il Papa v’invita a pregare con lui e con la Chiesa universale, affinché tutti gli agricoltori e lavoratori del mondo vivano la loro dignità, adempiano il loro ruolo degnamente e portino il loro grande contributo alla costruzione del Regno di Cristo, per la gloria della Santissima Trinità. E possa Nostra Signora di Peñafrancia continuare ad amarvi, consolarvi e proteggere voi, le vostre famiglie e il vostro Paese. Così sia.

 

© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana

 

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