 |
SANTA MESSA PER IL BATTESIMO DI TREDICI NEONATI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 10 gennaio 1982
1. “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Mc 1,11).
Cari fratelli e sorelle, queste parole, che segnano il culmine della narrazione
evangelica odierna del Battesimo di Gesù, a cui è consacrata la Liturgia di
questa domenica, accompagnano mirabilmente il sacramento del Battesimo, che sto
per conferire ai Neonati qui presenti.
So che questo è un momento caratterizzato anche da un’intensa emozione umana,
soprattutto per i Genitori dei bambini e per i parenti più prossimi. Ma ciò
che noi ora operiamo trova il suo significato più profondo nel fatto che
mettiamo in essere un nuovo e straordinario rapporto di grazia tra Dio e queste
creature, che sono già persone umane nel pieno senso della parola, a cui i
Padrini prestano la voce e la risposta.
2. “Tu sei il Figlio mio prediletto”! La voce dal cielo, al Giordano, valeva
in grado sommo ed incomparabile per Gesù, unico vero Figlio di Dio da sempre.
Ma oggi e ad ogni Battesimo, è come se quelle parole celesti venissero ancora
di nuovo pronunciate, con significato non identico ma analogo a quelle
evangeliche, su ciascun battezzato. Con questo sacramento, infatti, viene donata
in modo nuovo la paternità di Dio, e chi la riceve acquista un nuovo rapporto
di filiazione nei suoi confronti. Si instaura così una condizione di intima
comunione con Lui, la quale rappresenta il superamento di ogni alienazione
interiore dovuta al peccato, e quindi la formazione, come scrive san Paolo, di
“una nuova creatura” (2Cor 5,17).
3. Il Battesimo, pertanto, è davvero una nuova nascita, una rinascita, come si
esprime lo stesso Apostolo: “Un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento
nello Spirito Santo” (Tt 3,5). Ed è per questo che tutti noi, in quest’ora,
ci rallegriamo vivamente di profonda letizia spirituale. La nostra è la gioia
della famiglia ecclesiale, che corrisponde esattamente a quella del momento del
parto, quando la madre esulta perché “è venuto al mondo un uomo” (Gv
16,21). Così facciamo noi, perché in questo momento alcuni nuovi membri
entrano a far parte della famiglia di Dio, e, se essi acquistano in lui un nuovo
Padre, trovano pure in noi dei nuovi fratelli, pronti ad accoglierli con premura
e con esultanza nella grande comunità dei figli di Dio.
4. Un dovere, però, s’impone a tutti noi, ed in special modo ai genitori ed
ai padrini: quello di educare responsabilmente i neo-battezzati e di aiutarli a
crescere cristianamente. Dagli Atti degli Apostoli abbiamo sentito che Gesù,
dopo il suo Battesimo, “passò beneficando e risanando tutti” (At
10,38). Il
Battesimo deve manifestarsi nella vita concreta, con una testimonianza luminosa
e adeguata ai fondamenti ricevuti in quel sacramento. Infatti, “per mezzo del
Battesimo siamo stati sepolti insieme a Cristo nella morte, perché come Cristo
fu risuscitato dai morti..., così anche noi possiamo camminare in una vita
nuova” (Rm 6,4). Occorre che il seme della grazia, impiantato “nei nostri
cuori” (Gal 4,6; Rm 5,5), e cioè nell’intimo dei battezzati, cresca e
fruttifichi in abbondanza, e per questo è determinante l’apporto di chi più
da vicino li segue e può condizionare la loro maturazione cristiana.
5. Per tutto questo, anche tutti voi adulti siete chiamati oggi a vivere il
vostro battesimo, cioè a rinnovare la vostra fede nel Signore ed i vostri
impegni ecclesiali, poiché ciò che ora celebriamo ci coinvolge tutti
personalmente. Da parte mia, assicuro la mia preghiera non solo per i piccoli
battezzandi, ma pure per voi, perché possiate affrontare degnamente i vostri
doveri cristiani nei loro riguardi. E tutti insieme chiediamo al Signore “di
essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore” (Ef
3,16) per vivere sempre alla sua maggior gloria.
Amen.
© Copyright 1982
- Libreria Editrice Vaticana
|