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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA
ROMANA DEL SANTISSIMO CROCIFISSO OMELIA
DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 14
marzo 1982
1. “... Noi predichiamo Cristo crocifisso” (1Cor 1,23).
In queste parole della lettera ai Corinzi, Paolo di Tarso pronunzia il suo
messaggio apostolico.
“Noi predichiamo Cristo crocifisso” che è “potenza e sapienza di Dio”
(1Cor 1,24).
Questo messaggio incontra opposizione: per i Giudei, che chiedono i miracoli,
Cristo crocifisso è “scandalo”; per i Greci, che cercano la sapienza, egli
è “stoltezza”.
Paolo di Tarso è consapevole dell’opposizione che incontra il suo messaggio
agli occhi dei suoi contemporanei.
Tuttavia lo annunzia con la forza tanto più grande della fede:
“Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è
debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1,25).
Oggi mi avviene di visitare la parrocchia del “santissimo Crocifisso”.
Lo faccio, come Vescovo di Roma, per amore alla vostra comunità e con profonda
venerazione per Cristo Crocifisso.
La vostra Parrocchia non rispecchia forse, già con lo stesso nome, il messaggio
di Paolo ai Corinzi, e quindi a tutti i cristiani, a tutti gli uomini?
Parrocchia del “santissimo Crocifisso”!
2. “Predichiamo Cristo...”!
Questo Cristo che sapeva e sa “quello che c’è in ogni uomo”.
Nell’odierno Vangelo leggiamo infatti così:
“Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i
segni che faceva, credettero nel suo nome. Gesù però non si confidava con loro
perché conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza
su un altro, egli infatti sapeva quello che c’è in ogni uomo” (Gv 2,23-25).
Così fu durante la vita terrena di Gesù.
Da quel tempo molti altri ancora “credettero nel suo nome”.
Qui a Roma tanti credono in Gesù Cristo. Anche in questa parrocchia ce ne sono
tanti. Forse perfino quanti non sanno di credere, in qualche modo, credono;
anche coloro che pensano di non credere. A volte facciamo agli uomini domande
circa tale loro fede, si fanno persino speciali inchieste. E riceviamo delle
risposte, certamente sincere.
Tuttavia, in ultimo, solo lui, Cristo sa “quello che c’è in ogni uomo”.
Lo sa con la scienza che è propria soltanto di lui. Scienza divina ed insieme
umana, la scienza del Vangelo e della Redenzione.
Egli sa, poiché ha redento ciascuno di noi. Infatti siamo stati comprati a caro
prezzo (cf. 1Cor 6,20; 7,23).
E perciò “predichiamo Cristo Crocifisso”. Lo predichiamo continuamente,
senza sosta. Lo predichiamo anche questa domenica di Quaresima, qui, in questa
parrocchia.
Bisogna che l’uomo, guardando nel profondo di se stesso, pensi a ciò che c’è
in lui; forse la pace della coscienza o forse l’inquietudine, il carico dei
peccati, il peso di una grande responsabilità, i rimorsi.
Bisogna tuttavia, che al tempo stesso, ognuno guardi il Crocifisso e pensi che
anche per lui c’è sempre il “caro prezzo”. A tale prezzo, infatti, siamo
comprati mediante la Croce!
3. L’odierna domenica ci ricorda il Decalogo, la legge di Dio data ad Israele
per mezzo di Mosè sul monte Sinai; data a tutti gli uomini.
Conosciamo questi comandamenti. Molti li ripetono quotidianamente nelle
preghiere. Volesse il cielo che lo facessero tutti! È una abitudine molto
buona.
Ripetiamoli adesso, così come sono scritti nel libro dell’Esodo, per
riconfermare e rinnovare ciò che ricordiamo. I comandamenti sono stati dati
durante l’uscita di Israele dall’Egitto, per opera di Dio; perciò le prime
parole ricordano questo episodio.
“Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto,
dalla condizione di schiavitù”:
“Non avrai altri dèi di fronte a me...”.
“Non pronunzierai invano il nome del Signore, tuo Dio...”.
“Ricordati del giorno di sabato per santificarlo...”, qui noi diciamo: “Ricordati
di santificare le feste”.
“Onora tuo padre e tua madre...”.
“Non uccidere”.
“Non commettere adulterio”.
“Non rubare”.
“Non pronunziare falsa testimonianza contro il tuo prossimo”.
“Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo
prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo
asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo” (Es 20,2-3.7-8.17).
L’ultimo comandamento noi lo pronunziamo con due formule. La prima: non
desiderare la donna d’altri, e la seconda: non desiderare la roba d’altri.
Tutti questi comandamenti sono forse stati incisi soltanto sulle due tavole che
Mosè ricevette, e Israele conservava come la cosa più sacra nell’Arca dell’alleanza?
Non soltanto!
Questi comandamenti sono, al tempo stesso, iscritti nel cuore, nella coscienza
di ogni uomo.
Perché Dio ci ha dato il suo Figlio Unigenito, come ricorda la odierna liturgia
nel canto al Vangelo?
Affinché non si cancellasse dalle coscienze umane l’incisione dei divini
comandamenti; affinché l’uomo conoscesse e praticasse questi comandamenti, e
così avesse “la vita eterna”.
A un giovane che chiede a Gesù: “Che cosa devo fare di buono per ottenere la
vita eterna?”, il Maestro risponde: “Osserva i comandamenti”. “Quali?”.
Gesù enumera quelli stessi che nell’antica alleanza Mosè ricevette sul monte
Sinai (cf. Mt 19,16-22).
4. Gesù Cristo sa “quello che c’è in ogni uomo”; sa che nel suo cuore
sono iscritti i comandamenti del Padre.
Nel Vangelo di oggi Cristo si dimostra severo nei confronti di coloro che
violano il comandamento del culto e dell’adorazione dovuti a Dio stesso:
comandamento iscritto più nella coscienza che nella semplice legge.
Infatti, quei venditori e cambiavalute erano forse a posto con la legge umana,
ma Cristo è Colui che sa “quello che c’è in ogni uomo” e nello stesso
tempo lo divora lo zelo per la casa di Dio (cf. Gv 2,17).
Conducendo l’uomo sulla via dei comandamenti, egli gli insegna non soltanto a
compiere la legge di Dio, ma anche a comprendere sempre meglio e amare sempre
più profondamente questa legge, così come afferma il Salmo responsoriale della
santa Messa.
Nella misura in cui l’uomo comprende i divini comandamenti, si rende conto
quanto deve ad essi nella vita personale, familiare e sociale. Essi sono
veramente la via dell’uomo; sono per l’uomo.
“La legge del Signore è perfetta, / rinfranca l’anima; / la testimonianza
del Signore è verace / rende saggio il semplice. / Gli ordini del Signore sono
giusti, / fanno gioire il cuore; / i comandi del Signore sono limpidi, / danno
luce agli occhi. / Il timore del Signore è puro, dura sempre, / i giudizi del
Signore sono tutti fedeli e giusti, / più preziosi dell’oro, di molto oro
fino, / più dolci del miele e di un favo stillante” (Sal 18 [19],8-11).
Varrebbe la pena di soffermarci più a lungo su questi versetti del Salmo.
Vedremo allora meglio quale è la via che conduce all’amore dei divini
comandamenti, particolarmente del più grande comandamento del Vangelo, a quella
potenza e a quell’amore divino che è diventato per noi Cristo crocifisso.
La Croce non è forse la suprema coscienza dell’umanità? Non è essa la voce
di Dio che parla in maniera più potente delle stesse coscienze umane? Voce che
parla in modo particolare quando le diverse “misure umane” diminuiscono
questa coscienza e la soffocano?
Ha dunque ragione l’Apostolo quando grida: “Noi predichiamo Cristo
crocifisso... potenza di Dio e sapienza di Dio”.
5. Mediante la meditazione sulla legge divina, sulla coscienza umana e sulla
Croce di Cristo, la liturgia quaresimale di oggi ci prepara al mistero pasquale.
Dopo l’espulsione dei mercanti e dei cambiavalute, alcuni Giudei si rivolsero
a Gesù con questa domanda:
“Quale segno ci mostri per fare queste cose? Rispose loro Gesù: Distruggete
questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Gli dissero allora i Giudei:
Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai
risorgere? Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva
detto questo, e credettero alla Scrittura ed alla parola detta da Gesù” (Gv
2,18-22).
6. Cari fratelli e sorelle! Accettate questa meditazione che pronuncio, seguendo
le parole dell’odierna liturgia, per venerare Cristo crocifisso nella
parrocchia del “santissimo Crocifisso”.
7. Da questo altare desidero ora rivolgere il mio cordiale saluto a tutti voi
fedeli presenti e a tutta la famiglia parrocchiale. Porgo prima di tutto il mio
saluto riconoscente al Cardinale Vicario, al Vescovo responsabile di questa Zona
della diocesi, al Parroco, Padre Ferdinando Castaldi, ed ai suoi collaboratori,
tutti appartenenti alla Congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata
e approfitto di questa circostanza per salutare il Superiore Generale della
Congregazione. Saluto poi con grande gioia le 5.000 famiglie componenti la
parrocchia: innanzitutto gli appartenenti ai vari gruppi del Laicato organizzato
e responsabile e poi i vari membri della grande Comunità, specialmente i malati
e tutti coloro che in qualche modo soffrono. Si sentano vicini al mio cuore di
Padre e di Amico anche tutti i religiosi che hanno le loro Case nell’ambito
parrocchiale e i vari Istituti femminili, che, per quanto è loro possibile,
mantengono ottimi rapporti con i sacerdoti responsabili, venendo in aiuto alle
iniziative ed alle attività catechistiche, formative e ricreative. Tutti
ricordo con affetto e per tutti offro le mie preghiere.
Considerando le prospettive della pastorale attualmente in fase di realizzazione
nella vostra parrocchia, la mia esortazione, carissimi fedeli, non può essere
che una e semplice: assecondate le iniziative dei vostri sacerdoti! Esse coprono
l’intero anno liturgico e intendono raggiungere ogni ceto di persone: dalla
settimana per i bambini della Prima Comunione a quella dei ragazzi della
Cresima; dalla preparazione dei genitori per il Battesimo dei figli a quella dei
fidanzati per il matrimonio; dagli incontri di catechesi per i giovani a quelli
per gli adulti; dalla pastorale della famiglia a quella per i malati; dalla cura
per le Vocazioni all’attività liturgica. È un piano di lavoro assillante, in
cui i vostri sacerdoti impegnano tutto il loro tempo, l’intera loro vita!
Molto validi ritengo il “cammino di preparazione alla Cresima”; la “Scuola
per i Catechisti” e la“Settimana Biblica”: sono mezzi importanti,
specialmente oggi, per approfondire in modo globale ed esauriente la vostra fede
per viverla poi con coerenza e coraggio nella società moderna. Partecipate con
spirito di autentica dedizione alle attività parrocchiali, per essere e
sentirvi sempre più cristiani convinti, lieti e fervorosi, aperti alla carità
ed all’aiuto reciproco.
In particolare desidero raccomandare la partecipazione alla santa Messa festiva.
Impegnatevi a non mancare mai. Il cristiano è l’uomo della santa Messa,
perché ha capito che Cristo rinnova per lui il suo sacrificio redentore.
Termino con l’augurio sincero che in questa parrocchia non si desista mai di
annunziare Cristo Crocifisso. Che egli rimanga per tutta la comunità, per
ciascuno e per tutti, “potenza di Dio e sapienza di Dio” e porti copiosi
frutti nelle coscienze umane, malgrado le diverse opposizioni che egli incontra
nel mondo contemporaneo. Infatti le incontrò non soltanto tra i “Giudei” e
i “Greci”, di cui scrive l’Apostolo; ma le incontra anche nel mondo
contemporaneo. Ma questo non scoraggi il nostro impegno nell’annuncio di
Cristo, Cristo Crocifisso.
© Copyright 1982
- Libreria Editrice Vaticana
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