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SANTA MESSA PER LA FESTA DI MARIA REGINA DELLA
POLONIA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Lunedì, 3 maggio 1982
Sia lodato Gesù Cristo!
Carissimi fratelli e sorelle. Uniamoci oggi in modo particolare con i nostri
connazionali in Patria, con i compatrioti che quest’oggi venerano Maria quale
Madre e Regina di Polonia. Questa è la sua principale festività, il 3 di
Maggio. Insieme a loro preghiamo, partecipiamo all’Eucaristia. Insieme a loro
ascoltiamo la Parola di Dio: l’Apocalisse e la lettera di san Paolo ai
Colossesi, ma soprattutto il Vangelo nel quale l’apostolo ed evangelista
Giovanni tramanda il grande evento della sua vita, riafferma il momento in cui
egli venne presentato da Cristo alla sua Madre come un figlio, dato, affidato,
raccomandato come figlio. Gesù disse: “Ecco la tua madre... ecco il tuo
figlio!” (Gv 19,26-27). E così, nella preghiera, meditando la Parola di Dio,
guardiamo, come in un eterno prisma, anche agli avvenimenti vicini e lontani
della nostra storia. Soprattutto guardiamo a quell’avvenimento dal quale ci
separano ormai quasi 200 anni: la Costituzione del 3 Maggio. Un evento enorme!
È significativo che esso cadde alla vigilia della definitiva spartizione della
nostra Patria. Sembrerebbe dunque che la Costituzione fosse rimasta lettera
morta. E pure l’esperienza storica testimonia che la Costituzione formò la
vita della nazione, anche sotto il dominio straniero e nell’altro sistema.
Essa divenne l’anima della vita sociale, della vita nazionale e attraverso i
decenni, attraverso le generazioni preparò i nostri antenati alla ricostruzione
della indipendenza. Ormai è un nostro storico destino: ciò che di per sé è
già un programma di vita, deve, a volte, essere attuato nella vita a prezzo
della morte. Così fu appunto con la Costituzione del 3 Maggio.
E gli avvenimenti più vicini a noi, di questi anni, sembrano avere una
eloquenza simile. Siamo consapevoli che gli avvenimenti degli anni Ottanta
legati alla parola “Solidarnosc” hanno anch’essi una grande portata nella
vita della Nazione e nella sua aspirazione all’identità, e nella sua volontà
di formare l’avvenire. Malgrado abbiano dovuto sopportare il peso dell’esperienza
storica, noi non perdiamo la convinzione che questi contenuti ed anche questi
avvenimenti – come una volta la Costituzione del 3 Maggio – formeranno la
vita della nazione. Perché provengono dalla sua anima, rispondono alla sua
anima, e la Nazione – se deve vivere – deve vivere della sua propria anima!
È così che agli avvenimenti lontani e vicini guardiamo attraverso il prisma di
queste eterne parole, che sono state pronunciate dall’alto della Croce.
Attraverso il prisma di queste parole, con le quali un uomo era stato affidato
alla Madre di Dio come suo figlio. In questo singolo uomo noi tutti ci sentiamo
affidati a Maria. E pertanto viviamo con la coscienza di questo affidamento alla
Madre di Dio, come tutta la nazione, non soltanto ciascuno per conto suo, ma
come una grande comunità. Ci sentiamo abbracciati da queste parole: “Ecco il
tuo figlio”; ci sentiamo figli e la consideriamo nostra Madre. E questa sua
maternità estendiamo a tutte le generazioni, a tutte le vicende lontane e
vicine.
Nell’evoluzione di queste vicende, che pur nella difficoltà non hanno smesso
di essere per noi sempre piene di speranza, leggiamo i segni della sua
maternità. Rimangono nostri! Rimangono nostri perché abbiamo la Madre. La
maternità è la sorgente dell’identità per ciascuno di noi. Il primo diritto
dell’uomo è quello di discendere direttamente dalla maternità.
E così anche questa singolare maternità di Maria, tramandata un tempo all’evangelista
e apostolo Giovanni, ed estesa a tanti uomini e ad intere nazioni, e soprattutto
alla nostra nazione, ci dà un particolare senso di identità. Ci permette di
vivere di speranza e di procedere verso il futuro, ringraziando di tutto ciò
che nel passato è stato buono e creativo.
La giornata odierna ci invita a pensare a tutto questo in modo particolare. Un
particolare segno di presenza, della materna presenza della Genitrice di Dio, in
mezzo a noi, è Jasna Góra. Lo ricordiamo oggi perché è il 3 Maggio. Lo
ricordiamo anche perché questo è l’anno di Jasna Góra – 600 anni della
sua presenza in mezzo a noi nell’immagine di Jasna Góra. E così tutti col
cuore peregriniamo a questa immagine, e cerchiamo di peregrinare anche sulle
strade della nostra vita.
Penso al mio pellegrinaggio a Jasna Góra, penso ad esso da tempo e desidero
compierlo. Ritengo questo un mio dovere, il dovere del cuore, il dovere di un
figlio verso la Madre. Verso di lei e la mia nazione. Sono moralmente impegnato
ad essere insieme ai miei connazionali ai piedi della Signora di Jasna Góra per
questo grande anniversario. Ritengo anche che debbano essere create adeguate
condizioni per questo e ci conto in nome del prestigio della Polonia e nel nome
dell’onore di una nazione millenaria.
Carissimi fratelli e sorelle radunati qui, presso la Grotta di Lourdes,
sentiamoci come se fossimo presenti spiritualmente a Jasna Góra e viviamo tutto
il mistero di quel sacro luogo, tutta l’eloquenza di quell’immagine, di
quella maternità, che è stata data in difesa della nostra nazione. Perché la
maternità è sempre per la vita, per la difesa della vita. Se oggi è
importante la vita di ciascun uomo, a partire dal momento del suo concepimento,
nello stesso modo è importante anche la vita dell’intera nazione, della quale
si sente figlio, figlio concepito sempre in continuazione, sempre generato,
sempre adolescente e maturo, sempre vincolato alla sua identità ed al senso del
legame con la Madre: sia con questa Madre che ha qui in terra, la sua Patria,
sia con la Madre che è il più perfetto modello di tutte le madri, così della
Chiesa come della Patria: con la Madre Celeste, la Regina di Polonia, la Vergine
di Jasna Góra.
© Copyright 1982
- Libreria Editrice Vaticana
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