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 PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN PORTOGALLO
(12-15 MAGGIO 1982)

SANTA MESSA PER LE FAMIGLIE

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Santuario del Sameiro - Braga
Sabato, 15 maggio 1982

 

1. “Non temere, Abramo . . . la tua discendenza sarà numerosa!” (Gen 15, 1-5)
La meravigliosa storia di Abramo, “Padre della nostra fede”, evocata dalla lettura della liturgia di oggi, pone in rilievo due verità fondamentali. In esse si concentrerà la nostra attenzione e la nostra preghiera durante questa Eucaristia.

La prima è che il futuro dell’uomo sulla terra è legato alla famiglia. La seconda, che il Piano divino della Salvezza e la storia della Salvezza passano attraverso la famiglia.

È un incontro di famiglia - della famiglia dei figli di Dio, riuniti per celebrare il sacrificio eucaristico - che andiamo approfondendo queste verità.

Permettete che, prima di tutto, io saluti la famiglia portoghese qui rappresentata da un grande numero di coppie e famiglie della città ed arcidiocesi di Braga e di varie regioni del Portogallo: vengo a portarvi una parola di stimolo a coltivare i valori essenziali del matrimonio.

Un saluto anche ai movimenti e alle organizzazioni della famiglia, soprattutto di carattere ecclesiale, impegnate alcune nella preparazione al matrimonio, altri nella promozione della spiritualità coniugale, altri nell’attendere ai problemi che sorgono nel seno delle famiglie: vi porto un incoraggiamento a seguire una Pastorale Familiare solida, ampia, ben articolata, efficace per il bene di tanti focolari portoghesi. Che le famiglie di questo Paese si consolidino nell’amore e nell’unità, come immagine dell’amore di Cristo per la sua Chiesa (cf. Ef 5, 25) e continuino così a compiere la missione che Dio ha loro affidato: per questo preghiamo in questa Eucaristia, persuasi che anche il futuro del Portogallo passa attraverso la famiglia (cf. Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, Concl.).

2. Nella famiglia risiede e, dalla famiglia più che da qualunque altra società, istituzione o ambiente, dipende il futuro dell’uomo. Questa verità risonava nel colloquio di Abramo con Dio, ascoltato momenti fa nella lettura della suggestiva pagina della Genesi. “La tua ricompensa sarà molto grande”, prometteva il Signore al suo amico. “Cosa mi darai, Signore?” interrogava Abramo, con una punta di scetticismo - “Partirò senza figli . . .” (Gen 15, 2). Alla sconsolata prostrazione di Abramo seguirà la sua gioia quando, “nel tempo fissato da Dio” (Gen 21, 2) Sara gli darà un figlio.

Il futuro dell’uomo è, prima di tutto, lo stesso uomo. È l’uomo nato dall’uomo: da un padre e da una madre, da un uomo e da una donna. Per questo il futuro dell’uomo si decide nella famiglia.

Il matrimonio è il fondamento della famiglia, come la famiglia è il vertice del matrimonio. È impossibile separare uno dall’altra. Bisogna considerarli insieme alla luce del futuro dell’uomo.

Questa è una verità evidente e, ciononostante, è pure una verità minacciata. Per molte ragioni l’umanità è portata a pensare alla sua propria esistenza presente e futura più secondo categorie di quello che l’uomo produce - ossia, con categorie di mezzi - che secondo la dimensione del fine, propria dell’uomo.

Varie circostanze sembrano spiegare e giustificare tale maniera di pensare. Si può dire perfino che l’uomo fa così in “considerazione all’uomo”: preoccupato di assicurargli la sua esistenza sulla terra.

Su questo punto avrebbero molto da dire le pubblicazioni contemporanee nel campo della demografia e dell’economia.

Però, pensando all’uomo, al suo futuro sulla terra, prima di tutto secondo categorie di quanto produce e fa produrre alla terra, molto facilmente commettiamo un errore fondamentale: l’uomo lascia di essere il valore principale ed essenziale. Da fine diventa mezzo.

Così, il nostro modo di pensare si allontana dal pensiero del Creatore che, tra tutte le creature della terra, solamente ha voluto per se stesso l’uomo . . . (cf. Gaudium et Spes, 24).

In questo punto, precisamente, è insostituibile la vocazione della famiglia. Anche la Famiglia, per sua stessa natura, vuole “l’uomo per se stesso”; si forma come comunità di persone rivolte verso l’uomo come tale: l’uomo concreto, sempre unico e irripetibile, marito, moglie, padre, madre, figlio e figlia. Per questo, la Famiglia, nell’atmosfera attuale del mondo - specialmente del mondo “ricco”, del mondo dell’“elevata civilizzazione materiale” - è minacciata. Essa rimane, ciononostante, la fonte della speranza del mondo. È in essa che, nonostante tutto, si decide il futuro dell’uomo; e - mi sia permesso concretizzare - dell’uomo in Portogallo, impegnato a consolidare le basi sulle quali sono fondati il progresso equilibrato, la concordia e la pace.

3. “Alza gli occhi verso il cielo e conta le stelle, se sei capace . . . Così sarà la tua discendenza!” (Gen 15, 5) dice il Signore ad Abramo. Il figlio che sta per nascere sarà l’inizio della famiglia e della stirpe, il tronco o il fondatore della tribù e della nazione.

L’Uomo non è destinato a stare solo. Non sussiste solitario sulla terra. È chiamato a vivere la sua vita in comunità. Per questo nascono le Comunità, la prima e la più fondamentale delle quali è appunto la famiglia. E per mezzo delle comunità, prima di esse la famiglia, l’uomo si va formando e maturando come uomo. Così, nato nella comunità matrimoniale dell’uomo e della donna, l’uomo deve la sua educazione alla famiglia. L’educazione, d’accordo col significato particolare di questa parola, è destinata a “umanizzare” l’uomo. L’uomo, fin dal primo istante della concezione nel seno materno, gradualmente impara ad essere uomo; e questo tirocinio fondamentale si identifica esattamente con l’educazione. L’uomo è il futuro della stessa famiglia e dell’umanità intera, ma il suo futuro è inseparabilmente legato all’educazione.

La famiglia ha il primo e fondamentale diritto di educare; ma le incombe anche il primo e fondamentale dovere dell’educazione. Nel compimento di questo dovere essenziale, che appartiene strettamente alla sua vocazione, la famiglia va a bere alle fonti del grande tesoro di tutta l’umanità che è la cultura; e più direttamente, dalla cultura dell’ambiente dove è radicata. Per quest’ordine di fatti, l’uomo diventa erede del passato che in lui va trasformandosi nel futuro: non solo futuro della propria famiglia, ma anche della stessa Nazione e dell’umanità intera.

4. Allo stesso tempo che va svolgendo questo ciclo normale della famiglia, della nascita e dell’educazione dell’uomo, attraverso di lui passa organicamente il Piano divino della salvezza, proporzionato all’uomo fin dal principio, insieme all’alleanza matrimoniale, e confermato e rinnovato - dopo la caduta nel peccato - in Gesù Cristo. In Gesù Cristo, il Piano divino della Salvezza ha la sua pienezza.

Desidererei, fratelli e sorelle carissimi, nell’enunciare questa dottrina di validità universale, non dover far altro che ringraziare Dio e congratularmi con le famiglie portoghesi, perché qui sono rispettati e osservati:
- i principi della centralità dell’uomo nell’istituzione familiare,
- le implicazioni e gli imperativi pratici per il ruolo della cultura e per il compito dell’educazione.

Data però la rapida generalizzazione dei fenomeni sociali, con incidenze nella mentalità e comportamento delle cellule della società e delle persone, non lascerò di mettere in guardia qui la coscienza umana e cristiana di tutti, perché la grande causa della famiglia interessa a tutti; di fare un appello all’impegno dei più direttamente responsabili per la cultura, soprattutto della cultura chiamata “di massa”, dei responsabili dell’educazione, degli agenti di pastorale; di fare un appello, infine, a tutti quelli che possono contribuire a mantenere e preservare una situazione favorevole alla comunità coniugale e familiare, dove, con la trasmissione della vita, esiste il gravissimo obbligo di educare la prole. E voi, cari padri e madri di famiglia, coscienti che il vostro focolare è la prima scuola di valorizzazione umana dei figli che Dio vi ha dato, sarete coscienti anche, certamente, di quest’altro dovere che vi tocca: di disporre tutto o anche esigere che i vostri figli possano progredire armonicamente, nell’ascensione della vita, appoggiati ad una conveniente formazione umana e cristiana. La Chiesa si rallegra quando i poteri costituiti nella società, dando importanza al pluralismo e ad una giusta libertà religiosa, “aiutano le famiglie affinché l’educazione dei figli possa esser data in tutte le scuole, secondo i principi morali e religiosi delle stesse famiglie” (Gravissimum Educationis, 7).

5. La prima verità sulla famiglia, presentata fino ad ora, si distingue nell’episodio della presentazione di Gesù al Tempio, episodio poco fa ricordato nella lettura del testo di san Luca. Ricordiamo cos’è avvenuto: in conformità con la prescrizione della legge dell’Antico Testamento, è portato al Tempio un bambino, quaranta giorni dopo esser venuto al mondo. Lo portò Maria per sottomettersi alla legge rituale della Purificazione della madre, dopo aver concepito. Con lei andò anche Giuseppe per offrire il sacrificio obbligatorio in tali circostanze. Nato nella notte di Betlemme, il figlio di Maria entrava così nell’eredità spirituale di Israele - la sua Nazione. Allo stesso tempo, il Bambino portava con sé un’altra Eredità spirituale: l’eredità dell’Eterno Amore del Padre, il quale “amò tanto il mondo che gli ha dato il suo Figlio, affinché nessuno perisca, ma abbia la vita eterna” (cf. Gv 3, 16). Con Gesù Cristo, la divina Eredità della vita eterna entra, non appena nella vita di Israele, ma in quella di tutta l’umanità. Lo esprimono le parole profetiche pronunciate da Simeone, al vedere il Bambino: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo / vada in pace secondo la tua parola; / perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, / preparata da te davanti a tutti i popoli, / luce per illuminare le genti / e gloria del tuo popolo Israele” (Lc 2, 29-32).

Lo stesso Simeone, nelle sue parole ispirate e profetiche, fa capire allo stesso tempo che si tratta di un’eredità difficile. Dice alla madre del neonato: “Questo Bambino è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori.

E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2, 34).

6. I beni divini dell’alleanza e della grazia sono, fin dall’inizio, uniti alla famiglia. Per questo, anche il matrimonio, in certo senso, fin dal principio, è sacramento, come simbolo della futura incarnazione del Verbo di Dio. Sacramento che Cristo confermò e allo stesso tempo rinnovò con la parola del Vangelo e col mistero della sua Redenzione.

Per la forza dello Spirito Santo, l’uomo e la donna stringono tra loro l’alleanza matrimoniale, che, per istituzione divina, “fin dal principio” è indissolubile. Radicata nella complementarietà naturale che esiste tra l’uomo e la donna, l’indissolubilità è sanzionata dal reciproco compromesso di donazione personale e totale, ed è richiesta dal bene dei figli. Alla luce della fede, si manifesta la sua verità ultima, che è di essere proposta “come frutto, segno ed esigenza dell’amore assolutamente fedele, che Dio Padre ha verso l’uomo e che il Signore Gesù vive con la Chiesa”. Con queste parole ho esposto l’insegnamento tradizionale della Chiesa nell’esortazione apostolica Familiaris Consortio (cf. Giovanni Paolo II Familiaris Consortio, 20) a richiesta dei Vescovi di tutte le parti del mondo, riuniti in Sinodo, a Roma, per studiare i problemi della famiglia cristiana nel mondo odierno. Questa dottrina non si armonizza, certamente, con la mentalità di tanti nostri contemporanei, che giudicano impossibile un compromesso di fedeltà per tutta la vita. I Padri del Sinodo, sia pure coscienti delle attuali correnti ideologiche contrarie, dichiararono che è missione specifica della Chiesa “predicare il lieto annuncio dell’irrevocabilità di quell’amore coniugale che ha in Gesù Cristo il fondamento ed il vigore” (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 20). E spiegarono che tale missione non si impone solamente alla Gerarchia; anche a voi, a ciascuna delle coppie cristiane, chiamate ad essere nel mondo un “segno”, sempre rinnovato “della fedeltà immutabile con cui Dio e Gesù Cristo amano tutti e ciascuno degli uomini” (Ivi.).

7. Ciascuno degli uomini: pertanto anche quello o quella che s’incontra in un matrimonio fallito. Dio non lascia di amare quelli che si separano, neppure quelli che hanno incominciato una nuova unione irregolare. Egli continua ad accompagnare tali persone con l’immutabile fedeltà del suo amore, richiamando continuamente l’attenzione verso la santità della norma violata e, allo stesso tempo, invitando a non abbandonare la speranza. Riflettendo, in qualche modo, l’amore di Dio, anche la Chiesa non esclude dalla propria preoccupazione pastorale i coniugi separati e sposati nuovamente; anzi, mette a loro disposizione i mezzi di salvezza. Pur mantenendo la pratica, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere tali persone alla comunione eucaristica, dato che la loro condizione di vita si oppone oggettivamente a quello che l’Eucaristia significa ed opera, la Chiesa li esorta ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera e nelle opere di carità, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza, per implorare in questo modo la grazia di Dio e disporsi a riceverla (cf. Ivi. 84).

La Chiesa ha coscienza di essere nel mondo, con questo insegnamento, “segno di contraddizione”.

Le parole profetiche che Simeone pronunciò sul Bambino, si applicano a Cristo nella sua vita ed anche alla Chiesa nella sua storia. Molte volte Cristo, il suo Vangelo e la Chiesa, diventano “segno di contraddizione” davanti a ciò che nell’uomo non è “di Dio”, ma del mondo e perfino del “principe delle tenebre”. Anche chiamando il male col suo nome ed opponendosi a lui decisamente, Cristo viene sempre incontro alla debolezza umana. Cerca la pecorella smarrita. Cura le ferite delle anime. Consola 1’uomo con la sua croce. Nel Vangelo non ha esigenze a cui l’uomo non possa soddisfare con la grazia di Dio e con la propria volontà. Anzi, le sue esigenze hanno come finalità il bene dell’uomo: la sua vera dignità.

8. È necessario che la visione del matrimonio e della famiglia, per la quale voi cercate di guidarvi, cari fratelli e sorelle, si formi a partire dalla luce portata da Cristo: che tale prospettiva sia frutto di fede viva. “Per la fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì, partendo per una terra che doveva ricevere in eredità e partì senza sapere dove andava” (Eb 11, 8). Questa chiamata divina che un giorno toccò ad Abramo, viene a far parte di ciascuno di noi, in primo luogo per mezzo del Battesimo. Per il Battesimo siamo chiamati ad essere “coeredi della promessa divina” per prendere la vita come “pellegrinaggio in direzione della Terra Promessa” ossia della Città eterna “il cui architetto e costruttore è lo stesso Dio”.

Con questa concezione di vita, voi sapete che è costante sollecitudine della Chiesa proclamare i diritti della persona umana, subordinati ai diritti di Dio supremo Signore; e all’interno di tali diritti, il diritto alla vita occupa sempre un posto culminante. Nel matrimonio, l’uomo e la donna sono chiamati a trasmettere il Tesoro della vita ad altre creature umane, attraverso una paternità e maternità umanamente responsabili. In continuità con le norme riaffermate nel Concilio Vaticano II e nell’enciclica Humanae Vitae e raccogliendo il sentimento dei Padri dell’ultimo Sinodo dei Vescovi, ho ricordato nella recente esortazione apostolica Familiaris Consortio, tra i diritti prioritari dei genitori, quello di avere i figli che desiderano, ricevendo allo stesso tempo il necessario per allevarli ed educarli degnamente. Per questo la Chiesa condanna come offesa grave alla dignità umana e alla giustizia le manovre per condizionare in maniera indiscriminata la libertà dei coniugi in relazione alla trasmissione della vita e all’educazione dei figli. Mi sono sentito in dovere di denunciare anche un’insidiosa “mentalità contro la vita”, che s’infiltra nel pensiero odierno. Dio dice ad ogni uomo: “Accogli la vita concepita per opera tua!”. Lo dice attraverso i suoi comandamenti e con la voce della Chiesa; e lo dice direttamente con la voce della coscienza umana. Voce potente che non si può fare a meno di ascoltare, nonostante altre “voci” dissonanti, nonostante quello che si faccia per soffocarla.

Il carattere allo stesso tempo corporale e spirituale dell’unione coniugale, sempre illuminata dall’amore personale, deve portare a rispettare la sessualità, la sua dimensione pienamente umana, e mai a usarla come un “oggetto”, per non dissolvere l’unione personale dell’anima e del corpo, ferendo “la stessa creazione di Dio, nella relazione più intima tra natura e persona” (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 32). La responsabilità nella generazione della vita umana - della vita che deve nascere in una famiglia - è grande davanti a Dio!

9. Servendosi della collaborazione creatrice dei genitori, Dio-Padre vuole ripetere ancora una volta la sua chiamata a un nuovo discendente del genere umano. Vuole chiamare anche lui a diventare “co-erede della promessa di Dio” e a partire verso la “Terra” che fu “Promessa” in Gesù Cristo a tutti gli uomini.

La Famiglia è il luogo della vocazione divina dell’uomo. È necessario che le coppie cristiane e i genitori siano coscienti di questa responsabilità e collaborino con la migliore buona volontà a questa vocazione divina del nuovo uomo, sviluppando l’opera dell’educazione cristiana, soprattutto con quella catechesi che nasce dall’esempio di vita.

Anche le vocazioni, particolarmente importanti per la missione salvifica della Chiesa, nascono dalle Famiglie cristiane, culla dei futuri sacerdoti, religiosi, religiose, missionari ed apostoli! Sebbene esistano oggi difficoltà nell’opera educativa, i genitori cristiani devono, con fiducia e coraggio, formare i figli ai valori essenziali della vita umana, senza mai perdere di vista che, essendo responsabili per la Chiesa domestica del loro focolare, sono chiamati ad edificare la grande Chiesa nei figli (cf. Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 38) e, chissà, ad edificarla attraverso i loro figli “chiamati da Dio”. E se Dio di fatto chiamerà per il servizio del suo Regno, cari padri e madri, siate generosi con lui, come lui lo fu con voi.

10. Mi rallegro di celebrare questa Eucaristia e meditare con voi circa la famiglia nel quadro di questo Santuario del Sameiro, monumento della gente portoghese dell’amore alla santissima Vergine, qui venerata ed invocata sotto il titolo di Immacolata Concezione. I numerosi fidanzati che scelgono questo Santuario per la celebrazione del loro matrimonio, lo fanno certamente per collocare i loro focolari sotto la speciale protezione della Madonna. Sia questo gesto di devozione pegno di solidità delle famiglie cristiane di questa Regione, confermando quello che diceva Monsignor Arcivescovo: che in questa Regione, generalmente, le famiglie fondano su basi cristiane e fioriscono in esse, con frequenza, vocazioni “sacerdotali, religiose e missionarie”. Ringrazio Dio per questo. Ringrazio anche Monsignor Enrico Dias Nogueira per le calorose ed amabili parole che ha voluto dirigermi. Anch’io la saluto, Monsignor Arcivescovo, così come le eccellentissime Autorità e i Bracarensi e ugualmente gli abitanti di questa bella regione del Minho e di Tràs-os-Montes (delle diocesi di Viana do Castelo, di Braganca e Miranda e di Vila Real), a tutti, senza eccezione: Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli, senza dimenticare i numerosi spagnoli, venuti con i loro Pastori dalle vicine terre di Galizia. E di qui esprimo cordiali sentimenti di simpatia e di affetto in Gesù Cristo Signore a tutti gli emigranti della famiglia portoghese.

Nelle sue citazioni storiche circa la città e l’archidiocesi di Braga e la sua regione, sottolineo con piacere la elevata percentuale della pratica cristiana tra la popolazione che frequenta la Messa domenicale e gli altri sacramenti. Continui così e si intensifichi costantemente, qui e in tutto il Portogallo, la fedeltà a Dio per la fedeltà al suo passato. Ed in questo ha un ruolo insostituibile la famiglia.

Fratelli e sorelle.

È grande il sacramento del matrimonio, che ha dato origine alle vostre famiglie e continua a vivificarle! È grande la missione delle vostre famiglie:
- il futuro dell’uomo sulla terra è legato alla famiglia;
- il piano divino della Salvezza e la storia della Salvezza passano attraverso la famiglia umana!

Vergine Immacolata, nostra Signora del Sameiro, / Madre del “Bambino” posto come “segno di contraddizione”; / vicino al vostro Figlio, Gesù Cristo, / le cui parole conservavi e meditavi nel tuo cuore / dà a tutte le famiglie del Portogallo / la grazia di saper udire e conservare fedelmente la Parola di Dio!

Madre del Verbo divino, nella Sacra Famiglia di Nazaret, / ottieni a queste famiglie l’armonia, l’amore e la grazia! / Che in esse mai sia contraddizione “il Segno”, / mai sia contraddetto l’amore di Dio misericordioso, / manifestato in Gesù Cristo! Amen.

  

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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