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VISITA PASTORALE A SAN MARINO E RIMINI

SANTA MESSA NELLO STADIO DI SERRAVALLE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Repubblica di San Marino, 29 agosto 1982

 

1. “Mostraci, Signore, la tua via, / guidaci sul retto cammino” (Sal 26 [27], 11).

Queste parole del Salmista, che abbiamo cantato prima del Vangelo, possono costituire il punto di partenza della nostra riflessione sulla Liturgia dell’odierna Domenica. E, nello stesso tempo, esse mi danno lo spunto per ringraziare il Signore di aver “guidato il mio cammino” fino qui, alla gloriosa Repubblica di San Marino, e di poter indirizzare a tutti voi, cari Sammarinesi, il mio più cordiale saluto.

Rivolgo uno speciale pensiero ai Capitani Reggenti ed alle altre Autorità politiche e civili, presenti a questa celebrazione eucaristica; saluto con intensità di sentimento Monsignor Giovanni Locatelli e, con lui, tutti i sacerdoti e fedeli della diocesi di San Marino-Montefeltro; saluto ciascuno di voi e vi esprimo la mia riconoscenza per la cordialità con cui mi avete accolto.

Sono veramente lieto di essere tra voi, come primo successore di Pietro che si reca in visita a questa Repubblica e prego perché questo avvenimento ecclesiale straordinario sia per tutti voi causa di letizia e soprattutto occasione salutare per approfondire i motivi del vostro essere cristiani. La gioia, tuttavia, non è dovuta solo a questa circostanza: il mio animo si compiace nel percepire e respirare qui quell’atmosfera antica e robusta, pura e nobile, che è propria delle istituzioni collaudate dalla storia, le quali hanno saputo sfidare i secoli, fedeli a se stesse, eppure al passo con i nuovi tempi.

Questa terra non ha mai rinunciato alla propria libertà ed alla propria identità nazionale e religiosa, in conformità all’ispirazione delle origini collegate alla figura di San Marino, giustamente considerato dalla tradizione non solo il protettore, ma anche il fondatore della vostra Repubblica.

2. San Marino è nome, per voi sammarinesi e per tutti, altamente evocativo; esso richiama una lunga serie di avvenimenti. e di nobili gesta, talvolta epiche, in difesa di un’autonomia civile sempre ispirata ai valori della fede cristiana. È un nome legato alla vita di un cristiano santo, desideroso di solitudine, dedito alla preghiera, vigoroso nell’affrontare le fatiche del lavoro, amante invitto della libertà.

Non è nostro compito, soprattutto in questo momento solenne dedicato alla preghiera eucaristica, approfondire questioni storiche ed episodi anche edificanti che possono perdersi in un alone leggendario favorito da una diversa sensibilità di tempi passati. Qui interessa affermare, con aderenza alla realtà storica, che il culto tributato a san Marino fin dai primi secoli dell’era cristiana e la libera Comunità sorta sul monte Titano si collegano alla figura eminente di un esimio seguace di Cristo che, giunto alla luce della verità ed alla vita di grazia, ha offerto, anche nella vita pubblica, una testimonianza evangelica di “laico” coerente con la propria fede ed intrepido nella difesa dell’umana dignità.

A voi tutti sono note le parole attribuite a san Marino, che avrebbe pronunciate prima della morte: “Filii, relinquo vos liberos . . .: figli, vi lascio liberi”. Esse formano, per così dire, l’ideale fondamento storico, politico e giuridico della vostra Repubblica; esse, nel contesto locale di allora, facevano riferimento al territorio della vostra Comunità ed interpretavano le finalità più avvertite delle incipienti istituzioni; esse, in prospettiva storica, davano l’avvio ad un’autonomia politica che è giunta intatta fino ad oggi e che si apre vigorosamente verso il futuro.

A ragione quindi, fin dal secolo XI, quando si risvegliò negli animi un più spiccato senso delle libertà comunali e le Città eleggevano i propri Patroni, il popolo di questa terra, che aveva da tempo in san Marino il proprio Santo protettore, cominciò ad invocarlo come Conservatore e Sostegno, ma soprattutto come Autore della libertà.

Quelle stesse parole, sopra ricordate, trama ideale della vita sammarinese, nel contesto pastorale della mia visita odierna ed ancor più in quello liturgico di questa celebrazione eucaristica, evocano ed annunziano il trascendente messaggio di “libertà cristiana” proprio del vostro Santo, testimoniato in tante circostanze dai vostri antenati e valido per ogni età fino alla fine dei secoli.

3. In che consiste questo messaggio di libertà nel senso cristiano?

La domanda è molto importante, anzi essenziale ed ineludibile, perché si sa bene che esistono diverse ed opposte interpretazioni del valore della “libertà”, con conseguenze pratiche spesso in contrasto tra loro.

Per un genuino concetto cristiano di libertà, bisogna richiamarsi anzitutto alle parole di Gesù, rivolte a coloro che avevano creduto in lui: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi . . . In verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato . . . Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero” (Gv 8, 31-36). Gesù fa dipendere l’autentica libertà prima di tutto dalla conoscenza della verità totale del mistero di Dio, da lui stesso annunziata e testimoniata, e poi, come conseguenza, dal distacco dal male, cioè dal peccato, trasgressione della legge morale.

San Paolo che ben conosceva la parola del Signore ed al tempo stesso il dramma di ogni uomo, a motivo dell’intimo dissidio tra il bene ed il male, inneggia alla grandezza ed alla ricchezza della libertà recataci da Cristo (cf. Gal 4, 31), che consiste nella emancipazione dalla schiavitù del peccato e della sua legge di morte (cf. Rm 6, 22; 8,2 et 2 Tm 4, 18) e nella capacità di vivere secondo la legge del bene, cioè secondo lo Spirito di Dio. L’Apostolo, infatti, afferma categoricamente: “Dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà” (2 Cor 3, 17).

Se dunque la libertà è il dono più grande da Dio fatto all’uomo, creato a propria immagine e quindi razionale e volitivo, essa è, altresì, il frutto più prezioso dell’opera redentrice di Cristo che ha reso possibile all’uomo l’interiore autonoma opzione del bene, anche se ciò non è sempre avvertito dall’esperienza esistenziale.

Tale dono della libertà comporta allora una grave responsabilità: l’altissimo ed imprescindibile compito di aderire alla legge di Dio, per cui l’uso pieno e perfetto della libertà è realizzato da colui che è capace di “ricavare” da essa il più grande amore per gli altri. San Paolo, ancora una volta ci è maestro autorevole, in proposito, con queste parole rivolte ai Galati: “Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri” (Gal 5, 13-14).

Nella cornice fin qui delineata, consentitemi di ripetere ora quanto scrissi nella mia prima enciclica: “Le parole di Gesù: "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" racchiudono una fondamentale esigenza ed insieme un ammonimento: l’esigenza di un rapporto onesto nei riguardi della verità, come condizione di autentica libertà; e l’ammonimento, altresì, perché sia evitata qualsiasi libertà apparente, ogni libertà superficiale e unilaterale, ogni libertà che non penetri tutta la verità sull’uomo e sul mondo” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 12).

L’uso della libertà alla luce della verità cristiana e con l’aiuto della grazia, deve diventare allora carità, amore, donazione; deve cioè recare i frutti dello Spirito che sono la gioia, la pace, la pazienza, la benevolenza, la bontà . . . (cf. Gal 5, 22). Con espressione di sapore agostiniano dirò: la verità ci ha resi liberi; la carità ci deve fare servitori gli uni degli altri!

4. Le minacce alla libertà.

La libertà cristiana, che è veramente “libertà perpetua” perché fondata sull’accoglimento ed il rispetto dell’eterno Assoluto personale: Dio, è però continuamente minacciata da errori e comportamenti opposti alle sue radici ed al suo dinamismo teleologico sopra delineati.

Quali sono le attuali minacce alla libertà cristiana? Gli errori di oggi e di sempre, cioè la visione atea, agnostica o solo illuministica della vita, inducono, talvolta per motivi inconfessati di potere, a rendere evanescenti nelle varie istituzioni della compagine sociale i valori trascendenti, fondamento della libertà e della dignità umana. In una parola, una visione areligiosa dell’uomo e della storia conduce alla violazione della legge divina, e quindi all’uso errato della libertà.

San Giacomo, nella lettura di oggi, ci raccomanda di “accogliere con docilità la parola che è stata seminata in noi” (Gc 1, 21), cioè la fede in Dio, che in Cristo ci è venuto incontro e ci ha redenti.

Questa fede occorre sempre più farla fruttificare, accettandone le esigenze concrete. Se tralasciando la divina semente della fede, se ne coltivano solo certe altre, queste si rivelano presto o tardi inadeguate ed insufficienti. Nel frutto, invece, che matura dalla fede, è contenuto e nobilitato quanto proviene anche da altri non illegittimi frutti.

Ciò vale in modo particolare ed emblematico, per la vita della famiglia, cellula fondamentale della società, basata sul matrimonio. Questo, infatti, è stato elevato da Cristo Gesù alla dignità di sacramento per rafforzare e santificare l’amore degli sposi, da Dio voluto indissolubile e fedele fin dalle origini dell’umanità, come l’istituto che ne deriva.

“L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10, 9). L’unione coniugale non può e non dev’essere intaccata da alcuna autorità umana; ciò è vero sia che si consideri il matrimonio sotto l’aspetto naturale che sotto quello sacramentale.

Per questi motivi, la Chiesa non può né mutare, né attenuare il proprio insegnamento sul matrimonio e la famiglia; essa deplora ogni attentato sia contro l’unità del matrimonio, sia contro la sua indissolubilità, come il divorzio.

La Chiesa afferma anche con chiarezza che il matrimonio, per sua natura, dev’essere aperto alla trasmissione della vita umana, quando la Provvidenza ne faccia dono, ed in ogni caso rispettoso di essa fin dal concepimento. Tale è la sublime missione procreatrice affidata da Dio agli sposi; essa comporta insieme ad un’altissima responsabilità un’eccelsa dignità garantita da Dio stesso.

Anche per quanto riguarda la scuola, è necessario offrire al giovane, cioè al cittadino di domani, una formazione che tenga conto di quelle sublimi verità che, già onorate dai padri, offrono una sicura ed esauriente risposta ai grandi interrogativi del cuore umano, liberandolo dalle spire dell’angoscia e della disperazione, ed offrendogli, altresì, il senso della utilità del dolore e del faticoso itinerario terrestre.

5. Cari Sammarinesi, la vostra Comunità deve rimanere fedele al patrimonio ideale costruito nei secoli sull’impulso del suo Fondatore.

È necessario sempre più, proprio per opporsi alle attuali minacce alla libertà, formare le coscienze secondo una morale cristiana non già superficiale ed esteriore, come quella che Cristo rifiuta con parole fortissime nell’odierno Vangelo (cf. Mt 7, 21-23), ma costruita sul rispetto della libertà propria e di quella degli altri e soprattutto sul rispetto della sacra Volontà di Dio, che è il Creatore ed il Datore della Libertà. Ciò richiede saggia austerità di vita e fedeltà nella preghiera, specie in quella comunitaria eucaristica.

Su un tale terreno si costruisca il futuro di San Marino!

Auspico la benedizione di Dio sul vostro cammino di oggi e di domani e tutti vi raccomando al Signore ed alla grandezza della sua grazia, durante questa celebrazione eucaristica, “perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3, 19). Amen!

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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