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SANTA MESSA PER LA PROCLAMAZIONE DI NOVE BEATI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Basilica di San Pietro, 3 ottobre 1982
Cari fratelli e sorelle!
1. Grande è la gioia della Chiesa per l’elevazione agli onori
degli altari di alcuni luminosi suoi figli: il Beato Salvatore Lilli, dei Frati
Minori, e la Beata Jeanne Jugan, Fondatrice delle Piccole Sorelle dei Poveri. Un
italiano ed una francese, al primo dei quali sono associati sette cristiani
della Turchia Orientale (Armenia Minore), martiri della fede.
È significativo che la Beatificazione del Padre Salvatore
Lilli, missionario francescano della Custodia della Terra Santa e parroco di
Mujuk-Deresi, avvenga proprio oggi, vigilia della festa di san Francesco d’Assisi.
Nel settimo centenario della morte del Santo di Assisi, nel
1926, il mio predecessore Pio XI volle sottolineare l’unione che lega il
Serafico san Francesco alla terra di Gesù, beatificando otto francescani della
Custodia, uccisi a Damasco nel 1860. Oggi, nell’anno otto volte centenario
della nascita di san Francesco, un altro suo figlio, anch’egli impegnato
pastoralmente in terra d’Oriente, è elevato agli onori degli altari, insieme
a sette suoi parrocchiani martiri.
2. La cronologia del beato Salvatore è semplice, ma ricca di
fatti che attestano il suo grande amore a Dio ed ai fratelli; essa culmina col
martirio che venne a coronare una vita di fedeltà alla vocazione francescana e
missionaria. Dei sette Soci nel martirio conosciamo i nomi, le famiglie e l’ambiente
di vita: erano umili contadini e ferventi cristiani, provenienti da una stirpe
che ha conservato attraverso i secoli integra la propria fedeltà a Dio ed alla
Chiesa, nonostante momenti difficili ed a volte anche drammatici.
Fra quella gente umile il giovane missionario si immerse con
dedizione totale, realizzando in breve tempo quanto poteva sembrare impensabile
agli altri. Fondò tre nuovi villaggi per riunire i nuclei familiari dispersi,
allo scopo di meglio proteggerli ed istruirli; provvide all’acquisto di un
vasto terreno per dare un lavoro ed un pane a chi ne era privo e promosse con
tenacia l’istruzione dei giovani. Soprattutto impresse un ritmo più intenso
alla vita religiosa dei suoi parrocchiani, che si sentivano trascinati dal suo
esempio, dalla sua pietà e dalla sua generosità; i suoi preferiti erano gli
ammalati, i poveri, i bambini.
Saggio consigliere e solerte promotore di opere sociali, era
aperto a tutti: cattolici, ortodossi, musulmani ed a tutti sapeva offrire, col
sorriso, il suo servizio; per questo era particolarmente amato dai suoi fedeli,
stimato e rispettato dagli altri.
Durante poi l’imperversare del colera, il suo apostolato si
illuminò di carità eroica: fu nello stesso tempo sacerdote e medico. Incurante
del contagio, passava di casa in casa assistendo moralmente e materialmente gli
ammalati. In questa circostanza scrisse alla sorella, religiosa Trinitaria: “Mi
sentivo un tale coraggio che l’andare presso il coleroso, soccorrerlo,
amministrargli medicine, ecc., mi sembravano cose ordinarie”. E ne indicava la
chiara motivazione: il sacerdote pieno di fede in Dio non teme i pericoli e “corre
ad alleviare il misero fratello che tante volte si trova abbandonato dai suoi
più cari” (Lettera alla sorella Suor Maria Pia, religiosa Trinitaria, 4
dicembre 1890).
Quando insorsero con violenza i sintomi premonitori della
tempesta che si avvicinava minacciosa, i confratelli esortarono il Padre
Salvatore a riparare in luoghi più sicuri. Gli stessi abitanti della zona,
preoccupati per la vita del loro Padre, insistettero perché si ponesse in
salvo. La risposta di Padre Lilli fu calma e decisa: “Non posso abbandonare le
mie pecorelle; preferisco morire con loro, se è necessario” (Positio super
Martyrio, Summarium, teste III, ad art. 16, p. 36); e rimase nella stazione
missionaria.
Il 19 novembre 1895, i militari entrarono nella casa
parrocchiale e il comandante pose subito l’alternativa: o rinnegare Cristo, o
morire. Chiara e ferma fu la risposta del sacerdote che dovette per questo
subire una prima esplosione di violenza: alcuni colpi di baionetta che ne fecero
scorrere il sangue.
Tre giorni dopo, il religioso e sette suoi parrocchiani furono
condotti via dalla truppa; marciarono per due ore; vicino ad un torrente furono
fatti fermare ed il colonnello propose per l’ultima volta di scegliere fra l’abiura
e la morte: “All’infuori di Cristo non riconosco alcuno”, disse il Padre.
Non meno nobile fu la risposta degli altri Martiri: “Uccideteci, ma non
rinnegheremo la nostra religione” (Ivi., teste V, p. 53 ad 8).
Per primo fu ucciso il beato Salvatore, trafitto dalle baionette
dei soldati: immediatamente dopo, gli altri sette subirono la medesima sorte.
3. Questo missionario francescano ed i suoi sette fedeli parlano
con eloquenza incisiva al mondo di oggi: sono per tutti noi un salutare richiamo
alla sostanza del cristianesimo. Quando le circostanze della vita ci pongono di
fronte alle scelte fondamentali, fra valori terreni e valori eterni, gli otto
Beati Martiri ci insegnano come si vive il Vangelo, anche nelle contingenze più
difficili.
Il riconoscere Gesù Cristo come Maestro e Redentore implica l’accettazione
piena di tutte le conseguenze che nella vita derivano da tale atto di fede. I
Martiri, elevati oggi agli onori degli altari, vanno onorari imitandone l’esempio
di fortezza e di amore a Cristo. La loro testimonianza e la grazia che li ha
assistiti sono per noi motivo di coraggio e di speranza: ci assicurano che è
possibile, di fronte alle più ardue difficoltà, seguire la legge di Dio e
superare gli ostacoli che si incontrano nel viverla e metterla in pratica.
I nostri beati Martiri hanno vissuto in prima persona le parole
rivolte da Gesù ai suoi discepoli: “Chiunque mi renderà testimonianza
davanti agli uomini, gli renderò testimonianza davanti al Padre mio che è nei
cieli” (Mt 10,32). Il beato Salvatore ed i suoi compagni hanno subìto la
morte per rendere la loro eroica testimonianza a Cristo di fronte al mondo: il
Signore ha reso loro la sua testimonianza davanti al Padre con la vita eterna.
Questa lezione, insieme a quella della carità eroica della
Beata Jeanne Jugan, sia di sprone a tutti i battezzati per una vita cristiana
sempre più coerente e sempre più generosa al servizio del Signore, della
Chiesa e dell’uomo.
*****
4. Et exaltavit humiles! Ces paroles bien connues du Magnificat
remplissent mon esprit et mon cœur de joie et d’émotion, alors que je viens
de proclamer bienheureuse la très humble fondatrice des Petites Sœurs des
Pauvres. Je rends grâce au Seigneur d’avoir réalisé ce que le Pape Jean
XXIII avait légitimement espéré et ce que Paul VI avait si ardemment
désiré. Certes, on pourrait appliquer le texte cité tout à l’heure aux
innombrables disciples du Christ béatifiés ou canonisés par l’autorité
suprême de l’Eglise. Cependant, la lecture attentive de la Position sur les
vertus de Jeanne Jugan, comme les récentes biographies consacrées à sa
personne et à son épopée de charité évangélique, m’inclinent à dire que
Dieu ne pouvait glorifier plus humble servante. Je ne crains pas, chers
pèlerins, de vous encourager à lire ou à relire les ouvrages qui parlent si
bien de l’héroïque humilité de la bienheureuse Jeanne, comme de l’admirable
sagesse divine, qui dispose avec patience et discrétion les événements
destinés à favoriser la germination d’une vocation exceptionnelle et l’éclosion
d’une œuvre nouvelle, à la fois ecclésiale et sociale.
5. Cela dit, je voudrais méditer avec vous et pour vous sur l’actualité
du message spirituel de la nouvelle bienheureuse. Jeanne nous invite tous – et
je cite les termes de la Règle des Petites Sœurs – “à communier à la
beatitude de la pauvreté spirituelle, acheminant vers le dépouillement total
qui livre une âme à Dieu”. Elle nous y invite beaucoup plus par sa vie que
par les quelques paroles conservées d’elle et marquées du sceau de l’Esprit
Saint, telles que celles-ci: “C’est si beau d’être pauvre, de ne rien
avoir, de tout attendre du Bon Dieu”. Consciente et joyeuse de sa pauvreté,
elle compte totalement sur la divine Providence, qu’elle reconnaît à l’œuvre
dans sa propre vie et dans celle des autres. Cette confiance absolue n’est pas
pour autant inactive. Avec le courage et la foi qui caractérisent les femmes de
son terroir natal, elle n’hésite pas à “mendier à la place des pauvres qu’elle
accueille”. Elle se veut leur sœur, leur “Petite Sœur”. Elle veut s’identifier
à tout ce monde des anciens souvent mal portants, parfois bien délaissés. N’est-ce
pas l’Evangile à l’état pur?
N’est-ce pas la voie que le Tiers-Ordre de saint Jean Eudes
lui avait enseignée: “... n’avoir qu’une vie, qu’un cœur, qu’une
âme, qu’une volonté avec Jésus” pour rejoindre ceux que Jésus a toujours
préférés: les petits et les pauvres? Grâce à ses exercices quotidiens de
piété – longue oraison silencieuse, participation au Sacrifice eucharistique
et communion au Corps du Christ plus fréquente que de coutume en cette époque,
récitation méditée du rosaire qui ne la quittait pas, et cet agenouillement
fervent devant les stations du chemin de la croix – l’âme de Jeanne était
véritablement plongée dans le mystère du Christ Rédempteur, spécialement
dans sa passion et sa croix. Son nom de religion – Sœur Marie de la Croix –
en est le symbole réel et émouvant. Depuis le hameau natal des Petites-Croix
(coïncidence ou présage?) jusqu’à son départ de ce monde, le 29 août
1879, la vie de cette fondatrice est comparable à un long et très fécond
chemin de croix, vécu dans la sérénité et la joie selon l’Evangile.
Comment ne pas souligner ici que, quatre ans après la naissance de l’Œuvre,
Jeanne fut victime d’immixtions abusives et extérieures au groupe de ses
premières compagnes? Elle se laissa dépouiller de sa charge de Supérieure, et
un peu plus tard elle accepta de rentrer à la Maison-Mère pour une retraite
qui durera vingt-sept années, sans la moindre protestation. En mesurant pareils
événements, le mot d’héroïsme vient de lui-même à l’esprit. Saint Jean
Eudes, son maître spirituel, disait: “La vraie mesure de la sainteté, c’est
l’humilité”. En recommandant souvent aux Petites Sœurs: “Soyez petites,
bien petites! Gardez l’esprit d’humilité, de simplicité! Si nous venions
à nous croire quelque chose, la Congrégation ne ferait plus bénir le Bon
Dieu, nous tomberions”, Jeanne livrait en vérité sa propre expérience
spirituelle. Et dans sa longue retraite à la Tour Saint-Joseph, elle exerça
certainement sur de nombreuses générations de novices et de Petites Sœurs une
influence décisive, imprimant son esprit à la Congrégation par le rayonnement
silencieux et éloquent de sa vie. A notre époque, l’orgueil, la recherche de
l’efficacité, la tentation des moyens puissants ont facilement cours dans le
monde et parfois, hélas, dans l’Eglise. Ils font obstacle à l’avènement
du royaume de Dieu. C’est pourquoi la physionomie spirituelle de Jeanne Jugan
est capable d’attirer les disciples du Christ et de remplir leurs cœurs de
simplicité et d’humilité, d’espérance et de joie évangélique, puisées
en Dieu et dans l’oubli de soi. Son message spirituel peut entraîner les
baptisés et les confirmés à une redécouverte et à une pratique du réalisme
de la charité qui est étonnamment efficace dans une vie de Petite Sœur ou de
laïc chrétien lorsque le Dieu d’Amour et de Miséricorde y règne
pleinement.
6. Jeanne Jugan nous a également laissé un message apostolique
tout à tait d’actualité. On peut dire qu’elle avait reçu de l’Esprit
comme une intuition prophétique des besoins et des aspirations profondes des
personnes âgées: ce désir d’être respectees, estimées, aimées; cette
appréhension de la solitude en même temps que le souhait d’un espace de
liberté et d’intimité; cette nostalgie de se sentir encore utiles; et très
souvent, une volonté d’approfondir les choses de la foi et d’en mieux
vivre. J’ajouterais que, sans avoir lu et médité les beaux textes de “Gaudium
et Spes”, Jeanne était déjà en accord secret avec ce qu’ils disent de l’établissement
d’une grande famille humaine où tous les hommes se traitent comme des frères
er partagent les biens de la création selon la règle de la justice,
inséparable de la charité. Si les systèmes de sécurité sociale actuellement
en vigueur ont supprimé les misères du temps de Jeanne Jugan, la détresse des
personnes âgées se rencontre encore en maints pays où œvrent ses Filles. Et
même dans les régions où ils existent, ces systèmes de prévoyatice ne
procurent pas toujours aux anciens ce type de maisons vraiment familiales qui
correspondraient à leur attente, comme à leurs besoins corporels et
spirituels. On le voit: dans un monde où le nombre des personnes âgées va
croissant – le récent Congrès international de Vienne s’en est préoccupé
– l’actualité du message apostolique de Jeanne Jugan et de ses Filles est
hors de doute. Dès les premières années, la fondatrice a voulu que sa
Congrégation, loin de se limiter à l’ouest de la France, devienne un
véritable réseau de maisons familiales, où chaque personne soit accueillie,
honorée, et même – selon les possibilités individuelles – promue à un
épanouissement de son existence. L’actualité de la mission inaugurée par la
bienheureuse est si vraie que les demandes d’admission et de fondation ne
cessent d’affluer. A sa mort, deux mille quatre cents Petites Sœurs étaient
au service des personnes pauvres et âgées, en dix pays. Aujourd’hui, elles
sont quatre mille quatre cents, réparties à travers trente nations et sur les
cinq continents. L’Eglise tout entière et la société elle-même ne peuvent
qu’admirer et applaudir la merveilleuse croissance de la toute petite semence
évangélique jetée en terre bretonne, voici bientôt cent cinquante ans par la
très humble Cancalaise, si pauvre de biens mais si riche de foi!
7. Puisse la béatification de leur très chère fondatrice
apporter aux Petites Sœurs des Pauvres un nouvel élan de fidélité au
charisme spirituel et apostolique de leur Mère! Puisse la répercussion de cet
événement à travers toutes les fondations éclairer et décider de nombreuses
jeunes filles à rejoindre les rangs des Petites Sœurs! Puisse la glorification
de leur compatriote être pour les paroissiens de Cancale et pour tous les
diocésains de Rennes un appel vigoureux à la foi et à la charité
évangéliques! Puisse enfin cette béatification devenir pour les personnes
âgées du monde entier une source tonifiante de joie et d’espérance, grâce
au témoignage solennellement reconnu de celle qui les a tant aimés au nom de
Jésus-Christ et de son Eglise!
Traduzione italiana del discorso pronunciato in lingua
francese
4. “Et exaltavit humiles!” Queste parole molto conosciute
del Magnificat riempiono il mio spirito e il mio cuore di gioia e di emozione,
mentre ho appena proclamato beata l’umilissima fondatrice delle Piccole
Sorelle dei Poveri. Rendo grazia al Signore di aver potuto realizzare ciò che
Papa Giovanni XXIII aveva legittimamente sperato e che Paolo VI aveva desiderato
ardentemente. Certo, si potrebbe applicare il testo citato poc’anzi agli
innumerevoli discepoli di Cristo beatificati o canonizzati dall’autorità
suprema della Chiesa. Tuttavia, la lettura attenta della “Positio” sulle
virtù di Jeanne Jugan, come le recenti biografie consacrate alla sua persona e
alla sua epopea di carità evangelica, mi fanno dire che Dio non poteva
glorificare una serva più umile. Non esito, cari pellegrini, ad incoraggiarvi a
leggere o a rileggere le opere che parlano così bene dell’eroica umiltà
della beata Jeanne, e dunque dell’ammirabile saggezza divina, che dispone con
pazienza e discrezione gli avvenimenti destinati a favorire la nascita di una
vocazione eccezionale e la fioritura di una nuova opera insieme ecclesiale e
sociale.
5. Detto questo, vorrei meditare con voi e per voi sull’attualità
del messaggio spirituale della nuova beata. Jeanne ci invita tutti – e cito le
parole della Regola delle Piccole Sorelle – “a partecipare alla beatitudine
della povertà spirituale, camminando verso la spoliazione totale che eleva l’anima
a Dio”. Essa ci invita a questo ancor di più con la sua vita che mediante le
sue parole conservate e segnate dal sigillo dello Spirito Santo, come queste:
“È così bello essere poveri, non possedere nulla, attendersi tutto dal Buon
Dio”. Cosciente e gioiosa della sua povertà, essa fa conto totalmente sulla
Divina Provvidenza, che riconosce operante nella sua vita e in quella degli
altri.
Questa fiducia assoluta non è pur tuttavia inattiva. Con il
coraggio e la fede che caratterizzano le donne della sua terra natale, ella non
esita a “mendicare al posto dei poveri che accoglie”. Vuole essere loro
sorella, la loro “Piccola sorella”. Vuole identificarsi con tutti questi
anziani spesso in cattiva salute, a volte del tutto abbandonati. Non è il
Vangelo allo stato puro (cf. Mt 25,34-41)?
Non è la via che il Terzo ordine di San Jean Eudes le aveva
insegnato “... non avere che una vita, che un cuore, che un’anima con Gesù”
per raggiungere coloro che Gesù ha sempre preferito: i piccoli e i poveri?
Grazie ai suoi esercizi quotidiani di pietà – lunga orazione silenziosa,
partecipazione al sacrificio eucaristico e comunione al Corpo di Cristo più
frequente di quanto fosse nell’uso dell’epoca, la recita meditata del
Rosario, che non abbandonava mai, e l’inginocchiarsi fervente davanti alle
stazioni della Via crucis – l’anima di Jeanne era veramente immersa nel
mistero di Cristo Redentore, specialmente nella sua passione e croce. Il suo
nome da religiosa – Suor Maria della Croce – ne è il simbolo reale e
commovente. Dal piccolo borgo nativo di Petites Croix (coincidenza o presagio?)
fino alla sua morte, avvenuta il 29 agosto 1879, la vita di questa fondatrice è
paragonabile ad un lungo e fecondissimo cammino di croce, vissuto nella
serenità e nella gioia secondo il Vangelo. Come non ricordare qui che, quattro
anni dopo la nascita dell’Opera, Jeanne fu vittima di intromissioni indebite
ed esterne al gruppo delle sue prime compagne? Essa si lasciò spogliare della
sua carica di Superiora, e un po’ più tardi accetterà di rientrare alla Casa
madre per un ritiro che durerà ventisette anni, senza la minima protesta.
Considerando simili avvenimenti, la parola eroismo viene
spontanea al cuore. San Jean Eudes, suo maestro spirituale, diceva: “La vera
misura della santità, è l’umiltà”. Raccomandando spesso alle Piccole
Sorelle: “Siate piccole, molto piccole! Mantenete lo spirito di umiltà, di
semplicità! Se pensiamo di essere qualcosa, la Congregazione non glorificherà
più il Buon Dio, noi cadremmo”, Jeanne consegnava in verità la sua propria
esperienza spirituale. E nel suo lungo ritiro alla Tour-Saint-Joseph, ella
esercitò certamente su numerose generazioni di novizie e di Piccole Sorelle una
influenza decisiva, imprimendo il suo spirito alla Congregazione attraverso l’irradiamento
silenzioso ed eloquente della sua vita. Ai nostri giorni, l’orgoglio, la
ricerca dell’efficacia, la tentazione di mezzi potenti hanno libero corso nel
mondo e talvolta, purtroppo, anche nella Chiesa. Sono di ostacolo all’instaurazione
del Regno di Dio. Ecco perché la fisionomia spirituale di Jeanne Jugan è in
grado di attirare i discepoli di Cristo e di riempire il loro cuore di
semplicità e di umiltà, di speranza e di gioia evangelica, attinte in Dio e
nella dimenticanza di sé. Il suo messaggio spirituale può condurre i
battezzati e i cresimati alla riscoperta e alla pratica del realismo della
carità che è efficace in modo straordinario in una vita di Piccola Sorella o
di laico cristiano quando il Dio d’Amore e di Misericordia vi regna
pienamente.
6. Jeanne Jugan ci ha anche lasciato un messaggio apostolico di
grande attualità. Si può dire che essa aveva ricevuto dallo Spirito come un’intuizione
profetica dei bisogni e delle aspirazioni profonde delle persone anziane: quel
desiderio di essere rispettate, stimate, amate; quella paura della solitudine
insieme al bisogno di uno spazio di intimità e di libertà; quel desiderio di
sentirsi ancora utili; e molto spesso, una volontà di approfondire le cose
della fede e di viverle meglio.
Aggiungerei che, senza aver letto e meditato i bei testi della
Gaudium et Spes, Jeanne era già in segreta sintonia con quello che essi dicono
riguardo all’instaurazione di una grande famiglia umana, in cui tutti gli
uomini si trattino come fratelli (cf. Gaudium et Spes, 24) e condividano i beni
della creazione secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità
(cf. Ivi. 69). Se i sistemi di sicurezza sociale attualmente hanno eliminato la
miseria dei tempi di Jeanne Jugan, l’avvilimento delle persone anziane si
riscontra ancora in molti paesi in cui operano le sue Figlie. E anche nelle
regioni in cui esistono, questi sistemi di previdenza non procurano sempre agli
anziani quel tipo di casa veramente familiare che corrisponde alle loro attese e
ai loro bisogni fisici e spirituali. Lo vediamo: in un mondo in cui il numero
delle persone anziane è in continua crescita – il recente Congresso
internazionale di Vienna se ne è preoccupato – l’attualità del messaggio
apostolico di Jeanne Jugan e delle sue Figlie è fuor di dubbio. Fin dai primi
anni, la Fondatrice ha voluto che la sua Congregazione, ben lungi dal limitarsi
all’ovest della Francia, divenisse una vera rete di case familiari, in cui
ogni persona venisse accolta, onorata e anche – secondo le possibilità
individuali – aiutata al raggiungimento del pieno sviluppo della propria
esistenza. L’attualità della missione inaugurata dalla beata è così vera
che le domande di ammissione non cessano di affluire. Alla sua morte,
duemilaquattrocento Piccole Sorelle erano al servizio di persone povere e
anziane, in dieci paesi. Oggi, esse sono quattromilaquattrocento, divise in
trenta nazioni sui cinque continenti. La Chiesa tutta intera e la società
stessa non possono che ammirare e lodare la meravigliosa crescita del piccolo
seme evangelico gettato in terra bretone, or sono circa centocinquanta anni
dalla umilissima Cancalese, così povera di beni ma ricca di fede!
7. Possa la beatificazione della loro carissima Fondatrice
apportare alle Piccole Sorelle dei Poveri un nuovo slancio di fedeltà al
carisma spirituale e apostolico della loro Madre! Possa il riverbero di questo
avvenimento attraverso tutte le fondazioni rischiarare e rendere decise numerose
ragazze ad ingrossare le fila delle Piccole Sorelle! Possa la glorificazione
della loro compatriota essere per i parrocchiani di Cancale e per tutti i
diocesani di Rennes un appello vigoroso alla fede e alla carità evangelica!
Possa infine questa beatificazione divenire per le persone anziane del mondo
intero una sorgente tonificante di gioia e di speranza, grazie alla
testimonianza solennemente riconosciuta di colei che li ha tanto amati in nome
di Gesù Cristo e della sua Chiesa!
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