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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANTA
MARIA DELLA PRESENTAZIONE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Roma, 24 ottobre 1982
1. “Grandi cose ha fatto il Signore per noi!”.
Quali sono le “grandi cose”, di cui vuole dare testimonianza la liturgia
dell’odierna domenica?
Leggiamone con attenzione le parole!
La prima “grande cosa” è la messe, il raccolto dei campi. Ascoltiamo le
parole del Salmo, che ci presenta, anzitutto, chi semina nelle lacrime, per
mietere poi con giubilo (cf. Sal 125 [126],5). E in seguito aggiunge: “Nell’andare
se ne va e piange, / portando la semente da gettare, / ma nel tornare, viene con
giubilo, / portando i suoi covoni” (cf. Sal 125 [126],6).
Grande cosa: l’intera opera della creazione, il mondo e la terra destinata all’uomo,
insieme alle sue risorse nascoste. La terra, che produce il suo frutto, le
spighe dei campi e il grano nelle spighe, per fare il pane, come cibo per gli
uomini.
E tanti, tanti altri beni dell’opera della creazione, destinati all’uso dell’uomo
in questo mondo. Però, a condizione che egli sappia utilizzarli bene in modo
giusto.
2. Ma andiamo avanti, guidati dall’odierna liturgia!
Ecco, nel Vangelo, un uomo non vedente, il mendicante cieco, Bartimeo, figlio di
Timeo (cf. Mc 10,46) e sulle sue labbra il grido: “Figlio di Davide, Gesù,
abbi pietà di me!” (cf. Mc 10,47). Gesù gli rivolge la domanda: “Che vuoi
che io ti faccia?”. La risposta: “Rabbunì, che io riabbia la vista!”
(cf. Mc 10,51). La parola di Gesù: “Va’, la tua fede ti ha salvato” (cf.
Mc 10,52). E dopo la parola, il miracolo. Bartimeo vede il mondo, il mondo
creato da Dio, il mondo che il Creatore ha offerto agli occhi, alle mani, ai
pensieri umani.
E Bartimeo dell’odierno Vangelo aderisce alle parole del Salmo:
“Grandi cose ha fatto il Signore per me!”.
Grandi cose ha fatto il Signore per noi!
3. La restituzione della vista al cieco è un segno. Uno tra molti segni che
Cristo ha compiuto, per aprire ai suoi ascoltatori la vista dell’anima,
perché vedano con essa che il Signore ha cambiato la sorte di Sion, perché
vedano interiormente e scorgano quanto “grandi cose ha fatto il Signore” per
l’uomo, non soltanto mediante l’opera della creazione, ma ancor più
mediante l’opera della Redenzione.
Quanto è “grande cosa” che “il Signore abbia salvato il suo popolo, un
resto di Israele”, come leggiamo nel libro del profeta Geremia (cf. Ger 31,7).
“Dio infatti ha tanto amato il mondo / da dare il suo unico Figlio, / perché
chiunque crede in lui non muoia, / ma abbia la vita eterna”, secondo le parole
del Vangelo di san Giovanni (Gv 3,16).
Quanto è “grande cosa” l’Incarnazione, la Redenzione mediante la croce e
la risurrezione, la santificazione mediante l’invio dello Spirito, il
Paraclito!
Occorre soltanto che a tutto ciò si aprano gli occhi dell’anima umana, e che
l’uomo lo veda!
4. Occorre che l’uomo apra gli occhi e che veda, con lo sguardo della fede,
Cristo, il quale è Mediatore e Sacerdote della nuova ed eterna alleanza. Di
questo Mediatore e Sacerdote ci parla oggi la lettera agli Ebrei:
“Scelto fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose
che riguardano Dio” (Eb 5,1);
– è stato costituito
“per offrire doni e sacrifici per i peccati” (Eb 5,1);
– è stato costituito per
“sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore”
(Eb 5,2).
Ed ecco, Cristo “divenne” un tale Mediatore e Sacerdote – e lo è! E ciò
è stato fatto dal Padre, che gli ha detto: “Mio figlio sei tu, oggi ti ho
generato” (Eb 5,5) – e in altro passo:
“Tu sei sacerdote per sempre, alla maniera di Melchisedek” (Eb 5,6).
Bartimeo, guarito miracolosamente dalla cecità, aprì gli occhi e scorse
davanti a sé Gesù, il Figlio di Davide.
Apriamo lo sguardo della nostra fede, per vedere Cristo nella piena luce del
Vangelo. E guardando con gli occhi della fede colui che è Mediatore e Sacerdote
– l’unico Mediatore e Sacerdote tra Dio e gli uomini e Sacerdote alla
maniera di Melchisedek – ripetiamo ancora una volta, e ripetiamo con il
trasporto più grande e la più grande forza di convinzione:
Il Signore ha fatto grandi cose per noi!
5. Oggi la Chiesa celebra la “giornata missionaria”.
Sembrano parlarne le parole del profeta Geremia, nella prima lettura:
“Ecco, li riconduco dal paese del settentrione / e li raduno dall’estremità
della terra; / fra di essi sono il cieco e lo zoppo, /... Ritorneranno qui in
gran folla.
Essi erano partiti nel pianto, / io li riporterò tra le consolazioni; / li
condurrò a fiumi d’acqua / per una strada diritta in cui non inciamperanno; /
perché io sono un padre...” (Ger 31,8-9).
Oggi è la domenica missionaria. La Chiesa vuole che tutti noi apriamo più
largamente lo sguardo della fede e guardiamo alla missione della Chiesa in tutta
la terra. E che noi tutti apriamo altresì più largamente i nostri cuori e
amiamo di più questa missione; che tutti ci sentiamo chiamati a prendervi
parte. L’intera Chiesa è missionaria.
Il Salvatore nostro Cristo Gesù “ha vinto la morte e ha fatto risplendere la
vita e l’immortalità per mezzo del Vangelo” (2Tm 1,10).
E, insieme a tutto questo, il nostro Signore Gesù Cristo ha costituito la
missione della Chiesa.
Che tutti ci sentiamo chiamati a questa missione. Tutta la Chiesa è
missionaria.
6. In questa domenica il Vescovo di Roma adempie il mandato missionario della
Chiesa, visitando la parrocchia di “Santa Maria della Presentazione”, la
vostra parrocchia.
Sono venuto fra voi proprio perché la vostra è una parrocchia giovane – ha
circa dieci anni di vita – e “missionaria”, con una intensa e dinamica
vita; una parrocchia che si trova anche in mezzo a varie difficoltà, non ultima
quella della carenza di un tempio “visibile”.
Desidero pertanto porgere il mio saluto cordiale e il mio sincero
incoraggiamento al vostro parroco, don Pietro Beccaria, il quale con zelo
instancabile ha lavorato in tutti questi anni per edificare interiormente la
vostra comunità. Auguro che presto possa sorgere una Chiesa bella, ampia,
decorosa, adatta alle esigenze pastorali delle circa 2.500 famiglie e dei 10.000
fedeli appartenenti alla parrocchia. Desidero salutare anche i sacerdoti, che
danno la loro collaborazione al parroco, e i membri degli Istituti Religiosi
maschili e femminili, che operano nell’ambito di questo territorio: l’Ordine
Antoniano Maronita; i Salesiani Ucraini con il Seminario Pontificio; i Sacerdoti
Ucraini con l’Università Ucraina; i Padri di Santa Croce; i Padri del Mondo
Migliore; i Missionari del Sacro Cuore; le Pie Suore della Redenzione; le Suore
dell’Immacolata di Genova; le Suore Passioniste e le Figlie della Provvidenza;
le Suore Serve di san Giuseppe; le Suore dell’Angelo Custode; le Suore
Trinitarie Ucraine; le Suore della Sacra Famiglia; le Suore di san Basilio; le
Suore Ucraine dell’Immacolata; a tutti ed a tutte l’invito a voler con
sempre maggiore dedizione dare un generoso contributo di disponibilità e di
energie per le varie iniziative della parrocchia.
Saluto anche quanti sono impegnati generosamente nel lavoro apostolico: il
Consiglio Pastorale; il gruppo dei Catechisti e delle Catechiste; gli
Itineranti, il gruppo del Venerdì; il Gam; il gruppo Ricerca; il gruppo
Fedeltà; i Cantori; i Lettori; i Ministranti della parrocchia.
Né posso dimenticare, in questa significativa circostanza della mia visita
pastorale, i padri, le madri, i giovani, le giovani, i poveri, gli ammalati e,
in particolare, i bambini e le bambine, che sono la grande gioia e la viva
speranza della Chiesa e della società. Ho letto con interesse e con emozione le
letterine, che essi mi hanno voluto indirizzare nell’attesa di questo nostro
incontro. Mi hanno manifestato il loro affetto, i loro limpidi ideali – la
bontà, la pace e la concordia tra i popoli – e mi hanno chiesto di farmi
portavoce di fronte alla Chiesa ed al mondo di queste loro esigenze. Un bambino
del secondo anno di catechismo mi ha scritto una frase, che sintetizza
magnificamente i vostri sentimenti più profondi: “La nostra è una parrocchia
modesta, ma vi troverai tanto amore”.
Grazie! Grazie per la vostra gioiosa presenza alla mia visita!
7. Fratelli e sorelle carissimi! Davvero possiamo dire insieme: “Grandi cose
ha fatto il Signore per noi!”. Anche la vostra parrocchia, quale viva cellula
della Chiesa e partecipe della sua missione, è “una grande cosa”.
È necessario che la guardiamo con occhi di fede e che, costruendola
interiormente mediante la costante testimonianza della nostra vita cristiana,
collaboriamo con Cristo, il quale “ha vinto la morte e ha fatto risplendere la
vita e l’immortalità per mezzo del Vangelo” (2Tm 1,10).
Amen!
© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana
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