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CANONIZZAZIONE DI MARGHERITA
BOURGEOYS E GIOVANNA DELANOUE OMELIA
DI GIOVANNI PAOLO II Basilica
di San Pietro, 31 ottobre 1982
Cari fratelli e sorelle!
1. “Venite, vedete tutte le opere che Dio ha fatto” (Cantus
ad introitum).
Celebriamo oggi ciò che lo Spirito di Dio ha realizzato in
Margherita Bourgeoys e in Giovanna Delanoue, vissute circa tre secoli fa. Già
il mio predecessore Pio XII le aveva dichiarate “Beate” in base alla
eroicità delle loro virtù. Iscrivendole oggi nel numero dei “Santi”, con
la certezza e l’autorità che caratterizzano il rito della canonizzazione, noi
le proponiamo come esempio non più soltanto alle loro diocesi di Troyes, di
Angers, alla città di Saumur o alle due Congregazioni da esse fondate, ma all’insieme
della Chiesa, invitando tutti i cristiani ad onorarle come Sante e a ricorrere
alla loro intercessione.
Questo dunque è un giorno di gioia e di fierezza per i loro
connazionali francesi e canadesi, qui rappresentati da delegazioni importanti.
Li saluto tutti cordialmente. Ma questo è soprattutto un giorno di
ringraziamento a Dio da parte della Chiesa universale. In questo giorno, che
coincide felicemente con la vigilia della solennità di Tutti i Santi, è
rafforzata la nostra speranza nella vita eterna, alla quale partecipano in cielo
santa Margherita Bourgeoys e santa Giovanna Delanoue, ripiene della presenza di
Dio che è Amore. E la nostra vita quotidiana su questa terra è stimolata dal
modo con cui esse hanno risposto alla chiamata di questo Amore. Esse lo hanno
fatto in forma autentica, cioè del tutto incarnata nel contesto della loro
epoca. Ciò che importa, più che imitarle alla lettera, e di imitare con esse
Gesù Cristo. Ma le loro intuizioni, ispirate dallo stesso Spirito Santo,
restano per noi e per il mondo d’oggi delle preziose indicazioni.
2. Per comprendere la vocazione delle due sante, una prima chiave ci è fornita
dal Vangelo di questa Messa. “Maria si mise rapidamente in cammino . . . salutò
Elisabetta. Allora Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò: "il
bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. Beata colei che ha creduto"”!
È lo Spirito Santo che ha operato un cambiamento subitaneo e
decisivo in ciascuna delle due sante, quando raggiunsero l’età adulta, venti
e ventisette anni, e questo nel contesto di una preghiera alla Vergine Maria.
Per Margherita Bourgeoys, era la festa di nostra Signora del Rosario, e da quel
momento, per tutta la sua vita, ha sostenuto interiormente le sue iniziative:
“Va’, io non ti abbandonerò mai”. Se Margherita si lancia allora in una
vita missionaria, che sarà una “vita in viaggio” che gravita precisamente
attorno alla “Ville-Marie” del nuovo mondo canadese, ella non fa che imitare
la Vergine della Visitazione che portava ad Elisabetta e a Giovanni Battista,
alla madre e al figlio, con i servizi umani della sua carità, il dono divino
che recava in sé, per santificarli. La prima Cappella che fa costruire è
dedicata a Nostra Signora del Buon Soccorso, e la sua Congregazione sarà
dedicata a Nostra Signora. Allo stesso modo, la “conversione” di Giovanna
Delanoue, sopravvenuta nei giorni della Pentecoste, è inseparabile dal
Santuario Notre-Dame des Ardilliers, a Saumur, di cui una fervente e povera
pellegrina, Francesca Souchet, le trasmise delle esortazioni nelle quali
Giovanna riconobbe la chiamata dello Spirito di carità. Giovanna Delanoue
manterrà una mistica familiarità con la Vergine Maria. E l’esempio del
giovane padre Grignion de Montfort non poteva che incoraggiarla in questa via.
Certo, la grazia trovava un buon terreno; si trattava di giovani
ragazze allevate da famiglie serie, bisognose, molto cristiane; ma lo Spirito
Santo, mediante la Vergine Maria, trasmise in loro, senza mai togliere una
visione realistica delle cose, come una follia dell’amore, che sarà l’espressione
della loro grazia di battezzate al massimo grado. “Felici, coloro che hanno
creduto”! Soffermiamoci ora su di un tratto specifico del loro apostolato.
3. Per “santa Margherita Bourgeoys”, si ricorderà
soprattutto il suo contributo originale alla promozione delle famiglie, bambini,
futuri sposi, genitori. Lei che a Montreal è stata chiamata la “Madre della
Colonia”, avrebbe potuto dire come san Paolo: “Con voi, noi siamo stati
pieni di dolcezza, come una madre che circonda di cure i suoi figli. Avendo per
voi un tale affetto, vorremmo darvi non solamente il Vangelo di Dio, ma tutto
ciò che noi siamo”.
Già, da giovane ragazza a Troyes, aveva saputo raggiungere, con
altre compagne, le famiglie povere dei sobborghi per istruire i bambini, e nella
sua famiglia, costituita da dodici figli, aveva dovuto prendere su di sé la
responsabilità della casa paterna e l’educazione dei suoi fratelli alla morte
della madre. Ma essendo stata trascinata dalla sua preoccupazione missionaria
verso il nuovo mondo americano sulle tracce dei santi martiri canadesi,
spogliata di tutto, senza bagaglio né denaro, ella si consacrò innanzitutto ai
bambini come laica istitutrice. Questa opera di direttrice di scuola popolare,
la compì con competenza, senza fare discriminazioni tra le indiane e le figlie
dei coloni francesi, considerandole tutte preziose “come delle gocce di sangue
di nostro Signore”.
Vuole prepararle ad essere buone madri di famiglia, mediante un’educazione
completa. Si trattava certo di formarle alla fede, alla pietà, alla vita
cristiana e all’apostolato, ma anche di iniziarle alle arti domestiche e ai
lavori pratici che avrebbero permesso loro di vivere con il prodotto del loro
lavoro e soprattutto di ordinare ed abbellire la loro vita familiare, ricca o
povera che fosse. La buona educazione e la formazione intellettuale erano
ugualmente in programma, e il risultato sarà che le sue ragazze ne usciranno
quasi più istruite dei ragazzi, segno precursore e raro per quest’epoca di un’autentica
promozione femminile. Sapeva dare fiducia alle capacità delle indiane che non
tarderanno a divenire direttrici di scuola. Bisogna anche notare questa
particolarità: invece di portare le allieve in pensionato nella grande città
- questa è del resto una delle ragioni per le quali rifiuterà la clausura
per le sue sorelle della Congregazione secolare di Notre-Dame - ella preferì
delle scuole sul campo, vicine alla popolazione, senza posa aperte alla presenza
e ai suggerimenti dei genitori, perché è importante non sostituirsi ad essi.
E Margherita Bourgeoys considerò non meno indispensabile fare
di tutto per gettare le basi di famiglie solide e sane. Ella dovette allora
contribuire alla soluzione di un problema molto particolare per questo luogo e
per questa epoca. A uomini venuti come soldati o contadini su questa terra del
nuovo mondo, per realizzare a Ville-Marie un centro di evangelizzazione che
voleva essere diverso dalle altre colonizzazioni, mancavano mogli di valore.
Margherita Bourgeoys fece cercare e accompagnò con il suo “savoir faire”
educativo delle giovani francesi, se possibile robuste e di vera virtù. E
vegliò su di esse come una madre, con affetto e fiducia, ricevendole nella sua
casa, per prepararle ad essere spose e madri di valore, cristiane, colte,
laboriose, raggianti. E nello stesso tempo, con la sua bontà, aiutò questi
uomini rudi a diventare sposi comprensivi e buoni padri.
Ma essa non si accontentò di questo. Quando i focolari furono
formati, continuò ad offrire loro il sostegno materiale necessario in caso di
carestia o di epidemia, e procurò loro, in particolare alle donne, l’occasione
di gustare insieme il riposo, l’amicizia, rafforzandosi nei buoni propositi,
alle sorgenti della spiritualità, in quelli che ella chiamò i “ritiri” e
anche le “congregazioni esterne”.
In breve, ciò che molti si sforzano di realizzare oggi con
metodi, istituzioni, associazioni adatte al nostro tempo, per un’educazione
valida, per la preparazione al matrimonio cristiano, per un’opera di sostegno
e di consiglio alle famiglie, sembra trovarsi in germe, sotto altri modi, nello
spirito e nelle iniziative di Margherita Bourgeoys. È per i cristiani una
grande gioia e un incoraggiamento a mettere più risolutamente all’opera ciò
che il recente Sinodo ha detto sulla famiglia e che ho proposto alla Chiesa l’anno
scorso nell’esortazione Familiaris Consortio. Possa tutta la società attuale,
a livello delle sue più alte istanze civili, essere anch’essa convinta che
nessuna soluzione a lungo termine potrà essere trovata se non si ridà alla
famiglia il suo posto centrale e le condizioni della sua stabilità e della sua
promozione! Se la famiglia conosce una crisi, ci si accanisca non a criticarla o
ad eliminarla - cosa che temeva la nostra santa - ma a promuoverla, darle
fiducia e aiutarla nel compimento dei suoi impegni, senza sostituirsi al
dinamismo che le è proprio.
E non dimentichiamo che Margherita Bourgeoys è stata sostenuta
nella sua sorprendente opera dalla sua devozione verso la Sacra Famiglia e che
in mezzo alle peggiori difficoltà - “pene e fatiche” - servì le
famiglie con quell’amore che viene dallo Spirito Santo.
4. “Santa Giovanna Delanoue”, ultima di dodici figli, è
venuta anch’essa in aiuto delle famiglie, ma lo fece nel particolare contesto
del suo paese, Saumur, che fin dal XVII secolo fu segnato da grandi difficoltà
materiali e sociali, ancor più gravi per le donne, cattivi raccolti, inverni
rigidi. Si prenderà in considerazione soprattutto il suo efficace aiuto ai più
poveri. Lei che era conosciuta come una commerciante prudente ed interessata,
diviene improvvisamente “molto prodiga in carità”, quando lo Spirito Santo,
spegnendo “il fuoco della sua avarizia”, le fa comprendere che la sua fede
ardente richiedeva anche “il fuoco della carità”, mostrandole l’estensione
della povertà. Il libro di Isaia ci ha detto: “Dividi il pane con chi ha fame,
/ raccogli presso di te gli infelici senza riparo, / copri chi vedi nudo, / non
ti sottrarre al tuo simile”.
È ciò che Giovanna Delanoue realizza alla lettera: visita
coloro che vivono come animali nelle stalle scavate nella collina, porta
nutrimento e vestiti, lava i loro abiti e se necessario dà loro i suoi, si
preoccupa di riscaldare questi precari rifugi, distribuisce con larghezza a
quelli che passano, comincia ad accoglierli in casa propria, poi attrezza
successivamente tre case che le vengono prestate e le chiama “Provvidenza”,
per ricevervi bambini orfani, giovani ragazze abbandonate a se stesse, donne in
miseria, vecchi, indigenti di ogni tipo, colpiti dalla fame e dal freddo,
insomma tutti coloro che nel giorno del giudizio potrebbero dirle: avevo fame,
sete, ero nudo, malato, senza dimora. Non vuole fare distinzione tra i poveri
meritevoli e non. Li soccorre tutti, ma vuole anche farli partecipare ai lavori,
insegnare un lavoro ai bambini e alle ragazze.
Molto più, Giovanna Delanoue fa l’esperienza delle
umiliazioni dei poveri, andando alcune volte persino a mendicare, mangiando
spesso peggio di loro, senza contare i suoi continui digiuni, le sue brevi e
scomode notti. Vuole che le sue Sorelle condividano la stessa casa dei poveri,
mangino come loro, come loro siano trattate in caso di malattia, e vestite di un
umile abito grigio. Quanto ai suoi poveri, li sa circondare di tenerezza,
talvolta procura loro pranzi di festa, esige che le sue Sorelle li salutino con
rispetto, servendoli prima di esse.
I borghesi del suo paese, e perfino i sacerdoti, criticarono le
sue austerità “eccessive” e le sue carità “disordinate”. Ma niente la
fermerà, nemmeno il crollo della prima abitazione di accoglienza: “Voglio
vivere e morire con i miei cari fratelli: i Poveri”.
Altre iniziative, come quelle nate dalla carità di san Vincenzo
de Paoli, si erano già diffuse in Francia. Ma all’epoca, Saumur mancava
ancora di ospizi e Giovanna Delanoue voleva creare un grande servizio di carità
per gli indigenti e i malati abbandonati a sé stessi, organizzare le loro
visite, ed eventualmente aprire piccole scuole per i loro bambini. Ai suoi tempi,
con i mezzi a sua disposizione, intendeva rimediare alla povertà e al
vagabondaggio. Il suo esempio non mancherà di interpellare anche il nostro
mondo moderno. Tanti paesi vivono in grande miseria! E anche le nazioni
industrializzate non sfuggono alle preoccupazioni materiali, anch’esse hanno i
loro poveri, di ogni tipo. Ci si impegnerà forse sempre più oggi a rivelare le
cause di queste miserie, a creare condizioni più giuste per tutti, a stabilire
misure di previdenza, ad aiutare i poveri ad impegnarsi personalmente, senza
lasciarsi solamente assistere. Ma l’attenzione ai poveri, l’aiuto immediato
ed efficace rimangono anch’essi fondamentali per rimediare alla durezza del
nostro mondo. È a questo prezzo, dice Isaia, che la “luce si leverà nelle
tenebre”.
Infine, mentre proclamiamo la santità di Giovanna Delanoue, è
importante cercare di comprendere il segreto spirituale della sua devozione
senza pari. Non sembra che il suo temperamento la spingesse verso i poveri per
sentimentalismo o per pietà. Ma, lo Spirito Santo le fa vedere Cristo in questi
poveri, Cristo Bambino nei loro bambini - aveva verso di lui una devozione
particolare -, Cristo Amico dei poveri, Cristo stesso umiliato e crocifisso. E
con Cristo, voleva mostrare ai poveri la tenerezza del Padre. A questo Dio ella
ricorreva con audacia di bambino, attendendosi tutto da lui, dalla sua
Provvidenza, nome che designerà le sue case e la sua fondazione all’origine:
la Congregazione di sant’Anna della Provvidenza. La sua costante devozione a
Maria era inseparabile dalla santa Trinità. Il mistero eucaristico era anche al
centro della sua vita. Tutto questo era molto lontano dal giansenismo imperante.
Il suo attaccamento alla Chiesa le impediva di incamminarsi su strade nuove
senza consultare i suoi confessori e il Vescovo della diocesi. Ma sarebbe qui
insufficiente parlare di una sana teologia, di una ricca spiritualità,
ereditata dal meglio della Scuola francese. Giovanna Delanoue molto in fretta ha
imparato non solamente l’eroicità delle virtù evangeliche, quelle del
Discorso della montagna, ma anche una profonda contemplazione delle persone
divine, con segni mistici della più alta unione con Dio, per la via unitiva,
bruciante d’amore per Gesù “suo Sposo”. È proprio lì che prendono la
loro ispirazione e il compimento la “follìa” della sua carità, l’audacia
delle sue iniziative. La Chiesa si guardi bene dal dimenticarlo: come in questa
fine del XVII secolo e inizio del XVIII, non ci sarà oggi una vera riforma né
movimenti fecondi senza un’autentica corrente mistica.
5. Cari fratelli e sorelle, vi lascio ora il compito di guardare
più da vicino l’ammirevole vita di queste due sante. Leggevamo nel Salmo: “Il
Re è sedotto dalla sua bellezza”. Sì, Dio le ha accolte nella gioia eterna.
Intercedano per noi! Per le Sorelle della Congregazione di Notre-Dame, che
proseguono l’opera educativa e missionaria di santa Margherita Bourgeoys
presso le giovani e le famiglie, in tanti paesi! Per le Serve dei poveri,
Sorelle di Giovanna Delanoue, che continuano ad andare ai poveri, ad accoglierli
e ad aiutarli condividendo le loro condizioni di vita, per rivelare loro la
tenerezza di Dio! Per tutti coloro che operano per la promozione delle famiglie
e al servizio dei poveri! Per le comunità diocesane delle due sante, e per la
Chiesa intera, affinché, stimolata da una tale santità di vita, tracci nuove
vie di carità e di misericordia!
Amen! Alleluia!
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