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 VIAGGIO APOSTOLICO IN SPAGNA

SANTA MESSA PER I LAICI IMPEGNATI NELL'APOSTOLATO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Toledo, 4 novembre 1982


Signor Cardinale,
cari fratelli e sorelle.

1. Nelle parole del Vangelo che abbiamo proclamato, Cristo stesso mette in evidenza al medesimo tempo la dignità e la responsabilità del cristiano. Quando il Signore esclama: “Voi siete il sale della terra” (Mt 5, 13), sottolinea al tempo stesso che il sale non deve perdere il suo sapore se deve essere utile all’uomo. E quando afferma: “Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 14), indica come conseguenza che questa luce “illumini tutti quelli della casa” (Mt 5, 15). E, subito dopo, insiste: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16).

È difficile trovare una metafora evangelica più adatta e bella per esprimere la dignità del discepolo di Cristo e la sua conseguente responsabilità. Lo stesso Concilio Vaticano II si è ispirato a questo testo evangelico, nel parlare dell’apostolato dei laici; ossia, della loro missione con la quale partecipano alla vita della Chiesa e al servizio della società (cf. Apostolicam Actuositatem, 6).

Voi siete il sale della terra!

Voi siete la luce del mondo!

“La vocazione cristiana è, per sua stessa natura, vocazione all’apostolato” (Apostolicam Actuositatem, 2).

2. Alla luce di questa dignità e responsabilità, proclamata dal Vangelo e dal Magistero della Chiesa, desidero salutare tutti i rappresentanti del laicato della Spagna e, da questa storica sede primaziale di Toledo, inviare loro un messaggio che illumini le vie dell’apostolato dei laici in questa ora di grazia.

Saluto, anzitutto, il signor Cardinale Arcivescovo di questa diocesi, così come i Pastori e tutto il Popolo di Dio di Toledo e della sua Provincia ecclesiastica qui presenti.

La sede di Toledo è un luogo propizio per questo incontro, per il fatto di essere intimamente vincolata a momenti importanti della fede e della cultura della Chiesa in Spagna. Non possiamo dimenticare i Concili Toledani che seppero trovare formule adeguate per la professione della fede cristiana nei suoi fondamentali contenuti trinitari e cristologici.

Toledo fu un centro di dialogo e di convivenza fra genti di diverse origini e religioni. Fu anche crocevia di culture che superarono le frontiere di Spagna, per influire fortemente sulla cultura dell’Occidente europeo. È una città di grande tradizione cristiana che si riflette nei suoi monumenti artistici e nell’espressione pittorica di artisti di statura universale come El Greco.

Questi valori tradizionali continuano ad influire positivamente sulla vita del popolo toledano che conserva il ricordo dei suoi grandi Pastori medioevali, quali sant’Eugenio e sant’Ildefonso. È la memoria di una tradizione che si estende attraverso molte generazioni di cristiani che si sono diffuse in tutto il Paese, animando generosi movimenti missionari in altri continenti.

Al riguardo, non posso tralasciare di salutare qui, in questa città imperiale, la sua illustre comunità mozarabica, erede degli eroici cristiani di secoli fa, i cui parrocchiani mantengono vivo, sotto la diretta responsabilità del signor Cardinale Primate, il patrimonio spirituale della loro venerabile liturgia dalla grande ricchezza teologica e pastorale, senza dimenticare che nella liturgia postconciliare il canto del “Padre nostro” in tutta la Spagna è proprio quello della liturgia mozarabica.

3. Da questa viva tradizione che alimenta la vostra fede e stimola la vostra responsabilità di cristiani, torniamo alla fonte della Parola, proclamata in questa celebrazione. È lo stesso Apostolo delle genti che ci parla per insegnarci che cosa significa essere apostoli di Cristo; ci interpella per indicarci quello che esige la partecipazione alla missione della Chiesa.

Paolo insegna con un vigore speciale che siamo testimoni di Dio in Gesù Cristo, e Cristo “crocifisso” (1 Cor 2, 1-3). Colui che lo riconosce e confessa come Signore è sotto la manifestazione e il potere dello Spirito (cf. 1 Cor 2, 4).

Tutti i cristiani sono chiamati a rinnovare costantemente la loro professione di fede, con la parola e con la vita, come una piena adesione a Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, crocifisso per la nostra salvezza e risorto per il potere di Dio.

Tale è la “sapienza divina, misteriosa, rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria” (1 Cor 2, 7). Questo è il nucleo fondamentale del Vangelo che Cristo ha affidato alla sua Chiesa e da lei trasmesso nella viva tradizione che il Magistero della successione apostolica insegna, arricchendo così il patrimonio del Popolo di Dio che possiede il “senso della fede”, sotto l’assistenza sollecita dello Spirito Santo.

Qui si radica il nucleo dell’annuncio e della testimonianza della fede cristiana. Per questo, il primo atteggiamento del testimone della fede è professare questa stessa fede che predica, lasciandosi docilmente convertire dallo Spirito di Dio e conformando la sua vita a questa Sapienza divina.

4. In quanto testimoni di Dio, non siamo proprietari che possono disporre a loro piacimento dell’annuncio ricevuto; siamo responsabili di un dono che bisogna trasmettere con fedeltà. Con timore e tremore per la propria fragilità, l’Apostolo confida nella manifestazione dello Spirito, nella forza persuasiva del “potere di Dio” (1 Cor 2, 4-5).

Non si tratta di adattare il Vangelo alla sapienza del mondo. Con parole che potrebbero tradurre l’esperienza di Paolo, oggi si potrebbe affermare: non sono le analisi della realtà, o l’uso delle scienze sociali, o l’impiego di statistiche, o la perfezione di metodi e tecniche organizzative – mezzi utili e strumenti validi, a volte – che determineranno i contenuti del Vangelo ricevuto e professato. E tanto meno sarà la connivenza con ideologie secolarizzate che aprirà i cuori all’annuncio della salvezza. L’apostolo non deve nemmeno lasciarsi sedurre dalla pretesa sapienza dei “principi di questo secolo” (1 Cor 2, 6), fondata sul potere, sulla ricchezza e sul piacere che, mentre propone il miraggio di una felicità umana, conduce di fatto ad una totale distruzione quanti soccombono al suo culto.

Solo Cristo! Lo proclamiamo riconoscenti e meravigliati. In lui c’è già la pienezza di quello che “Dio ha preparato per coloro che lo amano” (1 Cor 2, 9). È l’annuncio che la Chiesa affida a tutti quanti sono chiamati a proclamare, celebrare, comunicare e vivere l’Amore infinito della Sapienza divina. È questa la scienza sublime che preserva il sapore del sale perché non diventi insipido, che alimenta la luce della lampada perché illumini le profondità del cuore umano e guidi le sue segrete aspirazioni, le sue ricerche e le sue speranze.

5. Il Papa esorta tutti i laici ad assumere con coerenza e vigore la loro dignità e responsabilità. Il Papa confida nei laici spagnoli, e si attende grandi cose da tutti loro per la gloria di Dio e per il servizio dell’uomo! Sì, come ho già ricordato, la vocazione cristiana è essenzialmente apostolica; solo in questa dimensione di servizio al Vangelo il cristiano incontrerà la pienezza della propria dignità e responsabilità.

Infatti i laici “incorporati a Cristo col battesimo e costituiti Popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo” (Lumen Gentium, 31), sono chiamati alla santità e sono inviati ad annunciare e realizzare il Regno di Cristo fino a che egli torni.

Se volete essere fedeli a questa dignità, non è sufficiente raccogliere passivamente le ricchezze della fede tramandate dalla vostra tradizione e dalla vostra cultura. Vi si affida un tesoro, vi si offrono talenti che debbono essere accettati con responsabilità perché fruttifichino con abbondanza.

La grazia del battesimo e della cresima che l’Eucaristia rinnova e la penitenza restaura, possiede energie vive per rivitalizzare la fede e per orientare, con il dinamismo creatore dello Spirito Santo, l’attività dei membri del Corpo mistico. Anche i laici sono chiamati a questa crescita spirituale interiore che conduce alla santità, e a questa dedizione apostolica creatrice, che li rende collaboratori dello Spirito Santo, il quale con i suoi doni rinnova, ringiovanisce e porta alla perfezione l’opera di Cristo (cf. Lumen Gentium, 4).

6. Sarà necessario confermare, ancora una volta, che la crescita nella affermazione dell’identità cristiana del laico non diminuisce o limita le sue possibilità; ma anzi definisce, alimenta e potenzia questa presenza e questa attività specifica ed originale affidata dalla Chiesa ai suoi figli nei diversi campi dell’attività personale, professionale, sociale?

Lo stesso Vangelo ci spinge a condividere ogni situazione e condizione dell’uomo, con un amore appassionato per tutto ciò che concerne la sua dignità e i suoi diritti, fondati sulla sua condizione di creatura di Dio, “fatto a sua immagine e somiglianza” (Gen 1, 26), partecipe della filiazione divina per la grazia di Cristo.

Il Concilio Vaticano II giustamente ha sottolineato che il compito principale dei laici cattolici è quello di impregnare e trasformare tutto il tessuto della convivenza umana con i valori del Vangelo (cf. Lumen Gentium, 36) con l’annuncio di una antropologia cristiana che deriva da questi valori.

Paolo VI, nella sua esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi specifica così i campi dell’apostolato dei laici: “La via propria della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complesso della politica, del sociale, dell’economia, ma anche della cultura, delle scienze, delle arti, della vita internazionale, dei mezzi di comunicazione sociale, così come altre realtà aperte all’evangelizzazione, quali l’amore, la famiglia, l’educazione dei bambini e dei giovani, il lavoro professionale, la sofferenza...” (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 70). Non c’è nessuna attività umana che sia estranea al responsabile compito evangelizzatore dei laici.

7. Fra gli impegni più urgenti dell’apostolato dei laici desidero metterne in evidenza alcuni di maggior importanza.

Penso concretamente alla testimonianza di vita e allo sforzo evangelizzatore che richiede la famiglia cristiana; al fatto che i coniugi cristiani vivano il sacramento del matrimonio come una partecipazione all’unione feconda ed indissolubile fra Cristo e la Chiesa; che siano i fondatori e gli animatori della chiesa domestica, la famiglia, con l’impegno di una educazione integrale, etica e religiosa dei figli; che aprano ai giovani gli orizzonti delle diverse vocazioni cristiane, come una sfida di pienezza alle alternative del consumismo edonista o del materialismo ateo.

Volgo il mio sguardo al vasto campo dell’apostolato laicale nel mondo del lavoro, scosso da forti crisi e mosso nobilmente da aspirazioni di dignità, solidarietà, fraternità, che sono chiamate, dalle loro innegabili e talvolta inconsce radici cristiane, a dare frutti di giustizia e di sviluppo autenticamente umani.

Vedo anche aperto al laico cattolico il campo della politica, nel quale con frequenza si prendono le decisioni più delicate riguardanti i problemi della vita, dell’educazione, dell’economia; e, pertanto, della dignità e dei diritti dell’uomo, della giustizia e della convivenza pacifica nella società. Il cristiano sa che a partire dai luminosi insegnamenti della Chiesa, e senza necessità di seguire una formula politica determinata o di partito, deve contribuire alla formazione di una società più degna e rispettosa dei diritti umani, basata sui principi di giustizia e di pace.

Penso, infine, al mondo della cultura. I laici cattolici, nel proprio lavoro di intellettuali o di scienziati, di educatori e di artisti, sono chiamati a creare di nuovo, dall’immensa ricchezza culturale dei popoli della Spagna, un’autentica cultura della verità e del bene, della bellezza e del progresso, che possa contribuire al dialogo fecondo fra scienza e fede, cultura cristiana e civiltà universale.

8. Nessun cristiano è esentato dalla sua responsabilità evangelizzatrice. Nessuno può essere sostituito nelle esigenze del suo apostolato personale. Ogni laico ha un campo di apostolato nella propria esperienza personale.

Il Concilio Vaticano II ha vivamente raccomandato le forme associative dell’apostolato dei laici (cf. Apostolicam Actuositatem, 18-20).

L’apostolato associativo risulta fondamentale per coagulare ed esprimere tutte le energie insite nella vocazione cristiana, per risvegliare e rafforzare la presenza e la testimonianza della vita cristiana nei diversi ambienti e luoghi della società. Questo apostolato associativo ha il dovere di sensibilizzare ed educare tutte le energie vive, ricche di fede e religiosità, che sono nell’anima e nella cultura del vostro popolo.

So che si stanno superando fra voi situazioni critiche di identità associativa. È giunta l’ora di superare definitivamente queste situazioni con una lucida analisi che permetta di individuarne le cause, e soprattutto di respingere gli errori che si fossero potuti infiltrare tra voi. Tuttavia ritengo che sono molto più forti la fedeltà e i rinnovati entusiasmi delle vostre associazioni, che il Papa vuole oggi incoraggiare con la sua presenza, con il suo affetto e la sua preghiera.

9. Oggi sono numerosi e vari i gruppi presenti, segno della vitalità e fecondità della fede di questa terra di Spagna. È presente l’Azione Cattolica nelle sue varie branche; sono rappresentati i movimenti di spiritualità, i gruppi familiari, quelli giovanili... Un vasto panorama che arricchisce la vitalità del Corpo di Cristo. Saluto tutti e ciascuno dei movimenti e delle associazioni rappresentate.

E, di fronte all’impossibilità di dire una parola specifica per ciascuno, desidero offrirvi alcune riflessioni centrate su ciò che vi caratterizza e allo stesso tempo vi unisce: la vostra ecclesialità.

Siete Chiesa! Da questa caratteristica fondamentale scaturiscono le caratteristiche di una vita, di un amore, di un servizio e di una presenza che debbono essere autenticamente ecclesiali. Di qui la necessità di una comunione senza fratture con la comunione della Chiesa, di una vita nutrita alle fonti dei sacramenti, di una obbedienza impregnata di amore e responsabilità verso i pastori della Chiesa.

Siete Chiesa! Dovete dimostrarlo anche con una aperta comunione e collaborazione fra i vostri diversi carismi, le diverse forme di apostolato e di servizio, promuovendo la vostra integrazione nelle Chiese particolari e nelle comunità parrocchiali, dove si riunisce e si raccoglie visibilmente la famiglia di Dio.

I sacerdoti, ai quali si affida il compito di animazione spirituale dei gruppi e dei movimenti, debbono rappresentare fra voi questa garanzia di ecclesialità e di comunione.

Consiglieri ed assistenti dell’apostolato laicale, carissimi sacerdoti che lavorate in fraterna comunione con i laici, a voi dico: sentitevi pienamente identificati con la associazione o il gruppo che vi è stato affidato; partecipate alle sue ansie ed alle sue preoccupazioni, siate segno di unità e di comunione ecclesiale, educatori della fede, animatori dell’autentico spirito apostolico e missionario della Chiesa.

10. Desidero terminare con una raccomandazione speciale che affido al cuore cristiano di tutti i laici di Spagna.

Non esiste, non può esistere nessun apostolato (sia per i sacerdoti che per i laici) senza vita interiore, senza preghiera, senza una perseverante tensione verso la santità. Questa santità, secondo le parole che abbiamo proclamato in questa celebrazione, è il dono della Sapienza, che per il cristiano è una particolare attuazione dello Spirito Santo ricevuto nel battesimo e nella cresima: “Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza / e di pensare in modo degno dei doni ricevuti, / perché egli è guida della sapienza e i saggi ricevono da lui orientamento. / In suo potere siamo noi e le nostre parole, / ogni intelligenza e ogni nostra abilità” (Sap 7, 15-16).

Siete tutti chiamati alla santità! Così come fiorirono magnifiche testimonianze di santità nella Spagna del Secolo d’Oro per la Riforma cattolica ed il Concilio di Trento, così fioriscano ora, nell’epoca del rinnovamento ecclesiale del Vaticano II, nuove testimonianze di santità, specialmente fra i laici di Spagna. Avete bisogno dell’abbondanza dello Spirito Santo per realizzare con la sua Sapienza il compito nuovo ed originale dell’apostolato laicale! Per questo dovete essere uniti a Cristo, per partecipare della sua funzione sacerdotale, profetica e regale, nelle difficili e meravigliose circostanze della Chiesa e del mondo d’oggi.

11. Sì. Dobbiamo essere nelle sue mani per poter realizzare la nostra vocazione cristiana!

Nelle sue mani per portare tutti a Dio!

Nelle mani della Sapienza eterna per partecipare fruttuosamente della missione dello stesso Cristo!

Nelle mani di Dio per costruire il suo regno nelle realtà temporali di questo mondo!

Cari fratelli e sorelle.

Chiedo oggi al Signore, per tutti voi, per tutti i laici, una santità che fiorisca in un apostolato originale e creativo, impregnato di sapienza divina.

Lo imploro attraverso l’intercessione della Vergine, che qui a Toledo, fra le altre invocazioni, ha il bel titolo evangelico di nostra Signora della Pace, perché siate nel mondo costruttori della pace di Cristo.

Assieme a lui vi ricordo la vostra dignità e la vostra responsabilità:
Voi siete il sale della terra!

Voi siete la luce del mondo!

Prima di finire, voglio invitarvi ad elevare la vostra preghiera per l’ultima vittima e per tutte le vittime del terrorismo in Spagna, affinché la nazione, che si sente ferita nelle sue profonde aspirazioni di pace e di concordia, ottenga dal Signore di essere liberata dal doloroso fenomeno del terrorismo e che tutti comprendano che la violenza non è via di soluzione ai problemi umani, oltre ad essere sempre anticristiana. Amen.

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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