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VISITA PASTORALE NEL BELICE E A PALERMO

SANTA MESSA NELL'IPPODROMO DELLA FAVORITA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Palermo, 21 novembre 1982

 

1. “Il Signore regna, si ammanta di splendore” (Sal 92 [93], 1).

Questo grido è tipico dell’odierna solennità di Cristo Re.

E io sono felice che la mia visita a Palermo coincida con essa, e che nel nome di Cristo Re io possa rivolgervi la parola nel corso di questa solenne Liturgia.

Il regno di Cristo è regno di verità, di grazia, di giustizia, di misericordia. È regno, nel quale ci si inserisce con adesione libera e personale, e noi dobbiamo lasciare che Cristo regni sempre nella nostra vita; dobbiamo aprire a lui con gioia la porta del nostro spirito, farlo entrare nella nostra vita, accogliendo la sua parola e rispondendo ad essa con la fedeltà quotidiana ai nostri impegni, con una impostazione di vita, che poggi su scelte operative coerenti con la fede.

In questa Celebrazione Eucaristica ho la gioia di incontrare tutti voi che rappresentate l’intero Popolo di Dio che vive in Sicilia ed è impegnato a servire Dio vivendo con spirito di servizio la vita della comunità. Inseriti vitalmente in Cristo mediante il Battesimo, voi siete la Chiesa di Dio pellegrina in Sicilia.

Crocevia di civiltà e punto di incontro tra Oriente e Occidente, la Sicilia è stata tra le prime regioni d’Italia ad accogliere gli apostoli, a ricevere l’annunzio della Parola di Dio, ad aderire alla fede in modo così generoso che, anche in mezzo a difficoltà e persecuzioni, è sempre germogliato in essa il fiore della santità. La vostra Isola è stata ed è terra di santi, appartenenti ad ogni condizione di vita, che hanno vissuto il Vangelo con semplicità ed integralità.

Vi saluto di cuore, cari Palermitani e cari Siciliani, con speciale pensiero al venerato Cardinale Pappalardo, a tutti i Vescovi come pure a tutte le Autorità civili della Regione e della Città.

Il mio pensiero, il mio affetto si estendono anche ai figli di questa Terra siciliana che sono stati costretti a recarsi in altre Regioni o in altri Paesi per cercare un lavoro che fosse fonte di onesto sostentamento per sé e per la loro famiglia. Ad essi il mio augurio che possano trovare sempre e dappertutto le condizioni per una dignitosa vita di uomini e di cristiani; ma in pari tempo auspico che lo sviluppo economico-sociale dell’Isola renda non più necessario ai giovani di emigrare per poter avere un posto di lavoro.

2. “Il Signore regna, si ammanta di splendore”.

Questa è la verità proclamata dal Salmo della liturgia odierna. Essa è risuonata sulle nostre labbra, mentre ripetevamo il ritornello del Salmo. Oggi, nell’ultima Domenica del ciclo annuale della liturgia (cioè: del servizio Divino), la Chiesa desidera pronunciare in modo solenne questa verità: Dio regna sull’universo, che ha creato, che è sua opera. Può forse essere diversamente? Può forse un altro regnare sul mondo all’infuori di Colui, che ha dato - e continuamente dona - l’esistenza a tutto?

Egli è Re, perché è Creatore!

“Rende saldo il mondo, / non sarà mai scosso. / Saldo è il tuo trono fin dal principio, / da sempre tu sei” (Sal 92 [93], 1).

Così, dunque, oggi la Chiesa proclama l’opera della creazione - e mediante l’opera della creazione proclama il regnare di Dio nel mondo: il Regno di Dio c’è!

Permane irremovibile dalla fondazione del mondo. E durerà fino al suo termine. Il mondo è Regno di Dio, perché da lui è stato creato.

“Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!” (Ap 1, 8).

3. E, contemporaneamente, la Chiesa prega così come ha insegnato Cristo: “Venga il tuo regno”.

E la Liturgia odierna ci presenta il Regno di Dio come una realtà, che sorge nel mondo per opera di Cristo. Esso appartiene già alla nostra contemporaneità, ma ancor di più al futuro.

In Gesù Cristo, Dio - l’Alfa e l’Omega - è colui che è, e che era, ma allo stesso tempo colui che viene.

Il Regno di Dio, che mediante l’opera della creazione permane irremovibile nell’intero universo - al tempo stesso ha nell’umanità, mediante l’opera della redenzione, il suo passato, presente e futuro.

Ha la sua storia, che si sviluppa insieme con la storia dell’umanità.

Al centro di questa storia si trova Gesù Cristo. La Chiesa legata alla storia dell’umanità, alla storia della salvezza, proclama nell’odierna Domenica il Regno di Dio in Gesù Cristo: un regno, questo regnare di Dio, che insieme a lui è entrato nella storia di generazione in generazione.

La Domenica odierna è la festa di Cristo-Re.

Con il canto dell’“Alleluia” lo salutiamo solennemente con queste parole: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

Benedetto il suo Regno che viene” (cf. Mc 11, 9-10).

4. Chi è il Cristo-Re?

A questa domanda risponde la Liturgia odierna, soprattutto con le parole di Giovanni apostolo ed evangelista.

Nell’Apocalisse di Giovanni leggiamo:
“Gesù Cristo, Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre” (Ap 1, 5-6).

Gesù Cristo è un Re che ama.

Egli è Re perché ama.

Perché ha amato noi uomini fino a versare il sangue.

Perché ama ci ha liberati dai peccati, perché soltanto l’amore è capace di liberarci dal peccato.

Liberando noi uomini dal peccato, ha fatto di noi il regno di Dio.

Perché ci ha amati fino al sacrificio della vita, Cristo ha fatto di noi il Regno di Dio.

Cristo è Re, perché ha fatto di noi il Regno di Dio.

Non soltanto egli ha proclamato il Regno di Dio col suo insegnamento, ma ha fatto di noi “un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre” (Ap 1, 6).

Tutto il Popolo di Dio, che partecipa al sacerdozio di Cristo e al suo sacrificio - alla sua croce - riconfermando il regno di Dio nel creato, partecipa altresì al suo regno.

Ciò si compie mediante Cristo. In questo modo, il regno di Dio esiste nella storia dell’uomo come Regno di Cristo. In questo modo Cristo è Re.

5. “Il mio regno non è di questo mondo” (Gv 18, 36), risponde Cristo alla domanda di Pilato il Venerdì Santo.

Pilato chiede: “Tu sei il re dei Giudei?” (Gv 18, 33). Ha fatto questa domanda, perché proprio di ciò i rappresentanti delle autorità dei Giudei accusavano Cristo: perché egli si dichiarava re dei Giudei.

Il Messia fu preannunziato dai profeti come “Re dei Giudei” - come discendente di Davide, erede del suo scettro e del suo trono. E tuttavia Cristo risponde decisamente: “Il mio regno non è di questo mondo”.

“Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei” (Gv 18, 36).

Dunque: Il mio regno non è di quaggiù.

Non è di questo mondo. Anche se è Messia discendente di Davide, non stende la mano e non la stese mai per lo scettro e il trono temporale del regno dei Giudei. In questo senso non è Re - e lo spiega dinanzi a Pilato.

E tuttavia, al tempo stesso, è Re.

Infatti egli dichiara al governatore e giudice romano: “Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato, per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18, 37).

Chiunque accetta la testimonianza che Gesù Cristo rende al regnare di Dio nel creato, appartiene al regno di Cristo.

Chiunque accoglie la testimonianza che Cristo dà al regnare di Dio mediante il suo sacrificio sulla Croce, appartiene al Regno di Cristo.

Cristo dice a Pilato: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto al mondo: per rendere testimonianza alla verità”, cioè alla verità salvifica. Chiunque accoglie la verità salvifica e la vive, costruisce il regno di Cristo.

6. Nella Liturgia della Domenica odierna parla anche il profeta Daniele. Ecco le sue parole:
“Gli diede potere, gloria e regno: / tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; / il suo potere è un potere eterno, / che non tramonta mai, e il suo regno è tale / che non sarà mai distrutto” (Dn 7, 14).

Il Figlio dell’uomo è Cristo Re.

Il suo regno non tramonta mai. Non tramonta il regno di Colui, “che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre”. Non tramonta il Regno della verità, dell’amore, della grazia e del perdono.

Non tramonta il suo regno. E non tramonta in lui il regno dell’uomo. Solo in lui!

In Cristo, che è venuto al mondo per dare la testimonianza alla verità.

In lui, che è “il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra” (Ap 1, 5).

In lui, che ha scelto la Croce come segno del suo regnare.

In lui, unico!

“A lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli” (Ap 1, 6).

7. Vivendo nel mondo, ove la verità e l’amore vengono minacciati in diversi modi,
- ove il peccato conquista sempre di più diritto di cittadinanza e difende con accanimento questo diritto,
- ove l’uomo diventa oggetto di una molteplice manipolazione e può diventare vittima delle orribili energie che ha liberato - guardiamo oggi con gli occhi della fede verso il regno di Cristo e ripetiamo le parole, con le quali lo stesso Cristo ci ha insegnato a rivolgerci al Padre: “Venga il tuo regno”!

Amen.

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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