The Holy See
back up
Search
riga

 SANTA MESSA CONCLUSIVA DELLE «MISSIONI POPOLARI» DI ROMA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 28 novembre 1982

 

1. La Chiesa legge oggi, nella sua liturgia, il profeta Geremia.

È la prima domenica d’Avvento. Le parole del profeta preannunziano la Venuta.

“Ecco, verranno giorni nei quali io realizzerò le promesse . . . / In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide / un germoglio di giustizia . . . / In quei giorni Giuda sarà salvato . . .” (Ger 33, 14-16).

L’Avvento apre, ogni anno, come un nuovo capitolo in quel libro della salvezza, che Dio scrive nella Chiesa. Scrive attraverso la storia dell’uomo.

In questo libro voi, qui riuniti, avete scritto le vostre “missioni popolari”, che si sono svolte in 34 parrocchie di Roma.

Oggi, insieme con tutta la Chiesa, voi iniziate l’Avvento: il tempo della fiduciosa attesa della venuta del Signore.

2. Dopo la preparazione “missionaria”, questa attesa trova in ognuno di voi una nuova vitalità.
Tutto ciò che è successo nel corso dei giorni e delle settimane passate, in un buon numero delle parrocchie di Roma, sembra essere espresso in modo particolarmente preciso dal Salmo della odierna liturgia, quando grida:
“A te, Signore, elevo l’anima mia” (Sal 24 [25], 1).

Che cosa altro sono state queste “missioni popolari”, se non una elevazione dell’anima al Signore?

Questa era l’opera della sua grazia, alla quale avete cercato di rispondere seguendo le indicazioni dei missionari e ascoltando i loro consigli ed istruzioni. E soprattutto dedicando il tempo alla preghiera.

3. L’elevazione dell’anima si compie attraverso la conoscenza del Signore e delle sue vie. Anche di ciò parla il Salmista della liturgia odierna:
“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, / insegnami i tuoi sentieri. / Guidami nella tua verità e istruiscimi, / perché sei tu il Dio della mia salvezza, / in te ho sempre sperato” (Sal 24 [25], 4-5).

Si tratta, come si vede, non di una conoscenza astratta, ma della conoscenza che ha influsso sulla vita. Il Salmista prega Dio che gli faccia “conoscere le sue vie” e che gli insegni a camminare per queste vie. Questo camminare deve essere “nella verità” secondo gli insegnamenti di Dio.

E ciò implora il Salmista. E ciò implora la vostra comunità “missionaria”.

“Insegnami i tuoi sentieri”, vuol dire insegnami a vivere conforme alla volontà di Dio. Questo è il principale obiettivo delle missioni e ciò deve essere pure il loro principale frutto.

4. In questo sforzo interno, che ognuno dei partecipanti alle missioni ha intrapreso, è dato a voi di scoprire nuovamente e di convincersi che “il Signore è buono”. Come ciò che è il cuore nell’organismo, così è la scoperta della bontà di Dio nel nostro lavoro interiore e in tutta la nostra vita cristiana. Ascoltiamo di nuovo il Salmista:
“Buono e retto è il Signore, / la via giusta addita ai peccatori; / guida gli umili secondo giustizia, / insegna ai poveri le sue vie” (Sal 24 [25], 8).

Che Dio è buono si manifesta mediante il fatto che egli aiuta noi, uomini, a “far bene”, indicandoci le vie della vita buona e degna.

Proprio la sua grazia fa sì che noi uomini, con tutta la nostra debolezza, possiamo tuttavia comportarci bene e, a volte, anche raggiungere le soglie della santità.

Il Salmista richiama qui una particolare attenzione all’umiltà: bisogna essere umili per accogliere gli insegnamenti e i comandamenti divini, bisogna essere umili perché la grazia divina possa operare in noi, trasformare la nostra vita e portare i frutti del bene.

Ecco che cosa proclama, in seguito, il nostro odierno Salmo di Avvento:
“Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia / per chi osserva il suo patto e i suoi precetti . . . / Il Signore si rivela a chi lo teme, / gli fa conoscere la sua alleanza” (Sal 24 [25], 10-14).

Attraverso l’esperienza “missionaria” vi è stato dato, cari fratelli e sorelle, di diventare i confidenti dei piani divini, di quelli che il Padre Eterno ha rivelato all’uomo fin dall’inizio, e che in tutta la sua pienezza ha rivelato in Gesù Cristo.

Uscite da queste “missioni” convinti che, grazie all’amore compiacente di Dio, l’uomo si trova nell’alleanza con lui. Queste alleanze: la nuova e l’antica sono state rivelate nella Venuta di Gesù Cristo e definitivamente riconfermate con la sua Croce e Risurrezione.

In questo modo, ognuno di noi è un “uomo nuovo”, e tutti costituiamo il Popolo di Dio della nuova alleanza.

5. Questo Popolo di Dio in numerose parrocchie della Chiesa in Roma ha rinnovato la sua consapevolezza cristiana mediante le “missioni popolari”.

Veramente “benedetta è questa opera”!

Desidero oggi, nella prima domenica d’Avvento, esprimere la mia gioia perché si è compiuta questa opera e ringraziare tutti coloro che ad essa hanno contribuito.

6. Tale evento era stato precedentemente preparato in modo accurato e capillare; il suo inizio ufficiale è avvenuto il giorno 13 scorso, col servizio dei Padri Missionari; ma le religiose erano già presenti, con un loro servizio meno appariscente ma non meno efficace, già dal precedente 30 ottobre.

Questo numero imponente di fratelli e sorelle degli Ordini Francescani d’Italia - 600 Padri e 500 Suore - ha prestato tra noi la sua opera per due settimane in modo assolutamente gratuito, dando una testimonianza d’amore e di disponibilità totalmente disinteressata, che non può non commuovere.

Abbiamo avuto tra noi, nel nostro “quotidiano”, queste anime consacrate, questi uomini e queste donne del Signore, che in una molteplicità di incontri, personali e comunitari, dai più umili e semplici, ai più delicati e impegnativi, e che maggiormente hanno scosso la nostra coscienza, sono stati per noi un segno e una prova dei beni celesti ed eterni.

Il mio più vivo ringraziamento va quindi a tutti coloro che hanno preso parte attiva a questa missione benedetta, a coloro che l’hanno ideata e promossa, e che si sono sacrificati per la sua buona riuscita; un ringraziamento particolare al Cardinale Vicario e ai Vescovi Ausiliari, che l’hanno appoggiata.

7. Ora, dunque, che è stata compiuta tutta l’opera pastorale, l’opera del rinnovamento spirituale, permettete ancora, che vi faccia gli stessi auguri che nell’odierna liturgia di Avvento fa san Paolo ai Tessalonicesi:
“Il Signore vi faccia crescere (perché possano intraprendere simili «missioni» pure le altre parrocchie e i cittadini di Roma),
- e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti, come è il nostro amore verso di voi,
- per rendere saldi e irreprensibili i vostri cuori nella santità, davanti a Dio Padre nostro, al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi” (1 Ts 3, 12-13).

Insieme con san Paolo auguro a voi un saldo frutto delle “missioni”. E a questi auguri - anche qui, insieme con l’Apostolo - aggiungo una domanda: “Vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù: avete appreso da noi come comportarvi in modo da piacere a Dio, e così già vi comportate; cercate di agire sempre così per distinguervi ancora di più” (1 Ts 4, 1).

8. Questi sono gli auguri “d’Avvento”, e le domande “d’Avvento”. Le pongo innanzi a voi nella prospettiva delle feste di Natale.

E nella prospettiva di queste Feste, che rallegrano già fin da oggi i nostri cuori, ripetiamo con l’evangelista Luca:
“Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza . . . di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Lc 21, 36).

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

top