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SANTA MESSA DI MEZZANOTTE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Basilica di San Pietro, 24 dicembre
1982
“Un bambino è nato per noi, / ci è stato dato un figlio. /
Sulle sue spalle è il segno della sovranità” (Is 9, 5).
1. La nascita di Gesù Cristo nella notte di Betlemme è, nell’odierna
liturgia, innanzitutto presentata in forma descrittiva.
L’avvenimento è narrato dall’evangelista Luca. L’abbiamo
ascoltato poco fa.
La descrizione è piuttosto particolareggiata. Per primo, essa
risponde alla domanda sulle circostanze storiche, in cui l’avvenimento ebbe
luogo. Veniamo quindi a sapere che, in seguito al decreto di Cesare Augusto, fu
ordinato il censimento “quando era governatore della Siria Quirinio” (cf. Lc
2, 1 s). Su tale sfondo si passa alla descrizione dell’avvenimento stesso. Ecco,
infatti - per adempiere il dovere derivante dalla disposizione dell’autorità
- Giuseppe “dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla
città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua
sposa”. Giuseppe fa così, perché “era della casa e della famiglia di
Davide”. La casa e la famiglia, come è noto, erano collegate con la città di
Betlemme. Evidentemente l’obbligo del censimento doveva essere adempiuto nel
luogo di provenienza della famiglia.
Maria era in quel periodo incinta. Aspettava il Bambino.
2. Tutto ciò è raccontato nella descrizione dell’evangelista
Luca in modo dettagliato. Anche la descrizione della nascita stessa del Bambino
è assai particolareggiata e, al tempo stesso, permeata da una totale
semplicità.
Veniamo a sapere che l’avvenimento ebbe luogo dopo il loro
arrivo a Betlemme, quando già si “trovavano in quel luogo” (Lc 2, 6).
Sappiamo anche che si compì in condizioni insolite, “perché non c’era
posto per loro nell’albergo” (Lc 2, 7). La venuta al mondo del Figlio di Maria ebbe quindi luogo non in un casa, che è l’abitazione degli uomini, ma
in un ambiente destinato agli animali, come risulta dal fatto che Maria avvolse
il suo figlio primogenito in fasce “e lo depose in una mangiatoia” (Lc 2, 7).
Dal quadro della descrizione veniamo a sapere ancora che, dopo
un certo tempo, nel luogo in cui il Figlio di Maria venne al mondo, sono
arrivati i pastori, che “erano in quella regione” e “vegliavano di notte
facendo la guardia al loro gregge” (Lc 2, 8). Essi vi furono condotti da un
particolare segno del cielo.
3. Ciò che è successo nella notte di Betlemme non può infatti
essere contenuto nella cornice di una descrizione di cronaca. Benché questa
descrizione sia delineata nelle letture dell’odierna liturgia in modo assai
dettagliato, essa tuttavia non dice ancora tutto.
Per conoscere tutto bisogna penetrare nello svolgimento degli
avvenimenti alla luce delle parole del profeta Isaia, che abbiamo riportato all’inizio.
“Poiché un bambino è nato per noi, / ci è stato dato un
figlio. / Sulle sue spalle è il segno della sovranità” (Is 9, 5).
“Quale potere” è sulle spalle di questo Bambino, che nell’ora
della sua venuta al mondo non aveva neppure un semplice, umano tetto sopra il
suo capo? che, come prima culla, ebbe una mangiatoia di animali?
Nella notte di Betlemme noi ci interroghiamo su questo “potere”,
che porta con sé nel mondo il Neo-nato.
Le parole di Isaia parlano forse dell’avvenire di questo
Bambino nato nella notte di Betlemme, vedendo in lui un sovrano terreno del
popolo?
Eppure noi sappiamo - si tratta degli ulteriori avvenimenti,
pure ben conosciuti da noi - che la vita di Gesù di Nazaret, nato nella notte
di Betlemme, finirà con la morte sulla croce.
Quale potere si posa dunque sulle sue spalle nella notte della
sua nascita? E quale sarà anche nelle ore del Golgota?
4. La risposta a queste domande è racchiusa nell’insieme del
testo liturgico. Essa entra nel cuore stesso degli avvenimenti della notte di
Betlemme, ma supera la loro dimensione puramente umana.
Ecco, sentiamo che con quell’angelo che annunziò ai pastori
la nascita del Salvatore “apparve . . . una moltitudine dell’esercito celeste
che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli / e pace in
terra agli uomini che egli ama»” (Lc 2, 13 s).
Questa verità, che la notte di Betlemme integralmente racchiude
in sé, non potevano pronunciarla labbra unicamente umane.
Essa non poteva essere “pronunciata”, ma soltanto “annunciata”
- così come la verità sulla concezione del Dio - Figlio nel seno della
Vergine di Nazaret.
Ed ecco, in quella annunciazione di Betlemme troviamo una
risposta alla nostra domanda.
Quale potere si è posato sulle spalle di Cristo in quella
notte? Un potere unico. Il potere, che soltanto lui possiede. Infatti soltanto
lui ha il potere di penetrare l’anima di ogni uomo con la pace del Divino
Compiacimento.
Soltanto lui ha il potere di far sì che gli uomini diventino
figli di Dio.
Soltanto lui è in grado di elevare la storia dell’uomo all’altezza
della gloria di Dio.
“Soltanto lui”.
Salutiamolo con gratitudine e con gioia, in questa notte
radiosa.
“Venite, adoremus!”.
© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana
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