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TE DEUM DI RINGRAZIAMENTO PER LA FINE
DELL'ANNO 1982
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Chiesa del SS. Nome di Gesù 31
dicembre 1982
1. “Figlioli, questa è l’ultima ora” (1 Gv 2, 18).
Con queste parole inizia la prima lettura della Liturgia
odierna. È così. L’ultima ora di questo anno, che sta per tramontare, si
avvicina molto velocemente. E voi, cari romani, siete venuti numerosi in questo
tempio per anticiparla; anzi per partecipare ormai ad essa.
L’anno del Signore 1982 lascia uno spazio nel tempo a quello
che lo seguirà. Desideriamo comprendere la serietà di questo momento.
Desideriamo trascorrerlo nel tempio, al cospetto di Dio.
In verità, sempre perdura il processo del trapasso. Quanti sono
i giorni dell’anno, altrettante volte esso segna il termine per un aspetto -
e l’inizio per un altro. Vi ricorrono, infatti, le diverse date delle nostre
nascite - e per questo ognuno di noi, in giorni diversi, termina un anno della
sua vita e ne inizia uno nuovo.
L’odierno “ultimo giorno” dell’“Anno Vecchio” e la
sua “ultima ora” hanno ancora un’altra dimensione. Termina un periodo di
tempo nel nostro comune mondo umano.
E per questo motivo i nostri pensieri desiderano oggi - più
che non in ogni altro periodo - abbracciare questo “mondo” e fermarsi un
po’ accanto ad esso. Lo facciamo mediante la preghiera durante questa “ultima
ora”.
2. Desideriamo oggi ringraziare per il “mondo”, ringraziare
per l’esistenza, che è il bene fondamentale delle creature e dono del
Creatore.
Quanto è bello che questa “ultima ora” dell’anno 1982
cada nel periodo del Natale del Signore:
“E il Verbo si fece carne / e venne ad abitare in mezzo a noi . . . / E a
quanti . . . l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (cf.
Gv 1, 14.21).
Il Mistero del Natale del Signore ci aiuta ogni anno a superare
la nostra umana “tristezza dell’esistenza”, l’umano “peso dell’esistenza”
che ciascuno di noi risente.
Nella stalla di Betlemme e alla luce che di là splende, è più
facile avvertire che l’esistenza è un bene.
È il primo e fondamentale bene per cui dobbiamo rendere grazie
al Creatore. Ringraziando per l’esistenza, ringraziamo per il mondo.
Ringraziamo per il mondo, che è opera di Dio.
Ringraziamo per il mondo, che ha il suo inizio assoluto nel
Verbo Eterno:
“In principio era il Verbo, / e il Verbo era presso Dio / e il Verbo era Dio.
/ Egli era in principio presso Dio: / tutto è stato fatto per mezzo di lui, e
senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1, 1-3).
Oggi, nell’ultimo giorno dell’“Anno Vecchio” durante la
sua “ultima ora”, rendiamo grazie per tutto ciò che esiste, per tutto ciò
che ha il suo inizio nel Verbo eterno.
E ringraziamo per il Verbo, che “era presso Dio”, che era
prima dell’inizio di tutto, e che a tutto ciò che esiste ha dato l’inizio
primordiale.
3. Tale è il nostro ringraziamento presso la mangiatoia di
Betlemme, ove apprendiamo la primissima verità sull’esistenza del mondo.
Ma non è ancora tutto.
Presso la mangiatoia di Betlemme apprendiamo non soltanto la
notizia sull’inizio di tutte le cose in Dio. Apprendiamo anche, allo stesso
tempo, l’elevazione dell’uomo da parte di Dio nel Verbo Incarnato.
“A quanti però l’hanno accolto, / ha dato potere di
diventare figli di Dio” (Gv 1, 12).
E perciò, oggi, desideriamo ringraziare per l’esistenza nella
condizione della nostra figliolanza adottiva nei confronti di Dio, per quel dono
che viene chiamato Grazia. Desideriamo ringraziare per tutte le opere della
Grazia Divina, ovunque e in chiunque essa si sia realizzata quest’anno nel
mondo contemporaneo.
Ognuno di noi ringrazia pure per l’opera della Grazia in se
stesso, nel proprio cuore e nella propria coscienza. Ringraziamo perché
possiamo vivere come figli adottivi di Dio in Cristo, perché la Grazia forma la
nostra vita e le nostre opere.
Quanto è bello che “l’ultima ora” dell’anno, che sta
per passare, cada nel periodo del Natale del Signore, in cui, come proclama san
Paolo (nella seconda lettura di questa solennità) “è apparsa la grazia di
Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna . . . a vivere
con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell’attesa della beata
speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo” (Tt 2, 11-13).
Sì. Ringraziamo oggi, in modo particolare, per la vocazione
alla Grazia e alla Gloria in Gesù Cristo.
4. Ed insieme a questo ringraziamento, desideriamo oggi chiedere
perdono, e soddisfare per le nostre colpe.
Nel prologo al Vangelo di san Giovanni vi è una frase che
sintetizza più profondamente il motivo della nostra espiazione:
“Venne fra la sua gente, / ma i suoi non l’hanno accolto”(Gv 1, 11).
Nell’“ultima ora” dell’Anno Vecchio desideriamo chiedere
a Dio il perdono proprio per questo:
per tutto ciò che in modo diretto o indiretto è “non-accoglienza” di
Cristo. Che è rifiuto del suo amore e della verità.
Tutto il male del mondo, ogni peccato dell’uomo, personale o
sociale, è una “non-accoglienza” di Cristo.
Tutto ciò che si rivolge contro l’uomo, contro la sua
dignità, la sua vita, i suoi giusti diritti.
Tutto ciò che minaccia le famiglie, gli ambienti, l’intera
società e infine l’umanità - è una “non-accoglienza” di Cristo.
“Venne fra la sua gente, / ma i suoi non l’hanno accolto”.
E infine, “non-accoglienza” di Cristo è la costruzione
cosciente e coerente di un mondo “senza Dio” e “contro Dio”.
Oggi desideriamo espiare per ciascuna di queste forme di rifiuto
del Cristo.
5. In questo incontro di preghiera con voi romani, desidero fare
riferimento alla situazione di questa cara diocesi, di cui sono stato costituito
in primo luogo Pastore.
Non sono mancati in questi dodici mesi a Roma episodi di
violenza e dolorosi incidenti sul lavoro. E quanti giovani sono ancora stati
vittime della droga e di fallaci miraggi! Per tutte le famiglie romane visitate
dal dolore vogliamo pregare, perché il Nuovo Anno con la grazia del Signore
rechi conforto e dischiuda davanti ad esse più sereni orizzonti.
Ma anche quanti eventi positivi si sono realizzati! C’è stata
la missione francescana in un buon numero di parrocchie romane. Il programma
pastorale ha stimolato un maggior impegno nella promozione, sostegno e
formazione delle famiglie sotto l’aspetto sia cristiano che sociale. E in
questa prospettiva va vista anche l’inaugurazione dell’Istituto per la
Famiglia e il Matrimonio, nell’Università Lateranense.
Inoltre, è stata dedicata una particolare attenzione al mondo
culturale e universitario, che si è dimostrata nell’incontro con il clero in
occasione della Quaresima e con i rappresentanti dei Professori e degli
studenti, oltre che nella nomina di un Vescovo apposito per la pastorale della
cultura.
Sono state numerose anche le iniziative caritative: esse si sono
moltiplicate in favore dei poveri, dei rifugiati e degli apolidi; basti
ricordare che la “Caritas” diocesana è giunta a fornire mille pasti al
giorno ai più bisognosi.
Di tutto ciò rendiamo grazie al Signore, mentre lo preghiamo
ardentemente che il Nuovo Anno, nel corso del quale inizierà l’Anno Santo
della Redenzione, rafforzi e conduca a ulteriori traguardi l’impegno generoso
di tutti per una sempre più efficace testimonianza cristiana.
6. Vogliamo chiudere adeguatamente quest’anno della nostra
vita, come un libro che scriviamo insieme con la storia delle nazioni e dell’umanità,
esprimendo in questa sua ultima ora il nostro ringraziamento e la nostra lode
dinanzi a Colui, il quale, come “la luce vera . . ., illumina ogni uomo che viene
al mondo”. Amen.
© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana
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