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VISITA ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN
BARNABA ALLA MARRANELLA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 30 gennaio 1983
Cari fratelli e sorelle!
1. Abbiamo sentito la Parola di Dio dell’odierna Liturgia. Al centro di essa
si trova il brano che spesso viene denominato l’inno sulla carità, tratto dalla
prima Lettera di san Paolo ai Corinzi. Non intendo far qui un commento a questo
inno. Troppo denso è il suo contenuto. Desidero soltanto richiamare l’attenzione
su alcuni pensieri dell’Apostolo. E soprattutto desidero chiedere a voi stessi
di ritornare spesso su queste sue parole. Bisogna leggere spesso la Sacra
Scrittura. E tra i brani, ai quali conviene ritornare in modo particolare, vi
sono proprio le parole di san Paolo sulla carità.
Queste parole hanno una grande importanza, e acquistando familiarità con esse
dobbiamo lasciarci convincere quanto erroneamente, alle volte, pensiamo alla
carità, quanto poco sappiamo della sua vera natura. Ma possiamo pure convincerci
che le nostre sensazioni, le nostre intenzioni vanno, più di una volta, nella
giusta direzione, e che siamo in qualche modo capaci di distinguere il vero
amore da quello falso, o piuttosto ciò che è l’amore nella sua sostanza rispetto
a ciò che riveste soltanto le sue apparenze. L’Apostolo ci invoglia e ci invita
a conoscere proprio la vera carità e a vivere ciò che è la vera carità.
“Aspirate ai carismi più grandi...” (1 Cor 12, 31).
2. San Paolo, innanzitutto, desidera mettere in evidenza, non tanto che cosa
è e che cosa non è la vera carità, quanto che cosa è senza il vero amore tutto
ciò che potremmo compiere nella vita. Le espressioni sono assai eloquenti.
Prendiamo soltanto l’ultima, quando l’Apostolo scrive: “E se anche distribuissi
tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la
carità, niente mi giova” (1 Cor 13, 3). Così, dunque, non dalle opere
esterne dobbiamo giudicare la carità, ma secondo la carità giudicare tutte le
nostre opere. Soltanto per opera della carità esse hanno il loro soprannaturale
valore. Senza la carità, ogni nostra attività può perfino stupire e
meravigliare, ma non ha un valore soprannaturale.
L’Apostolo ci permette di supporre che, invece, anche le opere modeste e
semplici possono avere un valore soprannaturale, se derivano dalla carità.
3. L’Apostolo dedica una buona parte del suo testo a mettere in evidenza
quali sono le fondamentali note caratteristiche della carità: per quali segni e
per quali attributi la si può riconoscere. Scrive quindi: “La carità è paziente,
la carità è benigna: non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia” (1
Cor 13, 4). Bisognerebbe soffermarsi su ognuna di queste brevi frasi e
meditare separatamente il loro significato.
San Paolo dice che cosa è la carità, e mediante le sue parole caratterizza
l’uomo che possiede la carità e il modo con cui deve lasciarsi guidare da essa.
Un tale uomo è paziente, benigno, non è invidioso, non si vanta, non si
gonfia... La carità fa sì che egli si comporti proprio così ed eviti un
comportamento contrario. La carità si manifesta in questi modi di comportamento
e contemporaneamente ciascuno di essi è la carità ed esprime la carità in un
determinato ambito.
Leggiamo dunque in seguito: “(La carità) non manca di rispetto, non cerca il
suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode
dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto
spera, tutto sopporta” (1 Cor 13, 5-6).
In tutto ciò si manifesta la carità. L’Apostolo ha elencato i suoi numerosi
criteri, i sintomi particolarmente importanti ed essenziali. Ma certamente si
potrebbe ancora numerarne altri.
4. In tutto ciò che l’Apostolo scrive si manifesta quindi la carità. Viene
confermato quasi visibilmente quale essa è e che cosa è. Ebbene, essa è qualcosa
di più grande di tutte le sue manifestazioni. È come il loro cuore nascosto, in
cui esse tutte hanno origine. La carità e la vita interiore di questo cuore.
Imparare la carità vuol dire far apprendere al proprio cuore questa vita
interiore; farla apprendere al cuore, ma anche all’intelletto, ai sensi, allo
spirito, al corpo, farla apprendere all’uomo intero. Per poter praticare la
carità, bisogna impararla. A volte ci sembra che sia diversamente.
Particolarmente i giovani sono portati a credere che l’amore sia qualche cosa di
immediato, qualche cosa che troviamo nel cuore soprattutto come sentimento. Sì.
È vero che nel nostro cuore, specialmente nel cuore di un giovane, si trova il
sentimento dell’amore e che esso appare come da se stesso. Tutto ciò è vero.
Tale è la psicologia dell’amore umano.
Ma non pensiamo che questo sentimento da solo sia già quell’amore, di cui
scrive san Paolo nella prima Lettera ai Corinzi. Certo, la carità di cui egli
parla è data all’uomo come un singolare dono di Dio. Ma al tempo stesso gli è
assegnata come un compito. Basta riflettere un poco sulla descrizione paolina
della carità, per ammettere che essa deve essere conquistata dall’uomo con un
lavoro paziente e costante, affinché possa maturare, affinché possa compenetrare
il suo carattere e il comportamento; affinché essa possa divenire nell’uomo un
contrassegno e un fondamento della sua autentica santità.
5. La santità, infatti, consiste proprio nell’amore, nel vero amore. Consiste
nella carità, di cui scrive san Paolo e che troviamo nella vita dei tanti santi
della Chiesa. La santità di ciascuno di essi consiste soprattutto nella carità.
In essa s’uniscono e s’esprimono tutte le virtù. Essa le abbraccia tutte, le
racchiude e contemporaneamente è più grande di queste.
Lo dice anche san Paolo nella sua lettera, egli scrive: “La carità non avrà
mai fine...” (1 Cor 13, 8). Essa, quale costitutivo della vita interiore
dell’anima, è la sorgente della nostra comunione con gli uomini e soprattutto
con Dio stesso. In tale comunione la carità si unisce alla fede e alla speranza.
L’Apostolo scrive: “Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la
speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!” (1 Cor 13,
13). Essa “non avrà mai fine”, poiché costituisce come il cuore stesso della
vita eterna.
La santità dell’uomo sulla terra si basa sulla carità. Infatti in essa inizia
già ciò che deve riempire tutta l’eternità dell’uomo e renderla felice e beata.
Sì, la carità di cui ci parla san Paolo nella sua Lettera ha la misura
dell’eternità. Ci prepariamo all’eternità mediante la carità. E viviamo
eternamente mediante la carità e nella carità. Essa è “più grande”.
6. Cari fratelli e sorelle! Accogliete questa breve meditazione sull’amore,
sulla carità, nata dalla lettura biblica dell’odierna Liturgia.
Gioisco di potermi incontrare con la vostra parrocchia, nel giorno della
visita episcopale, che si svolge proprio intorno a questo tema.
Cari parrocchiani di San Barnaba alla Marranella, sono lieto di salutarvi
tutti con grande affetto, a partire dal Cardinale Vicario, dal Vescovo di zona
Monsignor Giulio Salimei e dal Parroco Angelo Leva con i suoi più diretti
collaboratori dei benemeriti Padri Pavoniani, che hanno la responsabilità di
questa parrocchia fin dai suoi inizi nel 1932. Saluto anche le religiose degli
Istituti femminili, che so numerosi e molto attivi. In modo particolare intendo
salutare il Consiglio parrocchiale, i catechisti e i molti movimenti cattolici:
soprattutto quelli dell’Azione cattolica, dei gruppi coniugali “Comunità
d’amore” e degli Scouts. So che le energie vive e valide in questa parrocchia
sono molte, e io tutti invito a un impegno sempre più generoso ed efficace,
poiché certamente esiste ancora lo spazio per una ulteriore dedizione al
servizio del Vangelo e dei nostri fratelli.
Vada il mio saluto al giovani, dal cui ardore e dalla cui intelligenza mi
aspetto sempre molto sul piano della vita ecclesiale; ai malati, che porto
sempre nel mio cuore e ricordo particolarmente nella preghiera; ai lavoratori, a
volte minacciati nella loro occupazione e sempre degni di ogni attenzione
sociale ma anche cristiana.
Carissimi, per tutti voi sono venuto oggi e per tutti voi prego il Signore,
affinché cresciate sempre più nel suo amore e in esso troviate la ragione della
vostra vita, per testimoniarlo a quanti più ne hanno bisogno.
7. “Lo Spirito del Signore... mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto
messaggio” (Lc 4, 18). Con queste parole, scritte nel libro del profeta
Isaia, il Signore Gesù inizia il suo insegnamento messianico nella sua nativa
Nazaret.
Ringrazio il nostro Signore, che oggi mi ha dato di portare il lieto
messaggio a voi, cari parrocchiani della parrocchia di San Barnaba. Nel centro
stesso di questo lieto messaggio è iscritta la verità sull’Amore e il
comandamento dell’amore.
Che questa verità sull’Amore illumini sempre la vostra vita. Che la
parrocchia di San Barnaba sia una comunità nella quale conosciate continuamente
questa verità. Infatti, solo mediante essa la vita umana ha il suo definitivo
valore, un valore eterno. Che in questa Comunità e in tutti gli ambienti di cui
essa è composta, in particolare nelle famiglie, impariate l’amore! Il vero
amore. Quell’amore che Dio stesso ci ha rivelato in Gesù Cristo.
Che mediante l’amore siate veramente liberi, vivendo per Dio e per gli
uomini.
Che mediante esso abbiate la vita e l’abbiate in abbondanza (cf. Gv
10, 10).
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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