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CERIMONIA DI CONSEGNA DEGLI ANELLI AI NUOVI CARDINALI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Festa della Presentazione del Signore
Basilica Vaticana, 2 febbraio 1983

 

1. Oggi è la festa della Presentazione del Signore al tempio. Presentazione di Gesù, il quale “doveva rendersi in tutto simile ai fratelli” (Eb 2, 17).

Proprio per questo egli viene presentato al tempio il quarantesimo giorno dopo la sua nascita a Betlemme, così come ogni primogenito in Israele.

Questa Presentazione così vicina nel tempo alla nascita, simultaneamente porta in sé, in un certo senso, il primo annunzio della morte, come ne scrive l’Autore della lettera agli Ebrei.

Gesù divenne simile “ai fratelli” mediante la Presentazione al tempio. E diventerà simile ad essi mediante la morte subita “per ridurre all’impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo” (Eb 2, 14).

La Presentazione al tempio è l’annunzio della morte, ma è anche il primo annunzio della vittoria sulla morte. Ecco, si sta già delineando la prospettiva del mistero pasquale. Ecco, Cristo “si prende cura della stirpe di Adamo” (Eb 2, 16).

2. Egli viene nel tempio gerosolimitano, portato come un bambino sulle mani di Maria e di Giuseppe, il quarantesimo giorno dopo la nascita.

E contemporaneamente entra nel tempio come Colui che è stato preannunziato dal profeta Malachia. Come il Signore atteso dall’intero popolo di Dio.

E benché nessuno dei presenti - tranne soltanto Simeone e la profetessa Anna - lo sappia e ne renda testimonianza, tuttavia nel momento della sua venuta dovrebbe risonare il Salmo 23, così come viene proclamato oggi dalla liturgia: “Sollevate, porte, i vostri frontali, / alzatevi, porte antiche, / ed entri il re della gloria. / Chi è questo re della gloria? / Il Signore degli eserciti è il re della gloria” (Sal 24, 9-10).

Dovrebbe risonare questo Salmo. È stato scritto proprio per questo momento. Per questa venuta. Il tempio di Gerusalemme doveva saperlo.

Invece il tempio tace, e il Salmo non risuona.

Soltanto Maria e Giuseppe, in conformità con la Legge del Signore, offrono “una coppia di tortore o di giovani colombi”: il sacrificio di purificazione. In questo sacrificio vi è l’annunzio di “un’oblazione secondo giustizia” (Ml 3,3), che il popolo di Dio inizierà un giorno ad offrire al Signore proprio per opera di questo bambino che oggi ha quaranta giorni.

Egli, infatti, “doveva rendersi in tutto simile ai fratelli per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo” (Eb 2, 17).

Celebriamo la festa della Presentazione del Signore. In essa è racchiuso il contenuto del Natale, e nello stesso tempo si svela già la prospettiva pasquale.

3. Mentre tace il tempio gerosolimitano, mentre non si fa sentire il Salmo di saluto al Signore degli eserciti e al re della gloria, chiedo a voi, cari fratelli e sorelle, di concentrarvi sulle parole che pronunciò il vecchio Simeone in tale circostanza.

Chiedo in particolare a voi, miei venerabili fratelli che oggi siete venuti per la prima volta alla Basilica di San Pietro come nuovi Cardinali della Santa Chiesa che è a Roma, chiedo in particolare a voi che oggi, nel giorno della vostra elevazione alla dignità cardinalizia, guardiate Gesù nel mistero della sua Presentazione al tempio con gli occhi di Simeone.

Chiedo che - così come lui - prendiate quaranta giorni e che - così come lui -pronunciate con tutta la fede di cui sono pieni i vostri cuori, come lo era il cuore di Simeone: “I miei occhi han visto la tua salvezza, che tu hai preparato davanti a tutti i popoli: luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (cf. Lc 2, 30-32).

Sì. I miei occhi vedono la tua salvezza. Vedono in te la salvezza dell’uomo e del mondo, Gesù Cristo, nato a Betlemme, Redentore dell’uomo e del mondo!

I miei occhi vedono la salvezza in te. Tu sei tutta la speranza della mia vita, così come sei stato la speranza delle generazioni di Israele. Per te ho vissuto fino ad ora, e per te voglio vivere da questo momento in poi. Tu sei la fede, la speranza e l’amore del mio cuore, di tutte le mie opere, aspirazioni e desideri . . .

4. Vi prego, venerabili e cari fratelli Cardinali, affinché, insieme con Simeone del tempio gerosolimitano, ripetiate questa verità su Gesù Cristo, che da quel giorno non ha mai cessato di essere vera nella storia dell’umanità.

Vi prego di confessare oggi questa verità con una particolare emozione: la verità della Presentazione del Signore: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele segno di contraddizione” (Lc 2, 34).

Sì. Questa è verità su Gesù Cristo, che non è mai passata in prescrizione: segno a cui contraddiranno.

In questo “segno” siete stati chiamati dalla Chiesa romana al vostro ministero cardinalizio. Questo “segno” si manifesta nella tradizione di questa Chiesa apostolica legata al sangue dei martiri. Insieme con questa tradizione esso vi è affidato in modo particolare. E si manifesta perfino nel colore delle vostre vesti.

5. Le parole che racchiudono questa penetrante verità su Gesù Cristo come “segno di contraddizione”, il vecchio Simeone le pronunciò nel tempio di Gerusalemme dirigendosi a Maria, sua Madre. E perciò aggiunse, rivolgendosi a lei: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”, perché “siano svelati i pensieri di molti cuori” (cf. Lc 2, 35).

Ripetete anche voi, venerabili e cari fratelli, questa verità su Cristo davanti a Maria, sua Madre. Affidate a lei il vostro nuovo ministero nella santa Chiesa romana. E soprattutto a lei, a Maria che va sotto la croce, dite con la sincerità più profonda: che davanti a te, Madre, sempre vengano alla luce i pensieri del mio cuore affinché Dio sia adorato in tutto.

6. Gloria a Dio. Ecco, oggi, nella festa della Presentazione del Signore, la liturgia proclama la gloria di Dio, che riempie il tempio gerosolimitano, quando entra in esso il Signore. “Sollevate, porte, i vostri frontali, / alzatevi, porte antiche, / ed entri il re della gloria” (Sal 24, 7).

“Ecco viene . . . Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? egli è come il fuoco del fonditore . . .” (Ml 3, 1-2).

Venerabili e cari fratelli! Auspico di cuore che, mediante la vostra chiamata al nuovo servizio nella Chiesa, si estenda la gloria di Dio su tutta la terra.

Che il tempio si riempia con la presenza di Colui che è la sua eterna attesa, di Colui che è il suo Signore e il suo Sposo. “Luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (Lc 2, 32).

Amen.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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