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VIAGGIO APOSTOLICO IN PORTOGALLO II, COSTA RICA, NICARAGUA I,
PANAMA, EL SALVADOR I, GUATEMALA I, HONDURAS, BELIZE, HAITI

INCONTRO CON LE FAMIGLIE CRISTIANE DI PANAMA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Panama, 5 marzo 1983

 

Amati fratelli nell’Episcopato,
cari fratelli e sorelle.

1. Grazia e pace a voi! Con queste parole di san Paolo saluto nell’amore di Cristo il Pastore della Chiesa locale che oggi mi accoglie, gli altri Vescovi fratelli e tutto il Popolo di Dio riunito in questo luogo o qui spiritualmente presente.

La celebrazione dell’Eucaristia riunisce oggi tante famiglie cristiane di Panamá, che rappresentano anche quelle degli altri Paesi dell’America Centrale, Belize e Haiti. Ad esse vengo, in questo pellegrinaggio apostolico, per proclamare la Buona Novella del progetto di Dio sulla famiglia che tanto interessa la Chiesa e la società.

Ogni Eucaristia rinnova quella alleanza di amore di Cristo con la sua Chiesa, che san Paolo indica come modello dell’amore coniugale dei cristiani (cf. Ef 5, 25. 29. 32). In questa Messa, che forse vi porta alla memoria il giorno del vostro matrimonio, vorrei che rinnovaste la vostra promessa di mutua fedeltà nella grazia del matrimonio cristiano.

2. L’alleanza matrimoniale è un mistero di profonda trascendenza; è un progetto originario del Creatore, affidato alla fragile libertà umana. La lettura del libro della Genesi ci ha portato idealmente fino alla fonte del mistero della vita e dell’amore coniugale: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza . . . Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò” (Gen 1, 26-27).

Dio crea l’uomo e la donna a sua immagine e inscrive in essi il mistero dell’amore fecondo che ha la sua origine nello stesso Dio. La diversità dei sessi permette la complementarità e la comunione feconda delle persone: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra: soggiogatela” (Gen 1, 28).

Dio si è fidato dell’uomo: gli ha affidato le fonti della vita; ha chiamato l’uomo e la donna a collaborare alla sua opera creatrice. Ha impresso per sempre nella coscienza umana il suo desiderio di fecondità nella cornice di una unione esclusiva e stabile: “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola” (Gen 2, 24).

3. Le parole del Signore che abbiamo letto nel Vangelo confermano la benedizione originaria del Creatore sul matrimonio: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola . . . Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Mt 19, 5-6).

Questo insegnamento del Maestro intorno al matrimonio fu raccolto dalla primitiva comunità cristiana come un impegno di fedeltà a Cristo in mezzo alle deviazioni di un mondo pagano. La formula di Gesù è solenne e tassativa: “Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Mt 19, 6). Parole valide per ogni legittimo contratto matrimoniale, specialmente fra i cristiani, per i quali il matrimonio è un sacramento.

Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi. Non può, non deve l’autorità civile separare quello che Dio ha sigillato. Non debbono né possono separarlo i coniugi cristiani, che davanti all’altare hanno contratto un’alleanza irrevocabile d’amore, confermata da Dio con la grazia sacramentale.

4. Nella volontà di Cristo, riflessa nelle sue parole, dobbiamo scoprire qualcosa di più di una legge esterna; in esse c’è il misterioso disegno di Dio sugli sposi. Il matrimonio è una storia di mutuo amore, un cammino di maturità umana e cristiana. Solo nel progressivo manifestarsi delle persone si può consolidare una relazione d’amore che coinvolge la totalità della vita degli sposi.

Il cammino è arduo, ma non impossibile. E la grazia del matrimonio comprende anche l’aiuto necessario per il superamento di queste inevitabili difficoltà. Al contrario, la rottura dell’alleanza matrimoniale non solo attenta contro la legge di Dio, ma blocca il processo di maturazione, la piena realizzazione delle persone.

Non è accettabile, perciò, una certa mentalità che si infiltra nella società e che fomenta l’instabilità matrimoniale e l’egoismo, in favore di una incondizionata libertà sessuale. L’amore cristiano degli sposi ha il suo esempio in Cristo, che si dona totalmente alla Chiesa, e si iscrive nel suo mistero pasquale di morte e di risurrezione, di sacrificio amoroso, di gioia e speranza.

Anche quando aumentano le difficoltà, la soluzione non è la fuga, la rottura del matrimonio, ma la perseveranza degli sposi. Lo sapete per esperienza voi, amati sposi e spose; la fedeltà coniugale forma e matura; rivela le energie dell’amore cristiano; crea una famiglia nuova, con la novità di un amore che è passato attraverso la morte e la risurrezione; è la prova di una relazione pienamente cristiana fra gli sposi, che imparano ad amarsi con l’amore di Cristo; è la garanzia di un ambiente stabile per la formazione e l’equilibrio dei figli.

5. L’apostolo san Paolo ci ha ricordato la fonte e il modello di questo amore coniugale, che si converte in tenerezza e attenzione reciproche da parte degli sposi: “Questo mistero è grande: lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito (Ef 5, 31-33).

Con lo sguardo fisso in Cristo, si rafforza l’affetto degli sposi in questa misteriosa economia della grazia. “Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo, con la Chiesa (Ef 5, 29). Così gli sposi imparano a guardarsi con vero amore che si traduce in delicatezza, tenerezza, attenzione verso l’altro. Scoprono che ciascuno è vincolato con Dio da una relazione personale; ed entrambi sono uniti dalla presenza di Cristo e dalla grazia dello Spirito per vivere l’uno per l’altro; in un’economia di vita che deve convertirsi in donazione ai figli e che deve essere cammino di santità nella famiglia. Per questo, già nell’antichità cristiana si faceva intendere questa dimensione di grazia, dipingendo l’immagine di Cristo in mezzo agli sposi.

6. Ma questa grazia non deve riflettersi solo all’interno della famiglia. Essa dev’essere fonte di fecondità apostolica. Sì, i coniugi cristiani debbono aprirsi al compito di evangelizzazione nel campo specifico della famiglia. Formati dall’esperienza, rafforzati nella comunione con altre famiglie, sono evangelizzati e devono convertirsi in evangelizzatori della famiglia cristiana, in centri di accoglienza, in propulsori di promozione sociale.

Per questo dovrà essere curata con attenzione la pastorale della famiglia, nella quale gli sposi prestino un aiuto generoso e imprescindibile ai pastori. Molteplici sono i compiti da realizzare in questa pastorale familiare, come ho indicato nella Familiaris Consortio (cf. Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 65-85). Potranno contribuire molto in questo campo i movimenti e gruppi di spiritualità matrimoniale, che sono numerosi e attivi in questi Paesi, e che incoraggio cordialmente nel loro lavoro.

7. Un aspetto importante della vita familiare è quello dei rapporti tra: genitori e figli. Infatti, l’autorità e l’obbedienza che si vivono nella famiglia cristiana devono essere imbevute dell’amore di Cristo e orientate alla realizzazione delle persone. San Paolo lo sintetizza in una frase densa di contenuto: agire nel Signore (cf. Ef 6, 1-4), cioè secondo la sua volontà, alla sua presenza, poiché lui presiede alla Chiesa domestica che è la famiglia (cf. Lumen Gentium, 11). Solo nella prova del vero amore si superano i conflitti che nascono fra le generazioni. Nella pazienza, nella ricerca della verità, si potranno integrare quei valori complementari di cui ogni generazione è portatrice.

Per questo, che non manchi nelle famiglie l’orazione in comune, secondo le migliori tradizioni dei vostri popoli, per rinnovarsi costantemente nel bene e nel senso di Dio. In questo clima potranno fiorire le necessarie vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, che sono segno di benedizione e di predilezione da parte di Dio.

8. Amati sposi e spose: rinnovate in questa Eucaristia la vostra promessa di mutua fedeltà. Assumete come servizio specifico nella Chiesa l’educazione integrale dei vostri figli. Collaborate con i vostri Vescovi e sacerdoti nell’evangelizzazione della famiglia.

E ricordate sempre che il cristiano autentico, anche a rischio di diventare “segno di contraddizione”, deve saper compiere bene le scelte pratiche in conformità con la sua fede. Per questo dovrà dire no all’unione non santificata dal matrimonio e al divorzio; dirà no alla sterilizzazione, soprattutto se è imposta a qualsiasi persona o gruppo etnico per fallaci motivi; dirà no alla contraccezione e dirà no al crimine dell’aborto che uccide l’essere innocente.

Il cristiano crede nella vita e nell’amore. Per questo dirà sì all’amore indissolubile del matrimonio; sì alla vita responsabilmente suscitata nel matrimonio legittimo; sì alla protezione della vita; sì alla stabilità della famiglia; sì alla convivenza legittima che fomenta la comunione e favorisce l’educazione equilibrata dei figli, protetti da un amore paterno e materno che si completano a vicenda e si realizzano nella formazione di nuovi uomini.

Il sì del Creatore, assunto dai figli di Dio, è un sì all’uomo. Nasce dalla fede nel progetto originario di Dio. È un autentico apporto alla costruzione di una società dove prevale la civiltà dell’amore sul consumismo egoista, la cultura della vita sulla capitolazione davanti alla morte.

Alla Vergine nostra Signora, che voi chiamate con semplicità e fervore Santa Maria, raccomando le vostre persone, le vostre famiglie; soprattutto i bambini e i vostri ammalati. Che ella faccia delle vostre famiglie un santuario di Dio, focolare dell’amore cristiano, baluardo della difesa e della dignità della vita. Così sia con la grazia del Signore e con la mia cordiale benedizione.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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