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VISITA ALLA PARROCCHIA ROMANA DI NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 24 aprile 1983

 

1. Cari parrocchiani della parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe a Monte Mario.

Oggi, nella quarta domenica del tempo di Pasqua, la Chiesa ci invita alla gioia pasquale. Fa così per tutti i giorni di questo periodo, fino alla Pentecoste. Questo invito risuona in modo particolare nella liturgia domenicale.

“Acclamate al Signore, voi tutti della terra, / servite il Signore nella gioia, / presentatevi a lui con esultanza . . . / poiché buono è il Signore, / eterna la sua misericordia” (Sal 100, 2. 5).

La gioia pasquale deve essere permeata dal rendimento di grazie. La Chiesa ci invita a guardare con gli occhi della fede, alla luce della risurrezione di Cristo, tutti i benefici di Dio sin dall’inizio.

2. “Riconoscete che il Signore è Dio; / egli ci ha fatti e noi siamo suoi, / suo popolo e gregge del suo pascolo” (Sal 100, 3).

Ecco il primo motivo della gioia, che si esprime nel rendimento di grazie. Ci rallegriamo con gioia pasquale per il fatto che Dio è; perché il mondo non è un deserto abbandonato e senza padrone.

Ci rallegriamo con gioia pasquale per il fatto che Dio ha creato il mondo; ha creato noi; ha creato l’uomo nel mondo visibile. Ci rallegriamo e rendiamo grazie perché quest’uomo - benché abbia tanto in comune con il mondo in cui vive sulla terra - porta al tempo stesso i contrassegni di un essere superiore: i contrassegni, cioè, della somiglianza a Dio stesso.

Ci rallegriamo e ringraziamo perché, mediante questa singolare somiglianza con l’Immagine divina, l’uomo appartiene a Dio. Perché è sua particolare proprietà. La risurrezione di Cristo riconferma questa santa appartenenza con la più grande efficacia.

Se l’uomo non appartenesse a Dio, così come ne testimonia Cristo, sarebbe condannato ad una sottomissione definitiva al mondo. Tutta la vita sarebbe indirizzata esclusivamente verso la morte. Mediante la morte, il mondo della materia prenderebbe totale possesso del meraviglioso essere umano, rendendolo “polvere della terra”. Senza la fede in Cristo, all’esistenza umana rimarrebbero soltanto tali prospettive.

La risurrezione di Cristo permette all’uomo di staccarsi da tali prospettive, dominate dalla morte. E perciò la gioia pasquale è prima di tutto gioia che deriva dal mistero della Creazione. Noi quindi ci rallegriamo: perché il Signore è Dio, perché egli ci ha fatti, perché noi siamo suoi.

3. Ci rallegriamo con gioia pasquale per il fatto di essere il Popolo di Dio, gregge del suo pascolo.

Nel tempo di Pasqua emerge chiaramente la figura di Cristo-Buon Pastore. Egli dice di se stesso: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me” (Gv 10, 14).

Già mediante la Creazione siamo proprietà di Dio, che è nostro Padre. Il Padre si dà premura per il nostro bene. Il mondo visibile, destinato all’uomo e sottomesso al suo dominio, è un segno visibile di questa sollecitudine paterna nell’ordine della natura. Ma il Padre non si accontenta di ciò. Avendo creato l’uomo a propria immagine e somiglianza, destina per lui il bene definitivo in virtù di tale immagine e somiglianza. E per avviare l’uomo verso questo bene, il Padre dona il suo Figlio, come Buon Pastore delle anime.

Nell’odierno Vangelo di san Giovanni, Gesù dice: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10, 27-30).

La nostra gioia pasquale è permeata di gratitudine per il dono di Cristo-Buon Pastore. Ci rallegriamo, ringraziando il Padre per aver chiamato, in lui, l’umanità alla vita soprannaturale. Ci rallegriamo, ringraziando Cristo di condurci a questo obiettivo. Ci rallegriamo ringraziando di essere il suo gregge; di essere la Chiesa.

Ecco il secondo motivo della gioia pasquale, suggeritoci dalla Liturgia di questa domenica.

4. Il terzo motivo della gioia pasquale ci viene indicato dalla lettura del Libro dell’Apocalisse di San Giovanni. Ecco, davanti al trono e davanti all’Agnello stanno in piedi “coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione”. L’Evangelista dice di loro che “hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello” (cf. Ap 7, 14). E poi specifica con le seguenti parole lo stato di felicità da loro partecipato: “Non avranno più fame, / né avranno più sete,/ né li colpirà il sole, / né arsura di sorta, / perché l’Agnello che sta in mezzo al trono / sarà il loro pastore / e li guiderà alle fonti delle acque della vita. / E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi” (Ap 7, 16-17).

La risurrezione di Cristo ha aperto davanti all’uomo la prospettiva della felicità definitiva nell’unione con Dio. Sulla base della Redenzione compiuta dall’Agnello di Dio, questa felicità deve essere partecipata dall’uomo. È impossibile descriverla con un linguaggio umano, né paragonarla con qualsiasi altra cosa: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, / né mai entrarono in cuore di uomo, / queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (1 Cor 2, 9).

La speranza di questa felicità eterna nell’unione con Dio è, secondo la liturgia di oggi, il terzo motivo della gioia pasquale. E anche il terzo motivo del rendimento di grazie.

5. Proprio in spirito di tale gioia che deriva dalla Risurrezione del Signore, saluto cordialmente tutti voi, cari fedeli di questa Parrocchia, dedicata a Nostra Signora di Guadalupe, alla “Morenita”, la cui Immagine miracolosa ho avuto la sorte di venerare nel suo celebre Santuario, in occasione del mio primo pellegrinaggio apostolico, quello compiuto in Messico nel 1979.

Saluto in particolare il Cardinale Ugo Poletti, il Vescovo Ausiliare del Settore, Monsignor Remigio Ragonesi, lo zelante Parroco, Don Vincenzo Tommasi e tutti i Sacerdoti che lo coadiuvano nella cura delle anime di questa circoscrizione parrocchiale nel quartiere di Monte Mario.

Il mio saluto si estende a tutte le Comunità religiose operanti nell’ambito della parrocchia e delle Chiese sussidiarie, al Consiglio pastorale con i suoi due gruppi che si dedicano rispettivamente alla catechesi, alla liturgia, alla spiritualità e alle opere di carità e di promozione umana; ai Gruppi giovanili facenti parte della Comunità di Sant’Egidio e del Movimento di “Comunione e liberazione”; ai Gruppi di adulti, che, riuniti nell’Associazione di Azione cattolica, prendono parte ad incontri settimanali di catechesi e promuovono varie iniziative a carattere formativo.

Giunga il mio saluto, in modo particolare, agli anziani, ai malati e a tutti coloro che soffrono per la crisi degli alloggi, per la precarietà del proprio lavoro e per il triste fenomeno della violenza o della droga, che miete anche qui vittime tra i giovani, gettando intere famiglie nell’angoscia e nella desolazione.

A tutti desidero far sentire la mia partecipazione di affetto ai problemi che toccano i singoli e l’intera Comunità parrocchiale, che raccomando alla celeste protezione della Vergine Santissima di Guadalupe.

6. Come voi ben sapete, questa visita è anche una celebrazione giubilare dell’Anno Santo. Partecipando a questa liturgia, voi potete acquistare per voi o per i vostri defunti l’Indulgenza speciale, che la Chiesa concede in occasione della ricorrenza del 1950° anniversario della Redenzione. Unitevi alle intenzioni generali proposte dalla Chiesa per questo Anno Santo: esse sono la penitenza e la riconciliazione. Non c’è riconciliazione con Dio e con i fratelli senza un vero spirito di penitenza e un cambiamento di mentalità, senza la percezione del senso del peccato e senza il ricorso alla misericordia salvatrice del Signore. Unitevi a questa celebrazione eucaristica con spirito umile e disposto a ricevere le grazie necessarie per la riforma interiore e per instaurare in Cristo nuovi rapporti con Dio e con i fratelli. Sia questo per tutti un momento privilegiato per fare una verifica spirituale e, se occorre, per riparare e fare penitenza. Così, riconciliati e rinnovati nel sangue del Redentore divino, ritroverete la gioia di vivere e avrete per tutti maggiore bontà e generosità, per testimoniare con la vostra esistenza che siete di Cristo e che non avete timore di professarvi cristiani.

7. Cari fratelli e sorelle! Il nostro odierno incontro rafforzi il vostro santo legame con cristo Buon Pastore. Si rinnovi il lui la vostra gioia pasquale legata alla coscienza dei benefici di Dio. Questi benefici portino in ciascuno di noi i frutti della vita cristiana e della vita eterna. Serviamo il Signore nella gioia!

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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