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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA MONICA
AD OSTIA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Ostia Mare (Roma) - Domenica, 8 maggio 1983
1. Cari fratelli e sorelle della parrocchia di Santa Monica!
La Chiesa conserva fedelmente nella sua memoria liturgica i giorni seguenti
alla Risurrezione, nel corso dei quali il Signore rimaneva ancora in terra e
appariva ai suoi discepoli. Questi giorni si avvicinano ormai al termine. Il
quarantesimo giorno dopo la Pasqua celebriamo solennemente l’Ascensione del
Signore. Ascendendo al Padre, il Signore Gesù ha lasciato i suoi, coloro che il
Padre gli ha dato qui in terra. Si è separato dagli Apostoli.
La lettura odierna del Vangelo di san Giovanni fa riferimento al discorso di
addio nel cenacolo del Giovedì Santo, quando Cristo preannunciò agli Apostoli la
sua dipartita per prepararli a questo evento. Meditiamo i tre principali
pensieri, racchiusi nel Vangelo di oggi. Cercheremo di aggiungervi anche quelli
presi dalle due precedenti letture, come a complemento di ciò che si racchiude
nel Vangelo.
2. Cristo, preannunciando agli Apostoli la sua dipartita da questa terra,
dice così: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi
verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23).
Pensate, fratelli e sorelle, quale significato e quale forza ha
l’insegnamento che Cristo ha trasmesso durante la sua missione messianica in
terra. Questo insegnamento ci unisce durevolmente non soltanto con il nostro
Redentore, ma anche con il Padre: “La parola che voi ascoltate non è mia, ma del
Padre che mi ha mandato” (Gv 14, 24). E quindi, con la forza di questo
insegnamento il Padre viene a coloro che la osservano, viene alla Chiesa: il
Figlio insieme col Padre e il Padre insieme con il Figlio.
La fedeltà all’insegnamento che Cristo ci ha trasmesso è la sorgente del
rapporto vivificante col Padre mediante il Figlio. Cristo, che ha lasciato la
terra, permane in unione costante con la sua Chiesa mediante l’insegnamento
trasmesso agli Apostoli.
Per questo è così fondamentale per la Chiesa osservare fedelmente questo
insegnamento. A tale sollecitudine rende testimonianza già il primo Concilio
apostolico, menzionato dalla prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli.
Esso ha avuto luogo a Gerusalemme. Da quel tempo, parecchie volte si sono svolti
dei Concili, e l’ultimo si è tenuto ormai quasi 20 anni fa. La sollecitudine dei
successori degli Apostoli, riuniti in quel Concilio, non fu altra che quella del
primo Concilio, e precisamente che la Chiesa permanga nell’insegnamento
trasmessole da Cristo, e che, mediante la fedeltà a questo insegnamento, il
Padre insieme col Figlio “dimorino” nella comunità dei fedeli.
3. Il secondo pensiero del Vangelo odierno si collega molto da vicino col
primo. Gesù parla dello Spirito Santo. E parla con le seguenti parole: “Ma il
Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi
insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,
26).
E quindi per la seconda volta sentiamo parlare di “insegnamento”. Sappiamo
già quale è il significato di questo vero insegnamento trasmesso da Cristo alla
Chiesa per unirla con il Padre e il Figlio. Questo insegnamento e questa
dottrina sono stati affidati agli Apostoli e ai loro successori.
Contemporaneamente, tuttavia, lo Spirito Santo, che il Padre manda a nome del
Figlio, custodisce in modo divino la stessa dottrina e lo stesso suo
insegnamento. Egli stesso insegna alla Chiesa in modo invisibile, e conserva
nella memoria e nell’insegnamento della Chiesa stessa tutto ciò che Cristo ha
trasmesso agli uomini da parte del Padre.
Mediante ciò che lo Spirito Santo è unitamente alla Chiesa e mediante
l’assistenza che egli dà al suo insegnamento il Padre e il Figlio possono sempre
“dimorare” nelle anime dei fedeli.
4. E ora veniamo al terzo pensiero principale dell’odierno Vangelo. La
dipartita del Maestro amatissimo, il distacco da lui dovevano provocare
inquietudine e timore nei cuori degli Apostoli. Cristo viene incontro a questa
inquietudine e a questo timore, dicendo: “Non sia turbato il vostro cuore e non
abbia timore” (Gv 14, 27). E contemporaneamente dà a loro
l’assicurazione: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14, 27). Dà
loro questa pace nell’imminenza degli avvenimenti che ormai entro poche ore
(siamo nel cenacolo del Giovedì Santo) dovevano scuoterli profondamente.
Dà loro quella pace che “il mondo non può dare”, proprio mediante il fatto
che egli se ne va al Padre. E questa dipartita è l’inizio della nuova venuta
nello Spirito Santo: “Vado e tornerò a voi” (Gv 14, 28). Questa dipartita
è l’inizio della stabile venuta di Cristo nello Spirito Santo. Infatti, presso
coloro che osservano il suo insegnamento viene il Padre insieme col Figlio ed
essi prendono dimora presso di loro. E lo Spirito Santo, custodendo quell’insegnamento
nell’intelletto e nel cuore dei discepoli, fa sì che Cristo sia sempre con la
sua Chiesa. E il Padre è sempre con lei mediante Cristo.
Ciò è pure la sorgente della pace della Chiesa anche tra le esperienze, gli
sconvolgimenti e le persecuzioni più gravi. A volte i cuori umani vengono
turbati e impauriti, ma la Chiesa permane nella pace divina donatale da Cristo
nell’ora della sua dipartita.
E la Chiesa, ogni giorno - nella Santa Messa -, si richiama a questa pace.
Implora questa pace per sé e per gli uomini. Questa pace - esposta sempre, qui
in terra, alle inquietudini e ai timori di questo mondo - è anche una
pregustazione della pace perfetta e della felicità della Città Santa, di cui si
parla nella seconda lettura. Questa città Santa, Gerusalemme, che scende da Dio,
ha in sé la pienezza della gloria divina. Essa è pure il destino eterno
dell’uomo e il compimento della Chiesa terrena.
5. Abbiamo meditato sui tre principali pensieri contenuti nella lettura
dell’odierno Vangelo secondo Giovanni e anche nelle altre letture della liturgia
del periodo pasquale.
Ora desidero salutare - insieme col Cardinale Vicario e con Monsignor Riva,
Vescovo ausiliare del settore - l’intera comunità parrocchiale, che oggi mi ha
accolto: il parroco, don Giovanni Falbo e i vice parroci, segni della presenza,
tra di voi, di Gesù Pastore; le religiose, il cui insostituibile ministero nella
parrocchia è sempre una grande benedizione di Dio: le Suore della Carità di
Santa Giovanna Antida Touret, le Suore di Maria Immacolata e le Suore di Maria
Ausiliatrice. Saluto il Consiglio pastorale, espressione moderna del ruolo
insostituibile dei laici nella conduzione della comunità parrocchiale. Saluto
tutti i gruppi presenti: il gruppo “Caritas”, quello missionario e quello degli
anziani; il movimento dei “Cursillos di cristianità”, tutti segni della
ricchezza inesauribile dei doni dello Spirito per l’edificazione del bene
comune. Saluto con paterno affetto tutti i presenti e tutti i componenti della
comunità parrocchiale, con un pensiero speciale rivolto ai catechisti, ai
giovani, alle famiglie, ai lavoratori, agli anziani, ai malati.
L’area di umanità alla quale voi siete mandati a portare il Vangelo -
quarantamila abitanti! - è molto vasta. So che in voi c’è la coscienza della
vostra missione, che sta alla base delle molteplici iniziative in campo
liturgico, biblico, caritativo, educativo, culturale. La presenza del
cristianesimo in Roma da duemila anni non toglie la necessità che Roma, ancor
oggi, debba essere evangelizzata. Non possiamo adagiarci sul passato, ma
dobbiamo guardare con realismo al presente, e con speranza al futuro.
Preghiamo lo Spirito del Signore e la Vergine santa affinché cresca il numero
di coloro i quali, accogliendo la presenza della Santissima Trinità nel loro
cuore, operino per render disponibili molti altri cuori a tale venuta: preghiamo
per il risveglio delle vocazioni sacerdotali e religiose: possa il fascino
spirituale di tali preziosi ideali di vita attrarre l’animo di tanti e tante
giovani generosi e coraggiosi!
6. Questa visita, e in particolare la Santa Messa, in tale occasione è
contemporaneamente anche la celebrazione del Giubileo dell’Anno Santo: il che
significa che la devota partecipazione a questa liturgia domenicale, alle
condizioni prescritte, vi permette di acquistare l’indulgenza speciale concessa
dalla Chiesa in occasione del Giubileo della Redenzione. Unendovi a queste
intenzioni della Chiesa, voi consolidate la vostra unione con la comunità dei
santi del cielo e della terra, di coloro che sono tempio della Santissima
Trinità, mandati a preparare le vie del Signore, chiamati da lui per invitare
gli uomini ad entrare nella Gerusalemme celeste.
7. In comunione col Mistero pasquale della nostra Redenzione, preghiamo
ardentemente con le parole del salmista: “Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
/ su di noi faccia splendere il suo volto; / perché si conosca sulla terra la
tua via, / fra tutte le genti la tua salvezza” (Sal 67, 2-3).
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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