|
VISITA PASTORALE
IN LOMBARDIA
SANTA MESSA
CONCLUSIVA DEL XX CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Milano - Domenica,
22 maggio 1983
“Manda il tuo Spirito, o Signore, a rinnovare la terra!”.
1. Così grida la Chiesa nella liturgia della solennità di Pentecoste. Così
grida la Chiesa che è in Milano, la Chiesa che custodisce assiduamente il
patrimonio di sant’Ambrogio, di san Carlo e di tante generazioni del Popolo di
Dio, raccolto intorno al suoi grandi Pastori.
Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra!
Così grida oggi la Chiesa in tutta l’Italia, qui riunita per celebrare il suo
Congresso Eucaristico. È, infatti, il XX Congresso Nazionale Eucaristico
d’Italia, che trova la sua definitiva manifestazione in questo Santo Sacrificio,
celebrato nella festa di Pentecoste.
Ringrazio Dio onnipotente di avere la gioia di compiere, come Vescovo di
Roma, insieme con voi, venerati e cari fratelli e sorelle, a conclusione del
Congresso, questo atto di lode e di adorazione della Santissima Trinità: del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
2. Potente è il soffio della Pentecoste. Esso eleva, nella forza dello
Spirito Santo, la terra e tutto il mondo creato a Dio, per mezzo del quale
esiste tutto ciò che esiste. Perciò, noi cantiamo insieme col salmista: “Quanto
sono grandi, Signore, le tue opere! / La terra è piena delle tue creature” (Sal
104, 24).
Guardiamo l’orbe terrestre, abbracciamo l’immensità del creato e continuiamo
a proclamare col salmista: “Se . . . togli loro il respiro, muoiono / e
ritornano nella loro polvere. / Mandi il tuo spirito, sono creati / e rinnovi la
faccia della terra” (Sal 104, 29-30).
Professiamo la potenza dello Spirito nell’opera della creazione: il mondo
visibile ha il suo inizio nell’invisibile Sapienza, Onnipotenza e Amore. E
perciò noi desideriamo parlare alle creature con la parola che esse udirono dal
loro Creatore all’inizio, quando egli vide che erano “cosa buona”, “molto
buona”. E perciò noi cantiamo: “Benedici il Signore, anima mia: / Signore, mio
Dio, quanto sei grande! . . . / La gloria del Signore sia per sempre; / gioisca
il Signore delle sue opere” (Sal 104, 1.31).
3. Nel tempio grande e immenso della creazione desideriamo festeggiare oggi
la nascita della Chiesa. Proprio perciò noi ripetiamo: “Manda il tuo Spirito,
Signore, a rinnovare la faccia della terra!”.
E ripetiamo queste parole riunendoci nel cenacolo della Pentecoste: là,
infatti, lo Spirito Santo discese sugli apostoli, raccolti insieme con la Madre
di Cristo, e là nacque la Chiesa per servire il rinnovamento della faccia della
terra.
Contemporaneamente tra tutte le creature, che diventano opera delle mani
umane, noi scegliamo il Pane e il Vino. Li portiamo all’altare. Infatti, la
Chiesa, nata nel giorno della Pentecoste dalla potenza dello Spirito Santo,
nasce costantemente dall’Eucaristia, nella quale il pane e il vino diventano il
Corpo e il Sangue del Redentore. E anche ciò avviene grazie alla potenza dello
Spirito Santo.
4. Ci troviamo nel cenacolo di Gerusalemme nel giorno della Pentecoste. Ma
contemporaneamente la liturgia di questa Solennità ci conduce allo stesso
cenacolo “la sera del giorno della Risurrezione”. Proprio là, benché le porte
fossero chiuse, tra i discepoli riuniti e ancora timorosi venne Gesù.
Dopo aver mostrato loro le mani e il costato, come prova che era lo stesso
che era stato crocifisso, egli disse loro: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato
me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse:
Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi
non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 21-23).
Così, dunque, la sera del giorno della Risurrezione gli apostoli, racchiusi
nel silenzio del cenacolo, avevano ricevuto lo stesso Spirito Santo, che discese
su di loro dopo cinquanta giorni, affinché, ispirati dalla sua potenza,
divenissero testimoni della nascita della Chiesa: “Nessuno può dire Gesù è il
Signore, se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1 Cor 12, 3).
La sera del giorno della Risurrezione gli apostoli, per la potenza dello
Spirito Santo, confessarono con tutto il cuore: “Gesù è il Signore”; ed è la
stessa verità che, a partire dal giorno della Pentecoste, essi hanno proclamato
a tutto il popolo, fino allo spargimento del sangue.
5. Quando gli apostoli hanno creduto e confessato col cuore che “Gesù è il
Signore”, la potenza dello Spirito Santo ha consegnato nelle loro mani
l’Eucaristia - il Corpo e il Sangue del Signore -; quell’Eucaristia che nello
stesso cenacolo, durante l’ultima cena, Cristo aveva loro affidato, prima della
sua passione.
Disse allora, mentre dava loro il pane: “Prendete, e mangiatene tutti: questo
è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi”.
E di seguito, dando loro il calice del vino disse: “Prendete e bevetene
tutti: questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza,
versato per voi e per tutti in remissione dei peccati”. E, dopo aver detto
questo, aggiunse: “Fate questo in memoria di me”.
Quando arrivò il giorno del venerdì santo, e poi del sabato, le parole
misteriose dell’ultima cena si compirono mediante la passione di Cristo. Ecco,
il suo Corpo era stato dato. Ecco, il suo Sangue era stato versato. E quando
Cristo risorto stette in mezzo agli apostoli nella sera di Pasqua, i loro cuori
batterono, sotto il soffio dello Spirito Santo, con un nuovo ritmo di fede.
Ecco, sta davanti a loro il Risorto!
Ecco, Gesù è il Signore.
Ecco, Gesù il Signore ha dato loro il suo Corpo come pane e il suo Sangue
come vino, “per la remissione dei peccati”.
Ha dato loro l’Eucaristia.
Ecco, il Risorto dice adesso: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando
voi”. Ecco, li manda nella potenza dello Spirito Santo con la parola
dell’Eucaristia e con il segno dell’Eucaristia, giacché realmente ha detto:
“Fate questo in memoria di me”.
“Gesù Cristo è Signore”. Ecco, manda loro, gli apostoli, con l’eterna memoria
del suo Corpo e del suo Sangue, col Sacramento della sua Morte e della sua
Risurrezione: egli, Gesù Cristo, Signore e Pastore del suo gregge per tutti i
tempi.
6. La Chiesa nasce il giorno della Pentecoste. Essa nasce sotto il potente
soffio del Santissimo Spirito, il quale ordina agli apostoli di uscire dal
cenacolo e di intraprendere la loro missione.
La sera della Risurrezione Cristo disse loro: “Come il Padre ha mandato me,
anch’io mando voi”. La mattina della Pentecoste lo Spirito Santo fa sì che essi
intraprendano questa missione. Così essi vanno in mezzo agli uomini e si mettono
in cammino per il mondo.
Prima che ciò avvenisse, il mondo - il mondo umano - era entrato nel
cenacolo. Poiché ecco: “Essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciavano
a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi (At
2, 4). Con questo dono delle lingue è entrato insieme nel cenacolo il mondo
degli uomini, che parlano le varie lingue, e ai quali bisogna parlare in varie
lingue per essere compresi nell’annuncio delle “grandi opere di Dio” (At
2, 11).
Dunque, nel giorno della Pentecoste è nata la Chiesa, sotto il potente soffio
dello Spirito Santo. Essa è nata, in un certo senso, in tutto il mondo abitato
dagli uomini, che parlano diverse lingue. È nata per andare in tutto il mondo
ammaestrando, con le diverse lingue, tutte le nazioni. È nata perché,
ammaestrando gli uomini e le nazioni, essa nasca sempre di nuovo mediante la
parola del Vangelo; perché nasca sempre di nuovo in essi nello Spirito Santo,
dalla potenza sacramentale dell’Eucaristia.
Tutti coloro che accolgono la parola del Vangelo, tutti coloro che si nutrono
del Corpo e del Sangue di Cristo nell’Eucaristia sotto il soffio dello Spirito
Santo professano: “Gesù è il Signore” (1 Cor 12, 3).
7. E così, sotto il soffio dello Spirito Santo, iniziando dalla Pentecoste di
Gerusalemme, cresce la Chiesa. In essa vi sono diversità “di carismi”, e
diversità “di ministeri”, e diversità “di operazioni”, ma “uno solo è lo
Spirito”, ma “uno solo è il Signore”, ma “uno solo è Dio”, “che opera tutto in
tutti” (1 Cor 12, 4-6).
In ogni uomo, in ogni comunità umana, in ogni paese, lingua e nazione, in
ogni generazione, la Chiesa viene di nuovo concepita e di nuovo cresce. E cresce
come corpo, perché, come il corpo unisce in uno molte membra, molti organi,
molte cellule, così la Chiesa unisce in uno con Cristo molti uomini.
La molteplicità si manifesta, per opera dello Spirito Santo, nell’unità, e
l’unità contiene in sé la molteplicità: “In realtà noi tutti siamo stati
battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo . . ., e tutti ci siamo
abbeverati a un solo Spirito” (1 Cor 12, 13).
E alla base di questa unità spirituale, che nasce e si manifesta ogni giorno
sempre di nuovo, è il Sacramento del Corpo e del Sangue, il grande memoriale
della Croce e della Risurrezione, il Segno della nuova ed eterna alleanza, che
Cristo stesso ha messo nelle mani degli apostoli e ha posto a fondamento della
loro missione.
Nella potenza dello Spirito Santo si costruisce la Chiesa come Corpo mediante
il Sacramento del Corpo. Nella potenza dello Spirito Santo si costruisce la
Chiesa come popolo della nuova alleanza mediante il Sangue delta nuova ed eterna
alleanza.
È inesauribile, nello Spirito Santo, la potenza vivificante di questo
Sacramento. La Chiesa vive di esso, nello Spirito Santo, con la vita stessa del
suo Signore. “Gesù è Signore”.
8. Oggi, in questa Solennità di Pentecoste, nell’Anno Giubilare della
Redenzione 1983, nell’illustre città di Milano si trova raccolto il cenacolo
della nostra fede. È il cenacolo della Pentecoste, ma è, in pari tempo, il
cenacolo stesso dell’incontro pasquale di Cristo con gli apostoli, è il cenacolo
stesso del Giovedì Santo.
Ci siamo riuniti, quindi, nel cenacolo per accogliere nuovamente la
testimonianza di tutti i grandi misteri divini, che nel cenacolo ebbero inizio.
Per accogliere la testimonianza, e per rendere testimonianza all’Eucaristia e
alla nascita della Chiesa. Per dare unità, mediante il cenacolo, a questa
testimonianza.
Un giorno venne al cenacolo della Pentecoste tutto il mondo attraverso il
dono delle lingue: fu come una grande sfida per la Chiesa, grido per
l’Eucaristia e domanda dell’Eucaristia.
Oggi al cenacolo del Congresso Eucaristico, nella nobile città di Milano,
viene prima di tutto l’Italia: viene tutta l’Italia. Non soltanto la Lombardia:
ma anche il Piemonte, le tre Venezie e la Liguria; anche la Romagna e l’Emilia;
anche l’Umbria e la Toscana, il Lazio e le Marche; anche tutto il Meridione: la
Campania, gli Abruzzi e il Molise, la Puglia, la Calabria, la Basilicata.
Vengono, infine, le Isole: la Sicilia e la Sardegna, e le altre più piccole
sparse sui mari. Tutta l’Italia dalle coste dell’Adriatico e del mare Tirreno
attraverso il golfo di Genova e di Venezia, tutta l’Italia lungo gli Appennini,
attraverso la valle del Po fino alle alte catene delle Dolomiti e delle Alpi, è
qui spiritualmente raccolta.
Animata dal soffio potente della Pentecoste, questa terra italiana annuncia
da generazioni e generazioni, quasi da duemila anni, le grandi opere di Dio.
Essa annuncia l’Eucaristia, dalla quale nasce la Chiesa.
L’annuncia con particolare solennità in questo giorno nel quale, stringendosi
intorno al Sacramento dell’altare in questa celebrazione conclusiva del
Congresso Nazionale, presenta al fedeli il Documento sull’Eucaristia elaborato
da suoi Vescovi e da essi proprio oggi pubblicato, con l’augurio che ogni
comunità cristiana “dall’Eucaristia accolga la rivelazione dell’amore di Dio, la
letizia dell’unità fraterna, il coraggio della speranza per essere con Cristo
pane spezzato per la vita del mondo”.
La Chiesa diventa, mediante l’Eucaristia, la misura della vita e la sorgente
della missione di tutto il Popolo di Dio, che è venuto oggi al cenacolo parlando
con la lingua degli uomini contemporanei.
Nell’Eucaristia viene iscritto ciò che di più profondo ha la vita di ogni
uomo: la vita del padre, della madre, del bambino e dell’anziano, del ragazzo e
della ragazza, del professore e dello studente, dell’agricoltore e dell’operaio,
dell’uomo colto e dell’uomo semplice, della religiosa e del sacerdote. Di
ciascuno senza eccezioni. Ecco, la vita dell’uomo viene inscritta, mediante
l’Eucaristia, nel mistero del Dio vivente. In questo mistero - come nell’eterno
Libro della Vita - l’uomo oltrepassa i limiti della contemporaneità, avviandosi
verso la speranza della vita eterna. Ecco, la Chiesa del Verbo Incarnato fa
nascere, mediante l’Eucaristia, gli abitanti dell’eterna Gerusalemme.
9. Ti rendiamo grazie, o Cristo!
Ti rendiamo grazie, perché nell’Eucaristia accogli noi, indegni, mediante la
potenza dello Spirito Santo nell’unità del tuo Corpo e del tuo Sangue,
nell’unità della tua Morte e della tua Risurrezione.
“Gratias agamus Domino Deo Nostro!”.
Ti rendiamo grazie, o Cristo! Ti rendiamo grazie, perché permetti alla Chiesa
di nascere sempre nuovamente su questa terra e perché le permetti di generare
figli e figlie di questa terra come figli dell’adozione divina ed eredi dei
destini eterni.
“Gratias agamus Domino Deo Nostro!”.
Ti rendiamo grazie noi tutti, riuniti da tutta l’Italia, mediante questo
Congresso Eucaristico. Accogli il nostro ringraziamento comunitario. O Cristo!
Ti preghiamo di stare in mezzo a noi, come la sera di Pasqua ti ritrovasti fra
gli apostoli del cenacolo; ti preghiamo di dire ancora una volta: “Come il Padre
ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20, 21).
E dona a queste parole il soffio potente della Pentecoste!
Fa’ che noi rimaniamo fedeli a queste parole!
Fa’ che noi siamo dovunque tu ci mandi . . ., perché il Padre ha mandato te.
Al termine della Santa Messa, il Papa ha così preso commiato:
Cari fratelli e sorelle, ho pregato con voi; ho partecipato alla vostra fede;
ho ammirato la vostra fede, vedendo anche in quali condizioni vi trovate. È
stata una prova della nostra fede e speriamo che porterà frutti. Vi ringrazio
per questa profonda esperienza di fede eucaristica che è stata il XX Congresso
Eucaristico Nazionale italiano. Vi saluto cordialmente prima di tornare a Roma e
ancora una volta saluto i miei fratelli Cardinali e Vescovi, i sacerdoti e tutti
i miei carissimi fratelli e sorelle, specialmente i malati.
Rispondendo a chi chiedeva di tornare un’altra volta a Milano:
Solamente chi è già andato via può tornare e io non sono ancora andato via e
voi non sapete se andrò via. Cercheremo allora di risolvere questo problema tra
il tornare, l’andare via e il rimanere. Cercheremo di risolverlo con la grazia
di Dio . . . Ancora una volta ringrazio il vostro Arcivescovo Cardinale Carlo
Maria Martini di avermi invitato a questo Congresso Eucaristico Nazionale
italiano e ringrazio tutti per avermi accolto e, adesso, di lasciarmi tornare a
Roma. Sia lodato Gesù Cristo.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
|