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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

INCORONAZIONE DELLA MADONNA DELLA NEVE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Ippodromo di Wrocław (Polonia), 21 giugno 1983

 

1. “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Mt 5, 6).

Con questa benedizione del Discorso della montagna la liturgia dell’odierna solennità venera santa Edvige di Slesia. Con questa benedizione saluto la città di Breslavia nell’antichissima terra dei Piast. Saluto la Chiesa metropolitana, che è a Breslavia e raggruppa vicino a sé le Chiese suffraganee di Gorzów e di Opole. In queste Chiese saluto l’intero Popolo di Dio della Bassa Slesia, della terra di Lubusz e di quella di Opole, che mi sarà dato di visitare ancora oggi a parte, facendo una visita al Santuario sul Monte Sant’Anna.

Saluto il Metropolita di Breslavia, l’Arcivescovo Enrico, come pure i Vescovi ausiliari di Breslavia, il Vescovo Vincenzo più anziano di età e i Vescovi Taddeo e Adamo. Di Gorzów saluto il Vescovo Guglielmo, insieme col quale fui chiamato all’episcopato lo stesso giorno, e il Vescovo ausiliare Paolo, al quale mi fu dato di imporre le mani, conferendogli l’Ordine episcopale. Saluto anche il Vescovo Alfondo di Opole e i Vescovi ausiliari, che avrò la possibilità poi di salutare nella loro diocesi.

Mi allieto della presenza di molti Vescovi polacchi; e anche degli ospiti venuti dall’estero.

2. A Breslavia son venuto molte volte in passato. Venivo da Cracovia, specialmente nel tempo in cui l’Arcivescovo ed in seguito Metropolita di Breslavia era il compianto Cardinale Boleslao Kominek, un pastore di grandi meriti per la Chiesa e per la società nella Bassa Slesia; e vi venivo in seguito sotto il suo attuale successore. Mi è ben nota la Cattedrale gotica, che ricorda i tempi del Vescovo Nanker, nella quale diverse volte mi fu dato di celebrare l’Eucaristia e proclamare la parola di Dio. Desidero poi salutare il Capitolo metropolitano e anche tutto il clero sia di Breslavia, sia delle altre diocesi, nonché le Famiglie religiose maschili e femminili. Frequenti contatti mi univano al Seminario ecclesiastico di Breslavia e alla Pontificia Facoltà di teologia. Oggi desidero salutare anche queste Istituzioni così importanti per il futuro della Chiesa e per lo sviluppo della cultura cattolica nella Bassa Slesia.

Quando fui in Polonia nel 1979, Breslavia e la Bassa Slesia vennero a Jasna Gora portando con sé le reliquie di santa Edvige. Sono reliquie molto preziose e care, anche perché mi ricordano il giorno 16 ottobre 1978, solennità liturgica di santa Edvige, allorché per gli inscrutabili decreti della Divina Provvidenza fui chiamato alla Sede di san Pietro a Roma. Oggi, nell’ambito del secondo pellegrinaggio in patria, unito al suo Giubileo di Jasna Gora, mi è dato di venire a Breslavia; e qui, insieme con voi, cari fratelli e sorelle, posso ripetere accanto alle reliquie della vostra santa patrona: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”.

Queste parole rivolgono i nostri cuori anche verso il Giubileo straordinario della Redenzione, mediante il quale tutta la Chiesa desidera attingere più abbondantemente alle sorgenti del Redentore.

3. I Santi sono le persone delle otto beatitudini. Aveva fame e sete di giustizia santa Edvige di Slesia, quella donna perfetta (cf. Pro 31, 10), come di lei dice la prima lettura dell’odierna liturgia. Essa proveniva dalla Germania, dalla famiglia dei Conti bavaresi Diessen-Abdechs, e da lì venne nella terra dei Piast ed entrò nella famiglia dei Piast, come sposa di Enrico detto il Barbuto. Ci troviamo a cavallo tra il XII e il XIII secolo. Tutto ciò che il libro dei Proverbi dice della “donna perfetta” bisogna riferirlo alla principessa Edvige come sposa e madre. E si applica ancora a lei, per il seguito della vita, come vedova (perciò la seconda lettura liturgica parla oggi della vedovanza).

Ormai vedova, essa scoprì che, mediante la chiamata al matrimonio e alla maternità, Cristo l’aveva preparata ancora a un’altra vocazione, grazie alla quale doveva compiere sino in fondo la volontà di Dio divenendo - mediante la completa esclusiva donazione al Divin Sposo assumendo uno stile di vita religiosa - “sorella e madre” di Cristo, secondo le parole di lui: “Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc 3, 35). Leggiamo queste parole nell’odierno Vangelo. Edvige di Slesia ha compiuto sino in fondo la volontà di Dio, divenendo nello Spirito Santo “sorella e madre” di Cristo stesso.

E questa sua maternità spirituale doveva compiersi e confermarsi in modo particolare riguardo al suo proprio figlio Enrico, detto il Pio. Egli cadde - come tutti sappiamo - nell’impari combattimento, presso Legnica, contro i Tartari, che allora, nella prima metà del XIII secolo, erano penetrati con le loro truppe battagliere lontano verso l’Ovest, attraverso tutta la terra polacca. Enrico il Pio cadde sul campo di battaglia, a Legnica, ma i Tartari non andarono oltre verso l’Occidente, anzi, si ritirarono verso l’Oriente, lasciando libere così le terre dei Piast dal loro giogo.

Si può dire, che già allora la Polonia divenne l’antemurale del cristianesimo.

Madre Edvige seppe vivere con spirito di fede la morte del figlio Enrico, simile in ciò alla Genitrice di Dio, che, stando ai piedi della croce sul Calvario, offriva il sacrificio del suo Figlio divino, per la salvezza del mondo. In questo modo santa Edvige di Slesia entrò anche nella storia della Polonia e in quella d’Europa.

4. In questa storia essa è quasi una figura di confine, che unisce tra di loro le due Nazioni: la Nazione tedesca e quella polacca. Le unisce nell’arco di molti secoli della storia, che fu difficile e dolorosa. Santa Edvige, in mezzo a tutte le prove della storia, rimane per circa sette secoli come colei che intercede per la reciproca comprensione e conciliazione secondo le esigenze del diritto della Nazione, della giustizia internazionale e della pace. Si può dire che, anche grazie alla sua intercessione, la Sede Apostolica ha potuto procedere alla normalizzazione ecclesiale in questi territori, i quali, dopo la seconda guerra mondiale, dopo tanti secoli, divennero nuovamente parte dello Stato polacco, come nei tempi dei Piast. Ricordiamo, infatti, che Breslavia, come vescovado sin dall’anno 1000, entrò a far parte della metropoli di Gniezno, e tale stato durò fino all’anno 1821.

Vorrei dare qui la parola ad un figlio della terra di Slesia e insieme al primo, dopo la seconda guerra mondiale, Metropolita di Breslavia. Ecco le parole che pronunciò il Cardinale Boleslaw Kominek: “Vicino al ponte del Duomo a Wroclaw, che conduce all’Isola dei Piast, sta una statua di pietra di Edvige. Essa è sul ponte che congiunge le rive orientale e occidentale del fiume Oder. Essa attira lo sguardo di tutti coloro che vi vengono e li induce a pensare che tutti sono fratelli, indipendentemente dal fatto su quale riva vivano.

Uniti in questa fratellanza di Cristo, ci salutiamo reciprocamente. Il mistero di Cristo sull’altare e la fratellanza degli uomini in qualsiasi riva abitino ci hanno riuniti nel nome del Signore.

Preghiamo la nostra Patrona di Slesia, perché ci ottenga presso la Santissima Trinità la pace, la concordia e la fratellanza nella famiglia umana delle società e delle nazioni” (Trzebinca, 15 ottobre 1967).

Questa idea della comprensione reciproca e della riconciliazione (“Versöhnung”), come è noto, ha avuto molti rappresentanti dell’Episcopato polacco e tedesco. Io stesso ho preso parte ad una tale visita, assieme al Cardinale Stefan Wyszynski, alcune settimane prima di essere eletto alla Sede di Pietro.

5. Riguardiamo, dunque, per oltre sette secoli a santa Edvige, e vediamo in essa una grande luce, che illumina i problemi umani della terra dei nostri vicini e al tempo stesso nella nostra terra natale. Nella sua vita si è espressa quasi tutta la pienezza della vocazione cristiana. Santa Edvige ha letto il Vangelo fino in fondo e in tutta la sua vivificante verità. Non vi era in lei divergenza tra la vocazione della vedova - fondatrice del convento di Trzebnica -, e la vocazione della sposa, madre nella casa dei Piast, di Enrico. Una cosa è venuta dopo l’altra e, al tempo stesso, l’una era profondamente radicata all’altra. Edvige fin dall’inizio viveva per Dio, viveva dell’amore di Dio sopra tutto, proprio come dice il primo comandamento del Vangelo. Così viveva nel matrimonio come moglie e madre. E quando restò vedova, essa notò con facilità che questo amore di Dio sopra tutto poteva ormai diventare esclusivo per lo Sposo divino. E seguì questa vocazione.

Nel comandamento evangelico dell’amore si trova, infatti, la più profonda sorgente dello sviluppo spirituale dell’uomo. E perciò anche a tutti voi, cari fratelli e sorelle, miei connazionali, che qui a Breslavia e nella Bassa Slesia siete entrati in questa particolare eredità di santa Edvige, auguro di tutto cuore che la vostra vita personale, familiare e sociale si basi, secondo il suo modello, sul comandamento dell’amore. Questo è insieme la più profonda fonte di cultura morale degli uomini e delle nazioni. Ed è dalla cultura morale che dipende il loro essenziale progresso. L’uomo è un essere creato a immagine e somiglianza di Dio; per questo il suo sviluppo essenziale e la vera cultura risultano dal riconoscimento di questa immagine e somiglianza e dalla perseverante formazione della propria umanità su questa misura umana e insieme divina.

Bisogna che voi, che siete convenuti qui, che siete nati e cresciuti nella Bassa Slesia, sulle orme della vostra grande Patrona, Madre dei Piast, leggiate in un certo qual senso sulle sue ginocchia il Vangelo, così come lo leggevano i suoi figli, così come lo leggeva il principe Enrico il Pio, l’eroe della Legnica, e in questo modo consolidiate in voi stessi le più profonde basi della morale umana e cristiana, che è insieme fondamento della cultura e della Nazione e condizione del suo sviluppo.

6. “In lei confida il cuore del marito” (Pro 31, 11): così parla il libro dei Proverbi della “donna perfetta”. Bisogna che richiamiamo davanti agli occhi dell’anima l’immagine di questa casa dei Piast, di quella famiglia nella quale Edvige fu sposa e madre. La comunità matrimoniale e familiare si edifica sulla reciproca fiducia. Questo è il bene fondamentale dei vicendevoli rapporti nella famiglia: il rapporto dei genitori e dei figli. Il fondamento più profondo di questi rapporti è in definitiva la fiducia che Dio stesso nutre nei confronti degli sposi, creandoli e chiamandoli alla vita della comunità coniugale e familiare.

Proprio su questa fiducia nei genitori Dio ha basato il rapporto tra i figli e i genitori. “In loro confida il cuore di Dio”. Sulla sua fiducia, particolarmente nella madre, Dio ha basato il rapporto figlio-madre. “In lei confida il cuore di Dio”! Dio Padre ha voluto così assicurare la vita del bambino, il suo tesoro, che essa, fin dal momento del suo concepimento, venga affidata alla sollecitudine del prossimo più vicino al bambino: alla sua propria madre. “In lei confida il cuore di Dio”. Una famiglia è se stessa, se si costruisce su tali rapporti, sulla reciproca fiducia, sul vicendevole affidamento. Solo su un tale fondamento si può anche costruire il processo di educazione, che costituisce lo scopo essenziale della famiglia e il suo compito principale. Nell’attuazione di un tale compito i genitori non possono essere sostituiti da nessuno, e nessuno può neanche togliere ai genitori questo loro compito primordiale. Al tempo stesso, non è mai inutile ricordare che l’attuazione di questo compito pone davanti ai genitori importanti esigenze. I genitori stessi devono essere educati per poter educare, e devono anche costantemente educare se stessi per poter educare gli altri. Solo a queste condizioni, con un tale atteggiamento interiore, il processo di educazione può essere fruttuoso. Se tanto può dipendere oggi - nella Bassa Slesia e in tutta la Polonia - da un fruttuoso ed efficace processo di educazione nella famiglia, è perché tutto ciò ha un’importanza fondamentale per il futuro dell’intera Nazione e - direi quasi - per il bene dello Stato polacco!

7. “In lei confida il cuore del marito . . .” leggiamo nella liturgia della festa di santa Edvige. Perché confida il cuore del marito nella moglie? Perché confida il cuore della sposa nel marito? Perché confidano i cuori dei figli nei genitori? Questa è certamente una espressione dell’amore, sul quale si edifica tutto nella morale e nella cultura sin dai fondamentali legami interumani. Tuttavia, quest’amore ancora dipende dalla verità. Gli sposi hanno una fiducia reciproca, perché credono l’uno nell’altro, perché s’incontrano nella verità. I figli si fidano dei genitori perché attendono da loro la verità, e in tanto si fidano in quanto ricevono da essi la verità. La verità, dunque, è il fondamento della fiducia. E la verità è anche la forza dell’amore. Viceversa anche l’amore è la forza della verità. Nella forza dell’amore l’uomo è disposto ad accettare persino la più difficile, la più esigente verità. Enrico fu disposto ad accettare la verità che bisognava dare la vita e sua madre, Santa Edvige, seppe accettare la verità della morte del figlio.

8. Esiste anche un legame indissolubile tra verità e amore e l’intera morale e cultura umana. Si può constatare con certezza che solo in questo legame reciproco l’uomo può veramente vivere come uomo. Questo è importante in ogni dimensione. Questo è importante nella dimensione della famiglia, che è la fondamentale comunità umana. Ma questo è importante poi nella dimensione di tutta la grande società, che è la Nazione. Questo è importante nella dimensione dei singoli ambienti, specialmente di quelli che per propria natura hanno un compito educativo, come la scuola o l’università. Ciò è importante per tutti coloro che cercano la cultura della Nazione: per gli ambienti artistici, per la letteratura, la musica, il teatro, l’arte plastica. Creare nella verità e nell’amore. Si può ritenere che, quanto più vasto è il cerchio, tanto più piccola è la focalizzazione di questo principio. Non si deve, tuttavia, sottovalutare nessun cerchio, cioè nessun ambiente, nessuna istituzione, nessun mezzo o strumento di comunicazione e di divulgazione.

9. Tutta la Nazione polacca deve vivere nella reciproca fiducia! E questa fiducia poggia sulla verità. Essa, anzi, deve riacquistare questa fiducia nel più vasto cerchio della sua esistenza sociale. Questo è un problema del tutto fondamentale. Non esiterò a dire che proprio da questo - prima di tutto da questo, dalla fiducia costruita sulla verità - dipende il futuro della Patria. Bisogna centimetro per centimetro, giorno per giorno, costruire la fiducia - e approfondire la fiducia! Tutte le dimensioni dell’essere sociale, come la dimensione politica e la dimensione economica e, naturalmente, la dimensione culturale e ogni altra, si basano in definitiva su questa fondamentale dimensione etica: verità-fiducia-comunità. Così è nella famiglia. Così è anche, su un’altra scala, nella Nazione e nello Stato. Così infine è in tutta la famiglia dell’umanità.

“Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò . . .; io renderò grande il tuo nome” (Gen 12, 1-2). La liturgia odierna applica queste parole a santa Edvige di Slesia. Essa è venuta da noi da una terra straniera, è entrata nella famiglia dei Piast e nella nostra storia, per testimoniare ancora, dopo sette secoli, alcune semplici verità e principi fondamentali, senza i quali non c’è una vita veramente umana; senza i quali non possono vivere e svilupparsi non solo l’uomo e la famiglia, ma anche la Nazione.

10. Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia! Ci sono qui a Breslavia e qui nella Bassa Slesia, ci sono nell’intera Polonia, molti uomini, tantissimi uomini, che hanno fame e sete di giustizia.

Penso in questo momento agli uomini del duro lavoro quotidiano: alla campagna polacca, agli uomini che coltivano la terra, agli ambienti di formazione, all’Università di Wroclaw e alle scuole superiori, alle altre scuole, agli uomini di scienza e di cultura, agli artisti, ai minatori, ai metalmeccanici, ai lavoratori di “PaFaWag” (grande fabbrica delle carrozze), agli altri stabilimenti, agli impiegati dell’amministrazione, a voi tutti che compite il comandamento del Creatore: “Soggiogate la terra”, porto la solidarietà mia e della Chiesa.

Questa fame e sete di giustizia si sono manifestate in modo particolare durante gli ultimi anni.

Io desidero vivamente, come Pastore della Chiesa e insieme come figlio della mia Nazione, confermare questa fame e sete, che sgorga dalle sane risorse dello spirito polacco: dal senso della dignità del lavoro umano, dall’amore della Patria e dalla solidarietà, cioè dal senso del bene comune.

Vorrei, al tempo stesso, preservare questa giusta fame e sete di giustizia delle grandi moltitudini dei miei connazionali da tutto ciò che le deforma e indebolisce. Ma, nello stesso tempo, vorrei anche liberarle e difenderle da tutte le ingiuste obiezioni e accuse, da qualunque parte esse vengano.

A ciò che è la giusta fame e sete di giustizia nella vita della Nazione bisogna rispondere in un modo tale, che tutta la Nazione riacquisti la reciproca fiducia. Non si può trascurarlo questo né sopprimerlo. Non si può trascurarlo, poiché, come dice il nostro poeta, “la Patria è un grande dovere reciproco”, che obbliga “la Patria per l’uomo” e “l’uomo per la Patria” (C. K. Norwid, Memoriale sulla giovane emigrazione).

La Nazione polacca, in particolare Wroclaw e il popolo della Bassa Slesia, con lo sguardo fisso alla mirabile figura di Santa Edvige, madre dei Piast, ricorda tutti i caduti di questa terra durante la seconda guerra mondiale, tutti i morti nel corso di questi 40 anni dopo la conclusione della guerra, tutti coloro che hanno perso la vita negli avvenimenti degli ultimi anni. Wroclaw e il popolo della Bassa Slesia, con lo sguardo fisso alla mirabile figura di santa Edvige, madre dei Piast, in questa terra, confessa con fede, speranza e carità: “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati!”.


Terminata la concelebrazione il Santo Padre ha salutato i presenti:

Mi è stato dato di incoronare la statua miracolosa della Madonna della Neve, la quale regna nella regione dei Sudeti ed elargisce generosamente le sue grazie. È una protettrice in particolar modo delle persone afflitte dalle malattie degli occhi, delle donne che desiderano la prole, dei turisti e degli sportivi. Fonte della nostra gioia! Ponendo le corone sul capo del Figlio e della Madre, diciamo: “Tu sei la Madre di Dio, tu sei la nostra Madre, la nostra Regina. Nelle tue mani, Mediatrice di ogni grazia, la nostra vita e la nostra salvezza. Raccogliamo oggi insieme e poniamo ai tuoi piedi la fede, la speranza, l’amore nostro e quello delle nuove generazioni. Sii la nostra gioia, come nel passato, così anche oggi manda ai nostri cuori le grazie, così come scende la grazia della neve sulle montagne, dove abiti. Affido me stesso e il mio ministero per la Chiesa universale sulla Sede di san Pietro a Roma alle preghiere dei pellegrini che ti rendono visita, o Madonna della Neve.

Che Dio vi ricompensi per questa enorme riunione. Che Dio vi ricompensi per questa immensa unità della preghiera. Che Dio vi ricompensi per la preparazione di questo luogo magnifico. Ho pensato finora di conoscere Breslavia, però di questo luogo non ne sapevo nulla. L’ho saputo soltanto oggi. Che Dio vi ricompensi.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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