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SANTA MESSA PE I DIPENDENTI
DELLE VILLE PONTIFICIE DI CASTEL
GANDOLFO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Domenica,
17 luglio 1983
Cari fratelli e sorelle!
1. Sono lieto della vostra odierna presenza attorno alla Mensa eucaristica,
che tutti ci unisce in un solo vincolo di fede. Era giusto che ci raccogliessimo
insieme per la celebrazione di una Santa Messa, realizzando e confermando una
vicendevole comunione, che, da parte vostra, comporta certamente quei sentimenti
di devozione e di adesione alla Chiesa e al Papa, che animano il vostro lavoro,
e che, da parte mia, è segno di stima e di riconoscenza per tutti voi, cari
dipendenti delle Ville pontificie. Saluto voi e i vostri familiari, e vi esprimo
il mio vivo apprezzamento per quanto voi fate giorno per giorno, secondo le
vostre rispettive occupazioni, in questo soggiorno estivo del Vescovo di Roma.
Vorrei però subito aggiungere che l’espletamento delle vostre mansioni non è
cosa soltanto terrena. Se san Paolo ammonisce i cristiani di fare “tutto per la
gloria di Dio” (1 Cor 10, 31), ciò vale anche per voi. Il cristiano dev’essere
tale sempre, in ogni occasione, in ogni lavoro, qualunque attività svolga.
Dappertutto egli deve portare il fermento e lo stimolo della propria fede. Per
questo motivo, anche la vostra vita va posta sotto la guida della Parola di Dio,
e alla sua luce sempre deve svilupparsi e maturare.
Del resto, la Liturgia della Parola dell’odierna domenica ci invita proprio a
prestare particolare attenzione a questa componente essenziale della nostra
identità cristiana.
2. Abbiamo sentito leggere dal Vangelo secondo Luca il noto e istruttivo
episodio delle due sorelle, Marta e Maria, che un giorno accolsero Gesù a casa
loro. L’una, Marta, “era tutta presa da molti servizi” (Lc 10, 40), al
punto da trascurare quasi la presenza pur così vicina del Maestro: un esempio di
eccessiva generosità, che bada più alle attività esteriori, che non a rendersi
sensibili al significato trasformante di colui, che è presente per farsi
ascoltare e mettere in questione ciascuno di noi.
Maria, invece, “sedutasi al piedi di Gesù, ascoltava la sua parola” (Lc
10, 30). Ed è proprio questo atteggiamento, addirittura opposto al precedente,
che riceve l’elogio di Gesù. In Maria, infatti, è personificato il discepolo
attento e vigile: non tanto quello che è vigile su di sé, il che sarebbe ancora
una forma di ripiegamento sulla propria personalità, quanto quello che è tutto
preso dalla presenza e dalla parola del Signore, fino al punto da dimenticare se
stesso. Il vero discepolo, infatti, non pensa a sé, ma subito e innanzitutto si
rivolge al suo Maestro ed è come trasportato verso di lui, secondo un movimento
che quasi lo fa uscire da se stesso; soggiogato dalla sua parola, egli fa parte
di coloro, che Gesù proclama “beati”, perché “ascoltano la parola di Dio e la
osservano” (Lc 11, 28).
Ecco perché Gesù ammonisce amabilmente Marta: “Una sola è la cosa di cui c’è
bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc
10, 42). Questa frase va intesa a un doppio livello: da una parte, essa allude
alla richiesta di una sobrietà della mensa, che Gesù in quell’occasione non
voleva fosse imbandita in maniera eccedente; dall’altra, egli opera il trapasso
a un significato più profondo, concernente la vita spirituale: anche in questo
ambito non è affatto necessario, anzi può essere pericoloso, disperdersi in vari
tentativi e cercare da troppe parti l’ispirazione unificante della propria vita
interiore. “Una sola è la cosa di cui c’è bisogno”, ed è l’atteggiamento di
Maria, fatto di ascolto della parola di Gesù, avendo gli occhi e il cuore
rivolti verso di lui, non solo attenti ma disponibili a quanto egli dice. Come
prega il salmista: “A te, Signore mio Dio, sono rivolti i miei occhi; in te mi
rifugio, proteggi la mia vita” (Sal 141, 8).
3. Cari fratelli e sorelle! Cerchiamo di portare nella nostra vita di tutti i
giorni questa lezione del Vangelo di Luca. Che nessun’altra parola, da qualunque
parte venga, ci distragga dalla nostra adesione di fede e di amore al Signore
Gesù. Attingiamo dalla sua voce la forza necessaria per affrontare e superare
tutte le difficoltà, che si frappongono sul nostro cammino. Per fare ciò
accogliamolo a casa nostra, come fecero appunto Marta e Maria, e riconosciamogli
il posto d’onore che gli spetta. Dalla sua presenza e dalla nostra disponibilità
nasce e si rafforza il senso della nostra esistenza, e deriva la gioia che
sempre occorre per rendere più leggero il percorso della vita.
E io sono lieto di assicurarvi un particolare ricordo nella preghiera per
tutte le vostre necessità, e soprattutto per le vostre famiglie, mentre di
cuore, al termine di questa Santa Messa, vi impartirò la benedizione,
propiziatrice di copiosi favori celesti su di voi e su quanti vi sono cari.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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