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GIUBILEO DELLE ASSOCIAZIONI LAICALI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica di San Pietro - Domenica, 20 novembre 1983

 

1. Egli è “il Principio e il Primogenito di coloro che risuscitano dai morti” (Col 1, 18).

San Paolo indica il Golgota: la croce. Infatti là Cristo ha accettato e subìto la nostra morte umana. E là pure è diventato “il Primogenito di coloro che risuscitano dai morti”.

San Paolo indica contemporaneamente la Risurrezione.

Come “Primogenito”, Cristo è il “Principio” del Regno di Dio sulla terra. Ed egli stesso è il Re.

A voi tutti qui presenti, cari fratelli e sorelle, ma specialmente ai membri delle varie associazioni e movimenti ecclesiali, voglio anzitutto presentare il Cristo che oggi celebriamo, il Cristo nella sua regalità messianica, così come risulta dalle letture di questa Liturgia. Oggi, infatti, ultima domenica dell’anno liturgico, onoriamo e adoriamo Cristo in quanto Re. Questa solennità è quasi una sintesi dell’intero mistero salvifico. Esso si iscrive con una particolare espressività nel contesto dell’Anno Giubilare della Redenzione; cioè il presente Anno Santo.

Voi, cari fratelli e sorelle che vi siete riuniti oggi nella Basilica di San Pietro, siete e vi sentite particolarmente legati con il mistero di questo Regno in cui Cristo come “Primogenito di coloro che risuscitano dai morti” è “il Principio” di tutte le cose. È il Re. Da questo mistero deriva la vostra vocazione. Il vostro apostolato.

2. Il Vangelo odierno secondo san Luca racchiude in sé tutta l’eloquenza drammatica della verità sul Cristo-Re.

Ecco: Cristo è stato crocifisso. Sopra il suo capo è stata collocata una scritta in greco, latino ed ebraico: “Questi è il re dei Giudei” (Lc 23, 38).

Il titolo “Il re dei Giudei” si riferisce nella coscienza dell’Israele di allora alla tradizione dei re, che avevano regnato sulla loro nazione. Prima di tutto ricordava il più grande tra di loro, Davide, della cui unzione a re parla la prima lettura dell’odierna Liturgia.

Tuttavia la scritta “Il re dei Giudei” è soprattutto il capo d’accusa che il Sinedrio ha presentato contro Cristo a Pilato. L’accusa è falsa. Noi sappiamo quale risposta a questo proposito ha dato Cristo a Pilato: non sono re. Sul Calvario però non c’è nessuno che combatta in sua difesa. Sono invece presenti sotto la croce gli avversari di Cristo, e i soldati possono impunemente schernirlo: “Se tu sei il re . . . salva te stesso” (Lc 23, 37).

Il titolo “regale” viene riferito al Crocifisso soltanto come uno scherno. Ma ecco tra questi scherni improvvisamente dall’alto di una delle croci vicine si sente la voce: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno” (Lc 23, 42). Così dice uno dei due malfattori che è stato crocifisso accanto a Cristo. E Gesù risponde immediatamente: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23, 43).

E qui ci ricolleghiamo all’ulteriore tratto della risposta data da Gesù a Pilato: “Io sono re . . . ma il mio Regno non è di questo mondo” (Gv 18, 36-37). Dunque ci troviamo al centro stesso della verità sul Regno di Cristo. Questa verità trova nel Vangelo di oggi una eloquenza drammatica.

3. Cristo è Re mediante la croce e la risurrezione. Proprio in questo modo è diventato “il Primogenito di coloro che risuscitano dai morti” e allo stesso tempo ha riconfermato il suo “primato su tutte le cose”.

Questo primato appartiene a lui dal principio. Egli infatti come Figlio della stessa sostanza del Padre - Figlio diletto - “è immagine del Dio invisibile” (Col 1, 15), è “generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose . . . quelle visibili e quelle invisibili . . . Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui” (Col 1, 16-17).

“Generato prima di ogni creatura”. E quindi è Re per natura. Il suo Regno è stato iscritto nell’opera stessa della creazione. Egli precede ogni creatura. Ogni creatura dal principio porta su di sé il sigillo del suo Regno: “Poiché in lui sono state create tutte le cose”. Questo è dunque il regnare del Verbo Eterno.

L’eterno regnare di Dio nel creato si realizza mediante il Verbo-Figlio. La creazione è l’inizio del Regno di Dio. È il Regno del Padre nel Figlio e mediante il Figlio.

4. Questo Regno ha la sua dimensione storica mediante il mistero della Redenzione. La Redenzione è entrata nella storia dell’uomo insieme col peccato. E proprio per questo il Vangelo odierno ci conduce sul Golgota. Dio non si è tirato indietro dinanzi al peccato dell’uomo. Non ha allontanato dal mondo questo Regno che è iniziato insieme con la creazione nel suo Figlio.

Al contrario: ha riconfermato questo Regno nella croce di Cristo per riconciliare, per mezzo di lui, “a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce . . ., le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (cf. Col 1, 20).

Così dunque Cristo - Colui che è “generato prima di ogni creatura” dal “principio” - ha in questa creatura il “primato”, cioè il regnare; e nello stesso tempo, come uomo, per mezzo della sua croce egli stesso “ottiene il primato su tutte le cose”, ottiene il primato, cioè di regnare. L’ottiene nel mistero della Redenzione. Per mezzo della croce, diventa Cristo-Re. Per mezzo della croce, come “il Primogenito di coloro che risuscitano dai morti”, diventa “il capo del corpo, cioè della Chiesa”.

Dio eterno ha deciso che in lui, Verbo-Figlio, “abiti ogni pienezza”. E mediante l’opera della Redenzione questa “pienezza” abitò in Cristo e per mezzo della croce.

La Liturgia dell’odierna solennità ci fa vedere il Regno di Cristo - il Regno di Dio in Cristo - in queste due dimensioni: della realtà della Creazione e della realtà della Redenzione.

In queste dimensioni la verità sul Regno di Cristo parla a noi dalla profondità della Parola di Dio.

5. Voi, cari fratelli e sorelle - che partecipate oggi alla Liturgia del giubileo straordinario dell’Anno della Redenzione - siete in modo particolare legati col mistero del Cristo-Re secondo la duplice dimensione.

Ci dice, infatti, il Concilio Vaticano II che “i laici derivano il dovere e il diritto all’apostolato dalla loro stessa unione con Cristo capo. Inseriti nel Corpo Mistico di Cristo per mezzo del Battesimo, fortificati dalla virtù dello Spirito Santo per mezzo della Cresima, sono deputati dal Signore stesso all’apostolato”. “Essi, dunque, - dice ancora il Concilio - svolgendo questa missione della Chiesa, esercitano il loro apostolato nella Chiesa e nel mondo, nell’ordine spirituale e in quello temporale: questi ordini, sebbene siano distinti, nell’unico disegno di Dio sono così legati, che Dio stesso intende ricapitolare in Cristo tutto il mondo per formare una nuova creatura: in modo iniziale in questa terra, in modo perfetto nell’ultimo giorno. In ambedue gli ordini il laico, che è ad un tempo fedele e cittadino, deve continuamente farsi guidare dalla sola coscienza cristiana” (Apostolicam Actuositatem, 3 e 5).

Molti altri testi del Concilio ribadiscono questo fondamento di ogni apostolato cristiano nell’ordine laicale e temporale, sotto la guida di Cristo Re dell’universo e Capo della Chiesa. È una verità derivante dalla stessa unità di Cristo-Verbo e Figlio dell’uomo, nostro Redentore, che prolunga la sua opera nella Chiesa e mediante la Chiesa.

È anche l’esperienza storica del laicato nella Chiesa, che sempre, anche se in forme mutevoli secondo la diversità dei tempi e dei luoghi, ha adempiuto la sua missione secondo la duplice dimensione della regalità di Cristo, ma in unità di derivazione spirituale e a volte canonica dalla sorgente ecclesiale dove si attinge alla grazia e al potere del Re Crocifisso.

6. E infine la testimonianza che oggi date voi stessi in questa Basilica, cari fratelli e sorelle membri delle varie associazioni e movimenti ecclesiali, che pur lavorando in tanti campi e secondo denominazioni diverse, vi riconoscete sospinti dal medesimo Spirito e chiamati dall’unica Chiesa a impegnarvi per l’unico scopo, del quale il Concilio ha ridestato la coscienza anche nel laicato: l’attuazione del Regno di Cristo in tutto l’ordine della creazione e della storia, restaurato dalla Redenzione.

Quest’opera, in linguaggio cristiano, si chiama anche riconciliazione: finalità dell’Anno Giubilare sulla quale avete fissato i vostri pensieri particolarmente nei giorni che hanno preceduto questa vostra celebrazione giubilare. Sono lieto che abbiate assunto questa finalità come un vostro impegno speciale, tra di voi e su tutta l’area dei rapporti ecclesiali e sociali. Su questa via sarete dei validi collaboratori nell’avvento del Regno di Cristo.

7. A voi quindi, che nella vostra cristiana vocazione e nel vostro impegno apostolico portate come un particolare sigillo dell’unione con Cristo-Re, mi rivolgo infine con le parole dell’Apostolo delle genti.

Fratelli “ringraziate il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel Regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati” (Col 1, 12-14).

Fratelli e sorelle! Per questo ringraziamo il Padre! E ringraziando, portiamo in noi questo Regno anche agli altri, al prossimo, a tutti; portiamolo come un tesoro inestimabile! Lo portiamo così, come l’ha portato in sé Cristo stesso, e poi i suoi Apostoli. Portiamolo in modo che questo Regno, con la potenza dello Spirito Santo, si diffonda nel mondo e si approfondisca.

Che si diffonda e si consolidi con la irradiazione della verità e dell’amore. Che mediante il servizio della nostra vita e della nostra condotta - anche malgrado tutto ciò che di meno favorevole sembra crescere al termine del secondo millennio - risuoni, come nell’odierna Liturgia quel grido di ringraziamento:

“Alleluia, Alleluia, Alleluia. “Benedetto colui che viene nel nome del Signore: benedetto il suo Regno che viene” (Mc 11, 10). Alleluia.

Il Padre ci libera incessantemente dal potere delle tenebre e ci trasferisce nel Regno del suo Figlio diletto. Amen.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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