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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANT'IPPOLITO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 12 febbraio 1984
1. “Maestro che devo fare di buono per ottenere la vita eterna?”.
“Osserva i comandamenti” (Mt 19,
16-17).
Questa domanda e questa risposta ci tornano alla memoria quando ascoltiamo con
attenzione le letture della liturgia odierna.
Il tema principale di queste letture è infatti quello dei comandamenti di Dio,
la Legge del Signore.
2. Di essa canta oggi la Chiesa nel salmo responsoriale:
“Beato l’uomo di integra condotta, / che cammina nella legge del
Signore. / Tu hai dato i tuoi precetti / perché siano osservati fedelmente.
/ Siano diritte le mie vie, / nel custodire i tuoi decreti . . . / Apri
gli occhi perché io veda / le meraviglie della tua legge . . .”.
Ed ancora:
“Indicami Signore, la via dei tuoi precetti / e la seguirò sino alla fine. /
Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge / e la custodisca con tutto
il cuore” (Sal 119, 1-34).
L’idea racchiusa nei versetti di questo salmo è così trasparente, che non
richiede alcun commento.
3. Invece conviene aggiungere un breve commento alle parole del libro del
Siracide, nella prima lettura:
“Se vuoi, osserverai i comandamenti: l’essere fedele dipenderà dal tuo
buonvolere. Egli ti ha posto davanti il fuoco e l’acqua; là dove vuoi stenderai
la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà
dato ciò che a lui piacerà” (Sir 15, 16-17).
Il Siracide mette in evidenza lo stretto legame che esiste tra comandamento e
libera volontà dell’uomo: “Se vuoi . . .”. E allo stesso tempo manifesta che
dalla scelta e dalla decisione dell’uomo dipende il bene o il male, la vita o
la morte, s’intende nel significato spirituale.
L’osservanza dei comandamenti è la via del bene, la via della vita.
La loro trasgressione è la via del male, la via della morte.
4. Ora passiamo al discorso della montagna nel Vangelo di oggi, secondo
san Matteo.
Cristo dice prima:
“Non pensate che io sia venuto per abolire la Legge (o i Profeti); non sono
venuto per abolire, ma per dare compimento”.(Mt
5, 17).
Chi trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli
uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. (Ivi,
5, 19)
Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel
regno dei cieli”. (Ivi)
E Cristo aggiunge:
“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non
entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5, 17-20).
Dunque sono importanti la Legge, i Comandamenti, le Norme non solo in se stessi,
ma anche il modo di comprenderli, di insegnarli, di osservarli. Ciò dev’essere
davanti agli occhi di tutti coloro che spiegano la legge di Dio e che
interpretano i principi della morale cristiana, in ogni epoca e anche nell’epoca
contemporanea.
5. E Cristo dà tre esempi del comandamento e della sua interpretazione
nello spirito della Nuova Alleanza.
“Non uccidere” (Mt 5, 21).
“Non commettere adulterio” (Mt 5, 27).
“Non spergiurare” (Mt 5, 33).
“Non uccidere”: vuol dire non solo non togliere la vita ad altri,
ma anche non vivere nell’odio e nell’ira verso gli altri. “Non
commettere adulterio”: vuol dire non solo non prendere la moglie
d’altri, ma anche non desiderarla, non commettere adulterio nel cuore.
“Non spergiurare . . .”, “ma io vi dico: non giurate affatto” (Mt
5, 34), ma sia il vostro parlare vero: “sì, sì; no, no” (Mt 5,
37).
6. Che cosa è il Vangelo? Che cosa è il discorso della montagna?
È forse soltanto un “codice di morale?”.
Certamente sì. È un codice della morale cristiana. Indica le principali
esigenze etiche. Ma è di più: indica anche la via della perfezione.
Questa via corrisponde alla natura della libertà umana: alla libera volontà.
L’uomo infatti, con la sua libera volontà, può scegliere non soltanto tra
il bene e il male, ma anche tra “il bene” “il meglio” e il “più”
nell’ambito della morale, anche per non discendere verso “il meno bene” o
addirittura verso il “male”.
Infatti, come continua il libro del Siracide:
“Grande infatti è la sapienza del Signore, egli è onnipotente e vede tutto. I
suoi occhi su coloro che lo temono, egli conosce ogni azione degli uomini. Egli
non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso
di peccare” (Sir 15, 18-20).
E san Paolo va oltre, quando nella prima lettera ai Corinzi scrive:
“Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza . . .; parliamo di una sapienza
divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei
secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha
potuto conoscerla” (1 Cor 2, 6-8).
Quelle cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano “a noi Dio le ha
rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche
le profondità di Dio” (1 Cor 2, 10).
7. Cari parrocchiani della comunità romana dedicata a sant’Ippolito! Le notizie
sicure sulla vita e l’opera del vostro patrono, come saprete, purtroppo
scarseggiano, e tuttavia conosciamo con certezza quel fatto che, da solo, basta
già a provare la grandezza della sua vita e della sua santità: il martirio
insieme con il papa Ponziano.
Quale che sia stata la vita precedente di Ippolito, egli ha saputo giungere alla
vetta della santità esemplare con quel gesto supremo d’amore a Cristo e al suo
vicario in terra. Il suo esempio è quindi motivo di incoraggiamento e di
speranza anche per voi.
Voglio salutare per ora tutti i presenti: il cardinale vicario, il vescovo del
settore, monsignor Alessandro Plotti, il parroco, padre Maurilio Beltramo, la
comunità dei frati Cappuccini, le suore Sacramentine, gli altri sacerdoti e
religiosi, che collaborano all’attività parrocchiale, tutti i gruppi, e il
popolo di Dio di questa porzione di Chiesa, anzi di questa piccola Chiesa che è
la parrocchia, immagine e segno della Chiesa universale sparsa in tutto il
mondo.
La parrocchia è il tramite normale e concreto attraverso il quale gli uomini
possono conoscere la grande e misteriosa realtà della Chiesa universale. Da qui
la perenne necessità, da parte della parrocchia, di presentare, con la sua
stessa esistenza, al mondo, un’immagine la più fedele possibile alla Chiesa
universale, contribuendo attivamente e responsabilmente alla sua costruzione e
al suo sviluppo.
So che la vostra popolazione parrocchiale è molto numerosa e composita dal punto
di vista dei ceti sociali e delle professioni. La messe è dunque abbondante per
gli operai del Vangelo.
So anche che tra voi le iniziative, i gruppi, le attività non mancano.
Raccomando che questo vostro pluralismo vivace e rigoglioso sappia sempre
estrinsecarsi sulla base di una indiscussa fedeltà agli autentici principi di
unità nella fede e nella carità, in comunione con i vostri pastori. Tali
principi infatti fondano la vera efficacia delle molteplici e diverse attività.
8. “Beato l’uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore”.
Che queste parole, prese dalla liturgia odierna, rimangano in voi, cari fratelli
e sorelle, come espressione dei fervidi auguri che vi fa il Vescovo di
Roma in occasione della visita odierna.
Cercate Dio, seguite le strade della verità e dell’amore: seguitele secondo i
principi della morale cristiana, secondo la luce dell’eterna sapienza di Dio.
E che i vostri cuori non cessino di essere sempre aperti all’azione
dello Spirito Santo che “scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio”.
Amen.
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Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana
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